Scatta da oggi l’aumento dell’Iva

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Iva: aumento fino al 25%

La legge di Bilancio e la minaccia di un aumento generale dei prezzi per i consumatori con l’aumento dell’Iva di ben 3 punti percentuali.

Sull’Italia pesa ancora il rischio di un aumento dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10% al 13%. È questo l’effetto delle cosiddette «clausole di salvaguardia» approvate nel 2020 dall’allora Governo Berlusconi e mai completamente disinnescate dai successivi Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni. In base a tali disposizioni contenute nella manovra di fine anno, se il nostro Paese non riuscirà a ridurre la spesa pubblica o a incassare le tasse sperate scatterà il «piano B»: l’aumento automatico dell’Iva tra i 2020 e il 2020. Poco più di un anno quindi per capire se la spada di Damocle, che pende ormai su di noi da diverso tempo, si abbatterà definitivamente sui prezzi al consumo o ci “grazierà”. Intanto il Governo sta pensando di condonare circa 80 miliardi di euro alle lobby delle slot machine, in aperta contraddizione con la dichiarata (ma a questo punto solo formalmente) battaglia contro la ludopatia.

Cosa sono le clausole di salvaguardia?

Le clausole di salvaguardia sono delle misure di “riserva” che permettono al Governo di modificare la politica fiscale nel caso in cui i “conti” non dovessero tornare. In pratica, qualora i tagli di spesa o gli aumenti di entrate indicati nelle manovre di finanza pubblica non dovessero raggiungere gli obiettivi prefissati avremmo appunto l’incremento dell’Iva e delle accise.

Da quando scatta l’aumento dell’Iva?

Servono nuove risorse economiche per impedire l’aumento dell’Iva. Nuove risorse pari a circa 12,4 miliardi per il 2020 e 19,2 miliardi per il 2020. A completare il quadro, arriveranno aumenti delle accise per 350 milioni dal 2020. Nel passato le clausole di salvaguardia sono state bloccate grazie in buona parte alla volontary disclosure. Ma la versione bis della “sanatoria” ha garantito entrate inferiori a quelle programmate.

L’aumento dell’Iva è un fardello che ci portiamo dietro dalla legge di Stabilità del 2020 e che, a tutt’oggi, non è stato completamente scongiurato. Inizialmente programmato per il 2020, è stato poi evitato per un pelo e fatto slittare al 2020. Ma anche nel 2020 non si è avuto e, dopo l’ennesimo slittamento al 2020, ora ce lo troviamo programmato per il 2020 quando, se non interverrà una norma a disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia, avremo un aumento dell’Iva ordinaria dal 22% al 25% e di quella agevolata dal 10% al 13%.

A farne le “spese” saranno i consumatori – unici soggetti che non possono scaricare l’imposta sul valore aggiunto – nonché i professionisti nel regime dei minimi.

Secondo l’ufficio studi della Ggia di Mestre, i prodotti più colpiti dall’inevitabile rincaro saranno l’abbigliamento, le calzature, mobili ed elettrodomestici.

Ma quali beni scontano l’Iva al 22%? Si tratta certamente della gran parte dei prodotti che assorbono il nostro reddito. In pratica, sono soggetti all’Iva ordinaria del 22% tutti quei beni che non rientrano nell’Iva speciale del 4 e del 10%. Pertanto, l’unico modo per capire su cosa incideranno gli aumenti è di elencare i beni con l’Iva agevolata. Eccoli:

IVA al 4%

Vi rientrano burro, formaggi e latticini, ortaggi, legumi, frutta, frumento, farina, olio, pasta, giornali, case di abitazione non di lusso, canoni di abbonamento alle radiodiffusioni, alimenti acquistati presso bar, ristoranti, prestazioni socio-sanitarie, appalti su edifici per prima casa.

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IVA 10%

Vi rientrano carne, pesce, yogurt, latte fresco, uova, miele, prodotti di origine animale, uva da vino, tè, spezie, riso, avena, zucchero, frutta, acqua, legna da ardere, energia elettrica per uso domestico, prodotti petroliferi per uso agricolo e per la pesca in acque interne, spettacoli teatrali di qualsiasi tipo, metano, appalti su edifici per case non di lusso.

IVA al 22%

Non solo gioielli, viaggi, trattamenti estetici e di benessere. A subire l’incremento dell’aliquota Iva sono anche beni e servizi non di lusso. Dall’abbigliamento alla cartoleria, dai prodotti per l’igiene personale a quelli per animali.

