Oggi notizie sull’inflazione in Europa. Non perdere le news per tradare il forex

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Contents

Forex trading e forex broker Guida completa al trading sul mercato forex

ForexTime24 nasce dall’esperienza di un gruppo di trader professionisti. Ci occupiamo in maniera professionale di forex trading e abbiamo deciso di mettere a disposizione di tutti le nostre conoscenze specifiche sul forex e sui migliori broker per operare sul mercato. Il primo passo per avere successo con il forex è scegliere nel migliore dei modi il forex broker. Se vuoi fare forex trading in tutta sicurezza ti consigliamo di scegliere la piattaforma 24Option (servizio CFD). Puoi aprire il tuo conto gratuito cliccando qui. Per coloro che siano alla prima esperienza di trading sul forex, consigliamo Iq Option.

Il broker Iq Option, infatti, è facilissimo da usare anche per un principiante. Inoltre consente di cominciare a operare con soldi veri con un capitale iniziale di appena 10 euro. Per iscriverti a Iq Option, clicca qui. Sia Iq Option che 24Option sono completamente gratuiti e mettono a disposizione un conto demo illimitato e senza vincoli.

La tabella contiene i migliori broker forex secondo la nostra valutazione:

Caratteristiche Tipo Deposito min.
Demo gratis, deposito minimo 10€ CFD 10€ Apri un conto
Formazione gratuita, segnali di trading CFD 250$ Apri un conto
Le migliori piattaforme di trading

Tutti i broker presenti in classifica sono rigorosamente autorizzati e regolamentati, in modo da garantire la massima affidabilità, onestà e sicurezza. Possiamo dire che si tratta dei broker forex più affidabili presenti sul mercato. Sconsigliamo vivamente di utilizzare broker che non siano autorizzati perché possono comportare problemi significativi.

Per costruire la classifica dei migliori broker abbiamo tenuto conto dei fattori più importanti come ad esempio la convenienza degli spread, la facilità d’uso della piattaforma, la possibilità di tradare altri strumenti finanziari oltre alle valute forex.

In effetti tutti i broker presenti in classifica garantiscono la possibilità di operare, oltre che su forex, anche su azioni quotate nelle principali borse mondiali, materie prime e bitcoin.

Si tratta degli strumenti più flessibili, affidabili e completi disponibili oggi sul mercato per fare forex trading e guadagnare senza sorprese. Iq Option e 24option, invece, sono adatti anche a chi non ha nessun tipo di esperienza sul forex perché sono veramente semplici da utilizzare.

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Forex trading

ForexTime24 è un portale web indipendente, non legato a nessun forex broker in particolare. Siamo trader professionali, quindi i nostri redditi dipendono in maniera preponderante dai guadagni che riusciamo a fare con il trading online. Possiamo dire, per usare un’espressione semplificata, che siamo riusciti a vivere di trading forex.

Può sembrare difficile a chi è agli inizi ma non lo è. Anzi, è decisamente più facile di quello che comunemente si pensa. Ci sono però delle condizioni assolutamente necessarie per raggiungere il successo. La prima condizione è quella di avere almeno una formazione di base su quello che è il forex trading. ForexTime24 nasce anche con lo scopo di fornire una formazione a tutti coloro che si avvicinano per la prima volta al mercato forex. Iniziare a fare forex trading senza sapere che cosa sia il trading è una follia che può causare delle perdite di denaro. Non è nulla di difficile, ma sicuramente il forex non è un gioco e tanto meno una scommessa.

La seconda condizione assolutamente necessaria per guadagnare con il forex trading è utilizzare i servizi di un broker di alta qualità. Abbiamo già accennato al fatto che il broker deve essere rigorosamente autorizzato e regolamentato da CONSOB o dalle competenti autorità del paese dove ha la sede legale. Ma questo non basta: per guadagnare davvero sul mercato forex bisogna avere l’intelligenza di scegliere esclusivamente i migliori broker, quelli più convenienti, senza commissioni e con spread bassi. Dedicheremo su ForexTime24 ampio spazio alla segnalazione e classificazione dei migliori broker.

Forex trading cos’è

Prima di proseguire, è bene però fare un’analisi approfondita per capire che cos’è il forex trading e come funziona. Il principio alla base di tutto è che le valute hanno prezzi che variano continuamente per i motivi più vari. Il valore relativo di una valuta rispetto ad un’altra dipende sostanzialmente dalla forza relativa delle rispettive economie, dallo stato della bilancia dei pagamenti, dallo stato delle finanza pubblica dei due paesi, dal valore del tasso ufficiale di sconto applicato. Tutti questi fattori variano continuamente e quindi le quotazioni delle coppie di valute sono soggetti a oscillazioni continui, talvolta lievi, talvolta marcati. Questi cambiamenti possono essere continui nel tempo o possono essere concentrati in determinati momenti, ad esempio in contemporanea con eventi macroeconomici rilevanti.

Per guadagnare con il forex trading è sufficiente prevedere con anticipo il verificarsi di questo momento.

Queste strategie possono essere suddivise in strategie di analisi fondamentale e strategia di analisi tecnica. L’analisi fondamentale lavora basandosi su dati macroeconomici come ad esempio lo stato dell’economia dei due Paesi e della rispettiva finanza pubblica o le decisioni delle due banche centrali.

Le strategie di analisi tecnica, invece, si basano sull’osservazione dei grafici che rappresentano l’andamento relativo delle due valute che si vogliono tradare. Osservando i grafici, infatti, è possibile individuare pattern o schemi che si ripetono con un’elevata probabilità e quindi agire di conseguenza.

La maggior parte dei trader utilizza una intelligente combinazione delle due tecniche per raggiungere i migliori risultati possibili.

Forex trading demo

Quando si fa forex trading si rischiano dei soldi. Se la strategia è buona e il broker che si utilizza è uno dei migliori, il rischio è ovviamente molto basso ma esiste sempre. Il principiante che vuole operare senza nessun tipo di rischio per valutare una nuova piattaforma o semplicemente per prendere confidenza con il forex trading può utilizzare le demo.

Un conto demo è un particolare conto messo a disposizione da un broker per operare sul mercato senza nessun tipo di rischio in quanto i soldi utilizzati per il trading sono virtuali. Quindi quando si perde si perdono soldi virtuali e quando si guadagna si guadagnano soldi virtuali.

Dal punto di vista tecnico, il forex trading demo è identico in tutto e per tutto al normale forex trading e questo garantisce un alto valore didattico. Insomma, se stai imparando una nuova strategia, puoi provarla subito sul conto demo senza rischiare di perdere dei soldi per un errore dovuto all’inesperienza.

Tuttavia non si può dare troppa importanza ai conti demo: il problema sta nel fatto che il trading demo non è adatto a riprodurre gli stati emozionali che caratterizzano il trading con soldi reali. L’applicazione di una strategia nuova su di un conto demo è un fatto tutto sommato meccanico che non coinvolge nessuna emozione. Lo possiamo definire quasi un gioco.

Quando operiamo con soldi veri, invece, tutto è diverso. Abbiamo paura di perdere i nostri soldi ma allo stesso tempo siamo avidi, vogliamo guadagnare sempre di più. Le emozioni possono essere utili ma possono anche giocarci brutti scherzi. Siamo umani e non possiamo azzerare le emozioni ma possiamo imparare a controllarle. I grandi trader, coloro che sul forex riescono a guadagnare milioni di euro, sono proprio coloro che imparano ad utilizzare le proprie emozioni, a canalizzarle per moltiplicare i guadagni.

Le demo, purtroppo, non possono insegnare a controllare le proprie emozioni. Le demo non danno emozioni, al massimo possono annoiare. Ecco perché non è consigliabile, per i principianti, dedicare troppo tempo a operare in modalità demo.

La cosa migliore da fare per imparare è aprire un conto di trading reale, magari effettuando un deposito inizialmente basso se proprio si ha paura di perdere i propri soldi. Se il broker è autorizzato e regolamento, in ogni caso, si può decidere di depositare qualunque cifra perché la CONSOB garantisce il diritto di riprendersi i propri soldi in ogni momento.

Per chi vuole operare in modalità demo, suggeriamo 24Option (clicca qui per la demo) e Iq Option (clicca qui per la demo). Entrambi questi broker mettono a disposizione una demo assolutamente gratuita, senza vincoli e senza limitazioni.

Forex trading strategie

A questo punto possiamo approfondire il discorso relativo alle strategie per fare forex trading. Abbiamo già detto che esistono sostanzialmente due classi di strategie forex: strategie di analisi tecnica e strategie di analisi fondamentali.

Ancora prima di scegliere quale strategia utilizzare bisogna però considerare alcuni aspetti fondamentali. Il primo è che nessuna strategia funziona se non la si segue con disciplina. La disciplina è una virtù fondamentale del trader che riesce a guadagnare molto. Spesso si pensa a questo tipo di trader come un eccentrico milionario che opera in modo sgretolato, quasi un genio pazzo da film.

Ebbene, questi trader milionari sono estremamente disciplinati quando fanno trading. La maggior parte ha una vita privata che sarebbe un eufemismo definire sgretolata (tanti soldi guadagnati velocemente purtroppo possono dare alla testa) ma quando sono davanti ad un computer per fare trading si comportano sempre con disciplina. Senza disciplina si perde.

Ma che cosa significa? Significa che quando si sceglie una strategia da seguire per fare forex trading, poi bisogna seguirla in maniera costante, senza cambiare ogni due operazioni. Seguire una strategia in maniera discontinua, magari sotto l’influenza delle proprie emozioni, equivale a giocare con il forex. E se giochi, perdi sicuro.

I passi da fare quindi per fare trading nel mercato forex sono:

  1. Aprire un conto di trading su un broker di qualità come 24option (clicca qui) o Iq Option (clicca qui)
  2. Scegliere una strategia di trading
  3. Applicare la strategia di trading con disciplina e costanza
  4. Valutare il risultato ottenuto in un arco di tempo sufficientemente ampio
  5. Eventualmente: cambiare strategia se i risultati ottenuti non sono positivi

Insomma, le strategie vanno valutate sul campo in maniera razionale, non sulla spinta di un’emozione momentanea. E’ ovvio che vanno anche scelte a priori in maniera razionale, cercando di capire se può funzionare o meno.

I trader esperti di solito utilizzano molte strategie, cioè adattano il loro operato alle reali condizioni di mercato. Non è difficile imparare a farlo e con un po’ di esperienza si riesce a padroneggiare anche questa tecnica.

Money management e forex trading

Non basta scegliere strategie di forex trading che funzionano, bisogna anche applicarle in maniera appropriata, facendo money management.

Il money management nel forex trading consiste nella gestione intelligente del capitale a disposizione
e si pone l’obiettivo di minimizzare il rischio di perdere soldi.

I rischi nel forex possono essere suddivisi in due grandi categorie: rischi che si possono azzerare e rischi che si possono solo controllare. Tra i rischi che si possono azzerare possiamo annoverare senz’altro quelli legati al forex broker: è sufficiente scegliere un broker affidabile, sicuro e autorizzato dalla CONSOB per avere la certezza di operare senza nessun tipo di problema, fregatura o truffa. Esistono però dei rischi che si possono solo controllare, come i rischi legati all’andamento del mercato.

Il concetto alla base è che non esiste nessuna strategia in grado di garantire il 100% di successo. Se qualcuno prova a venderti una strategia che garantisce che ogni operazione fatta sul forex si chiuderà in profitto, sta provando a truffarti.

Le strategie forex vincenti sono quelle che garantiscono la possibilità di chiudere con profitto la maggior parte delle operazioni. Nessuna strategia è esente da perdite. Una strategia forex vincente, ad esempio, potrebbe chiudere in attivo 9 operazioni su 10, con i profitti che teoricamente sono 10 volte superiori rispetto alle perdite.

Perché teoricamente? Perché tutto dipende dal money management. Se applico correttamente il money management allora sicuramente le perdite saranno solo un decimo rispetto ai profitti e la strategia funzionerà alla grande. Se non faccio money management non posso nemmeno prevedere quello che succederà.

Esistono varie strategie di money management, la più efficace è anche quella più semplice. Dato il capitale inizialmente depositato sul conto di trading forex, si investe su ciascuna operazione fatta sul mercato solo il 2%. Gli esperti possono arrivare al 5% ma non di più.

In questo modo, un’operazione che si chiude in perdita ha un effetto irrisorio sul capitale totale visto che impatta solo sul 2% del capitale stesso. Se non si applica il money management e si investe tutto il capitale su una singola operazione, il rischio è elevatissimo. Si rischia che quella singola operazione chiuda in perdita, con effetti devastanti e difficilmente recuperabili.

Come si vede non è nulla di complicato: si tratta solo di suddividere il capitale presente sul conto di trading in piccole parti. Tuttavia questa semplicissima tecnica può fare la differenza tra guadagnare e perdere quando si opera sul forex.

Forex trading system

Il rischio di trading può essere ulteriormente ridotto e controllato implementando un forex trading system. Si tratta di una caratteristica avanzata, messa a disposizione dai migliori forex broker, che serve a controllare in modo preciso il rischio di trading. In pratica un forex trading system specifica quando il broker deve chiudere una determinata operazione anche senza l’intervento diretto del trader.

I parametri fondamentali per creare un trading system sono due: stop loss e take profit. Uno stop loss dice al broker di chiudere una determinata operazione sul forex se si raggiunge una determinata perdita. In questo modo il trader può decidere qual è la cifra massima che è disposto a perdere e avrà la certezza che non perderà più di quella cifra.

Da notare che impostare il livello giusto di stop loss non è facile ed è qualcosa che si impara con l’esperienza. Se lo stop loss fosse troppo piccolo si rischia di chiudere operazioni che hanno perdite piccole e momentanee ,che si sarebbero riassorbite rapidamente per trasformarsi in profitti. Se invece lo stop loss è troppo grande, aumenta il rischio di subire perdite.

Il take profit specifica, invece, al broker di chiudere un’operazione quando si raggiunge un determinato livello di profitto. In questo modo il trader può avere la certezza di portarsi a casa un guadagno senza rischiare che le condizioni di mercato mutino trasformando il profitto in una perdita.

Anche l’impostazione del take profit richiede una certa esperienza, tuttavia si tratta di un parametro molto meno critico rispetto allo stop loss.

Il rischio nel forex trading

Abbiamo ripetuto più volte che il rischio di trading non si può eliminare ma solo controllare e abbiamo anche presentato il money management e i trading system che aiutano proprio a controllare il rischio.

Ma che cosa significa che il forex è rischioso? Calcoliamo la perdita massima che posso subire con il forex trading se utilizzo correttamente money management e trading system (ed è facile farlo). Impostiamo il limite per il money management al 2% (è la soglia consigliata per i principianti) e impostiamo anche al 2% la soglia per lo stop loss (l’operazione sarà chiusa se la perdita supera il 2% del capitale totale).

Supponiamo di fare un deposito iniziale di 1.000 euro. Il 2% di 1.000 euro è 20 euro. Il 2% di 20 euro è 40 centesimi. In pratica, su un capitale iniziale di 1.000 euro, il rischio è di 40 centesimi per operazione avendo impostato i parametri in modo accettabile.

Quando si legge che il forex trading è rischioso bisogna sempre tenere a mente questi numeri e ricordarsi di applicare money management e trading system. Senza questi fondamentali elementi si può perdere il 100% del capitale in una singola operazione. Se si opera con intelligenza e con semplici accorgimenti (alla portata anche del principiante più inesperto) il rischio è di appena 40 centesimi ogni 1.000 euro.

Forex trading automatico

Esistono tecniche per fare forex trading in automatico? Il trading automatico funziona davvero? La risposta è sì ad entrambe le domande, il trading automatico esiste e può essere un modo per guadagnare soldi sfruttando le oscillazioni del mercato forex.

