Oro dal Regno Unito alla Svizzera

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  • Inglese (en) The shady origins of gold refined in Switzerland
  • Spagnolo (es) Los sombríos orígenes del oro refinado en Suiza
  • Portoghese (pt) As origens sombrias do ouro refinado na Suíça
  • Russo (ru) Откуда берётся золото, обогащаемое в Швейцарии?

Rapporto del Consiglio federale Da dove arriva l’oro che arricchisce la Svizzera?

Dalla Svizzera transita la maggior parte dell’oro del mondo. Un business che vale, a seconda degli anni, dai 70 ai 90 miliardi di franchi. Il metallo prezioso giunge in Svizzera in forma grezza e lascia la Confederazione in tutta la sua purezza. Questo oro è a volte prodotto violando i diritti dell’uomo. Un rischio che il Consiglio federale riconosce e proprio sul tema ha recentemente pubblicato un rapporto con il quale stigmatizza lo sfruttamento dei lavoratori e formula diverse raccomandazioni alle aziende svizzere attive nel ramo.

Lingotti d’oro puri al 999,7 per mille.

Le fonderie svizzere lavorano ogni anno il 70% dell’oro grezzo estratto nel mondo. Questo grazie al fatto che quattro dei nove leader mondiali concentrano le loro attività in Svizzera. Anche se questo oro proviene da una novantina di Paesi, circa la metà dell’oro importato per essere lavorato in Svizzera arriva dal Regno Unito, dagli Emirati Arabi Uniti e da Hong Kong. Tre paesi che notoriamente non sono produttori di oro.

L’oro rappresenta il 63% dell’esportazione britannica Link esterno in Svizzera, il 92% delle importazioni dagli Emirati e il 78% da Hong Kong. In Svizzera giunge poi una parte consistente dell’oro prodotto da alcuni Paesi che dipendono in larga misura da questo tipo di esportazioni, come il Burkina Faso Link esterno (l’oro rappresenta il 72% delle esportazioni totali del paese), il Ghana Link esterno (51%) e il Mali Link esterno (77%).

ranking

I primi dieci produttori di oro nel mondo in un grafico verticale

Come si può leggere da questo primo grafico, tra i maggiori produttori di oro ci sono paesi che ancora oggi fanno fatica a riconoscere i diritti dell’uomo. Ma se guardiamo la seconda tabella, possiamo notare come tra i produttori di oro ci siano anche paesi un guerra che spesso usano i proventi dell’oro per finanziare i conflitti. In tutti questi casi si parla di oro illegale o oro sporco o ancora oro insanguinato.

Oro ranking

La classifica dei produttori di oro in un grafico

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Un settore economico di peso

Per far capire quanto sia importante questo settore economico Link esterno per la Svizzera, basti sapere ad esempio che nel 2020 sono state importate 2404 tonnellate di oro per un valore di quasi 70 miliardi di franchi. Nello stesso anno la Svizzera ha esportato oro per quasi 67 miliardi. In altre parole, il 24% delle esportazioni elvetiche e ben il 31% delle importazioni sono legate direttamente all’oro Link esterno .

Per capirci, parlando delle “glorie nazionali”, nello stesso periodo l’industria orologiera elvetica Link esterno ha esportato per poco meno di 20 miliardi di franchi o in altre cifre, circa 24 milioni di orologi. I fabbricanti svizzeri di cioccolata Link esterno hanno esportato per poco meno di un miliardo di franchi, ovvero circa 128’000 tonnellate di cioccolato.

In breve, per pareggiare i conti con il settore dell’oro, si dovrebbe esportare 85 miliardi di tavolette di cioccolata o circa 84 milioni di orologi. Solo il settore chimico-farmaceutico ha un peso specifico maggiore: le aziende elvetiche nel 2020 hanno esportato prodotti per 98 miliardi di franchi.

import

Il grafico mostra le tante categorie di prodotti importati in Svizzera. SI vede chiaramente l’oro in prima posizione

Poca trasparenza

Il commercio dell’oro vale un franco su tre nelle importazioni e un franco su quattro nelle esportazioni. Non proprio noccioline. Interessanti e significativi in tal senso sono i grafici dell’Observatory of Economic Complexity Link esterno .

Questo settore però non è il più trasparente. Anzi. Gli scandali nel passato non sono certo mancati. Dal Perù al Togo Link esterno (leggete questa storia Link esterno . ), dal Burkina Faso Link esterno alla Repubblica democratica del Congo. In tutti questi casi si parla apertamente di oro insanguinato che da questi e altri paesi è arrivato in Svizzera, grezzo e pronto per essere fuso. L’oro nella sua splendida purezza prende poi la via di Gran Bretagna, Cina, India e Hong Kong.

Oro insanguinato

Cosa significa oro insanguinato? Si tratta di oro macchiato di sangue vero proveniente da attività estrattive che violano palesemente i diritti fondamentali dell’uomo.