Le categorie merceologiche che da oggi diventano un po’ più care sono tante e riguardano la vita quotidiana delle famiglie, dal risveglio mattutino fino all’ora di andare a dormire.

La nuova aliquota del 25% farà aumentare il prezzo del dentifricio, ma anche quelli del tablet, dell’abbonamento internet, del caffè con il quale si prepara la moka in cucina e delle scarpe nuove.

A spaventare sono anche le spese per la casa: mobili ed elettrodomestici diventano un po’ più cari.

A tavola l’incremento Iva riguarderà soprattutto le bevande: l’aliquota al 22% si applica da oggi su bevande gassate, superalcolici, spumanti, birra, succhi di frutta, vino e perfino sull’acqua minerale.

L’aumento Iva inciderà anche sullo shopping: abbigliamento, calzature, borse, accessori e pelletteria. Lo stesso vale per i servizi di lavanderia, riparazione e noleggio di abiti.

Pesano di più sul bilancio familiare anche le spese per hobby e passioni: chi ama praticare uno sport dovrà sborsare cifre più consistenti sia per acquistare articoli sportivi sia per noleggiare un campo da tennis o da calcetto. E anche gli strumenti musicali e gli articoli per giardinaggio subiscono un rincaro a partire da oggi, così come i prodotti per gli animali.

Aumentano anche le parcelle degli avvocati, commercialisti, medici e, in generale, tutti i professionisti. Per stabilire per quali operazioni scatta l’incremento dell’aliquota Iva, è necessario fare riferimento al momento in cui si considera effettuata l’operazione che, per le prestazioni di servizi, vale l’atto del pagamento del corrispettivo.

La regola sulla fattura anticipata non riguarda, ovviamente, l’emissione di eventuali “notule” o di così dette “fatture proforma” che, come ben noto, non costituiscono documenti rilevanti ai fini IVA, ma rappresentano semplici “pro memoria” per il cliente sull’importo da pagare al professionista; quest’ultimo, pertanto, solo una volta incassato il corrispettivo dovrà emettere regolare parcella con l’aliquota Iva in vigore al momento dell’incasso.

Aumento dell’IVA al 25% – 4% e 13%: come – perché – quando

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Purtroppo ancora una volta lo spettro dell’aumento dell’IVA al 25% torna a farsi sentire sul collo degli Italiani.

E’ la stessa legge di di Bilancio che minaccia l’aumento generale dei prezzi per i consumatori che lo si deve in particolar modo all’aumento dell’Iva di ben 3 punti percentuali.

Passerà dall’attuale 22% al 25% e dal 10% al 13%.

Ancora una volta l’Italia sarà a rischio aumento dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10% al 13%.

Purtroppo questo lo si deve all’effetto delle cosiddette «clausole di salvaguardia» che notate bene sono state approvate nel lontano 2020 dall’allora Governo Berlusconi e mai completamente disinnescate dai successivi Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni.

Aumento dell’IVA al 25% – 4% e 13%: come – perché – quando

Infatti in base a quelle disposizioni contenute all’interno della manovra di fine anno, si prevede che se l’Italia non riuscirà a ridurre la spesa pubblica o a incassare le tasse sperate, non ci sono stanti che tengano e scatterà l’aumento dell’IVA che è previsto nel piano B.

In particolare l’aumento dell’IVA sarà messo in atto a partire dal 2020 e proseguirà poi per tutto il 2020.

Poco più di un anno quindi per capire se davvero l’Italia riesce a recuperare il deficit o meno.

Ancora una volta spetterà al governo in carica di pensare se condonare circa 80 miliardi di euro alle lobby delle slot machine, in aperta contraddizione con la dichiarata (ma a questo punto solo formalmente) battaglia contro la ludopatia.

Ma cerchiamo di capirne di più.

Cosa sono le clausole di salvaguardia?

Con questo termine sono definite tutte le misure di “riserva” che permettono al Governo di modificare la politica fiscale nel caso in cui i “conti” non dovessero tornare.

In breve, queste tengono in considerazione i tagli di spesa o gli aumenti di entrate che sono indicati nelle manovre di finanza pubblica e che se non dovessero raggiungere gli obiettivi prefissati avremmo appunto l’incremento dell’Iva e delle accise.

Da quando scatta l’aumento dell’Iva?

Purtroppo per scongiurare i pericoli, servono nuove risorse economiche.

Nuove risorse economiche vuol dire 12,4 miliardi per il 2020 e 19,2 miliardi per il 2020.