Esistono varie tecniche di trading automatico e vari livelli di automatizzazione ma bisogna premettere che il responsabile ultimo è sempre il trader. E’ lui che sceglie il metodo di trading automatico e lo deve quindi valutare correttamente ed è sempre lui che preme il bottone start. La responsabilità è sua, insieme ai guadagni.

Quali sono i principali sistemi di forex trading automatico?
Sostanzialmente possiamo riassumere i sistemi di trading automatico in due grandi categorie: forex robot e social trading.

I forex robot sono software che possono essere eseguiti automaticamente da un broker forex. Di solito si utilizzano con broker basati sulla piattaforma Metatrader. Questi robot implementano una strategia, quindi eseguono operazioni sul mercato in risposta a determinati stimoli.

E’ possibile guadagnare sul forex con i robot? In teoria sì ma tutto dipende dalla qualità del robot. Se chi ha programmato il robot è bravo, conosce le strategie e conosce anche a fondo la programmazione, allora si guadagna, ovviamente considerando il lungo periodo, anche in questo caso dobbiamo ricordarci sempre che sulla singola operazione fatta sul mercato non possiamo dire nulla. Se invece chi ha programmato il robot non era esperto, allora i risultati sono solitamente disastrosi.

La maggior parte dei robot che funzionano sono a pagamento. Chi li vende di solito promette sempre risultati strabilianti ma non si ha mai la possibilità di controllare che questi risultati siano veritieri e non inventati. L’unico modo di verificare se un robot funziona è comprarlo (spendendo migliaia di euro alle volte) e poi provarlo per verificare se garantisce i profitti previsti.

Non possiamo basarci, purtroppo, sulle recensioni che si trovano su forum o gruppi di discussione perché nella grande maggioranza dei casi si tratta di recensioni fasulle, scritte dagli stessi venditori del software.

Il modo migliore per fare forex trading automatico è costituito dal social trading. La migliore piattaforma di social trading al mondo è gestita da eToro ed è completamente gratuita. Tutti coloro che dispongono di un conto di trading forex su eToro (puoi aprirlo facilmente cliccando qui) hanno diritto ad utilizzare gratis il social trading.

In che cosa consiste il social trading? Il social trading consiste semplicemente nel fare trading copiando e ovviamente si copiano i più bravi.

La piattaforma di eToro (clicca qui per iscriverti) è per molti versi simile ad un social network: i trader che vogliono partecipare (la partecipazione è gratuita ma ovviamente non obbligatoria).

Grazie alla piattaforma eToro, dunque, è possibile fare trading sul forex e sugli altri principali mercati finanziari copiando i trader più bravi. Il sistema è completamente automatico: i trader migliori vengono messi in evidenza in speciali classifiche. A ciascun trader sono associati parametri come rendimento netto mensile e coefficiente di rischio. Non è difficile, dunque, selezionare i migliori trader. Una volta fatta la selezione, sarà la piattaforma che in automatico gestirà la copia.

Attenzione: non possiamo pensare che i soldi guadagnati in questo modo siano facili o completamente automatici. Il ruolo del trader che copia è importantissimo: deve verificare costantemente i risultati ottenuti, per verificare che sta ottenendo i profitti attesi.

Da notare che non conviene seguire un solo trader guru: molto meglio diversificare. Non è detto infatti, che un trader che abbia ottenuto risultati eccezionali nel passato possa ripetersi. Se però si diversifica e si seguono più trader, la legge dei grandi numeri ci garantisce che i risultati saranno comunque positivi, a patto di aver scelto trader che nel passato hanno guadagnato, ma questo è ovvio.

Per aprire subito il tuo conto gratuito su eToro clicca qui: è la miglior soluzione di social trading per guadagnare con il trading automatico oggi disponibile sul mercato.

Chiudiamo questo paragrafo dedicato al trading forex automatico diffidando i trader meno esperti da cercare soluzioni eccessivamente facili: i soldi facili, purtroppo, non esistono. Fare soldi con il social trading di eToro richiede tempo e attenzione per la selezione e il monitoraggio continuo dei trader da copiare, non basta aprire un conto e aspettare che i soldi arrivino.

Forex trading opinioni

La questione dei soldi facili è particolarmente importante. Quando si parla di forex, infatti, sono in molti a pensare ai soldi facili. Ribadiamo il concetto ancora una volta: i soldi facili nel forex non esistono. In effetti non esistono proprio. Uno dei più grandi economisti della storia, Milton Friedman, diceva che i pasti gratis non esistono. Il guadagno sul forex si ottiene con l’impegno, la determinazione, la capacità di andare fino in fondo qualunque cosa succeda.

Ma chi ha diffuso l’idea che il forex sia una specie di campo dei miracoli dove i soldi crescono sugli alberi? Purtroppo c’è una fiorente industria fatta di venditori di corsi, online e dal vivo, di libri, ebook, video. Tutte queste persone hanno bisogno di far credere alla gente che il forex sia una sorta di macchina da soldi, dove tutti possono guadagnare senza fare niente e senza sapere niente. Queste opinioni poi vengono veicolate attraverso i forum finanziari, dove la mancanza assoluta di un controllo editoriale fa sì che tutte le opinioni, anche le più bislacche, siano prese per vere, soprattutto dai trader meno esperti e dagli aspiranti trader.

Ora è vero che con il forex si possono guadagnare soldi, molti soldi, ma è assolutamente falso che questi soldi arrivano senza fare niente. Ancora più falso che si possa imparare a guadagnare sul mercato forex usando ebook che spiegano come diventare ricchi in 7 giorni. Per la cronaca, nessuno è mai diventato ricco in 7 giorni e probabilmente nemmeno in 7 mesi.

Un’altra opinione fallace che sui forum trova ampio spazio è che il forex sarebbe una sorta di truffa legalizzata. Ora, che sul forex si possano perdere soldi non ci sono dubbi, soprattutto se si è incapaci, poco preparati o convinti che il forex sia un modo per fare soldi facili. Ma da qui a dire che il forex sia una truffa legalizzata ce ne vuole. Chi opera seriamente, con i broker adeguati, guadagna. Le truffe ci sono, ma di solito chi viene truffato ha scelto male il broker, ad esempio selezionando un broker non autorizzato e regolamentato CONSOB. Altre volte, ci sono trader che hanno solo la percezione di essere stati truffati ma in realtà hanno perso dei soldi che meritavano di perdere, per incapacità, impreparazione, mancanza di coraggio.

Purtroppo i forum sono aperti a tutti ed è troppo facile scrivere pubblicamente di essere stati truffati. Il problema è che poi ci sono lettori che ci credono.

Primo taglio dei tassi FED in arrivo? Analisi Forex 14 Giugno 2020

Il Dollaro USA ha toccato il massimo delle ultime 3 settimane durante la sessione di venerdì 14 giugno 2020. Gli investitori si stanno infatti preparando all’incontro della Federal Reserve, schedulato per la prossima settimana, dove potrebbe decidersi il primo taglio dei tassi d’interesse USA del decennio. Un evento più unico … (Continua a leggere)

Come investire nel bitcoin utilizzando i brokers di CFD

Chi intende investire nel Bitcoin può farlo utilizzando i brokers di CFD. Si tratta di strumenti regolamentati e assolutamente gratuiti, che permettono di fare trading online senza l’acquisto di una moneta virtuale o come si usa dire, Criptovaluta. In questo articolo si scoprirà cosa sono i CFD e come si … (Continua a leggere)

Analisi Tecnica Forex Dollaro USA 16 Febbraio 2020

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Analisi Forex 20 Gennaio 2020

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Dollaro USA Analisi Forex 12 Gennaio 2020

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Analisi Forex 1 Dicembre 2020 – Il Dollaro fatica

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Analisi Forex 24 Novembre 2020

Venerdì il dollaro ha oscillato verso il nuovo minimo dell’ultimo mese contro le altre principali valute, durante una sessione prevalentemente tranquilla, mentre i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve hanno continuato a frenare la domanda per il biglietto verde. (Continua a leggere)

GBP/USD Analisi Tecnica e Fondamentale 13 Novembre 2020

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Analisi Forex 13 Ottobre 2020

Il Dollaro USA è riuscito a chiudere la settimana con un pareggio delle perdite contro gran parte delle valute concorrenti durante la sessione di venerdì, aiutato anche dal forte sentiment USA, anche se in realtà un report sull’inflazione USA rilasciato precedentemente ha continuato a pesare sui mercati. (Continua a leggere)

Il Dollaro si indebolisce mentre l’Europa spinge

I titoli europei sono risultati alquanto misti durante la sessione di giovedì, mentre invece il Dollaro USA ha deciso di retrocedere, dando indietro una parte dei recenti guadagni. (Continua a leggere)

Categoria: Notizie Economiche

Dollaro in calo, si attendono i dati dei libri paga

Il dollaro ha fatto segnare delle perdite modeste nel corso delle prime ore della giornata di oggi dopo aver subito una battuta d’arresto in seguito a dei nuovi segnali che l’economia degli Stati Uniti ha rallentato in modo significativo nel corso del primo trimestre. I datori di lavoro privati hanno ​​aggiunto un minor numero di lavoratori da più di un anno a marzo e l’attività delle fabbriche ha colpito un minimo di due anni.

I rendimenti del Tesoro sono scesi con il rendimento del benchmark a 10 anni in calo al di sotto dell’1,9 per cento. Questo a sua volta ha compromesso il biglietto verde, che ha perso terreno nei confronti di un paniere di principali valute. USD è caduto a ¥ 119,42 da livelli sopra 120.00, prima di stabilizzarsi a 119.66 in Asia. L’euro è salito a 1,0800 dollari, da una settimana di minimi a 1,0713 dollari. Al contrario, i dati in Europa sono molto più incoraggianti con l’attività manifatturiera in tutta la zona euro che sta accelerando e l’aggiunta di nuovi segni che economia del blocco si sta riprendendo. I tori del dollaro puntano ora le loro speranze sui libri paga non agricoli dovuti domani. Gli analisti interpellati da Reuters si aspettano un aumento di 245.000 a marzo, a seguito di un guadagno di 290.000 nel mese di febbraio.

Come promemoria del contesto più ampio, un’altro dato sopra 200.000 a marzo rappresenterebbe il 13° di fila, una serie di forza persistente che non è stata vista mai dal 1977.

Le valute delle materie prime hanno avuto una notte varia, con il dollaro canadese che ha beneficiato di un aumento dei prezzi del petrolio. Ma i prezzi persistentemente deboli del minerale di ferro hanno mantenuto l’omologo australiano sotto pressione, mentre un ulteriore calo dei prezzi ha pesato sul dollaro della Nuova Zelanda. Il loonie era pari a 1,2615 dollari per USD, continuando a recuperare da un minimo di 1,2784 dollari per USD dopo che il petrolio è salito del 5 per cento ieri. L’australiano, dall’altro lato, si trova a $ 0,7600, ad un soffio dal minimo di sei anni a 0,7561 dollari mentre i prezzi del minerale di ferro hanno colpito nuovi minimi. Il minerale di ferro è la più grande esportazione in Australia.

Sui prezzi ha pesato anche un aumento dell’offerta, con i valori del latte che sono scesi durante questa settimana, il che ha portato il kiwi ad un valore di $ 0,7392, da quello di $ 0,7490.

Molti centri finanziari a livello globale saranno chiusi domani per le vacanze di Pasqua, dunque il commercio potrebbe probabilmente avere dei volumi in netto calo.

Le migliori coppie di valute per il 2020

L’euro si trova ad affrontare un problema pesante, con i dati deboli che arrivano dalla zona euro e il fallimento della BCE di fornire un concreto aiuto economico alle imprese. La sterlina ha parimenti subito un calo, il 2020 dovrebbe portare a dei grandi movimenti dato che entrambe le valute sono impostate per affrontare 12 mesi molto tesi, con una nuova serie di sfide. Il grande evento nel 2020 sono le elezioni politiche nel Regno Unito, che sono sempre più importanti per il crescente sentimento anti-UE da parte dell’UKIP. A differenza delle ultime elezioni generali, in cui una minoranza Tory potrebbe più facilmente far stare tranquilli i mercati, l’elezione del 2020 è molto più incerta e potrebbe portare ad una grande volatilità per questa coppia di valute.

Il rapporto tra l’euro e la sterlina è complicato ulteriormente dall’incombente allentamento quantitativo della BCE. Il presidente della Banca, Mario Draghi, ha messo in piedi il più grande aiuto economico in favore dell’Europa e prima o poi sarà costretto a scegliere un percorso alternativo per l’economia della zona euro, con o senza il pieno consenso della Germania.

Come si è visto con l’effetto sullo yen dopo la decisione della Banca del Giappone relativamente al suo quantitative easing, nel primo semestre dell’anno la sterlina dovrebbe essere la migliore scommessa contro l’euro. Tuttavia, un rovesciamento di questo rapporto potrebbe essere possibile a metà 2020, con il Regno Unito si prepara all’elezione più imprevedibile da decenni a questa parte.

Un’altra coppia di valute importante è USD / RUB, con i grafici che hanno messo in evidenza, nell’ultimo periodo, una grande salita del dollaro americano contro la valuta russa. Perché parlare ancora di USD / RUB quando molti potrebbero pensare che il movimento principale sia finito? Crediamo che ora questa coppia di valute entri in un gioco in cui i valori tecnici, fondamentali e il sentiment sono sempre più importanti. Bisogna anche considerare la situazione estera tra Russia ed Ucraina, con Putin che potrebbe ritirare la pressione sull’Ucraina e tutti potrebbero tirare un sospiro di sollievo, con un conseguente allentamento delle sanzioni e un effetto a catena per la coppia di valute USD/RUB . Un’altra o pzione potrebbe essere che Putin, invece, decida di alzare la posta e radicarsi ancora di più nella sua posizione, cosa che potrebbe iniziare a causare più problemi, il che potrebbe significare uno scontro diretto. Ciò significherebbe un ulteriore indebolimento del rublo e una salita ulteriore del dollaro americano USD.

Dollaro in fase di recupero, ma ancora rischi per la debolezza

Una svolta improvvisa nelle fortune del dollaro durante la notte ha visto la moneta scambiare ad un livello ampiamente superiore in Asia durante la giornata di oggi, anche se è ancora in pista per terminare in calo la seconda settimana di fila. Dal discorso dovish della Federal Reserve la scorsa settimana, i tori del dollaro sono stati molto più cauti. Ma una serie di dati incoraggianti ieri e l’aumento dei rendimenti del Tesoro USA ha aiutato il rimbalzo modesto del greenback. L’indice del dollaro è salito a 97,397, rimbalzando da un calo di tre settimane a 96,170. Contro lo yen, la valuta americana è salita a ¥ 119,28 da un minimo di un mese a 118.33. L’euro è sceso fino a 1,0876 dollari da 1,10525 dollari, non riuscendo a rimanere sopra $ 1,1000 per la quarta volta nelle ultime due settimane.

L’incapacità di EUR/USD di tenere il valore di 1,10 dollari supporta la nostra aspettativa che gli operatori di mercato a lungo termine sono orientati a vendere la valuta a livelli migliori. Pensiamo che i tassi bassi e il calo reale sono suscettibili di mantenere la zona euro e gli investitori giapponesi concentrati sulla vendita delle loro valute e ci aspettiamo che il dollaro possa beneficiarne.

