Oro, quotazioni scendono ai minimi

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Oro, prezzi ai minimi da 10 mesi: perché nemmeno il referendum li scalda?

Le quotazioni dell’oro scendono ai minimi dal febbraio scorso, nonostante i timori della vigilia legati al referendum in Italia. Ma com’è possibile che niente sembri scaldare i prezzi del metallo?

Alla riapertura delle contrattazioni, stamattina, i prezzi dell’oro era saliti fino a quasi 1.187 dollari l’oncia, segnando un rialzo dello 0,8%, a seguito della netta sconfitta rimediata dal governo Renzi al referendum costituzionale di ieri. I timori di una nuova crisi dell’euro e legati allo stato di salute delle banche italiane non hanno scosso più di tanto il metallo, che a metà giornata già arretra a 1.165 dollari, il dato più basso da 10 mesi esatti. Lo scenario di queste ore è simile a quello successivo al 23 giugno scorso con la Brexit e a un mese fa con la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA: reazione psicologica (sempre meno vigorosa) all’esito elettorale ritenuto più rischioso per la stabilità dei mercati, seguita da un ripiegamento pressoché veloce delle quotazioni ai livelli precedenti o, addirittura, ai minimi dell’anno.

Sembra che niente riesca a scaldare l’oro, né l’uscita in corso del Regno Unito dalla UE, né l’arrivo alla Casa Bianca di un presidente contrario a molti accordi di libero scambio commerciale tra gli USA e altre aree del pianeta, né ancora la possibilità che l’Italia cada presto nelle mani di un governo euro-scettico. (Leggi anche: Prezzi oro a fine corsa?)

La crisi dell’oro in India

Che cosa sta succedendo? L’oro starebbe perdendo la sua funzione di bene-rifugio? La risposta sta nell’Asia e si arricchisce ogni giorno di dati sempre più interessanti. L’8 novembre scorso, l’India ha messo fuori corso legale le banconote da 500 e 1.000 rupie, pari all’86% dell’intero suo contante circolante, con la conseguenza che si è innescata da settimane una crisi di liquidità nella seconda economia consumatrice di oro, i cui affari sono quasi stati azzerati.

Eppure, altre cifre non autorizzerebbero tanto pessimismo. Dall’8 novembre ad oggi, l’India avrebbe importato metallo per 100 tonnellate, quasi un quinto del totale annuo. Nonostante ciò, le quotazioni auree continuano ad arretrare. Come mai? (Leggi anche: Affari oro in India crollano)

Il ruolo del super-dollaro

Le quotazioni in dollari sono in calo, ma la rupia e le altre valute emergenti e non stanno indebolendosi contro il biglietto verde, per cui è come se l’oro per altra via diventasse più caro. Oggi, ad esempio, il cambio euro-dollaro è sceso fino ai minimi degli ultimi 20 mesi, per cui l’asset sta rincarando per gli acquirenti dell’Eurozona; da qui, la debolezza delle quotazioni.

Esistono altre spiegazioni, sempre riconducibili all’India e ben più strutturali. Rispetto al 2020, anno in cui la domanda nel sub-continente asiatico superò le 1.000 tonnellate, i consumi qui risultano oggi dimezzati. Tuttavia, mentre la gioielleria sostiene quasi costantemente gli acquisti sulle 600 tonnellate all’anno, sono gli investimenti in oro ad essere crollati, passando dalle 341 tonnellate del 2020 alle 130 presumibili dell’intero 2020. (Leggi anche: Crollo oro potrebbe arrivare dall’India)

Crolla domanda per investimenti

Il minore appetito per gli investimenti in oro può spiegarsi in vari modi, uno dei quali riguarda l’inflazione indiana, che tre anni fa superava il 10%, mentre adesso è scesa a poco sopra il 4%, suggerendo una minore necessità della popolazione locale di proteggere il potere d’acquisto con l’acquisto di metallo. Nel frattempo, Nuova Delhi ha disincentivato in vari modi il ricorso all’oro come investimento o anche solo per gli acquisti di gioielleria, imponendo dazi alle importazioni, schemi di monetizzazione (dal successo scarso) e minacciando adesso persino di vietarne le importazioni per un dato periodo.

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Il dollaro ha guadagnato il 25% in due anni contro le principali valute del pianeta e con accelerazione nelle ultime settimane sulle attese di un rialzo dei tassi USA, per cui è come se oggi le quotazioni dell’oro fossero all’incirca quasi a 1.500 dollari.

Oro, prezzi ai minimi da giugno: perché le previsioni sono state sbagliate?

Le quotazioni dell’oro scendono ai minimi da 5 mesi e potrebbero arrivare sotto i 1.200 dollari. La vittoria di Donald Trump ha stravolto lo scenario, ma si prevedeva che avrebbe provocato il trend opposto.

