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mercoledì 14 gennaio 2020

Visco: troppi bonifici ai paradisi fiscali

Incredibile: tutti noi invece pensavamo che il bravo mafioso, posata la sua coppola sul comodino, a fianco della doppietta, mettesse il suo onesto guadagno, frutto di rapine e ruberie varie, o sotto il materasso oppure in un libretto postale magari intestato al figlio. Eh si, non ci sono più i mafiosi di una volta.

Quelli di oggi si permettono persino il lusso di andare nei paradisi fiscali.

Questione meridionale

Il rating di legalità

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 20:41:00

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Piazza Affari resta preda di una forte incertezza

Ftse Mib in retromarcia

Conclusione negativa anche a Piazza Affari dove il Ftse Mib si è fermato a 18.410 punti, con un calo dell‘1,59%, dopo aver segnato nell’intraday un massimo a 18.849 e un minimo a 18.400 punti.
L’indice non è riuscito ad allungare il passo verso l’area dei 19.000 punti, riportandosi al di sotto dei 18.500 e inviando un nuovo segnale di incertezza che di fatto lascia la porta aperti a diversi possibili scenari.

Un immediato ritorno al di sopra dei 18.500 potrebbe favorire nuovi spunti rialzisti verso i 18.700/18.800 in primis, oltrepassati i quali si assisterà ad un test di area 19.000. Positivo sarà il superamento di questo livello che aprirà le porte ad apprezzamenti in direzione dei 19.200/19.500 prima e in seguito in direzione di area 20.000, in corrispondenza della quale si dovrebbe assistere ad un ritorno delle vendite almeno in prima battuta.

La mancata riconquista di area 18.500 alimenterà ulteriore debolezza con il rischio di una discesa verso i minimi di ieri in area 18.200, rotto i quali sarà inevitabile una flessione verso i 18.000 punti. Importante sarà la tenuta di quest’ultimo livello, pena una prosecuzione delle vendite verso i recenti minimi di periodo in area 17.700 e 17.500, con conseguente deterioramento del quadro tecnico del mercato.

I market movers della prossima seduta

Ricca di eventi sarà la prossima seduta sul fronte macro Usa dove si conosceranno le nuove richieste di sussidi di disoccupazione che dovrebbero calare da 294mila a 293mila unità.

Per l’indice New York Empire State Manufacturing di gennaio le stime parlano di un dato pari a 5 punti, in rialzo rispetto alla lettura precedente fermatasi a -3,58 punti. I prezzi alla produzione a dicembre dovrebbero mostrare una variazione negativa dello 0,4% rispetto al calo dello 0,2% precedente, mentre per la versione “core” è atteso un rialzo dello 0,1% rispetto alla lettura invariata di novembre.
Per l’indice Philadelphia Fed di gennaio le stime parlano di un calo da 24,5 a 20 punti.
Alla prova dei conti saranno chiamati Bank of America e Citigroup che prima dell’apertura di Wall Street presenteranno i risultati degli ultimi tre mesi con un eps atteso di 0,31 e di 0,1 dollari. Dopo la chiusura del mercato azionario si guarderà alla trimestrale di Intel che dovrà centrare l’obiettivo di un utile per azione di 0,66 dollari.

I titoli e i temi da monitorare a Piazza Affari

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 20:40:00

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A caccia di rendimento: i dividendi delle società utility

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 17:22:00

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Quanto sono sensate le previsioni di crollo della borsa italiana?

Da più di nove mesi questa pubblicazione non è particolarmente tenera con il mercato azionario italiano. Una previsione, quella formulata ad aprile dello scorso anno in un contesto poco propizio – erano i tempi di “MIB 50.000”. – peraltro relativamente facile, vista l’abbondanza di segnali negativi apparsi su Piazza Affari, e di cui ci occupammo a suo tempo. Sta di fatto che l’indice MIB non solo ha vistosamente corretto, ma ha ampiamente sottoperformato rispetto alle altre borse mondiali. Si tratta di stabilire se l’aggiustamento è completato, e cosa ci riserva il 2020 in borsa.