A completare il quadro, arriveranno anche gli aumenti delle accise per 350 milioni dal 2020.

Nel passato infatti le clausole di salvaguardia sono state bloccate grazie in buona parte alla volontary disclosure.

Oggi la versione bis inerente alla “sanatoria” ha garantito purtroppo delle entrate inferiori a quelle programmate.

In particolare, l’aumento dell’Iva è un fardello che ci portiamo dietro dalla legge di Stabilità del 2020. Ancora oggi non riusciamo a togliercelo d’avanti.

Inizialmente venne programmato per il 2020 per poi essere evitato per un pelo e fatto slittare al 2020.

Ancora una volta le manovre sono riuscite a mantenere nel 2020 e l’ennesimo slittamento viene spostato al 2020.

Oggi ce lo troviamo programmato per il 2020 quando, se non interverrà una norma a disinnescare le cosiddette clausole di salvaguardia, avremo un aumento dell’Iva ordinaria dal 22% al 25% e di quella agevolata dal 10% al 13%.

E’ chairo che come sempre a farne le spese sono i consumatori finali, gli unici soggetti che non possono scaricare l’imposta sul valore aggiunto come anche i professionisti nel regime dei minimi.

Secondo l’ufficio studi della Ggia di Mestre, i prodotti più colpiti dall’inevitabile rincaro saranno l’abbigliamento, le calzature, mobili ed elettrodomestici.

Ma quali beni scontano l’Iva al 22%?

In pratica sono tutti quei prodotti che maggiormente consumiamo e che sono poi quelli che assorbono gran parte del nostro reddito.

In pratica, sono soggetti all’Iva ordinaria del 22% tutti i beni che non rientrano nell’Iva speciale del 4 e del 10%.

Pertanto, al fine di conoscerli tutti, non ti resta che andare per esclusione rispetto a quelli che elencheremo di seguito inerenti all’IVA del 4% e del 10%.

IVA al 4%

Sono sottoposti a tassazione agevolata con IVA al 4% tutti i seguenti prodotti:

  • burro,
  • formaggi e latticini,
  • ortaggi,
  • legumi,
  • frutta,
  • frumento,
  • farina,
  • olio,
  • pasta,
  • giornali,
  • case di abitazione principale che non sono considerate come beni di lusso,
  • canoni di abbonamento alle radiodiffusioni,
  • alimenti acquistati presso:
    • bar,
    • ristoranti,
  • prestazioni socio-sanitarie,
  • appalti su edifici per prima casa.

IVA 10%

Sono invece considerati beni con tassazione al 10% tutti i seguenti beni:

  • carne,
  • pesce,
  • yogurt,
  • latte fresco,
  • uova,
  • miele,
  • prodotti di origine animale,
  • uva da vino,
  • tè,
  • spezie,
  • riso,
  • avena,
  • zucchero,
  • frutta,
  • acqua,
  • legna da ardere,
  • energia elettrica per uso domestico,
  • prodotti petroliferi per uso agricolo e per la pesca in acque interne,
  • spettacoli teatrali di qualsiasi tipo,
  • metano,
  • appalti su edifici per case non di lusso.

IVA al 22%

Passaggio dell’IVA dal 22% al 25 % per diversi beni

Sono invece sottoposti a tassazione dell’IVA al 22% tutti gli alri beni che non rientrano nella precedente categoria. Essi sono:

  • gioielli,
  • viaggi,
  • trattamenti estetici e di benessere.

A subire l’incremento dell’aliquota Iva sono anche tutti i beni e servizi non di lusso e quindi sono compresi anche:

  • abbigliamento;
  • cartoleria;
  • prodotti per l’igiene personale a quelli per animali, ecc.

ecco che un aumento dell’IVA dal 22 al 25 comporterebbe quindi un aumentare ad esempio del prezzo del dentifricio, ma anche quello di tablet, o abbonamento internet, come anche del caffè con il quale si prepara la moka in cucina e delle scarpe nuove.

Per altro spaventa molto la spesa per la casa come ad esempio mobili ed elettrodomestici diventano un po’ più cari.

Per quanto riguarda invece i beni di consumo alimentare, la tavola ancora una volta sarà la prima ad essere penalizzata considerando anche che il potere di acquisto ancora una volta si riduce oltre quello che già oggi modestamente ci consente di consumare.