Un sollievo per i tori del dollaro è arrivato ieri e ha messo in evidenza come il numero di americani che hanno messo in campo delle nuove richieste di sussidi disoccupazionali sono scesi più del previsto la scorsa settimana. Un rapporto separato ha dimostrato che l’attività nel settore dei servizi ha colpito un massimo di sei mesi in marzo. Due funzionari della Fed hanno anche detto che la banca centrale deve rimanere sulla buona strada per aumentare i tassi di interesse entro la fine dell’anno, nonostante la debolezza di inizio anno dell’economia. Tuttavia, l’indice del dollaro è in calo dello 0,5 per cento sulla settimana, estendendo ad un livello del 1,2 per cento sulla caduta della settimana scorsa. Ci aspettiamo che la correzione dell’USD sia relativamente breve. Recente, lo spostamento ad un livello più dovish da parte della Fed non sarebbe dovuto essere così tanto di una sorpresa, le vulnerabilità dei mercati emergenti dovrebbe continuare. La Cina è una fonte di rischi economici e finanziari al ribasso, dunque l’attività di copertura rimane favorevole al dollaro.

Le valute delle materie prime sono state turbate dai prezzi delle materie prime volatili e dalle preoccupazioni per un rallentamento della crescita in Cina. Il dollaro australiano, per esempio, è tornato nei pressi di 78 centesimi di dollaro, in calo da un massimo a due mesi di 0,7939 dollari toccato all’inizio della settimana.

La sterlina, vediamo il suo movimento nei confronti di euro e dollaro

Il rapporto di cambio tra sterlina ed euro (GBP / EUR) ha registrato delle perdite nel trading europeo di oggi dopo che i dati dell’inflazione nel Regno Unito sono scesi sotto le previsioni e hanno colpito lo 0,0%, mentre sterlina / dollaro USA (GBP / USD) e sterlina / Dollaro Canadese (GBP / CAD) sono saliti.

Nella zona euro i dati dei servizi tedeschi e il PMI hanno avuto dei risultati migliori rispetto alle previsioni e hanno dato all’Euro la forza di fare un salto. In precedenza, il rapporto tra sterlina e dollaro (GBP / USD), quello tra sterlina ed Euro (GBP / EUR) e quello tra sterlina e Dollaro Canadese (EUR / CAD) hanno avuto un trend inferiore con la prospettiva di uno scossone politico nel Regno Unito che ha visto il flop sterlina.

Le elezioni e le speculazioni circa il futuro della Gran Bretagna nell’Unione europea sono un fattore che potrebbe seriamente pesare sui rapporti di cmbio GBP / USD, GBP / EUR e GBP / CAD. L’ultimo rapporto aperto in Europa suggerisce che il Regno Unito potrebbe prosperare se dovesse lasciare l’UE, un evento definito ‘Brexit’. Secondo alcuni, le stime dell’impatto del Brexit sul Regno Unito potrebbe essere del 2,2% del PIL.

Nel frattempo, il rapporto di cambio tra Euro e sterlina (EUR / GBP), Euro e dollaro (EUR / USD), Euro e dollaro canadese (EUR / CAD) mette in evidenza dei cambio che sono ancora sotto forte pressione per la prospettiva della Grecia di lasciare la zona euro, nota come ‘Grexit’. James Bullard della Federal Reserve ha dichiarato che è possibile che un Grexit possa verificarsi, ma che il processo sarebbe devastante per il paese ellenico. Bullard ha commentato: “penso che il Grexit sia molto più gestibile di quello che sarebbe stato un paio di anni fa e quindi credo che potrebbe essere fatto, ma non credo che sia opportuno cercare di andare su questa strada“. La Grecia si troverebbe ad affrontare una ben diversa e potrebbe avere un futuro molto tetro se dovesse andare in quella direzione, ma non credo che ci saranno delle ripercussioni sui mercati internazionali.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il Primo Ministro greco Alexis Tsipras si incontreranno ancora. Intanto, sterlina ed euro nei confronti del dollaro USA sono rimasti molto forti negli ultimi mesi con il prezzo che si muove anche per la possibilità di una salita del tasso di interesse americano da parte della Federal Reserve, una cosa che potrebbe arrivare quest’anno o al massimo all’inizio del prossimo.

Euro e dollaro, oggi come ieri

Il forte aumento del dollaro nei confronti dell’euro è stata la grande sorpresa del mercato finanziario del 2020. La debolezza dell’euro è stata oggetto del programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea. La velocità e la portata del declino dell’euro contro il biglietto verde ha preso alla sprovvista anche i più esperti osservatori del mercato delle valute. Janet Yellen, presidente della Fed, mercoledì ha espresso le sue rimostranze per un dollaro più forte, cosa che sta colpendo le esportazioni americane. I suoi commenti, insieme alla crescita più bassa e alle previsioni di inflazione, nonché alle proiezioni di un ritmo molto più lento per l’inasprimento della politica monetaria da parte della FED, possono riuscire a frenare la valuta americana.

Tuttavia, c’è sconcerto sul perché l’euro è sceso così in fretta contro il dollaro, cosa che evidenzia il potenziale dirompente delle azioni delle banche centrali; la volatilità e l’incertezza creata dalle divergenze transatlantiche sono di per sé dannose per le economie e per gli investitori.

La BCE ha iniziato a comprare bond il 9 marzo e anche se le sue intenzioni erano ben note in anticipo l’euro è sceso del 4 per cento nei confronti del dollaro nei successivi cinque giorni dopo aver perso quasi il 25 per cento dal maggio dello scorso anno. Una discesa di tale portata non può ragionevolmente essere considerata normale per le economie mondiali più avanzate, ma sono diventate una caratteristica del 2020. Il franco svizzero è salito fino al 40 per cento nei confronti dell’euro, quando la prospettiva che il QE della zona euro ha costretto la banca centrale della Svizzera ad abbandonare il legame della sua valuta rispetto all’euro nel mese di gennaio.

Utilizzando delle stime di come l’euro si sarebbe mosso se fosse esistito prima del 1999, i recenti cali sono stati superiori anche rispetto a quelli che si sarebbero avuti nei primi anni di crisi dei ’90. Un confronto si può fare con altri grandi movimenti di valute nei primi anni ’80, movimento che hanno avuto il potere di fermare l’apprezzamento del dollaro.

Le banche centrali di tutto il mondo sono oggi impegnate in un “alleggerimento competitivo”. La Riksbank svedese, per esempio, questa settimana ha spinto il tasso di interesse principale ancora di più in territorio negativo. Dietro il recente aumento del dollaro contro l’euro vi è stato un gap crescente del tasso di interesse. Lo “spread”, ovvero la differenza tra il rendimento a 10 anni del Tesoro USA contro gli equivalenti tedeschi sono passati attraverso livelli che non si vedevano dal 1980.

Siamo di fronte ad un momento storico particolare per l’euro e il dollaro, da non perdere assolutamente.

Il mercato europeo delle auto incrementa le vendite

Le immatricolazioni di nuove auto nell’Unione europea hanno continuato a recuperare nel mese di febbraio, dopo un buon inizio di anno, grazie ai rimbalzi significativi in ​​paesi che sono stati colpiti duramente dalla crisi economica.

Con la crescita economica che va verso la proiezione di crescenti segnali di ripresa, le immatricolazioni di nuove auto, un proxy per la vendita di auto, sono salite del 7,3% rispetto all’anno precedente arrivando a 924.440 veicoli. Mentre la regione ha registrato una crescita per il 18 ° mese consecutivo, il ritmo della ripresa è rallentato leggermente da gennaio.

Dall’inizio dell’anno, le vendite di auto nuove sono aumentate del 7% a 1,9 milioni di veicoli, con la maggior parte dei principali mercati che stanno contribuendo alla ripresa generale del mercato europeo. Il mercato automobilistico europeo è finalmente tornato in pista dopo un lungo periodo di siccità secondo Peter Fuss, partner di Ernst & Young. Fuss ha detto che la bassa inflazione, la debolezza del prezzo del petrolio e il calo della disoccupazione stanno incrementando il potere d’acquisto in Europa. Le vendite in Spagna sono aumentate del 27% a febbraio rispetto all’anno precedente, mentre l’Italia e il Regno Unito hanno registrato una crescita del 13% e del 12% rispettivamente. Portogallo e Irlanda hanno registrato una crescita a due cifre. In Germania, il mercato auto più grande dell’Europa, le vendite di auto nuove sono aumentate del 6,6% il mese scorso, mentre sono aumentate del 4,5% in Francia. La fiducia dei consumatori ha ravvivato nei mesi scorsi nella parte sud-est dell’Europa, le persone stanno vedendo la luce alla fine del tunnel.

Le vendite di auto europee, tuttavia, sono rimaste ben al di sotto dei livelli pre-crisi nella maggior parte dei mercati. Finora il 20% in meno delle vetture sono state vendute in Europa quest’anno rispetto al 2007, con le vendite in Germania e nel Regno Unito che sono più vicine o sopra ai livelli pre-crisi. Anche se i mercati delle auto in tutta l’Europa del Sud hanno guadagnato slancio, la situazione in Europa orientale è rimasta cupa, con le vendite diminuite del 2% con la spesa dei consumatori della regione che ha continuato a fermarsi a causa della crisi in Ucraina.

Tra i singoli marchi, quelli tedeschi hanno sovraperformato il mercato in maniera più ampia. I produttori di auto di lusso BMW AG e Daimler AG hanno registrato incrementi a doppia cifra del 17% e del 13%, rispettivamente, mentre la crescita delle vendite di Audi è rallentata del 2,9% nella regione. Le vendite di Volkswagen AG, il più grande produttore di auto in Europa con una quota di mercato del 12,4%, è aumentato del 13%, mentre Renault SA e Ford Motor Co. hanno registrato incrementi del 9,9% e 6,9%, rispettivamente. Opel è stata l’unica casa automobilistica a segnalare un calo delle vendite del 7,8% anno su anno a febbraio.

La BoJ mantiene lo stimolo, le previsioni per l’economia sono positive

La Banca del Giappone ha mantenuto il suo programma di stimolo e ha segnalato la sua convinzione che una costante ripresa economica aiuterà a raggiungere il suo ambizioso obiettivo di crescita senza mettere in pratica un ulteriore allentamento monetario. La banca centrale, tuttavia, ha offerto una visione leggermente più bassa sulle prospettive dei prezzi, anche se ha sottolineato che il rallentamento dell’inflazione è dovuto al calo temporaneo dei prezzi del petrolio.

Come ampiamente previsto, la BOJ ha mantenuto il suo programma di stimolo che si impegna a stampare denaro a un ritmo annuale di 80 trilioni di yen. L’economia del Giappone è destinata a continuare a recuperare moderatamente. I politici della BOJ hanno inviato un segnale concertato per gli investitori e, mentre si aspettano che l’inflazione possa fermarsi nei prossimi mesi, non vedono la necessità di rispondere ad essa a meno che la debolezza dei prezzi colpisca le aspettative stesse. L’inflazione annuale al consumo si muove intorno allo zero per cento, per il momento a causa del calo dei prezzi dell’energia. E’ stata una vista leggermente meno ottimista rispetto al mese scorso, quando ha detto che l’inflazione avrebbe avuto un movimento lento.

Il crollo del prezzo del petrolio ha rallentato l’inflazione core al consumo annuale dello 0.2 per cento nel mese di gennaio, ben al di sotto del valore obiettivo del 2 per cento della BOJ, mantenendo vive le aspettative della banca centrale di “rabboccare” il suo programma di acquisto di asset già da quest’anno. Per il momento, la BOJ può continuare a sostenere che il rallentamento dell’inflazione è dovuto ai i problemi nel mercato del petrolio. Dato che le aziende giapponesi stanno facendo bene, non c’è bisogno di allentare la politica oggi.

Tuttavia, la BOJ probabilmente dovrà respingere il suo orizzonte temporale di due anni per colpire il target di inflazione, portandolo più in là. Nel corso della conferenza post-riunione, il governatore Haruhiko Kuroda potrebbe ribadire che i continui miglioramenti nell’economia potranno spingere le società ad una sensibilizzazione dei salari, cosa in grado di aiutare il Giappone a colpire il suo obiettivo di inflazione del 2 per cento.

L’economia giapponese sta emergendo dalla recessione dello scorso anno grazie ad un rimbalzo tanto atteso delle esportazioni e della produzione di fabbrica.

I consumi privati , però, sono ancora morbidi con le famiglie che continuano a contenere la spesa dopo essere stati colpiti da un aumento delle tasse lo scorso anno e dall’aumento del costo della vita a causa di uno yen debole.

Perché il dollaro crescente è un problema per le economie emergenti

In India si tratta di un impianto elettrico principale, Jaiprakash Power Ventures, che vende servizi e negozia con i creditori per evitare un default a causa dell’aumento dei debiti del 30% in sei anni.

In Cina è uno dei più grandi sviluppatori immobiliari del paese, il Gruppo Kaisa, che sta minacciando di pagare solo 2,4 centesimi di dollaro ai suoi creditori di fronte alle indagini sulle corruzioni e dopo le dimissioni di massa dei dirigenti, lasciando innumerevoli aspiranti acquirenti di case in Cina bloccati.

E in Brasile si tratta di un’ondata di fallimenti tra i produttori di zucchero guidata non solo dal calo dei prezzi della materia ma anche dai debiti che essi devono pagare in dollari statunitensi, che stanno diventando sempre più costosi, praticamente di giorno in giorno, rispetto alla valuta brasiliana.

Queste sono tutte parti della stessa storia: l’impennata del dollaro americano sta facendo sentire i suoi effetti in tutto il mondo. Mano a mano che la valuta si alza, ci sono delle minacce per le economie emergenti in cui le aziende hanno assunto un elevato valore del debito. Il rally del dollaro è stato guidato dalle decisioni da parte della Federal Reserve, che inizia oggi un incontro politico di due giorni. La previsione della riunione ci dice che la banca potrebbe far capire di voler alzare presto i tassi di interesse, cosa che ha spinto il dollaro ancora più alto nelle ultime due settimane.

Anni di politiche a basso tasso d’interesse da parte della Fed hanno favorito le imprese nelle economie a rapida crescita, che potevano prendere in prestito dollari perché potevano farlo più a buon mercato rispetto a dei prestiti in valuta locale, come la rupia indiana o il real brasiliano. A settembre 2020 ci sono stati 9.200 miliardi di dollari di tali prestiti in al di fuori degli Stati Uniti, il 50 per cento in più dal 2009.

Raghuram Rajan, governatore della Reserve Bank of India, ha detto che il “prestito in dollari è come giocare alla roulette russa, specialmente se si sta prendendo un finanziamento relativamente a breve termine”.

Ora che il dollaro si è rafforzato e i prezzi sono in aumento, c’è un rischio concreto per molti mercati emergenti, con i debiti che sono diventati più onerosi. Le aziende dei mercati emergenti che esportano principalmente potrebbero essere ok dato che il loro reddito è in dollari, quindi dovrebbero tenere il passo con l’aumento del valore della valuta. Ma per quelle focalizzate sul mercato interno, come gli sviluppatori immobiliari o le compagnie elettriche, un dollaro più costoso può rendere molto più costoso fornire servizi. Fino a che punto si arriverà?

L’euro in recupero contro il dollaro, USD/JPY è stata fino ad ora senza direzione

L’euro ha recuperato le sue precedenti perdite contro il dollaro dopo che ha toccato un nuovo minimo di 12 anni nel commercio asiatico di oggi. Ma ulteriori cali nella moneta unica sembrano probabili date le politiche monetarie divergenti nella zona euro e negli Stati Uniti. In vista del Federal Open Market Committee, previsto per mercoledì, EUR/USD è a + 0,37%, a 1,0526 dollari, dopo aver toccato il valore di 1,0457 dollari, il suo livello più basso dal 10 gennaio 2003.