I prezzi dell’oro sono scesi ai minimi da 5 mesi, tornando indietro agli inizi di giugno, quando non si era nemmeno celebrato il referendum sulla Brexit. Le quotazioni sono arrivate ieri fino a 1.213 dollari l’oncia, segnando un calo del 5% rispetto ai livelli appena precedenti alla vittoria a sorpresa del candidato repubblicano Donald Trump alle elezioni USA. Eppure, lo scenario atteso nel caso di tale esito era esattamente l’opposto, ovvero s’immaginava un’impennata dei prezzi del bene-rifugio per eccellenza e un massiccio sell-off sui mercati finanziari. Come mai tali previsioni si sono rivelate del tutto inesatte e ad oggi sono state smentite da un trend persino opposto?

La risposta va ricercata nella “strana” reazione dei mercati finanziari all’esito elettorale. Contrariamente alle attese, dopo qualche ora dallo shock, gli investitori hanno iniziato non solo a somatizzare il dato, ma anche a scontare i probabili effetti benefici di un’amministrazione Trump sul piano economico e finanziario. (Leggi anche: Vittoria Trump, previsioni sbagliate sull’oro)

Il programma di Trump stimolerà l’inflazione USA?

Nonostante sia stato temuto per la sua retorica protezionistica, il tycoon ha presentato un programma basato su tagli delle tasse molto corposi, 1.000 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture pubbliche e deregulation finanziaria. Non per caso, i titoli a volare con la sua elezione sono quelli relativi al comparto costruzioni e bancario-finanziari, questi ultimi giovandosi di un eventuale allentamento delle regole sui capitali e operative.

Se Trump terrà fede alle sue promesse, l’inflazione in America dovrebbe crescere oltre a quanto sinora scontato, perché la sua politica fiscale espansiva avrebbe effetti stimolanti sui prezzi. Una più alta inflazione, però, dovrebbe indurre il mercato a comprare oro, non a venderlo.

Tassi USA più alti

Che il presidente eletto auspicasse una politica monetaria più restrittiva era noto anche prima del voto, ma i mercati ritenevano che nel breve termine sarebbe accaduto l’esatto opposto, ovvero che lo sconvolgimento finanziario seguente a una sua eventuale vittoria avrebbe spinto la Federal Reserve a rinviare il secondo rialzo dei tassi. Poiché ciò non è avvenuto, è la stessa Fed con dichiarazioni di alcuni esponenti del board a segnalare che la stretta ci sarà tra un mese esatto.

Non che manchino potenziali nuove tensioni geo-politiche, in primis, in arrivo dall’Italia e dal resto d’Europa con vari appuntamenti elettorali alle porte, ma al momento ci sarebbero persino le condizioni per una discesa delle quotazioni auree sotto la soglia dei 1.200 dollari all’anno, in linea con il trend di maggio, prima che i sondaggi lanciassero l’allarme Brexit nel Regno Unito. Ad assecondare questa discesa vi è il rafforzamento del dollaro, che contro le principali divise del pianeta ha segnato un +2,5% da martedì scorso. (Leggi anche: Tassi USA, rialzo a dicembre probabile)

Oro, le quotazioni scendono ai minimi

Continua il progressivo declino che colpisce l’asset da quattro anni a questa parte.

Malgrado la debolezza del biglietto verde americano, che durante gli ultimi giorni è terminato sotto l’occhio del ciclone dei venditori sulle aspettative di un rialzo dei tassi di interesse procrastinato al 2020, l’oro pare non essere capace di risollevarsi fino a superare definitivamente la soglia psicologica di 1.200$ l’oncia.

Ogni qualvolta i prezzi toccano quest’area chiave si registra un notevole afflusso di ordini short, che finiscono per far scendere considerevolmente le quotazioni sino ai supporti di breve periodo.

Il metallo prezioso è così tornato a toccare l’area di supporto chiave di 1.170$ l’oncia che, se bucata al ribasso con decisione, potrebbe dare inizio a un approfondimento bearish notevole con primo target tecnico individuabile in area 1.140$ l’oncia, ovvero i minimi toccati il 17 marzo scorso. L’oro sembra stia anche perdendo il suo appeal di bene rifugio, mentre continuano i deflussi dagli Etf che investono nel metallo fisico.

Quali sono le osservazioni degli analisti in merito alle quotazioni di questo asset, il quale è al centro di molte transazioni con opzioni binarie? Vale la pena sentire il parere di una tra le banche più accreditate.

Secondo gli esperti di Barclays l’oro continuerà a rimanere sotto pressione per molto tempo, al punto che la stima sulla quotazione spot per il terzo trimestre è pari a 1.150$ l’oncia (il 2% in meno rispetto ai valori correnti).

Per l’ultimo trimestre dell’anno le prospettive sono leggermente più elevate, a 1.170$ l’oncia. Per l’intero 2020, invece, la previsione è pari a 1.182$. Nel 2020, però, gli specialisti della banca britannica ritengono possa esserci una ripresa fino a 1.215$.

Durante gli ultimi quattro anni l’oro ha sperimentato un progressivo declino, passando da un record assoluto posto a 1.920$ a un bottom di 1.131$ verso fine anno scorso.

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