Compito demandato al 2020 Yearly Outlook, in preparazione, e la cui pubblicazione è prevista fra pochi giorni. Nel frattempo ci premeva verificare se, a fronte della sequenza piuttosto deprimente di massimi e minimi discendenti in essere dalla scorsa primavera, sia realistica la previsione di un crollo del mercato, alimentato da delusioni circa l’andamento del QE di Draghi, con conseguenti riallargamento degli spread di rendimento e pressioni sulla finanza pubblica. Se ne stanno occupando i siti finanziari, per cui è meglio portarsi avanti con il lavoro.

Il punto di partenza della riflessione è che sui minimi le azioni si comportano tutte allo stesso modo: scendono, senza alcuna eccezione; essendo uniforme la motivazione dei venditori («vendere, prima di perdere ancora»). Viceversa, sui massimi di mercato il comportamento risulta eterogeneo, con azioni che trainano, e azioni che appaiono attardate e in affanno. D’altro canto la liquidità si rarefa, e “non solleva tutte le barche”. Di conseguenza, la correlazione fra le azioni del paniere dell’indice risulta elevata sui minimi, e ridotta sui massimi. Un misuratore dei coefficienti di correlazione fra le azioni del paniere del MIB dovrebbe risultare efficace sotto questo profilo. Non a caso il coefficiente di correlazione medio di Piazza Affari è sceso negli ultimi quindici anni sotto la soglia del 10% soltanto in due occasioni: ad agosto 2000 e a febbraio 2007. La posizione attuale diventa cruciale per stabilire il probabile andamento futuro del listino italiano.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 17:18:00

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Enel rimborserà parte dei bond 2020. La view di Equita

Seduta in calo quest’oggi per Enel che, dopo aver archiviato la giornata di ieri con ujn rally di quasi tre punti percentuali, cede il passo oggi ad alcune prese di profitto, muovendosi sostanzialmente in linea con l’indice Ftse Mib. Il titolo viene scambiato negli ultimi minuti a 3,494 euro, con un ribasso dell‘1,41% e oltre 41 milioni di azioni passate di mano fino ad ora, rispetto alla media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 47 milioni di pezzi.
Notizie positive sono arrivate per Enel che, secondo quantpo riportato dal Sole 24 Ore, potrebbe avvantaggiarsi delle condizioni di mercato e della forte liquidità disponibile, per non rifinanziare parte dei bond in scadenza.

Secondo il quotidiano, inoltre, Enel potrebbe decidere il riacquisto di parte degli Ibridi dal 2020 offrendo alternative ai bondholder su base volontaria.Enel ha in scadenza 4 miliardi di euro di bond nel 2020 che potrebbero quindi essere semplicemente rimborsati a scadenza con un notevole vantaggio sugli oneri finanziari.
Il colosso elettrico Enel dovrebbe avere infatti 10 miliardi di euro di liquidità tra effetto cessioni, attese di rimborso del Tariff deficit e liquidità preesistente e ha quindi la possibilità di ristrutturare le emissioni piu’ costose.
Gli analisti di Equita SIM affermano che la ristrutturazione del debito Enel è uno dei driver di crescita dell’utile, aggiungendo che cessioni, chiusura di debito costoso e riduzione della liquidità a bilancio avranno un effetto rilevante positivo sull’utile dei prossimi anni.
Confermata così la view bullish su Enel che per la SIM milanese resta un titolo da acquistare, con un prezzo obiettivo a 4,83 euro.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 17:16:00

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Il dollaro non fa sconti a nessuno

La divisa di Eurolandia è sempre più all’angolo, di riflesso alle speculazioni circa i rischi di deflazione in Europa e della crisi della Grecia (in vista delle elezioni anticipate fissate per il prossimo 25 gennaio).

Non di meno a indebolirla sono anche i rendimenti più allettanti (soprattutto in prospettiva) dei mercati denominati in dollari e le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, che, non solo ha confermato che i tassi dell’Eurozona rimarranno bassi a lungo, ma ha anche aperto la strada alle operazioni di Quantitative easing.

La tempesta perfetta in Europa

Più nel dettaglio, c’è una combinazione di fattori che rischia, nel giro di poche settimane, di tramutarsi in una tempesta perfetta.