Metalli preziosi La Svizzera, crocevia dell’oro

La maggior parte dell’oro prodotto nel mondo transita fisicamente dalla Svizzera e in particolare dal Ticino. Quattro delle più importanti .

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 ottobre 2020 11.00 12 ottobre 2020 – 11:00

Oro insanguinato significa anche violazione dei diritti dei popoli autoctoni, della loro autodeterminazione e delle loro terre.

Le attività estrattive illegali causano anche danni ambientali, dovuti all’inquinamento da metalli pesanti. Non da ultimo a volte oro rima anche con finanziamento dei conflitti, criminalità organizzata e riciclaggio di denaro.

E parte di questo oro arriva in Svizzera per essere lavorato. Da anni il Governo elvetico è cosciente che questo rischio esiste. In un rapporto sul commercio dell’oro Link esterno pubblicato nei giorni scorsi ribadisce di non potere escludere che oro prodotto in violazione dei diritti dell’uomo sia importato in Svizzera.

Oro insanguinato bis: origine e tracciabilità

In un comunicato congiunto Link esterno diverse Ong elvetiche attive nella difesa dei diritti umani convengono che l’analisi del Consiglio federale individua i problemi più importanti in questo settore ad alto rischio, ma le soluzioni proposte, aggiungono, sono insufficienti.

Uno dei maggiori problemi è legato alla provenienza dell’oro. Più del 50% dell’oro che entra in Svizzera arriva da Gran Bretagna, Emirati Arabi Uniti e Hong Kong. Paesi che notoriamente, come la stessa Svizzera, non sono produttori di oro. Semplicemente sono i paesi terminali di raccolta dell’oro grezzo.

Provenienza dell’oro

L’oro rappresenta il 24% delle esportazioni di Hong Kong Link esterno (circa 30 miliardi di dollari), il 16% degli Emirati Arabi Uniti Link esterno (27 miliardi di dollari) e il 4% del Regno Unito Link esterno (15 miliardi di dollari).

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“Le raffinerie che lavorano l’oro in Svizzera – chiarisce Marc Ummel, responsabile della politica di sviluppo nel settore delle materie prime a Swissaid, – in molti casi conoscono perfettamente l’origine della materia prima. Semplicemente non danno questa informazione”. E se il Consiglio federale nel suo rapporto riconosce che la tracciabilità dell’origine dell’oro è essenziale, nella pratica le autorità preposte si accontentano generalmente di sapere qual è l’ultimo paese di spedizione che la maggior parte delle volte non coincide con il paese produttore.

Per risolvere questa problema, per Marc Ummel la soluzione è a portata di mano: “Noi chiediamo alla Confederazione di obbligare l’Amministrazione federale delle dogane Link esterno a applicare la legge che obbliga gli importatori a dichiarare sia il paese di spedizione sia il paese d’origine delle merci. In verità questi importatori, rifiutando di dichiarare il paese d’origine dell’oro, violano da anni la legge senza che sia presa alcuna misura”.

export

Il grafico mostra come alcuni paesi africani esportano in Svizzera quasi unicamente oro

In tutti questi anni – aggiunge Ummel – i rappresentanti dell’industria dell’oro continuano a raccontare che vogliono migliorare la qualità dell’informazione “ma cosa significa? Da un lato basterebbe migliorare la tracciabilità dell’oro, indicarne il paese d’origine e la miniera. Dall’altro, per migliorare la trasparenza sulle condizioni di produzione dell’oro, le analisi dei rischi e il dovere di diligenza delle aziende dovrebbero essere pubbliche.”

Standard in materia di responsabilità

1) Direttive della Responsible Gold Guidance Link esterno che si basano sulle linee guida dell’OCSE sul dove di diligenza per una catena di approvvigionamento responsabile dei minerali (inclusa la lotta contro l’oro proveniente dai conflitti, contro il riciclaggio, contro il finanziamento del terrorismo.

2) Certificazione della Responsible Jewellery Council Link esterno : con questa certificazione si vuole assicurare pratiche responsabili lungo tutta la catena di approvvigionamento.

C’è poi anche la Better Gold Initiative (BGI) Link esterno lanciata dalla Svizzera nel 2020 che sviluppa filiere per una produzione responsabile dell’oro.

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Controlli solo su base volontaria

Come lo stesso rapporto del governo afferma, le raffinerie svizzere attuano standard “volontari” per garantire una produzione in linea con le norme sociali e ambientali. Nessun obbligo in tal senso.

La stessa Confederazione promuove (e non obbliga) gli standard sviluppati dall’OCSE Link esterno e incoraggia (ancora una volta non obbliga) le imprese ad attuarli.

La Better Gold Initiative (BGI) è un’iniziativa lanciata dalla Svizzera nel 2020 in Perù per creare filiere dell’oro estratto da miniere artigianali che rispettano gli standard volontari di sostenibilità. Il progetto ha permesso di estrarre e commercializzare, dal 2020 al 2020, circa 2,5 tonnellate di oro prodotto in maniera responsabile. Un’iniziativa lodevole ma che rappresenta circa lo 0,015% della produzione annua mondiale.