La politica della Federal Reserve è molto attesa e dovrebbe parlare di un possibile rialzo dei tassi di interesse proprio nella riunione di questa settimana. La rimozione della parola “paziente”, che tanto aveva frustrato gli investitori, alimenterà le aspettative che la Fed si muoverà prima piuttosto che dopo per aumentare i tassi degli Stati Uniti, aiutando a spingere verso l’alto il biglietto verde.

In direzione opposta, la Banca centrale europea ha lanciato un programma di allentamento quantitativo all’inizio di questo mese per aiutare a mantenere la deflazione a bada nella zona euro. Con l’acquisto di obbligazioni attualmente in corso, la moneta comune è stata sotto forte pressione al ribasso la scorsa settimana. Non ci sono motivi per acquistare l’euro, che è sul punto di diventare una delle valute più deboli. Anche con questi lievi guadagni, ci si aspetta un modello generale di vendita per la coppia di valute. Il quadro è desolante a breve termine per l’euro e secondo alcuni potrebbe testare la parità già alla fine di questo mese, a seconda del risultato del FOMC e degli eventuali sviluppi della BCE. Non ci sono ragioni per comprare, ma ci sono un sacco di ragioni per vendere. Nel frattempo, il dollaro è stato leggermente più in basso rispetto allo yen a ¥ 121,30, contro 121,43 ¥ di venerdì a New York.

Sia il dollaro che lo yen sono rimasti più forti nelle ultime settimane, portando la coppia di valute dollaro-yen ad essere un po’ senza direzione.

Il dollaro potrebbe salire nella seconda parte di questo mese con il rimpatrio dei profitti da parte delle imprese giapponesi che segue il suo corso. Un modello visto negli anni precedenti ha dimostrato che il dollaro tende a indebolirsi nei confronti dello yen tra metà febbraio e metà marzo, seguito da un adeguamento verso l’alto da metà marzo a fine marzo.

I deflussi di investimenti sui titoli esteri sono stati solidi nelle ultime settimane, il rimpatrio dei profitti probabilmente finirà presto, prima del 31 marzo, data di fine dell’esercizio per la maggior parte delle imprese giapponesi, aprendo la strada per un’accelerazione del movimento verso l’alto della coppia.

Dollaro in calo, l’euro ha preso un po’ di respiro

Il dollaro americano ha fatto segnare delle perdite modeste nelle prime ore di oggi dopo che gli investitori hanno prenotati i profitti di un rally prolungato che ha spinto il biglietto verde a vari picchi pluriennali proprio questa settimana.

Un calo inatteso delle vendite al dettaglio degli Stati Uniti ha dato al mercato una scusa per vendere il dollaro, che prontamente si è ritirato da un massimo di 12 anni contro un paniere di principali valute. L’indice del dollaro scorso era a 99,272, essendo scivolato dello 0,4 per cento ieri, la più grande caduta da un mese. L’indice era salito in precedenza fino a 100,060, un massimo non visto sin da metà aprile 2003. La sessione di notte ci ha fatto vedere un consolidamento per l’USD.

L’indice del dollaro, tuttavia, è ancora sulla buona strada per terminare la settimana con una salita del 1 per cento, che si estende dal 2,5 per centodi salita della scorsa settimana.

Senza dei grandi dati economici attesi per oggi, il dollaro potrebbe continuare a consolidare ancora un po’. Contro lo yen, la valuta americana è scivolata al ¥ 121,34, allontanandosi da un massimo di otto anni a 122,04. Inoltre ha perso terreno nei confronti dell’euro, che era a 1,0621 dollari, lontano dal minimo di 12 anni di 1,0494 dollari.

La moneta comune ha avuto anche un po’ di tregua con un rimbalzo di alcuni rendimenti dei titoli di Stato della zona euro che ha colpito minimi record questa settimana, con la Banca centrale europea che ha dato il via al suo programma di acquisto di bond. In Germania, il rendimento dei titoli a 10 anni è rimbalzato allo 0,249 per cento da un livello più basso dello 0,187 per cento.

Le preoccupazioni per la Grecia hanno continuato a rimanere in background. Il paese è a corto di liquidi e ha avviato colloqui tecnici con i suoi creditori internazionali per concordare le riforme e per sbloccare ulteriori finanziamenti, ma vi è una crescente frustrazione con Atene.

Il biglietto verde è sceso anche contro le valute delle materie prime, come il dollaro australiano, che è risalito al di sopra di 77 centesimi di dollaro da un minimo di sei anni a 0,7561 toccato mercoledì.

La sterlina, invece, non ha fatto progressi contro il dollaro, largamente più morbido dopo che il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha segnalato che non vi è alcuna fretta di alzare i tassi di interesse, facendo precipitare le aspettative per un aumento dei tassi nei primi mesi del 2020.

L’euro sale, ma forse è solo un ritracciamento

L’euro è salito contro il dollaro per la prima volta da due settimane oggi, recuperando da un minimo di 12 anni che ha colpito nel corso della giornata di ieri. I commercianti hanno detto che i guadagni sono limitati, con gli investitori che cercano solo di vendere l’euro a livelli più alti. Entrambi gli indicatori tecnici e i prezzi di mercato hanno mostrato che ci sono altre perdite in serbo per la moneta unica.

Il programma di acquisto di bond della Banca centrale europea lanciato lunedì ha intaccato i rendimenti dell’euro portando quelli delle obbligazioni in territorio negativo. L’euro è sceso fino a 1,0494 dollari, il valore più basso dal gennaio 2003, per poi risalire a $ 1,0630, in crescita dello 0,8 per cento. Eppure, il recente forte calo ha innescato l’idea di poter arrivare ad una parità con il dollaro, un fenomeno visto per l’ultima volta nel 2002.

C’è un forte impulso per l’euro di toccare la parità nei confronti del dollaro. La diversificazione del portafoglio dovrebbe vedere la caduta dell’euro, se poi a questo si aggiunge che anche la BCE vorrà un euro più debole, il gioco è fatto e si capisce bene come la nostra valuta potrebbe scendere ancora. A meno che non ci sono delle proteste degli altri partner commerciali per un indebolimento dell’euro, il trend in calo continuerà. Ci sono stati alcune proteste provenienti dagli Stati Uniti, ma a condizione che gli europei sono soddisfatti dalla debolezza della valuta, l’euro può andare oltre.

Il presidente della Federal Reserve di St. Louis, James Bullard, ha detto al Financial Times che non è così chiaro che non ci saranno grandi movimenti del dollaro nel breve termine. L’indice del dollaro, che misura il valore del biglietto verde nei confronti delle principali valute, ha colpito il valore di 100.06 per la prima volta dall’inizio del 2003, prima di cadere.

Gli investitori ora attendono i dati sulle vendite al dettaglio USA nel corso della giornata per vedere se le figure possono rafforzare le attese di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve per metà anno. A causa del freddo pungente,è previsto un pull-back, un fattore che potrebbe pesare sul dollaro, dicono gli analisti.

Nel frattempo, il dollaro della Nuova Zelanda è avanzato dopo che la Reserve Bank della Nuova Zelanda è stata meno dovish sui mercati avendo mantenuto i tassi di interesse stabili al 3,5 per cento. Il kiwi era a 0,7400 dollari, in crescita del 1,4 per cento e via dal minimo di cinque settimane a 0,7192 dollari, colpito l’11 marzo.

Draghi difende il programma di acquisto di bond

Il presidente della Banca centrale europea ha difeso il suo programma di acquisto di asset dicendo che i benefici sono già in essere per i consumatori e per le imprese ed essi sono tali da proteggere il resto della zona euro dalle turbolenze politiche in Grecia. Gli sviluppi puntano nella giusta direzione, ha detto il presidente della banca Mario Draghi in una conferenza di economisti e analisti specializzati in politica monetaria. Draghi ha osservato che il tasso di disoccupazione della zona euro, mentre è ancora al 11,2 per cento, è al suo livello più basso dal 2020.

Inoltre, ha detto che gli oneri finanziari per i governi della zona euro sono diminuiti da quando la Banca centrale europea ha iniziato la segnalazione, l’anno scorso, che era probabile iniziare l’acquisto di titoli di Stato per stimolare la crescita e spingere l’inflazione via dai livelli pericolosamente bassi.

La banca centrale ha cominciato ad acquistare titoli di Stato lunedì e l’euro già sta risentendo della cosa scendendo contro le altre valute. Un recente calo dei tassi di interesse per i titoli di Portogallo e altri paesi si è verificato “nonostante la nuova crisi greca”, ha detto Draghi. “Questo suggerisce che il programma di acquisto di asset può anche proteggere altri paesi dal contagio.

I tassi di interesse sulle obbligazioni hanno continuato a cadere anche ieri, con il rendimento dei titoli a 10 anni della Germania che si trova al minimo dello 0,213 per cento e il rendimento dei titoli del Portogallo che si trova al minimo del 1.674 per cento. La stampa di euro per acquistare obbligazioni ha contribuito a spingere la nostra valuta fino a un minimo di 12 anni contro il dollaro. Draghi ha anche previsto che una pressione al ribasso sull’inflazione, caduta in territorio negativo.

La Germania è il centro dell’opposizione alle politiche della Banca centrale europea e questo è forse uno dei maggior muri da superare per la BCE.

Spingere verso il basso i tassi di interesse di mercato sul debito pubblico e gli acquisti di asset hanno ridotto la pressione sui governi per controllare la spesa, dicono i critici. L’impatto positivo degli acquisti di asset sulle condizioni di finanziamento potrebbe portare le imprese ad essere incoraggiate nell’aumentare gli investimenti da fare, anticipando la ripresa economica che stiamo attendendo da diverso tempo oramai. La stabilità politica monetaria e le riforme strutturali sono in ogni caso fondamentali per la corretta e reale ripresa economica della zona euro.

L’euro ai minimi dal 2003 contro il dollaro

L’euro è sceso al suo valore più basso dall’inizio del 2003 nei confronti del dollaro proprio oggi, trascinando le altre valute europee con sé, anche a causa delle enormi differenze di sviluppo dei tassi di interesse di mercato tra Europa e Stati Uniti.

In un rally con il dollaro che ha avuto inizio lo scorso luglio, la moneta unica ha perso circa un quarto del suo valore, e c’è poco segno di poter toccare il fondo. Deutsche Bank prevede un calo ad 85 centesimi di dollaro entro la fine del 2020.

Questo è dovuto in gran parte a causa del crollo dei rendimenti obbligazionari europei, che sono impostati per rimanere bassi per il prossimo futuro nel quadro del programma QE lanciato dalla Banca centrale europea lunedì. I rendimenti dei titoli di stato tedeschi a 30 anni sono ora inferiori a quelli del dollaro, avendo raggiunto il massimo da due anni.

Il quadro per i mercati azionari europei, data il previsto trilione di euro di nuova moneta che dovrebbe fluire nel settore finanziario, è meno triste, e gli indici principali sono stati tutti superiori nei primi scambi.

L’euro è contro tutte le altre valute. L’euro è affondato da $ 1,0638 durante le sessioni europee, il valore più debole dal 2003. Le corone norvegesi e danesi hanno colpito dei minimi simili, mentre la corona svedese si trova ai minimi da sei anni. C’è poco ottimismo in Asia, dove gli scarsi dati dalla Cina hanno aiutato i mercati azionari a scendere ai minimi da due mesi.

L’indice MSCI delle azioni dell’Asia e del Pacifico è sceso dello 0,4 per cento, dopo aver toccato il valore più basso da gennaio. Le azioni australiane hanno perso lo 0,5 per cento, quelle malesi e indonesiane sono diminuite. Wall Street durante la notte ha fatto registrare delle perdite di circa l’1 per cento.

In Giappone, il Nikkei N225 ha guadagnato lo 0,3 per cento dato che ci sono stati dei dati migliori del previsto sugli ordinativi di macchinari, che hanno aiutato a compensare le perdite di Wall Street.

Ma il declino dello yen, di solito un fattore positivo per i titoli giapponesi, ha portato alcuni a preoccuparsi di altre conseguenze, come l’onere per gli importatori. Il mercato ha iniziato a preoccuparsi degli effetti collaterali di un ulteriore caduta di valore dello yen. Ci sono delle preoccupazioni, inoltre, che un dollaro più forte possa far male ai guadagni delle multinazionali americane.

Siamo di fronte ad un equilibrio difficile, dove ci porterà?

Perché la Fed e Janet Yellen dovrebbero sostenere un dollaro forte

Il presidente della Federal Reserve Janet Yellen dovrebbe sostenere un valore più alto per il dollaro perché, contrariamente alla credenza popolare, è nel migliore interesse degli Stati Uniti avere una moneta forte.

Le politiche che indeboliscono il dollaro, come quelle che gli Stati Uniti hanno seguito sin dai primi anni 1960, possono aiutare l’economia e il mercato del lavoro nel breve periodo, ma nel più lungo periodo la ricerca indica che tali politiche possono essere dannose alla produttività e alla crescita economica, perché l’economia diventa meno competitiva.

Indipendentemente da ciò, un dollaro più forte è la realtà di oggi. Venerdì scorso, il dollaro statunitense è venuto vicino a 1,08 dollari per un euro. Il valore dell’Euro non è mai stato così basso dal marzo 2003.

Un quadro più generale si può trarre dall’indice ponderato del dollaro nei confronti delle principali valute. La scorsa settimana l’indice è salito sopra 90,0, il livello più alto dal settembre 2003, quando il valore del dollaro era in declino. Il valore del dollaro, in base a questo indice, è aumentato di circa il 33 per cento dal suo recente minimo di circa 68,0 nel mese di aprile 2020.

Anche con questo aumento, il dollaro americano non si trova ancora vicino ai suoi due precedenti picchi di 113,0 nel gennaio 2002 e del febbraio 1985, quando scavalcò 148,0 come risultato delle politiche monetarie restrittive dell’allora chairman della Fed Paul Volcker. Si potrebbe sostenere, quindi, che c’è ancora molto spazio per una salita ulteriore.

Il dollaro è forte perché l’economia degli Stati Uniti è più forte rispetto alla maggior parte degli altri paesi sviluppati, il che ha stimolato una domanda di dollari. Ora sembra essere il momento giusto per sostenere il dollaro a causa della debole posizione della maggior parte delle altre nazioni.

La banca centrale degli Stati Uniti sta per iniziare un rialzo dei tassi di interesse a breve termine, mentre la maggior parte delle altre banche centrali li stanno allentando, questo dovrebbe continuare a far salire ancora il valore del dollaro.

La domanda è: quanto può permettersi la Fed di far salire la sua valuta? Il prossimo anno o due saranno pieni di insidie. Con una ripresa economica che si trova di fronte al terzo periodo di crescita continuativo più lungo della storia della seconda guerra mondiale, con il rapporto di partecipazione alla forza lavoro al minimo da 37 anni e con oltre 2.500 miliardi di dollari in riserve in eccesso, la Fed non ha mai affrontato una situazione tanto complicata.

L’euro scivola alla vigilia del programma di stimolo della BCE

L’euro scende contro sterlina e contro il dollaro con la BCE che prevede di mettere sul mercato 1.1 trilioni di euro con il suo allentamento quantitativo. La sterlina ha colpito un massimo di sette anni contro l’euro portando allegria ai turisti britannici, ma sottolineando i timori circa il fatto che la moneta unica così fragile potrebbe rappresentare un problema per alcuni.

L’euro è affondata a € 1,387 contro la sterlina ed è stato venduto bruscamente contro il dollaro ancor prima del lancio del programma di stimolo. La Banca centrale europea inizierà a pompare 60 miliardi di euro al mese nell’economia come prima fase del suo programma di quantitative easing, il quale ha lo scopo di aiutare la zona euro a tornare sulla strada della crescita.