Il primo fattore è rappresentato dal pericolo concreto che dalle elezioni parlamentari greche del 25 gennaio possa uscire trionfante il partito Syriza, che è su posizioni fortemente antieuropeiste. Il timore è che la Grecia possa avviarsi sulla strada di un’uscita dall’euro che rappresenterebbe la sfida più drammatica mai vissuta sino ad ora dalla divisa comune.

Questa prospettiva è tanto più preoccupante in quanto le elezioni cadranno tre giorni dopo una riunione della Bce da cui ci si attende l’annuncio di un programma in vasta scala di Quantitative easing.

La maggior parte degli analisti ritiene invece ora che i governatori potrebbero avere le mani legate perché ogni mossa potrebbe essere interpretata come un’ingerenza nelle dinamiche politiche interne della Grecia e inoltre sarebbe difficile assumere delle iniziative a fronte di un’incognita tanto grande quanto la permanenza del paese nell’euro.
In terzo luogo, il dato sulla crescita dell’inflazione in Germania ha nuovamente riacutizzato i timori di una prossima caduta in deflazione. I prezzi sono cresciuti di un misero 0,2% annuo.

Cosa spinge il dollaro

Il dollaro, da parte sua, può contare su quegli elementi di crescita congiunturale che ne hanno determinato lo stato di forma nel corso del 2020, seppur mitigati, forse, da altri fattori.

“Il consensus degli economisti dice che il Pil Usa quest’anno crescerà del 2,9%”, dice Robert Johnson, responsabile della ricerca macro di Morningstar. “Noi, invece continuano a pensare a una forchetta compresa fra il 2% e il 2,5%. Molti parlano del calo del prezzo del petrolio come dell’elemento che farà crescere il paese del 3% o oltre nel 2020.
Tuttavia, secondo noi, il rallentamento dei mercati internazionali, un mercato immobiliare ancora lento, un calo delle vendite delle auto e il rialzo dei tassi di interesse condizioneranno l’attività economica”.

Decisamente più ottimistica la visione degli economisti di Goldman Sachs che prevedono un miglioramento del Pil del 3,1% nel 2020 e del 3% secco nel 2020.

“La crescita al di sopra della media registrata dagli Stati Uniti nel 2020 resisterà anche nel 2020 e farà da volano alla ripresa globale”, spiega un report della merchant bank. “Gli impulsi positivi arriveranno dai consumi privati, dagli investimenti residenziali e da quelli delle aziende”.

Più asset in Usa?

Quali potrebbero essere gli sviluppi di questa situazione? “Ci aspettiamo che il dollaro continui ad apprezzarsi nei confronti delle principali valute fino a quando l’economia americana proseguirà il trend di rafforzamento”, spiega un report di Jaf Global.

“Questa situazione metterà sotto pressione quei mercati emergenti i cui governi e le cui aziende hanno investito pesantemente nel biglietto verde facendo deprezzare le loro valute. In uno scenario del genere, anche la Cina potrebbe essere costretta a svalutare lo yuan. Non può permettersi di vedere diminuire eccessivamente le esportazioni in un momento in cui sta cercando di rendere più organica la sua crescita.
Il risultato di tutte queste dinamiche sarà un nuovo afflusso di capitali negli Usa che manderà il dollaro ancora più in alto”.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 17:14:00

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Gli afflussi verso gli oil Etp ai massimi da quattro anni

Il continuo ribasso del prezzo del petrolio ha portato la scorsa settimana ad ulteriori round di caccia ai profitti, con gli ETP sul WTI e Brent oil che hanno visto i maggiori afflussi settimanali dal 2020. Il WTI è sceso a US$48/bbl ed il Brent è arrivato ad un soffio dai US$50/bbl, ponendo il prezzo ai minimi da più di cinque anni a questa parte.
Crediamo che i prezzi del petrolio siano insostenibili a questi livelli. Sebbene a novembre l’OPEC abbia resistito alle richieste di tagliare la produzione, evidenziando il bisogno per i prezzi del petrolio di trovare un nuovo equilibrio, crediamo che il cartello dovrà alla fine ridurre le forniture per aiutare la stabilizzazione dei prezzi globali del petrolio.