Legislazione volenterosa ma lacunosa

La legislazione in vigore in materia di commercio dell’oro, ricorda il Consiglio federale, è una delle più severe del mondo. La legge sul controllo dei metalli preziosi e la legge sul riciclaggio di denaro mirano a garantire che l’oro lavorato dalle raffinerie non provenga da attività illecite. Una presa di posizione che Marc Ummel non condivide: “… non è proprio vero. L’Unione Europea e persino gli Stati uniti Link esterno hanno leggi più severe. La legge svizzera, è vero, cerca di mettere un freno all’oro illegale ma – per stessa ammissione del governo – non comprende disposizioni esplicite relative al rispetto dei diritti dell’uomo. Per questo motivo l’iniziativa per le multinazionali responsabili è più che mai essenziale”. Nonostante l’ammissione però, il Consiglio federale non riconosce la necessità di legiferare in materia.

Le esportazioni d’oro dal Regno Unito alla Svizzera si sono moltiplicate per 12 negli ultimi 8 mesi

30 ottobre 2020 in Oro

Durante il 2020 (fino ad agosto), le esportazioni d’oro dal Regno Unito alla Svizzera sono aumentate fino a raggiungere le 1016,3 tonnellate, mentre nello stesso periodo dell’anno scorso ammontavano a 85,1. Le esportazioni d’oro si sono quindi moltiplicate per dodici.

La spettacolare crescita delle esportazioni d’oro dal Regno Unito alla Svizzera è dovuta al movimento delle riserve d’oro di proprietà dei fondi quotati in oro ETF, i quali stanno vendendo il supporto dei titoli emessi nel sudest asiatico. Prima di dirigersi verso la Cina, l’India o altre nazioni, passa dalle raffinerie svizzere.

I deflussi d’oro degli inventari dei fondi ETF ammontano a 670 tonnellate nel 2020. Questa situazione contrasta con le 332,3 tonnellate all’anno che entravano in media negli ultimi cinque anni.

Secondo la banca australiana Macquarie, i reintegri nei depositi dei fondi quotati provengono soprattutto dal fondo ETF più grande al mondo, l’SPDR Gold Trust. Nonostante sia quotato nella Borsa di New York, le riserve principali dell’SPDR si trovano nei depositi della banca HSBC di Londra. Nel 2020 il deflusso d’oro dai suoi depositi ammonta a 465 tonnellate.

Questa interpretazione dei movimenti nel mercato dell’oro è fortemente sostenuta attraverso i fatti che espone la banca Macquire, il cui rappresentate in questo settore è Matthew Turner. L’oro tolto delle riserve degli ETF è venduto ad aziende e privati in Asia. Ma, prima di raggiungere il continente asiatico, passa dalla Svizzera per la raffinazione.

La raffinazione consiste nel fondere i lingotti più grandi e pesanti per crearne dei nuovi più piccoli, o di altre forme più adeguate ai gusti dei consumatori asiatici. L’oro non viene destinato solo al consumo privato, ma anche a depositi di istituzioni finanziarie o singoli investitori.

La visione di Matthew Turner è condivisa dall’analista della Barclays, Suki Cooper: “Dati i deflussi dai fondi ETF, la forte domanda in Asia e la capacità di raffinazione della Svizzera, è possibile che il metallo giallo finisca in Asia passando dalla Svizzera”.

L’oro da Londra alla Svizzera

Chi sta facendo il pieno d’oro? Una domanda fondamentale per conoscere la domanda e l’offerta del bene rifugio d’eccellenza, al fine di scommettere in modo sicuro e remunerativo per il futuro. Una risposta interessante è stata data dagli analisti che hanno osservato un movimento dal Regno Unito alla Confederazione Elvetica.

Il dato riportato è il seguente: nel primo semestre del 2020, da Londra sono passate in svizzera circa 800 tonnellate d’oro. Per il valore del metallo in questione si tratta di un’operazione valutata in 2,6 miliardi di euro. Dalla Svizzera, però, fanno capire che non è colpa dei loro connazionali se c’è stato questo movimento, visto che un acquirente d’oro su due è italiano.

Per capire l’importanza di questo spostamento è bene fare un paragone con l’anno scorso. Nel 2020 sono stati spostati da Londra alla Svizzera, circa 80 tonnellate d’oro in sei mesi. Questo vuol dire che il momento in atto è dieci volte superiore a quello registrato l’anno scorso. Molto interessante il controvalore acquistato dall’oro in questo passaggio. Dal Regno Unito alla Confederazione Elvetica, il controvalore del metallo prezioso è di 2 miliardi e 600 milioni di euro.

Tutta l’operazione sembra dovuta al fatto che molti risparmiatori hanno detto addio all’oro di carta per comprare dei veri lingotti da conservare nei caveaux elvetici.

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