Ma, mentre la BCE si prepara a lanciare il suo pacchetto di supporti di massa, la Federal Reserve degli Stati Uniti sembra si stia preparando per andare nella direzione opposta, con un aumento dei tassi di interesse che ora sembra più probabile dopo la notizia ottimista del mercato del lavoro. Le cifre del governo hanno mostrato come la più grande economia del mondo ha aggiunto 295.000 posti di lavoro il mese scorso, da 239.000 a gennaio e risultando in un totale molto migliore del previsto. Questo ha contribuito ad un calo del ​​tasso di disoccupazione al 5,5%, il valore più basso da più di sei anni e mezzo.

La valuta statunitense ha toccato il suo valore massimo da più di 11 anni contro l’euro, con un euro che ora vale solo $ 1,0845, giù di quasi due centesimi al giorno. Alcuni trader prevedono che le due valute potrebbero raggiungere la parità nelle prossime settimane.

Ci sono diversi fattori che mantengono l’euro sotto pressione. Il calo della nostra valuta nelle ultime due settimane è stato a dir poco un crollo, sia per il tasso di cambio euro-dollaro che per quello euro-pound, con il valore della nostra valuta che si trova a dei minimi pluriennali. Una potente confluenza di fattori ha contribuito alla discesa dell’euro, a partire dall’allentamento monetario da parte della BCE, poi l’incertezza politica e un dollaro statunitense rampante che ha gettato altra debolezza sull’euro.

La sterlina ha perso terreno nei confronti del dollaro. Dopo il forte rapporto dei lavori degli Stati Uniti, la sterlina ha colpito un minimo di quattro settimane a circa 1,508 dollari, dopo aver perso più del 2% la scorsa settimana. I commercianti hanno inoltre citato l’incertezza circa le elezioni generali di maggio come pesanti sulla sterlina.

Gli USA aumentano i numeri del lavoro, dollaro in salita

L‘economia statunitense ha aggiunto 295.000 posti di lavoro nel mese di febbraio, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5,5% dal 5,7%, secondo i dati del Dipartimento del Lavoro. E’ stato il 12 ° mese consecutivo che l’economia ha aggiunto più di 200.000 posti di lavoro. Nel frattempo, i dati per il numero di posti di lavoro creati nel mese di dicembre sono rimasti invariati, ma sono state riviste al ribasso dal mese di gennaio da 257.000 a 239.000. Ci sono stati i guadagni dei posti di lavoro in diversi settori, tra cui edilizia, sanità e trasporti.

Inoltre, ci sono stati dei guadagni del lavoro anche nel settore del cibo e delle bevande, in quello dei servizi professionali e del business. Tuttavia, l’occupazione nel settore minerario è scesa nel corso del mese.

Nel mese di febbraio, i guadagni medi orari per tutti i dipendenti dei libri paga del settore non agricolo ​​sono aumentati di 3 centesimi a 24,78 dollari. E nel corso dell’anno, i guadagni orari medi sono aumentati del 2%.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso, al 62,8% dal 62,9%, dato che più persone sono entrate nella forza lavoro. Nel corso dell’anno, il tasso di disoccupazione e il numero di persone senza lavoro sono diminuiti, del 1,2% e di 1,7 milioni rispettivamente.

L’ultimo mese di crescita dei posti di lavoro decisamente forte dovrebbe probabilmente aumentare le aspettative che la Federal Reserve potrebbe aumentare i tassi di interesse prima piuttosto che dopo. Bruce McCain, capo stratega del settore degli investimenti presso la Key Private Bank a Cleveland, Ohio, ha detto: “Ogni segno di forza eccessivo solleverà lo spettro di una salita dei tassi prima del previsto, e aumenta l’attesa di una salita dei tassi entro quest’anno.”

L’economia americana ha creato un milione di posti di lavoro nei tre mesi precedenti, anche se l’economia sta generando una maggiore crescita di posti di lavoro di quanto potrebbe avere la capacità di fare e di mantenere nel corso del medio/lungo periodo. Anche se le estati sono state molto robuste, ad un certo punto dovremo vedere un rallentamento della salita dei numeri dei posti di lavoro. E’ una cosa normale e non bisogna preoccuparsene.

Dal punto di vista delle valute, il dollaro americano è salito nei confronti dell’euro, con il rapporto di cambio EUR/USD che è arrivato a 1,0879 . La parità potrebbe essere in vista entro quest’anno, una condizione che in tanti vedono possibile. Contro le yen, invece, il dollaro è schizzato in alto a 120,88 .

Oggi è il giorno della BCE: svelerà il suo QE

La Banca centrale europea oggi dovrebbe rivelare i dettagli del suo piano di acquisto di 1.1 miliardi di euro in attività della zona euro come parte del suo programma di allentamento quantitativo. Il Consiglio direttivo della BCE si reca a Cipro per una delle sue riunioni semestrali tenute a distanza dalla sua base di Francoforte. La riunione a Nicosia sarà tenuta dai governatori delle banche centrali nazionali e da sei funzionari top della BCE, tra cui il presidente Mario Draghi, che cercherà di mettere a punto i dettagli del progetto per comprare i titoli di Stato, presentato il mese scorso.

Nel tentativo di ripristinare la crescita e debellare la minaccia di un attacco debilitante di deflazione nella regione, la BCE e le banche centrali nazionali dovranno probabilmente iniziare a comprare titoli di stato e di debito delle istituzioni della zona euro. Gli acquisti andranno avanti fino a settembre 2020 e la BCE dovrebbe procedere con l’acquisto di poco più di 100 miliardi di euro in titoli di stato.

Ci sono una serie di altri dettagli del sistema ancora da decidere. In primo luogo, il regime giuridico di qualsiasi condivisione di perdita in caso di default sovrano e come distribuire i profitti del programma del QE tra le 19 banche centrali della zona euro. A differenza dei sistemi di acquisto di bond precedenti della BCE, l’ultimo programma è stato progettato per garantire che le banche centrali nazionali abbiano la maggior parte delle perdite da qualsiasi inadempienza o ristrutturazione del debito del loro paese.

Il Consiglio discuterà anche quanta flessibilità le banche centrali nazionali avranno sui vari legami di acquisto e se saranno costrette a comprare a qualsiasi prezzo. Diverse obbligazioni sovrane della zona euro, tra cui i Bund tedeschi, verranno scambiate a rendimenti negativi, con gli acquirenti che dovranno pagare di più di quello che avranno indietro a scadenza, cosa che potrebbe spingere verso l’alto i costi del programma di acquisto di obbligazioni.

Così come gli aspetti tecnici del programma di acquisto di obbligazioni, gli osservatori della BCE si aspettano una certa chiarezza sul grado in cui le condizioni economiche dovrebbero cambiare, per la banca centrale, al fine di modificare le dimensioni e il ritmo dell’acquisto di bond. Mentre l’attuale ciclo di acquisto di bond si concluderà nel settembre 2020, la banca centrale ha promesso di continuare ad acquistare 60 miliardi di euro ancora dopo e fino a quando l’inflazione non mostrerà dei segnali di raggiungimento di un valore del 2 per cento. La questione chiave è legata alle previsioni di inflazione. Draghi dovrebbe segnalare che è aperto a fare di più per comprare denaro più a lungo o addirittura acquistare più velocemente, a seconda delle necessità dell’economia.

BCE e BOE dovrebbero lasciare i tassi invariati, gli USA potrebbero mostrare una crescita di posti di lavoro

Le riunioni della Banca centrale europea e della Banca d’Inghilterra, nonché gli indicatori del mercato del lavoro per gli Stati Uniti e gli indici dei responsabili degli acquisti per la maggior parte delle principali economie del mondo sono alcuni dei punti salienti di questa settimana.

Iniziando dalla BoE e dalla BCE, si pensa che le due banche non modificheranno i rispettivi tassi di interesse. Con l’inflazione in calo in entrambi i paesi – al suo livello più basso nel Regno Unito da quando le rilevazioni sono cominciate nel 1996 e in deflazione nella zona euro – le due banche centrali dovrebbero mantenere l’attuale politica e ne daranno conferma nel corso delle riunioni di giovedì.

Tuttavia, nel corso della riunione della BCE di oggi, la banca pubblicherà le sue previsioni economiche aggiornate. L’aspettativa è che le previsioni di crescita del prodotto interno lordo nel 2020 e nel 2020 saranno riviste al rialzo, tuttavia dovrebbe essere rivista anche l’inflazione per tener conto del calo dei prezzi del petrolio, dato che la precedente previsione è stata prodotta nel mese di dicembre e non ha preso molto di questo calo in considerazione.

Passiamo ora agli Stati Uniti, dove negli ultimi mesi la creazione di posti di lavoro ha accelerato. Negli ultimi sei mesi la crescita del numero dei lavori disponibili è aumentata a circa 277.000 da 244.000 nel corso dei sei mesi precedenti. I libri paga non agricoli, che vengono rilasciati venerdì, dovrebbero mostrare un lieve rallentamento nel mese di febbraio, con una crescita che cade a 240.000 da 257.000.

Tuttavia, alcuni dettagli inclusi nel rilascio saranno forse più interessanti della figura stessa. I mercati statunitensi andranno a guardare alla crescita dei salari per dare un’indicazione della misura in cui la deflazione sta alimentando le aspettative di inflazione e se la stessa dovesse promuovere un ciclo negativo. Il tasso di partecipazione sarà strettamente sorvegliato.

Si tratta di un fine settimana particolarmente importante per l’euro, per la sterlina e per il dollaro. Andando a vedere i trend attuali, notiamo come l’euro dovrebbe continuare a perdere ancora terreno contro la valuta americana, anche in considerazione del fatto che ha toccato di recente il minimo da 11 anni.

Relativamente al rapporto di cambio tra euro e sterlina, invece, gli ultimi problemi del paese britannico e il pensiero che forse la BOE potrebbe ancora abbassare i suoi tassi di interesse (che attualmente si trovano allo 0,50%) potrebbero dare alla nostra valuta un po’ di respiro e farle recuperare terreno.

Il dollaro ai massimi da 11 anni, ulteriori salite previste

Il dollaro ha colpito un nuovo massimo da 11 anni a questa parte contro un paniere di principali valute oggi, con l’aumento dei rendimenti del Tesoro che hanno aiutato la valuta americana a prevalere rispetto alle altre. L’indice del dollaro è salito fino a 95,516, superando il precedente picco di 95,481 toccato lo scorso 23 gennaio. Ha raggiunto un valore massimo che non si vedeva dal settembre 2003 e ora potrebbe ancora continuare a salire.

L’indice è salito anche perché l’euro è scivolato al di sotto 1,1200 dollari e perché il biglietto verde ha colpito un massimo da tre settimane contro lo yen a 120,19. La valuta della zona euro è stata, alla fine, in rialzo dello 0.1 per cento contro il dollaro, arrivano a 1,1191.

Alla base del movimento del biglietto verde ci sono i rendimenti del Tesoro USA, aumentati al 2,10 per cento. Oltre a questo, le azioni di Wall Street hanno toccati dei nuovi livelli record proprio ieri, a cui si aggiunge il fatto che tutta una serie di dati misti sono stati resi noti durante la notte e che sono stati visti dagli analisti come un guida per l’aumento dei rendimenti del Tesoro. Tali dati sono misti, è vero, ma si dà ancora più importanza ai dati dell’inflazione. Resta ancora da vedere, infatti, se i prezzi saranno in un trend rialzista. Se, infatti, i dati continueranno a suggerire che i prezzi hanno almeno toccato il fondo, si può pensare ad un rialzo dei tassi già in estate. Sono momenti molto importanti per il mercato e per il dollaro.

La scorsa settimana i tori del dollaro sono stati inizialmente delusi dai segnali dovish percepiti da parte del presidente della Federal Reserve Janet Yellen, per poi salire ancora di più dopo che i dati hanno mostrato che l’inflazione core è salita più del previsto.

Gli economisti continuano a prevedere il primo rialzo dei tassi FED entro il mese di settembre quest’anno, con il FOMC che farà cadere il riferimento alla parola ‘paziente’ che invece era stato sempre presente negli ultimi incontri politici.

Oltre a questo, la RBA non ha abbassato i tassi di interesse come ci si aspettava e la cosa ha provocato un bel movimento per il dollaro australiano, che potrebbe essere interessante sfruttare a proprio favore per investire nel mercato del forex.

Ci attendiamo una giornata di oggi molto piacevole per “tradare”, con un continuo di settimana altrettanto “forte”.

I mercati cinesi salgono dopo il taglio dei tassi

Nell’apertura di oggi i mercati cinesi sono saliti dopo la decisione, da parte della banca centrale del paese, di tagliare i tassi di interesse nel fine settimana – il secondo taglio in tre mesi – nel tentativo di contribuire a sostenere l’economia in fase di rallentamento e scongiurare la minaccia di deflazione. L’indice Hang Seng di Hong Kong e lo Shanghai Composite sono saliti dello 0,7 per cento. L’Australia, che si basa sulla Cina come acquirente per la gran parte delle risorse, ne ha beneficiato, abbiamo infatti visto la spinta dell’ASX a un livello record da sette anni. Il settore immobiliare cinese ha portato dei guadagni in aumento dell’1,8 per cento.

La Banca Popolare di Cina ha tagliato, come detto, il tasso di riferimento del prestito di 25 punti base, arrivando al 5,35 per cento, e il tasso di deposito a un anno dello stesso importo, portandolo al 2,5 per cento nella notte di Sabato, una decisione efficace da mezzanotte. E’ stato il primo taglio dei tassi PBOC per la prima volta in oltre due anni, ma molti analisti cinesi e responsabili politici hanno chiesto un ulteriore allentamento monetario dato che la crescita continua a scivolare e la deflazione erge all’orizzonte.

I prezzi alla produzione cinesi sono in calo da tre anni, il periodo più lungo mai registrato, e l’indice dei prezzi al consumo, l’indicatore principale di inflazione, è aumentato solo dello 0,8 per cento nel mese di gennaio rispetto all’anno precedente, il ritmo più debole dal novembre 2009, in seguito alla crisi finanziaria globale. Negli ultimi mesi la portata degli aumenti dei prezzi al consumo è scesa e la scala di produzione, dopo la caduta dei prezzi, si è ampliata, questo ha avuto l’effetto di far lievitare il livello dei tassi di interesse reali.

La Cina ha superato gli Stati Uniti come prima economia del mondo in termini di potere d’acquisto lo scorso anno, ma è anche cresciuta al ritmo più lento da diversi anni: solo il 7,4 per cento.

Il Cina il settore manifatturiero si è ridotto per il secondo mese consecutivo a febbraio, secondo l’indice dei responsabili degli acquisti ufficiali che è stato pubblicato Domenica. Il PMI si è attestato a 49,9 nel mese di febbraio, leggermente superiore al 49,8 di gennaio, ma ancora al di sotto del livello dei 50 punti che separa la crescita dalla contrazione. La lettura di gennaio è stata la peggiore in 28 mesi, contribuendo al quadro più ampio di un rallentamento dell’economia.

Con gran parte del mondo impantanata nella crescita, molte economie flirtano con la deflazione, in particolare in Europa e in Giappone. La scorsa settimana, i banchieri centrali della zona euro e del Giappone hanno espresso ottimismo circa il fatto che le loro politiche di quantitative easing e di deprezzamento della moneta sarebbero state un successo.

L’Europa, non la Cina, vero problema per l’economia mondiale. E i dazi di Trump aggravano la crisi

Vi proponiamo l’intervista realizzata con Marco Ianniello di www.trendintime.com e che ha ad oggetto la situazione sui mercati finanziari mondiali. 1) Rispetto alla nostra ultima intervista, di acqua sotto i ponti ne и passata. I mercati finanziari sono passati dal segnare record su record a Wall Street a perdere quasi il 20% in meno di […]

Vi proponiamo l’intervista realizzata con Marco Ianniello di www.trendintime.come che ha ad oggetto la situazione sui mercati finanziari mondiali.