Il cartello produce complessivamente circa il 40% dell’output globale di petrolio. La scorsa settimana l’Arabia Saudita, il più grande produttore del cartello, ha alzato il proprio prezzo di vendita per febbraio del Arab Light grade oil in Asia, ammettendo implicitamente che la guerra dei prezzi si è spinta troppo lontano.
La domanda per le commodity cicliche, petrolio incluso, potrebbe salire quest’anno dato che la crescita economia continua a migliorare. Il non-farm payrolls statunitense pubblicato venerdì ha mostrato ancora una volta una sorprendente crescita, una manna per i ciclici.

Gli afflussi settimanali verso gli oil ETP ai massimi da 4 anni.

I Long Brent oil ETP hanno ricevuto afflussi per 76.9 milioni di dollari americani, mentre i Long WTI oil ETP hanno guadagnato 81.6 milioni di dollari americani, il massimo da giugno 2020. La caccia ai profitti sta chiaramente continuando a guidare i flussi in una settimana dove il Brent è sceso dell’11,1% ed il WTI ha perso l’8,4%.
Gli investitori WTI in particolare non sembrano venir rallentati dai prezzi in discesa, come dimostrano le 15 settimane consecutive di afflussi registrate (durante le quali il WTI ha perso complessivamente il 45%). I Brent oil ETP hanno visto quattro settimane consecutive di afflussi, indicando a loro volta che molti investitori pensano che i prezzi globali del petrolio siano vicini al minimo.

Gli impianti di trivellazioni Usa hanno già cominciato a calare e sono il 10% sotto il livello di settembre. Storicamente, gli impianti di trivellazione impiegano 16 settimane per aggiustarsi a prezzi del petrolio inferiori. Nei periodi di forte ribasso di prezzo del WTI crude, come durante la crisi del 2008, gli impianti hanno dimezzato nei quattro mesi successivi e ci aspettiamo che un simile scenario si verificherà nel 2020.
La contrazione delle forniture di petrolio negli Stati Uniti e in altri Paesi produttori potrebbe essere precursore del taglio delle forniture da parte del cartello OPEC nel meeting in programma a giugno 2020.

I Natural gas ETP hanno visto 7.5 milioni di dollari americani di afflussi la scorsa settimana, segnando la settima settimana di afflussi.

Un’ondata di freddo ha portato il prezzo del natural gas a crescere dell’1,3% la scorsa settimana. Le scorte di magazzino del gas sono altresì scese più di quanto atteso, aiutando i prezzi. La maggior parte dei flussi sono entrati negli ETFS Leveraged Natural Gas (5.1 milioni di dollari americani), indicando un gioco tattico a breve termine sui problemi climatici che stanno guidando il prezzo.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 17:13:00

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Le sfide dei paesi emergenti nel 2020

Nel 2020, la crescita nei mercati emergenti in genere beneficerà del calo del prezzo del petrolio, pur restando al di sotto della media.

In alcune regioni, le delusioni per la crescita in termini di “quantità” sono state compensate dalla qualità e dalla sostenibilità. In Messico ci sono state le riforme sul mercato del lavoro e sul settore petrolifero. India, Indonesia e Malesia negli ultimi mesi hanno adottato importanti misure fiscali.
In Cina la crescita ha rallentato, ma le riforme procedono.

La Cina in questo momento registra un calo della crescita sulla scorta degli squilibri tra domanda e offerta nel settore immobiliare. Tuttavia, vengono adottate nuove politiche per contenere le perdite. Il taglio dei tassi da parte della banca centrale è un passo nella giusta direzione e altri provvedimenti a sostegno del mercato immobiliare freneranno il calo dei prezzi e dei volumi.

Inoltre, le riforme stanno guadagnando terreno, pur con qualche occasionale battuta d’arresto (come per esempio il recente cambiamento improvviso delle regole sui pronti contro termine). Ma la riforma del settore finanziario, la rapida costruzione di un mercato obbligazionario locale funzionante e i provvedimenti anticorruzione sono passi importanti.

Il petrolio

  • Il prezzo del petrolio su nuovi minimi ha provocato un impatto considerevole sull’inflazione che dovrebbe sorprendere ancora al ribasso.
  • Il brusco crollo del prezzo del petrolio, del 40% circa dall’inizio dell’anno, dovrebbe favorire la crescita globale, anziché rallentare le economie.