Ad esempio l’incremento Iva riguarderà soprattutto le bevande e l’aliquota al 22% si applica da oggi su:

  • bevande che sono:
    • gassate,
    • superalcolici,
    • spumanti,
    • birra,
    • succhi di frutta,
    • vino,
    • acqua minerale.

L’aumento Iva inciderà anche sullo shopping:

Lo stesso vale per i servizi di:

  • lavanderia,
  • riparazione,
  • noleggio di abiti.

Pesano di più sul bilancio familiare anche le spese per hobby e passioni.

In questo caso, per tutti coloro che amano uno sport si deve applicare una cifre più consistente per acquistare articoli sportivi o anche per noleggiare un campo da tennis o da calcetto.

Anche chi ama la musica purtroppo si vede costretto a cacciare più soldi per acquistare strumenti musicali.

Anche gli articoli per giardinaggio subiscono un rincaro a partire da oggi, così come i prodotti per gli animali.

In pratica aumenta tutto compreso anche le parcelle di:

  • avvocati,
  • commercialisti,
  • medici,
  • tutti i professionisti.

Al fine di stabilire per quali operazioni scatta l’incremento dell’aliquota Iva, devi necessariamente fare riferimento al momento in cui si considera effettuata l’operazione di acquisto.

La regola sulla fattura anticipata non riguarda, invece l’emissione di eventuali “notule” o di così dette “fatture proforma” che, come si sa non possono costituiscono documenti rilevanti ai fini IVA, ma rappresentano invece dei semplici “pro memoria” per il cliente in merito all’importo da pagare al professionista.

Questo pertanto, solo una volta incassato il corrispettivo dovrà emettere regolare parcella con l’aliquota Iva in vigore al momento dell’incasso.

Aumento IVA rimandato dal 2020 al 2020: ecco le nuove aliquote anno per anno

Con la Legge di Bilancio 2020 è stato rimandato al 2020 l’aumento IVA introdotto dal Governo Renzi e rimandato al 2020 dalla “Manovrina” fiscale del Governo Gentiloni. L’aumento dell’IVA quindi ci sarà ma a partire dal 2020, salvo ulteriori slittamenti.

Nella Legge di Bilancio 2020 è prevista infatti una “Clausola di salvaguardia IVA” con la quale vengono sterilizzati gli aumenti delle aliquote IVA per il 2020. Pertanto, le aliquote IVA 2020 rimarranno le stesse del 2020, mentre nei prossimi anni gli aumenti IVA sono i seguenti:

  • l’aliquota del 10% passerà all’11,5%dal 1° gennaio 2020 e al 13% a decorrere dal 1° gennaio 2020;
  • l’aliquota del 22% passerà al 24,2% dal 1° gennaio 2020, al 24,9% a decorrere dal 1° gennaio 2020 e al 25% a decorrere dal 1° gennaio 2021.

Siamo quindi all’ennesimo annuncio di aumento IVA che poi viene rimandato al futuro.

E proprio per questo, dopo aver dettagliato tutte le aliquote IVA 2020, 2020 e degli anni successivi, occorre effettuare una breve cronologia storica: l’aumento IVA fu introdotto dalla Legge di Stabilità 2020, laddove all’art. 1 comma 718 della Legge 24 dicembre 2020, n. 190, fu previsto un aumento a partire dal 2020 delle aliquote IVA. L’aumento IVA era già stato rimandato al 2020 dalla “Manovrina” Fiscale del Governo Gentiloni.

Le aliquote IVA 2020

Le aliquote IVA 2020 sono le stesse del 2020, quindi sono le seguenti:

  • Aliquota minima IVA del 4%
  • Aliquota ridotta IVA del 10%;
  • Aliquota ordinaria IVA del 22%.

L’Aumento dell’IVA di cui da anni si parla e che puntualmente viene poi rimandato al futuro riguarderà l’aliquota ridotta del 10% e l’aliquota ordinaria del 22%. Per avere un maggior dettaglio dei beni e servizi per i quali si applicano le varie aliquote IVA è bene consultare le aliquote IVA in vigore: elenco completo per ogni prodotto.

Le nuove aliquote IVA dal 2020

Vediamo anno dopo anno come aumentano le aliquote IVA secondo quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2020, che ha rimandato al 2020 gli effetti dell’art. 1, comma 178 della Legge 24 dicembre 2020, n. 190, meglio conosciuta come Legge di Stabilità 2020.

Aliquote IVA dal 2020. A partire dal 1 gennaio 2020:

  • L’aliquota IVA del 10% aumenta al 11,5%;
  • L’aliquota IVA del 22% aumenta al 24,2%.