1) Rispetto alla nostra ultima intervista, di acqua sotto i ponti ne и passata. I mercati finanziari sono passati dal segnare record su record a Wall Street a perdere quasi il 20% in meno di 3 mesi sui timori di un rallentamento dell’economia mondiale, americana compresa. Ci spieghi come stanno le cose in questa fase?

A maggio scorso avevamo rappresentato un 2020 all’insegna di una volatilitа controllata da adeguati supporti. Da allora lo scenario и decisamente cambiato. La Cina, colpita e affondata dai dazi americani, ha avuto una costanteflessione chiudendo a -26,36%. Le altre piazze finanziarie, invece, hanno sostanzialmente tenuto nei primi sei mesi per poi cadere nella seconda metа dell’anno. Ad aprire le danze sono state le tensioni sui Btp italiani con escursioni consistenti fino anche del -20% nel periodo piщ torrido da maggio a novembre.

L’impatto immediato si и trasmesso al listino azionario italiano che ha chiuso con un -22,21% e si и propagato sul Dax tedesco finendo con un tondo -20,95%. Gli unici listini che resistevano ancora un po’ erano il DowJones ed il Nasdaq che, a partire da ottobre, con una brusca accelerazione hanno chiuso poi a -10,59% e -7,22% rispettivamente. Si и trattato di movimenti importanti perchй, oltre ad essere stati repentini e violenti, i prezzi hanno rotto tutti i supporti piщ significativi e le medie mobili piщ stabili fino a condurre tutti i mercati in rosso.

A questo punto, con una crescita mondiale inconsistente ed un petrolio che ha segnato un sonoro -34,8%, tutto и coerente. I mercati azionari sono passati tutti in downtrend ed ancor peggio, questa flessione non и stata compensata nemmeno dai corsi obbligazionari ad eccezione del solito bund tedesco che si и rifugiato in un +2,64%. La partita si и giocata prevalentemente in difesa da possibili rischi incipienti tant’и che anche l’oro ha risposto con un +4,37% negli ultimi sei mesi. Il 2020, con i suoi movimenti importanti, ha dato sicuramente ottimi spunti di trading ma non и certo il miglior anno per tirare delle conclusioni in termini di portafogli visto che, con tutti i comparti sotto pressione, i classici bilanciamenti hanno trovato solo parzialmente i loro equilibri e solo in termini di contenimento degli eccessi di volatilitа.

2) Il dollaro resta forte e ai massimi dal 2020, i rendimenti dei Treasuries si sono stabilizzati e il cambio euro-dollaro resta inchiodato da mesi nel range 1,13-1,15. A suo avviso, il mercato sta davvero scontando la maturitа della stretta monetaria della Federal Reserve o dopo l’ultimo report sul lavoro negli USA a dicembre qualche segnale rialzista tenderebbe a permanere?

L’economia Usa si и mossa con ben 3 anni di anticipo rispetto all’Europa sia in termini di tassi d’interesse che di crescita macroeconomica ma il Dollaro sta riflettendo questi differenziali positivi solo da un anno a questa parte ed oggi sta confermando la sua forza. E’ da tener presente che i tassi americani al 2,75 rappresentano ora un livello di neutralitа, una soglia oltre la quale la politica monetaria della Fed sarа da intendersi restrittiva. Pertanto ci aspettiamo atteggiamenti attendisti su tutti i fronti delle Banche Centrali. Powell agirа con cautela e rifletterа a lungo prima di modificare l’atteggiamento monetario della Fed mentre la Bce, ancora in attesa di una crescita che non c’и, non potrа altro che posticipare il programma di rialzo dei tassi europei. Il risultato и un cambio Eur/Usd che mantiene la sua direzione e conferma il suo trend primario al ribasso minacciando anche quota 1,13.

3) L’oro si и portato ai massimi dal giugno scorso, a poco meno di 1.300 dollari l’oncia. Eppure, le aspettative d’inflazione si sarebbero raffreddate in America, cosм come in Europa, specie a seguito del crollo delle quotazioni del petrolio da ottobre in poi, pur in ripresa a 60 dollari nelle ultime sedute. Tutto a causa delle tensioni commerciali e dei timori di una crisi in arrivo presso le principali economie del pianeta?

Lo stallo nella crescita globale и evidente, sopratutto a causa delle rigiditа delle economie piщ tradizionali come le nostre e la vulnerabilitа delle economie emergenti di fronte agli attacchi protezionistici americani. Ripetiamo ancora una volta che la chiusura dei mercati inasprisce le crisi: se da un lato colpisce le economie emergenti, dall’altro rallenta indirettamente anche le principali economie mondiali. In questo contesto il petrolio и la materia prima che ne ha risentito di piщ con una flessione del -34,8% mentre l’oro si и rivelato il solito bene rifugio con un tempestivo sprint in controtendenza.

4) La BCE ha chiuso i rubinetti del “quantitative easing”, anche se le voci di un rialzo dei tassi quest’anno si starebbero affievolendo sul rischio recessione in Germania e le forti tensioni sociali in Francia. Questo spiegherebbe in parte il ripiegamento dei Bund ai minimi da quasi 2 anni e mezzo. Crede che i rendimenti sovrani nel 2020 continueranno a restare bassi o, a un certo punto, risaliranno?

I rialzi dei tassi in Europa, per mano della Bce, slitteranno in avanti e ben oltre l’estate. Pertanto non si intravedono rialzi nei rendimenti se non a causa di un non auspicabile “effetto rischio” come avvenuto per i Btp italiani. Sul finire dell’anno e con un QE in smaltimento, i titoli obbligazionari hanno sofferto due volte ma in questo mese di gennaio il comparto si и stabilizzato. Gli operatori si sono mossi verso i migliori rendimenti disponibili sul secondario per cogliere delle opportunitа a prezzi scontati o mediare principalmente su bond High Yield, Btp ed Corporate Emergenti. Per quanto riguarda i Bund tedeschi la loro forza ha una valenza difensiva che si esprime piщ in termini di basso rischio che di rendimento indipendentemente dai cicli economici.

5) Veniamo all’Italia. BTp in recupero dopo l’accordo tra Roma e Bruxelles sulla manovra di bilancio di quest’anno, che ha evitato l’apertura di una procedura d’infrazione a nostro carico. Tuttavia, i rendimenti decennali restano doppi di quelli spagnoli e lo spread non sembra voler scendere sotto i 260 punti base. Questione di tempo o siamo condannati anche per i prossimi mesi a questi numeri?

Non mi appassiona parlare di politica sebbene esistono strette interdipendenze sul piano economico e finanziario. Lo spread btp-bund ed i rendimenti dei governativi sono la risultante di aste e quotazioni su mercati globali ampi ed efficienti. Questi numeri esprimono la misura della rischiositа implicita dell’Italia, una rischiositа che il mercato continua a confermare e quindi, purtroppo, resta. I nuovi progetti politici si basano molto su aspettative di crescita del Pil che forse non convincono del tutto gli operatori, anche perchй il nostro paese, in un’Europa giа lenta, non ha mai brillato, anzi и sempre stato il fanalino di coda.

6) Se l’economia mondiale rallenta, le politiche monetarie in America, Europa e Asia diverranno piщ accomodanti. Questo dovrebbe sostenere il comparto obbligazionario, ma la maggiore liquiditа dovrebbe fare bene anche al mercato azionario. Tuttavia, non crede che gli indici a Wall Street siano giа valutati alti e che abbiano pochi margini per continuare a crescere?

Wall Street si и chiaramente fermata e dopo lo storno autunnale и ancora alla ricerca di un nuovo punto di appoggio stabile. Qualche trader direbbe che siamo in attesa dell’onda C di Elliott, poi di un doppio minimo o un testa spalle affidabile: il mercato si prenderа tutto il tempo necessario e noi stiamo qui per monitorarlo. Questo vale anche per gli altri listini mondiali che hanno giа stornato autonomamente prima di Wall Street e che potrebbero accentuare il loro ribasso se trainati dal recente storno americano ancora in divenire. Quindi occhi puntati su Wall Street per scorgere prossimi segnali di stabilizzazione ad efficacia globale.

Sugli obbligazionari invece la stabilitа si inizia ad intravedere perchй in assenza di decisioni monetarie delle Banche Centrali e con prezzi di saldo, la fiducia sta gradualmente tornando su questi comparti.

7) Un’ultima domanda: quale sarebbe a suo avviso il principale rischio per i mercati finanziari globali? Davvero и la Cina a spaventare per una crescita ufficialmente di qualche decimale in meno del recente passato?

Per i grandi numeri della Cina i decimali contano molto. La mappa globale della crescita economica, espressa in termini di Pil reale, vede gli Usa +3,40%, Cina +1,50%, Europa +0,20%, Italia -0,10%, Germania -0,20%. Non и certo un quadro macroeconomico confortante in cui la strategia commerciale di Trump sembra aver funzionato alla perfezione. Perт si evince che il problema non и solo la Cina. A crescere non possono essere solo gli Usa che andranno verso una fisiologica fase di consolidamento. Il problema forse и proprio l’Europa con tutte le sue rigiditа strutturali difficili da riformare. Sul fronte dei mercati, i corsi azionari ed obbligazionari hanno giа espresso questa situazione che ha attraversato stadi emotivi e tecnici che, pervasi da timori ed incertezza, sono passati da un eccesso di volatilitа ad una fase di stabilizzazione. Ma, come sintetizzato nella tabella di seguito, molti mercati sono ancora sotto le rispettive medie mobili a 200 periodi (SMA200) e questo significa che non и ancora arrivata la quiete dopo la tempesta. I mercati azionari restano ancora vulnerabili e scarichi nonostante la vivacitа manifestata in quest’ultimo mese con un Haneg Seng a +9,20%, un DowJones a +7,78%, un Dax a +7,01% ed un Ftse Mib a +6,96%. Ad eccezione dell’India, gli azionari sono tutti da interpretarsi ancora in trend ribassista.

Discorso diverso и per il comparto obbligazionario dove, ad eccezione dei soli corporate bond europei, si intravede un orizzonte piщ schiarito. Tra i bond, in quest’ultimo mese, spiccano in ripresa gli high yeld +3,48%, i corporate emergenti +2,55%, i corporate usa +2,00% e i governativi italiani +1,31%. E’ evidente che, con il recente storno dei prezzi ed in assenza di rendimenti alternativi e aspettative concrete di rialzi dei tassi, le “mani forti” dei Gestori stanno cogliendo ora queste opportunitа ed accumulando posizioni alla ricerca dei migliori rendimenti attualmente disponibili sul secondario.

Di seguito riportiamo una fotografia, sintetica ma eloquente, dei principali mercati che monitoriamo ogni settimana nell’Asset Market View su www.trendintime.com in modo da avere sempre un quadro comparativo ed attuale della situazione finanziaria globale.

14-05-2020 – Giuseppe Timpone

Investire in bond piщ rischioso che in azioni. E sui mercati attenzione in estate

Intervista con il Dott.Marco Ianniello di Trendintime.com sulla situazione dei mercati finanziari. Ed emerge che investire in azioni sarebbe meno rischioso che puntare sui bond, in questa fase. Massima attenzione al dato sull’inflazione in estate nell’Eurozona.

Abbiamo realizzato con il Dott Marco Ianniello un’intervista per Investire Oggi sui tratti salienti dei mercati finanziari attuali. Il Dott. Ianniello и fondatore di TrendinTime.com, sito che dal 2020 ha lo scopo di divulgare la cultura dei mercati finanziari ed offrire un’informazione economico-finanziaria libera e indipendente. Egli studia costantemente titoli e strumenti finanziari per individuare strategie di asset allocation piщ aderenti alle mutate condizioni economiche e dei mercati. Egli attinge alla sua solida e brillante formazione accademica in Politica Economica, Mercati Finanziari e Risk Management alla quale ha saputo affiancare dal 1998 l’Analisi Tecnica che applica tutt’oggi in tutti i comparti finanziari e sul Forex dove sviluppa anche sistemi di trading automatizzati. “Per assumere decisioni и necessario avere un quadro macroeconomico globale piщ chiaro ma и indispensabile individuare gli spunti piщ interessanti che offrono i mercati. La macroeconomia, che amo, и condizione necessaria ma non sufficiente perchй spesso, troppo spesso, viene disattesa o comunque perturbata da fattori esogeni ed emotivi che si riflettono sui mercati.” Usando un’accezione prettamente statistica si tratta di un costante studio di correlazione e decorrelazione tra fondamentali e mercati, valutare le risposte di quest’ultimi agli input di policy per soppesarne la reale efficacia attraverso una price action degli asset interessati. “Il market sentiment spesso muove i mercati in direzioni diverse da quelle attese e pertanto и necessario superare le relazioni scontate di causa-effetto e spostarsi decisamente sulle relazioni piщ pragmatiche effetto-effetto”.

Dott. Ianniello, Lei studia i mercati finanziari e allo scopo ha anche dato vita nel 2020 a un sito di informazione finanziaria. Partiamo dal dollaro: dopo un crollo medio ponderato di circa il 15% in poco piщ di un anno, la lenta risalita. Ritiene che sia un fatto durevole o che le prossime mosse delle principali banche centrali, tra cui la BCE, lo renderanno temporaneo?

L’aumento dei tassi americani и iniziato a dicembre 2020. Da allora, in assenza di analoghe manovre della BCE, il differenziale dei rendimenti Usa-Europa и stato sempre positivo ed avrebbe dovuto giovare a favore del dollaro. Ma cosм non и stato. Dopo una prima fase laterale, il dollaro americano si и svalutato con un escursione massima del 21,25% da gennaio 2020 (EurUsd 1,0340), coincidente con l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, fino al massimo di febbraio 2020 (EurUsd 1,25375). Questa evidenza dimostra chiaramente che il tasso di cambio non и mosso dalle Banche Centrali, del resto esso non и un esplicito target delle loro rispettive azioni di politica monetaria che restano focalizzate sul controllo degli aggregati di liquiditа interna e sui livelli obiettivo di inflazione nel medio termine. E’ chiaro perт che una svalutazione cosм importante del dollaro ha perturbato la fluiditа della crescita europea tanto che il Governatore Draghi, nella sua audizione del 25 gennaio 2020, ha implicitamente mostrato tutto il suo disappunto per quanto dichiarato dal Ministro dell’Economia americano al World Economic Forum di Davos il quale esultava per un cambio EurUsd risalito sopra 1,25. In questi 27 mesi caratterizzati da un positivo differenziale dei tassi Usa-Europa, la Interest Rate Parity и stata completamente disattesa: il deflusso dei capitali dagli Usa и stato indotto dall’incertezza generata dai proclami protezionistici di Trump e soprattutto dal timore di quali possano essere gli impatti di questa discontinuitа in un sistema globale avviato da anni verso un’economia di mercato.

In questi ultimi mesi, da febbraio 2020 ad oggi, il dollaro ha perт corretto la rotta con una rivalutazione sull’Euro di circa 5,70%: si tratta di un chiaro aggiustamento temporaneo visto che le Banche Centrali hanno entrambe lasciato i tassi invariati. I movimenti duraturi sul cambio EurUsd potranno esser individuati solo dopo l’attesa riunione BCE del prossimo 13 settembre, momento in cui dovrebbe partire il programma di riduzione del Quantitative Easing, se non slitterа in avanti.

I rendimenti decennali americani sono arrivati al 3% e i mercati sono quasi andati in panico sul timore che un loro rialzo freni l’economia americana o, addirittura, la mandi in recessione. E’ uno scenario credibile o pensa che siano altri i livelli di allarme?