La flessione dei prezzi prevedibilmente stimolerà l’economia globale facendola crescere dello 0,5–1% circa nel 2020, con conseguenze soprattutto nelle economie emergenti.

  • Prevedibilmente il prezzo del petrolio resterà su questi bassi livelli a causa del calo della domanda e dell’aumento dell’offerta.
    La produzione del gas di scisto negli Stati Uniti è incrementata moltissimo negli ultimi anni, mentre aumentano le imprese che cercano di ridurre il consumo di energia.
  • Alcuni progetti nel campo del petrolio potrebbero incontrare qualche difficoltà nei prossimi mesi, la maggior parte dei tagli alla produzione di greggio si concentrerà nei paesi sviluppati come il Canada, i paesi del Mare del Nord e i produttori di scisto negli Stati Uniti con una struttura dei costi elevata.

    Molti produttori nei mercati emergenti non ne risentiranno grazie ai costi più bassi. Per esempio, sappiamo che la compagnia petrolifera Petrobas ha un costo di produzione di 54 dollari al barile, mentre la messicana Pemex di 20 dollari al barile.
    Prevediamo che il prezzo del petrolio resterà basso nel primo semestre del 2020, ma ci aspettiamo che l’annuncio di nuovi tagli alla produzione agirà lentamente sul sentiment (nonostante il divario tra domanda e offerta non si sarà ridotto molto).

    Le possibili frizioni nell’ambito dell’OPEC con le economie di Iran, Venezuela e Nigeria, che hanno risentito molto del calo del prezzo del petrolio, potrebbero portare a un nuovo orientamento da parte dell’OPEC in occasione dell’incontro di giugno 2020. Nel secondo semestre dell’anno inizieranno a manifestarsi in molti paesi i vantaggi per la crescita derivanti dal calo del petrolio, con un progressivo aumento del prezzo a 75 – 85 dollari al barile.

    • Su scala globale, saranno di più i mercati emergenti che beneficeranno del calo del prezzo del petrolio rispetto a quelli che invece ne soffriranno.

    La Russia

    • La Russia dipende molto dal petrolio, e il rublo è sceso del 75% rispetto al dollaro.
    • La crescita in Russia è debole poiché il Paese non è riuscito a cambiare il proprio business model riducendo la dipendenza dal petrolio.

    Non ha adottato in tempo le riforme necessarie e ora ne sta pagando il prezzo.

  • Tuttavia, il bilancio alla fine chiuderà in positivo nel 2020, nonostante l’aumento degli indicatori del debito. L’economia presenta un rapporto tra debito pubblico con l’estero e Pil del 5% circa che probabilmente salirà al 7,5% a causa della svalutazione.
  • Crediamo che il rapporto complessivo tra debito estero e Pil passerà dall’attuale 35% al 55% che a nostro giudizio è ancora inferiore al livello tipico dei mercati emergenti (circa 80-100%).

    Il rating del Paese probabilmente scenderà a BBB- secondo tutte e tre le agenzie, ma non toccherà necessariamente la soglia dell’high yield.

  • Infine, ci si concentrerà sul fabbisogno di rifinanziamento del debito a breve termine, 120 miliardi di dollari il prossimo anno per l’intera economia.
    Il rimpatrio degli investimenti esteri da parte delle imprese russe (stimato in circa 140 miliardi di dollari) si abbina alle operazioni di project finance da 82 miliardi di dollari del “Fondo per il benessere nazionale” e all’utilizzo delle riserve in valuta estera (che restano piuttosto alte a 415 miliardi di dollari al 12 dicembre, equivalenti a 17 mesi di importazioni).
  • La liquidità del mercato

    • Il calo della liquidità resta un tema strutturale per il debito dei mercati emergenti e spiega i recenti ribassi.

    Nel 4° trimestre abbiamo assistito a un nuovo deterioramento della liquidità proprio mentre ci avviciniamo alla fine dell’anno, dopo 12 mesi difficili per le controparti bancarie.