Aliquote IVA dal 2020. A partire dal 1 gennaio 2020:

  • L’aliquota IVA del 11,5% aumenta al 13%;
  • L’aliquota IVA del 24,2% aumenta al 24,9%.

Aliquote IVA dal 2021. A partire dal 1 gennaio 2021:

  • L’aliquota IVA del 13% resta invariata;
  • L’aliquota IVA del 24,9% sale al 25%.

Quali beni aumenteranno di prezzo

Come abbiamo visto, aumenta l’IVA sia nella sua aliquota ordinaria, che aumenta del 3% portandosi al 25%, sia nella sua aliquota ridotta del 10%, che aumenta al 13% nel giro di due anni.

L’aliquota ordinaria IVA si applica a tutti quei beni che non sono soggetti all’aliquota IVA del 4% e all’aliquota del 10%.

Quindi sostanzialmente l’aumento IVA risparmierà solo i beni assoggettati al 4% come il pane.

L’aliquota IVA ridotta al 10% è applicabile alle cessioni di beni e prestazioni di servizi di cui alla tabella A parte III allegata al DPR 633/72.

Nell’elenco di beni soggetti all’IVA del 10% (che passerà all’11,5% nel 2020, al 12% nel 2020 e poi al 13% dal 2020) ci sono tanti generi alimentari, dalla carne al pesce, dal latte alle uova, dalla frutta alla verdura, dalla cioccolata ad altri prodotti a base di zuccheri.

Ma anche l’energia elettrica, gas e i servizi telefonici.

Per avere un maggior dettaglio dei beni e servizi per i quali si applicano le varie aliquote IVA è bene consultare le aliquote IVA in vigore: elenco completo per ogni prodotto.

Perché il Governo aumenta l’IVA

E’ chiaro che un aumento dell’IVA in questo momento storico di recessione del paese in termini di consumi, può sembrare una manovra azzardata.

Sono mesi e anni che il Governo è alle prese con l’intenzione di aumentare l’IVA. Nell’originaria disposizione normativa della Legge di Stabilità 2020, nel decretare l’aumento dell’IVA dal 2020, poi rimandata al 2020 come abbiamo visto, il Governo Renzi introdusse anche un comma 719 dell’art. 1 che stabiliva che l’aumento dell’IVA poteva essere “sostituito integramente o in parte da provvedimenti normativi che assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi sui saldi di finanza pubblica attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica”.

Ebbene, il Governo Gentiloni riuscì nella Manovrina fiscale 2020 (Decreto Legge 24 aprile 2020, n. 50) ha rimandato al 1 gennaio 2020 l’aumento IVA. Le previsioni parlavano di un deficit dal 2020 di circa 19,5 miliardi che appunto fa scattare le clausole di salvaguardia che comportano aumenti automatici delle aliquote IVA.

Il Governo Gentiloni nel Documento di Economia e Finanzia ribadì l’impegno a disinnescare le clausole di salvaguardia, ma se fossero state trovate le coperture di quasi 20 miliardi. La logica conseguenza è stata che nella Manovrina, l’aumento dell’IVA non fu stato fermato, ma solo leggermente ritoccato al ribasso con partenza degli aumenti dal 2020.

L’aumento IVA 2020 poi è stato scongiurato, non scatta dal 1 gennaio 2020, ma con la Legge di Bilancio 2020 è stato rimandato al 2020, con uno slittamento ulteriore di un anno. E’ infatti questo l’obiettivo di Governo, raggiunto, con la Legge di Bilancio 2020.

Restano quindi gli aumenti IVA dal 2020 e, se non rimandato o cancellato nel corso del 2020, ai contribuenti, o per meglio dire ai consumatori, non resterà che subire il rincaro del costo di un quarto del costo di un bene, ossia un’aliquota IVA del 25% ordinaria e l’aliquota del 13% per i beni ad aliquota IVA ridotta. Con tutte le conseguenze del caso in termini di capacità di spesa reale delle famiglie italiane.