I primi rialzi dei tassi americani, sotto la guida della Yellen, sono apparsi piuttosto frettolosi e prematuri quasi da compromettere e soffocare sul nascere una tanto attesa ripresa economica che stava iniziando dopo 7 anni di lunga crisi: la Fed, infatti, ha alternato rialzi dei tassi con decisioni di stallo per correggere il proprio tiro. Al contrario, oggi, il livello dei tassi americani a 1,75% appare in linea con un Pil che cresce del 2,30% ed un inflazione al 2,40%. La curva dei tassi per scadenza и piuttosto appiattita e denota una certa stabilitа interna che non genera aspettative di futuri rialzi a breve. Non si intravedono elementi di allarme endogeni per la crescita dell’economia americana che, grazie ad un mercato del lavoro piщ flessibile ed efficiente, ha almeno due anni di vantaggio rispetto a quella europea.

La borsa americana, dopo avere raggiunto il picco massimo a gennaio, ha subito una correzione e ancora oggi giace sotto i livelli di apertura del 2020. Ma tra boom di utili ed effetti conseguenti alla riforma fiscale di Trump, pur in parte scontati, pensa che il ripiegamento sia credibilmente destinato a trasformarsi in un mercato dell’orso da qui a breve?

A novembre 2020 l’indice Dow Jones ha rotto al rialzo un’importante resistenza a 18.360 punti e da allora ha registrato un trend positivo di 15 mesi consecutivi fino al massimo di gennaio 2020 a quota 26.682 punti. Si и trattato di un rialzo straordinario del 45%. Ma un movimento cosм costante porge facilmente il fianco ad una violenta correzione ed ecco un -13,60% nel solo mese di febbraio successivo. Piщ che preoccupato della recente e fisiologica correzione, ero molto piщ preoccupato di quella crescita troppo lineare dell’indice americano che, in assenza di volatilitа, mancava dei necessari punti di appoggio. Siamo entrati in una fase ad alta volatilitа che ha spaventato i mercati ma che ha rimarcato piщ volte un supporto intorno quota 23.300 punti. Insomma, il mercato corregge ma non vuole scendere e sta cercando di accumulare la forza necessaria per continuare a salire.

Se dovesse scommettere sul cambio euro-dollaro a fine 2020 e su quello di fine 2020, quali livelli ritiene che il cross possa toccare anche sulla base dello spread Treasury-Bund, ai massimi dal 1989 e indicatore delle previsioni del mercato? In altri termini, sta scontando l’uscita degli stimoli monetari della BCE e un successivo rialzo dei tassi entro i prossimi 18 mesi o no?

Non preferisco parlare di scommesse nй sarebbe affidabile fare previsioni cosм a lungo sul cambio. Sicuramente l’alleggerimento del Quantitative Easing della BCE atteso per settembre 2020 sarа il principale fattore da monitorare insieme alla rilevazione estiva dell’inflazione europea. Il QE и uno strumento non convenzionale, introdurlo и stato monetariamente innovativo e pertanto la risposta dei mercati al tapering avrа connotati di assoluta novitа. Questa fase preoccupa sopratutto gli Investitori Professionali che convenzionalmente utilizzano bond, in gran parte governativi, per stabilizzare i portafogli di investimento. Questi strumenti di stabilitа possono essere l’elemento di rischio principale. Sebbene la BCE abbia sempre parlato di un alleggerimento graduale ma la risposta dei mercati non sarа cosм scontata.

L’economia americana cresce ininterrottamente da 8 anni e nonostante l’assenza di segnali di rallentamento, il timore che il ciclo sia ormai maturo и elevato. Sarа per questo che lo spread tra decennali e biennali americani risulta sceso ai minimi dal 2007 o forse abbiamo a che fare con qualcosa di nuovo per l’economia moderna, ovvero l’assenza di inflazione?

L’inflazione americana и al 2,40% e, se il tasso su FedFunds all’1,75% puт apparire ancora un po’ espansivo, l’appiattimento della curva dei tassi americana esprime aspettative di stabilitа della loro politica monetaria. Non parlerei di timori per un ciclo maturo anche perchй questa maturitа и appena iniziata e verrа controllata attraverso politiche monetarie di stabilizzazione volte a conservarne piщ a lungo gli effetti benefici.

Parliamo un attimo di petrolio, salito ormai tra i 70 e i 75 dollari al barile. Eppure, la produzione americana corre sopra i 10,5 milioni di barili al giorno e i prezzi sono ravvivati dall’OPEC, che con la Russia e ad altri produttori minori ha concordato un taglio dell’offerta nel novembre 2020. Cosa succederа con la fine dell’intesa alla fine di quest’anno? Non crede che le quotazioni possano subire un altro colpo?

Da un punto di vista puramente tecnico a febbraio 2020 il WTI ha rotto un testa spalle rialzista a quota 53,00 usd ed ha centrato in pieno il target price in area 74,00 usd. Il petrolio in assoluto и molto interessante ma preferisco considerarlo nel piщ ampio settore dell’energia e delle risorse naturali: nelle fasi di ripesa macroeconomica viaggiano i mercati azionari, nelle fasi di consolidamento l’attesa и sulla partenza degli energetici e cosм si sta verificando. Chi, in questi ultimi 6 mesi, si и posizionato su energia e risorse naturali ha fatto sicuramente bene ed il treno и appena partito.

Passiamo a un capitolo spinoso di questi mesi: i dazi di Trump. Le minacce della Casa Bianca e giа il passaggio dalle parole ai fatti, come su acciaio e alluminio, stanno facendo temere una guerra commerciale. Ma davvero crede che l’America arriverа a tanto? E quale impatto avrebbe uno scontro tariffario sui mercati finanziari?

Non mi piace parlare di politica ma gli Stati Uniti sono un paese troppo influente a livello internazionale. Ribadisco che le dichiarazioni di Trump hanno spesso avuto un impatto sul cambio EurUsd piщ forte delle manovre rialziste della Fed, spiazzandole completamente. L’introduzione dei dazi и un elemento di forte rottura e discontinuitа per un sistema globale aperto ad un’economia di mercato. Da un punto di vista macroeconomico, il rammarico piщ grande risiede nel fatto che la globalizzazione и stata inizialmente costosa e socialmente sofferta ed ora che avremmo dovuto raccoglierne i benefici, i mercati vengono imbrigliati da nuove ed anacronistiche rigiditа. Da un punto di vista prettamente nazionalista, suggerirei che i settori industriali in crisi vanno risanati o riconvertiti. Proteggere troppo spesso ha solo alimentato il perdurare di inefficienze produttive di imprese non piщ competitive, ha solo perpetuato uno spreco ingente di risorse ed allungato l’agonia di un malato senza mai curarlo. L’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti potrebbe innescare delle analoghe risposte nei paesi terzi ed una spirale di “inflazione cattiva” che andrebbe a complicare la vita delle Banche Centrali nell’attuazione graduale dei loro programmi monetari e sopratutto la vita dei consumatori finali.

Ultima domanda: l’Italia. Il mattone non и ritenuto piщ da molti italiani quell’investimento sicuro di un tempo, mentre la diffidenza verso la borsa и cresciuta tra le famiglie negli ultimi anni con il saliscendi delle quotazioni e il duro colpo accusato con la crisi finanziaria. In un contesto di prossimo rialzo dei tassi, come consiglierebbe di investire il portafoglio a un italiano medio poco propenso al rischio, ma in cerca di un minimo guadagno per mettere a frutto i propri risparmi?

Il mattone и stato un buon investimento fin quando si trovava qualcuno disposto a comprare o in grado di poter contrarre un mutuo, fin quando i prezzi si sono raddoppiati facilmente col passaggio dalla lira all’euro. Ora tutto questo non c’и piщ e salvo eccezioni i prezzi si sono tuttavia normalizzati. Quando poi parliamo di investimento immobiliare ci dimentichiamo sempre che и un investimento di lungo periodo, che non genera bolli ma costi vivi in termini di tasse, manutenzione ed eventuale insolvenza dell’unico affittuario. E’ chiaro che non и sempre cosм. Oggi il mattone puт continuare ad essere un buon investimento se pensiamo ad un Etf agganciato ai prezzi delle piщ importanti capitali del mondo, Etf che possiamo liquidare facilmente in pochi giorni.

Per quanto riguarda un investitore italiano medio, questi dirа sicuramente che non vuole rischiare nulla e che gli attuali rendimenti offerti sono troppo bassi: chiunque vorrebbe rendimenti alti e a rischio zero! Ritengo, invece, sia piщ importante approfondire bene la propensione al rischio di ciascun investitore, visto che il rischio zero non и mai esistito anche prima del bail-in e visto che i rischi possono essere controllati solo con un’indispensabile diversificazione. Occorre bilanciare bene i portafogli con il giusto timing e con la consapevolezza che, in questo momento, stabilizzarsi su titoli obbligazionari puт essere piщ rischioso che posizionarsi sugli azionari che tuttora sono piщ sinonimo di rendimento che di rischio.

Dal grafico comparativo seguente si percepisce la fase di criticitа del mercato dei bond che dovranno anche affrontare il prossimo step del tapering BCE.

Infine, in questi ultimi anni, solo coloro che hanno approcciato all’asset allocation con queste dinamiche giа in testa sono riusciti a generare adeguato rendimento senza correre eccessivi rischi.

07-01-2020 – Marco Ianniello

COME CRESCE L’ECONOMIA DELL’ITALIA?

In questi giorni un mio amico commerciante mi ha chiesto spassionatamente: ”Ma dov’и questa crescita economica di cui parlano?” Egli si riferiva alla notizia che nel 2020 il PIL italiano и cresciuto di +1,60% (sotto media europea +2,40%). La domanda и stata perfetta e proprio per questo ci sono rimasto male. La domanda infatti trasudava di un certo scetticismo comune sull’utilitа dell’Economia vista parzialmente come una sorta di scienza volta solo alla divulgazione numerica di dati utilizzati troppo spesso per fini propagandistici. L’Economia и uno strumento, non per la Politica, ma in mano ai Governanti al fine di migliorare le condizioni di benessere economico e sociale di un Paese. Ma la domanda era giusta perchй oggettivamente chiunque si fregia oggi dei meriti di un PIL 2020 cresciuto di +1,60% commette un grave errore. Approfondiamo un po’ meglio i numeri.
Il PIL dell’Italia espresso in miliardi di Euro и salito di +1,60% da 1.820 (2020) a 1.850 (2020). Ma depurato delle rispettive componenti inflazionistiche, con un andamento medio dei prezzi nel 2020 di -0,09% e di +1,26% nel 2020, la crescita del PIL reale, ossia in quantitа di prodotti venduti, и soltanto un +0,26%. In altri termini, la crescita del PIL italiano и il frutto di una prevalente crescita dei soli prezzi e non del sistema produttivo in se. C’и poco da vantarsi!
Ma possiamo fare anche un’ulteriore osservazione. Spesso sentiamo dire che il PIL non rappresenta in pieno l’economia italiana che, piщ delle altre, risente nel computo della componente riferibile all’evasione fiscale. La Confartigianato di Mestre ha stimato una diminuzione dell’evasione fiscale sulla base imponibile da 99 miliardi di euro (2020) ai 93 miliardi di euro (2020). Attingendo a questi dati possiamo cumulare questa “evasione” ai rispettivi PIL e poi esprimerli nuovamente in termini reali: con questo semplice esercizio la crescita 2020/2020 del PIL reale passa da +0,26% a -0,14%. L’economia in termini produttivi non cresce affatto e questo и il vero risultato degno di chi se ne fregia!
Ora torniamo al PIL misurato in termini monetari che, integrato delle componenti di evasione fiscale stimata, avrebbe registrato un +1,23%. Dobbiamo dar pur merito a chi и riuscito a fatica a far ripartire l’inflazione ovvero alla BCE che ha attuato una difficile e prolungata politica monetaria a sostegno della domanda interna. Infatti, и chiaro che ogni inizio di una crescita economica parte prima dai prezzi che sono piщ dinamici e poi arriverа anche sulla struttura produttiva ed occupazionale. I dati di oggi infatti sono: inflazione media +1,26% in crescita e disoccupazione 11,1% stabile. Non si capisce di che vantarsi!
E poi, perchй vantarsi? Quali riforme strutturali sono state fatte per far ripartire prima e far funzionare meglio l’economia italiana?
Non appena l’attenzione sullo spread btp/bund si и attenuata, frutto degli interventi di Quantitative Easing della BCE, il problema principale dei governanti и stato subito quello di trovare un modo per riabbassare l’etа pensionabile con il risultato di aumentare i pensionati che non producono piщ ma senza strutturare un serio inserimento compensativo dei giovani nel mondo del lavoro: i giovani validi vanno all’estero e i conti pubblici continuano ad appesantirsi, peggio ancora con un Quantitative Easing in fase di alleggerimento. Ma non cambiamo argomento.
In questi anni di tassi di interesse bassi per mano della BCE, bisognava spingere su riforme a sostegno degli investimenti aziendali per lo sviluppo del Paese. Di fatto in Italia non c’и mai stata una Politica Industriale moderna volta ad elevare la dimensione artigianale delle nostre PMI e, perchй no, a diversificare ed uscire anche dal solito indotto tedesco. Una strategia fiscale mirata all’attrazione di capitali stranieri per investimenti aziendali che darebbero subito lavoro: Amazon lo fa ma viene criticata da chi si ostina a non capire che il mondo и cambiato, da chi non sa che i cambiamenti ci sono sempre stati e che vanno gestiti perchй forieri di molti benefici. Una Politica Organizzata del Turismo come risorsa unica e non replicabile del nostro “Bel Paese”: i recenti sforzi per la promozione dei Musei Italiani va nella direzione giusta ma tutti i musei italiani guadagnano meno del solo Museo del Louvre di Parigi. Molti siti archeologici restano tutt’oggi praticamente ignorati.
Insomma, l’Italia che non investe su se stessa continua a perdere anni preziosi e continua ad accumulare ritardo su ritardo rispetto agli altri paesi che non stanno a guardare. Quindi non c’и niente di cui vantarsi sopratutto alla vigilia delle prossime elezioni. Prima di ogni dibattito propagandistico ci vorrebbero dei dati economici oggettivi e completi per non lasciare spazio a nessuno di usare scorrettamente l’Economia a proprio vantaggio senza nemmeno poter utilizzare in modo avulso un singolo risultato economico come spot personale.
Di fronte all’immobilismo riformista del nostro paese, la ripresa economica, che sta lentissimamente iniziando, и come un filo d’erba che spunta spontaneamente, da solo, dopo una lunga gelata invernale.