    • Un fattore fondamentale è l’aumento degli investitori istituzionali: compagnie di assicurazione e fondi pensione hanno acquistato obbligazioni dei mercati emergenti, soprattutto le nuove emissioni.
      Più recentemente il mercato secondario (il debito esistente negoziato tra investitori) è stato meno liquido rispetto al mercato primario. Le nuove emissioni sono state assorbite in massa da investitori buy & hold.
    • Con l’aumento del capitale obbligatorio le banche hanno impiegato meno fondi nella maggior parte delle categorie di credito, compreso il debito dei mercati emergenti.

      Tra gli altri fattori che hanno influenzato la liquidità ci sono una serie di eventi di rischio che hanno avuto luogo nel corso del 2020, come il default in Argentina o la situazione in Venezuela e in Ucraina.

    • Dalla fine di settembre molti operatori hanno chiuso le posizioni per ridurre la volatilità del conto economico, aggravando il recente tracollo delle valutazioni.
      Prevediamo un miglioramento della liquidità il prossimo anno quando i trader incrementeranno l’assunzione di rischio partendo con un nuovo conto economico. Mentre il sentiment degli investitori non è esattamente entusiasta, prevediamo un “rimbalzo tecnico” quando saranno state scontate le questioni petrolio e Russia.

    La forza del dollaro

    • Il rafforzamento del dollaro non ha influito sulla qualità di credito complessiva.

    Le valute che ne hanno risentito di più sono quelle dei Paesi collegati al petrolio, come Rublo e Peso colombiano. Le valute dell’Est Europa non ne hanno risentito così tanto, ma in genere hanno subìto la debolezza dell’Euro. I Paesi che hanno adottato le riforme, come Messico e India, vengono ricompensati con una buona performance della valuta nonostante il deficit delle partite correnti.
    Lo Yen si è indebolito molto rispetto al Dollaro americano nel corso del 2020. Insieme al rallentamento della crescita in Cina, questo fattore ha indebolito alcune valute asiatiche.

      Negli ultimi due anni, le valute di alcuni Paesi emergenti si sono svalutate del 20 -30% rispetto al Dollaro americano.

      Ciononostante, l’andamento dei rating attribuiti dalle agenzie in genere segnala un miglioramento, sia per l’investment grade sia per il segmento high yield, nei mercati emergenti dal primo trimestre 2020. Tra l’altro non abbiamo rilevato reiterati casi di insolvenza nel settore gas e petrolio neppure durante la recessione del 2008, quando il prezzo del petrolio toccò la soglia dei 40 dollari: ciò è piuttosto rassicurante.
      Nel complesso la qualità di credito dei mercati emergenti non ha risentito molto della debolezza delle valute dal 2020.

      Nonostante la pressione sui ricavi, le imprese hanno congelato gli investimenti fissi e ceduto attività (es. Ecopetrol o Petrobas nelle ultime settimane) per preservare la qualità creditizia. Le imprese hanno anche approfittato dei rendimenti bassi dei Treasury per rifinanziarsi e migliorare la struttura del debito.
      Nel 2020 prevediamo qualche declassamento del credito nei mercati emergenti poiché l’indebolimento delle materie prime e delle valute influirà su alcuni settori, tuttavia crediamo che si limiterà ai nomi noti nei segmenti più deboli con un rischio di insolvenza più alto.

      Riteniamo anche che questo potenziale calo di qualità del credito sia già stato scontato dopo il recente tracollo.

    • La Cina è l’unico Paese nei mercati emergenti ad avere una leva finanziaria simile a quella del mondo occidentale.
    • Prevedibilmente la Federal Reserve negli Stati Uniti aumenterà i tassi d’interesse nella seconda metà del 2020.
      Tuttavia, la portata di questo aumento sarà inferiore a quanto originariamente previsto nel 2020 e dovrebbe seguire il percorso indicato dalla curva a termine negli Stati Uniti. Ancora una volta questo sarà un tema chiave da monitorare per i mercati emergenti ma la portata e la definizione del percorso verso un rialzo dei tassi non dovrebbe destare grandi preoccupazioni.

      Una brusca deviazione da tale scenario, o un problema di credibilità per la Fed, sarebbe fonte di magg Autore: ItForum Fonte: News Trend Online

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