Aumento IVA: normativa Legge di Bilancio 2020

A sterilizzare e rinviare di un anno l’applicazione della clausola di salvaguardia è la seguente normativa introdotta nella Legge di Bilancio 2020:

2. All’articolo 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2020, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera a), le parole: «di 1,14 punti percentuali dal 1º gennaio 2020 e di ulteriori 0,86 punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2020 e di un ulteriore punto percentuale a decorrere dal 1º gennaio
2020» sono sostituite dalle seguenti: «di 1,5 punti percentuali dal 1º gennaio 2020 e di ulteriori 1,5 punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2020»;

b) alla lettera b), le parole: «di tre punti percentuali dal 1º gennaio 2020 e di ulteriori 0,4 punti percentuali dal 1º gennaio 2020; la medesima aliquota è ridotta di 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2020 rispetto all’anno precedente ed è fissata al 25 per cento a decorrere dal 1º gennaio 2021;» sono sostituite dalle seguenti: «di 2,2 punti percentuali dal 1º gennaio 2020, di ulteriori 0,7 punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2020 e di ulteriori 0,1 punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2021;»;
c) alla lettera c), le parole: «10 milioni di euro per l’anno 2020 e 350 milioni di euro per ciascuno degli anni successivi» sono sostituite dalle seguenti: «350 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2020».

Il Testo della Manovrina e della Legge di Stabilità 2020

Una delle norme introdotte dal Governo Gentiloni nella cosiddetta “Manovrina” è stato lo slittamento dell’aumento dell’IVA nella sua aliquota ordinaria (attualmente al 22%) e nella sua aliquota ridotta (attualmente al 10%). L’aumento IVA dal 2020, prima dell’intervento nella Legge di Bilancio 2020 era il seguente: l’aliquota IVA ordinaria del 22% passava al 25%, così come l’aliquota IVA ridotta passa dal 10% all’11,5% nel 2020 per poi passare al 12% dal 2020 e al 13% dal 2020.

Il Governo Gentiloni nella conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 aprile 2020, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo, confermò l’aumento dell’IVA introdotto dal Governo Renzi, anche se con un ritocco al ribasso rispetto all’originaria crescita delle aliquote approvata nella Legge di Stabilità 2020.

Quindi tecnicamente arrivò una riduzione della percentuale dell’aumento dell’IVA, ma pur sempre l’aumento dell’IVA programmato da tempo. A meno che non vi sia nei prossimi mesi una “sostituzione” con altre misure fiscali. Vediamo anno dopo anno come cambiano le aliquote.

Questo è il testo inserito nella conversione in legge del Decreto Legge n. 50/2020 contenente l’aumento IVA, o meglio la riduzione dell’aumento IVA già previsto dalla Legge di Stabilità 2020:

(Avvio della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia concernenti le aliquote dell’IVA e delle accise)

All’articolo 1, comma 718, della legge 23 dicembre 2020, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) alla lettera a), le parole «è incrementata di tre punti percentuali dal 1o gennaio 2020» sono sostituite dalle seguenti: «è incrementata di 1,5 punti percentuali dal 1o gennaio 2020 e di ulteriori 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1o gennaio 2020 e di un ulteriore punto percentuale a decorrere dal 1o gennaio 2020»;

b) alla lettera b), le parole «e di ulteriori 0,9 punti percentuali dal 1o gennaio 2020» sono sostituite dalle seguenti: «e di ulteriori 0,4 punti percentuali dal 1o gennaio 2020; la medesima aliquota è ridotta di 0,5 punti percentuali a decorrere dal 1o gennaio 2020 rispetto all’anno prece- dente ed è fissata al 25 per cento a decorrere dal 1o gennaio 2021»;

c) alla lettera c), le parole «2020», ovunque ricorrano, sono sosti- tuite dalle seguenti: «2020».

Questo è l’originario testo della Legge di Stabilità 2020 con il quale il Governo Renzi ha programmato l’aumento IVA:

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2020). Fermo restando quanto previsto dal comma 207, e fatta salva l’adozione dei provvedimenti normativi di cui al comma 719:

a) l’aliquota IVA del 10 per cento e’ incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2020 e di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2020;

b) l’aliquota IVA del 22 per cento e’ incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1º gennaio 2020, di un ulteriore punto percentuale dal 1º gennaio 2020 e di ulteriori 0,5 punti percentuali dal 1º gennaio 2020;

c) a decorrere dal 1º gennaio 2020, con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, l’aliquota dell’accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonche’ l’aliquota dell’accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all’allegato I del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni, sono aumentate in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700 milioni di euro per l’anno 2020 e ciascuno degli anni successivi; il provvedimento e’ efficace dalla data di pubblicazione nel sito internet dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Le misure di cui al comma 718 possono essere sostituite integralmente o in parte da provvedimenti normativi che assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi sui saldi di finanza pubblica attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica.

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