30-12-2020 – Marco Ianniello

2020 MERCATI E SETTORI AZIONARI A CONFRONTO


1 anno 3 mesi
Settore TECNOLOGIA 22,4 8,6
Az EMERGENTI 21,0 7,0
Az INDIA 19,6 9,5
Az CINA 19,5 6,3
FTSE ITALIA 17,9 -1,9
Settore ENERGIA 16,2 3,0
DAX GERMANIA 12,9 2,0
TAIWAN 12,3 2,9
DOW JONES USA 12,1 9,8
NIKKEI GIAPPONE 10,4 10,4
EUR-USD 9,5 0,2
Settore FINANZIARIO 8,3 5,1
Az GLOBALE 7,9 4,7
FTSE 100 UK 7,1 3,6
Az AMERICA LATINA 7,0 -4,0
Settore SALUTE 5,6 0,3
Az AUSTRALIA 5,6 5,3
Settore INFRASTRUTTURE 0,8 0,3
ORO -1,5 -0,7
Settore IMMOBILIARE -2,4 2,7
Az RUSSIA -5,3 5,3
PETROLIO -9,2 12,2
Con aspettative di tassi d’interesse crescenti e prospettive dichiarate di un alleggerimento delle QE, i mercati obbligazionari, salvo sporadici e strani exploit momentanei, hanno segnato il passo . In modo sorprendente si и mosso il cambio EUR-USD con un importante apprezzamento dell’Euro del +9,5% in ascesa proprio sul finire del dicembre 2020. A beneficiarne dello scarso appeal dei Bond sono stati ancora una volta i mercati azionari che hanno continuato ad esprimere il loro potenziale di crescia sulla giа positiva scia dell’anno precedente. Ma le due locomotive storiche, quella Tedesca (DAX +12,9%) e l’altra Americana (DJIA +12,1%), non hanno brillato particolarmente, attestandosi poco sopra la media: и da osservare che nel 2020 Wall Street ha stentato per ben 9 mesi e solo in autunno si и riusicta a scrollare di dosso un anno piatto e insignificante con un +9,8% sul +12,1% annuo. Leader assoluto di rendimento и decisamente il Settore TECONOLGIA che ha registrato una crescita consistente chiudendo con un +22,4% sospinto da un costante rialzo pure negli ultimi 3 mesi. Continuano i mercati azionari EMERGENTI (+21% dopo il +14,4% del 2020) e ripartono INDIA e CINA con rendimenti intorno al 19%. Il FTSE MIB ITALIA, dopo esser stato il fanalino di coda nel 2020 con un -7,8%, segna un deciso sprint e chiude con un tondo +17,9% sebbene sia l’unico mercato che abbia chiuso l’anno con una fase di riflessione e di stallo . Il NIKKEI GIAPPONE, dopo un anno praticamente piatto, recupera un +10,4% quasi esclusivamente negli ultimi 3 mesi.
Tutto il resto и noia sia se guardiamo il comparto Azionario GLOBALE sia se leggiamo un FTS100 a +7,1% di un Inghilterra sottotono e sotto la media. L’ORO mantiene sostanzialmente senza muoversi in controtendenza con la corsa degli azionari suddetti. Il PETROLIO chiude la classifica a -9,2% nonostante un forte recupero negli ultimi 3 mesi dell’anno con un tondo +12,2%: la performance annua negativa и segno che la ripresa economica tanto auspicata e raccontata non и entrata ancora bene a regime, tant’и che i tassi “salgono” ancora a rilento!

30-12-2020 – Marco Ianniello

2020 MERCATI E SETTORI AZIONARI A CONFRONTO

Russia 56,13
America Latina 32,89
Dow Jones Ind Avg Usa 20,53
Taiwan 19,53
Settore Finanziario 18,23
Australia 14,57
Settore Tecnologia 14,50
Mercati Emergenti 14,43
Oro 13,00
Petrolio 11,62
Settore Infrastrutture 11,21
Nikkei 225 Giappone 9,06
Dax Germania 5,64
Settore Energia 3,14
Cina 2,84
India 0,20
FTSE 100 Inghilterra -3,25
Settore Salute -4,15
Eur / Usd -6,54
FTSE MIB Italia -7,84

La regina dei mercati nel 2020 и la Russa con un deciso + 56%, segue l’America Latina +32% e il Dow Jones Usa +20%. La Russia performa nonostante una contenuta crescita del settore energia +3,14%, sostenuta dai titoli petroliferi e finanziari. L’America Latina, che resta tra i nostri mercati non preferiti, sorprende per una grande continuitа nell’arco di tutto l’anno a differenza del Dow Jones Usa che consolida il suo risultato solo grazie allo sprint +18% degli ultimi tre mesi. I confronti settoriali invece vedono in testa il settore Finanziario con un +18,2%, il settore Tecnologico +14,5%, Infrastrutture +11%, Energetici +3,14% nonostante il Petrolio chiuda a +11,6%, grazie ad un +17,67% nel solo ultimo mese e dopo anni passati a raschiare il fondo del barile . A segnare il passo
sono i listini Europei con la Germania unica positiva +5,64%, l’Inghilterra a -3,25% nell’anno del Brexit e il FTSE MIB Italia fanalino di coda con -7,84% nonostante il recupero di questi ultimi tre mesi +17,95%. I mercati asiatici sono a due facce: latono finanza vediamo Taiwan a+19% e Giappone a +9% nonostante uno yen forte. Lato produzione vediamo Cina a +2,84% ed India praticamente invariata. Nonostante molti mercati azionari hanno performato a due cifre anche l’Oro festeggia con un tondo +13% , risultato realizzato sopratutto nella prima parte dell’anno, piщ incerta, ma poi mantenuto fino in fondo. Infine, questo quadro и incornicato da una significativa svalutazione dell’Euro sul Dollaro -6,54%, coerente con il primo piccolo rialzo dei tassi da parte della Fed, che perт non ha espresso i suoi effetti positivi nel mercato Europeo, mercato evidentemente troppo poco flessibile, molto meno dinamico degli Usa ed appesantito dalle tensioni all’interno dell’UE.

Al fine di voler individuare i mercati potenzialmente piщ reattivi, nell’ultimo mese, ha spinto molto bene il Settore Petrolifero, la Russia che conferma il suo cammino e l’Italia che ha cercato di recuperare un anno perт da dimenticare. Spostando lo sguardo sulle economie piщ tradizionali, negli ultimi tre mesi, il Dow Jones +18,43% doppia praticamente il Dax 9,94%: и sicuramente l’effetto del primo rialzo dei tassi Usa che ha rallentato i corsi obbligazionari e dirottato capitali sull’azionario.

01-01-2020 – Marco Ianniello

2020 MERCATI A CONFRONTO

Indici/Settori/Bond YTD% 1 s% 1 m% 3 m%
GIAPPONE – Nikkei 225 22,6 -0,3 -5,0 11,2
settore SALUTE HEALTH CARE 18,6 3,3 -1,5 13,3
settore TECONOLGIA 17,1 3,1 -3,5 15,8
ITALIA – FTSE MIB 15,3 0,2 -5,3 1,2
settore ENERGIE ALTERNATIVE 15,0 0,1 -2,1 24,1
Bond Gov Usa 3-7yr 13,4 -0,6 -3,6 1,0
Bond Gov Usa 7-10yr 13,3 -0,3 -3,3 1,0
Bond Gov Usa 1-3yr 11,8 0,5 -3,1 1,8
USA – Dow Jones Ind 11,7 0,6 -3,4 12,1
Bond Gov Usa 1-3yr 11,3 -0,4 -3,3 1,8
Bond Gov Usa 7-10yr 10,7 -0,6 -3,8 -0,3
Bond Gov Usa inflazione 9,1 -0,5 -4,6 1,3
GERMANIA – Dax 8,9 -0,1 -5,7 11,1
AZIONARI GLOBALI 8,9 0,4 -4,5 9,1
Bond Gov Paesi Emergenti 7,3 -0,1 -5,2 2,5
Corporate Bond Globali 6,8 -0,4 -5,2 0,9
settore IMMOBILIARE 6,3 2,3 -3,2 6,5
Corporate Bond Paesi Emergenti 6,0 -0,2 -7,8 0,8
settore FINANZIARIO 6,0 0,0 -6,7 7,1
Bond Gov UK 4,8 -1,0 -5,8 -2,2
Corporate Bond Globali 4,4 -0,5 -3,5 1,7
RUSSIA – RTSI 4,0 -4,0 -15,5 -3,5
Bond Gov Italia 2,8 0,2 -1,7 0,7
INDIA – S&P Bse Sensex 2,6 -0,4 -2,2 2,7
REGNO UNITO – FTSE 100 2,3 0,1 -6,8 3,6
Bond Gov Europa 10-15yr 1,7 0,2 -1,7 0,8
Bond Gov Europa 7-10yr 1,7 -0,1 -1,5 0,7
Bond Gov Eauropa 5-7yr 1,5 0,2 -0,9 0,9
Bond Gov Europa 3-7yr 1,4 -0,0 -0,7 0,7
Bond Gov Europa 15-30yr 1,0 -0,1 -2,4 -1,0
Bond Gov Europa 15-30yr 1,0 -0,1 -2,4 -1,0
AUSTRALIA – Asx 200 1,0 3,8 0,2 14,2
Bond Gov Europa 3-5yr 0,7 0,1 -0,4 0,3
Bond Gov Europa Inflazione 0,7 0,2 -2,3 0,9
Bond Gov Europa 1-3yr 0,7 -0,1 -0,2 0,2
Bond Gov Europa 1-3yr 0,6 0,2 -0,0 0,3
Bond Gov Europa 7-10yr 0,6 0,3 -1,3 0,3
Corporate Bond Europa 1-5yr -0,2 0,0 -0,4 1,1
Corporate Bond High Yield -0,9 -0,6 -6,0 -2,5
ORO -2,2 -1,1 -3,3 -2,8
CINA – Sse Composite Index -4,1 -2,8 -5,5 4,9
MERCATI EMERGENTI – Azionari -4,7 -1,8 -5,7 2,9
TAIWAN – azionario -5,9 -0,1 -5,0 2,8
settore INFRASTRUTTURE -7,1 3,2 -3,8 1,9
CAMBIO EUR/USD -13,7 0,0 2,7 -3,2
AMERICA LATINA – azionario -25,4 -1,5 -8,8 -1,3
PETROLIO -39,4 -1,6 -19,9 -22,8
A fine anno и tempo di bilanci. A dominare i mercati nel 2020 и stato il Giappone con un +22,6%, poi il settore Salute +18,6%, il settore Tecnologia +17,1%, l’Italia con FTSE MIB +15,3% ed infine il settore delle Energie Alternative con +15%. Il primato del Giappone, del settore Salute e Tecnologia и stato determinato grazie alla spinta sostenta negli ultimi 3 mesi dell’anno: Giappone +11,2% (sul 22,6% annuo), settore Salute +13,3% (su +18,6% annuo) e settore Tecnologia +15,8% (su 17,1% annuo). Il quarto posto dell’Italia invece deriva da un andamento molto piщ costante nel corso dell’anno. Il settore delle Energie Alternative negli ultimi 3 mesi invece ha registrato la piщ forte spinta in assoluto con un +24,1% (rispetto a un +15,0% annuo) altrimenti avrebbe addirittura chiuso in negativo.
Sempre in ambito energetico troviamo la prima contraddizione con un Petrolio protagonista assoluto ma in negativo con la peggiore rilevazione a -39,4% amplificata fortemente nell’ultimo mese di dicembre con -19,9%, un vero e proprio tracollo!
Effettivamente il mese di dicembre и stato un mese deludente per tutti i comparti, sia azionari sia obbligazionari che settoriali. L’unico dato positivo lo fa registrare il cambio euro/dollaro con un +2,7%. Ed и proprio qui la seconda contraddizione perchй l’euro si и rafforzato nonostante le rassicurazioni di Draghi di ampliare il quantitative easing europeo e l’effettivo rialzo dei tassi Usa. In questo quadro l’euro si apprezza inspiegabilmente del +2,7% ed il dollaro si svaluta parimenti. Questo и il vero problema contingente che ha afflitto i mercati azionari europei, poi il rialzo dei tassi usa ha frenato una crescita americana giа poco convincente e lo stesso rialzo dei tassi nel contempo ha fatto scivolare in rosso il corso dei Bond sul secondario. Questa mossa della Yellen, a nostro avviso, и stata un po’ troppo prematura: piщ che un piccolo rialzo, un piccolo disastro!
A livello geografico non ci stupisce, ma ci interessa poco, il crollo delle America Latina con un -25%. Da sottolineare invece la situazione asiatica a due facce: Giappone come detto +22,6%, India +2,6% poi Cina -4,1%, Taiwan -5,9%. La Cina a marzo viaggiava in pole position con performance a due cifre poi un tracollo di oltre il 50% a seguito delle svalutazioni (coerenti) dello yuan. Non si и compreso bene perchй tutte le Banche Centrali possono svalutare e quella cinese no! Questa misura volta a sostenere la “crescita gialla” и stata letta come un segnale di debolezza che si и trasformato subito in preoccupazione che ha spaventato tutti i mercati. Ci puт stare! Sappiamo bene che conta piщ l’interpretazione dei mercati che le misure adottate dai policy maker. Sicuramente l’Asia emergente и entrata in crisi di maturitа: in altri termini ha forse smesso di essere emergente producendo solo incertezza contagiando tutte le borse!
Viene strano parlare soltanto in fondo delle piщ importanti piazze finanziarie mondiali, Dow Jones americano +11,7% e Dax Germania +8,9%, che performano peggio dell’Italia +15,3%. Osserviamo molto bene che Dow Jones e Dax recuperano solo ed esclusivamente grazie alla performance degli ultimi 3 mesi dell’anno altrimenti avrebbero chiuso addirittura in rosso. Questo fa capire, che oltre la paura cinese, le piazze finanziarie storicamente trainanti sono mancate per i primi 9 mesi dell’anno. Questo и stato il vero problema del 2020.
Una terza apparente contraddizione, in un contesto cosм variegato dove scendono sia l’azionario che i bond, и la sorpresa del -2,2% dell’oro. Esso sembra perdere lo scettro di “bene rifugio” e, se raffrontato al +17,1% del settore Teconologico, sembrerebbe che la gente preferisca gli smartphone ai lingotti!
Infine abbiamo tutta una serie di Bond (governativi corporate, high yield) che hanno performato a due velocitа. Il mercato dei Bond USA con rendimenti medi dell’11% (con un effetto dollaro +13,7%) soprattutto su brevi duration. I Bond europei con una rivalutazione media dell’1% principamente su duration medio lunghe a 15-30 anni impantanati nella palude dei tassi zero ed afflitti dal trade-off tra rendimenti di precedenti emissioni e i loro prezzi inaccessibili sul secondario.
Guardando al futuro piщ prossimo, al fine di cogliere possibili spunti, notiamo che nell’ultima settimana dominano i Settori piщ che le singole Aree Geografiche. Primeggano con un rialzo medio del 3% i settori Salute, Tecnologie, Immobiliare ed anche Infrastrutture che tra questi и l’unico che ha chiuso l’anno in negativo con -7,1% ma si и mosso sensibilmente nell’ultima settimana dell’anno.

In conclusione и stato un anno difficile, travagliato da diversi eventi, l’inutile incertezza greca (tuttoggi irrisolta cova ancora silente!) che ha frenato l’Europa, la paura cinese e i suoi riflessi globali, il caso Volkswagen che ha stoppato pure la piazza europea (l’unica che sembrava andare) ed infine l’andamento del cambio che riteniamo sia la chiave di volta per interpretare i mercati. Infatti, l’anno si chiude con la nostra perenne attenzione al cambio euro/dollaro il cui rimbalzo natalizio appare non molto coerente, anzi irrazionale. Ma temporaneamente ci puт stare. Questo recente disallineamento ha solo alimentato piщ dubbi che certezze. Ma va bene cosм! Il nostro mestiere alla fine и “seguire il trend al momento giusto”, salire sui treni che corrono, scendere da quelli che rallentano ed evitare quelli che deragliano. Buon 2020 a tutti!

31-05-2020 – Marco Ianniello

MARKET VIEW: DOVE STANNO ANDANDO I MERCATI

Questi ultimi due mesi hanno visto degli assestamenti generalizzati su tutti i mercati principali. I giornali subito incolpavano la Grecia come colpevole dei realizzi delle correzioni dei mercati azionari nonostante i mercati dei Bond pedevano appeal per effetto degli azzeramenti quantitativi a livello monetario. Ma il vero problema non и il Grexit nй il QE di Bce ma il Dow Jones Usa che si и un po’ incuneato in una noiosa fase laterale che dura dal 2 marzo ad oggi. Gli Usa non tirano ed il mondo si ferma. L’imputato speciale и il Pil Usa che delude le aspettative ma l’indice di Wall Street ha segnato una pausa dopo un +81,34% degli ultimi 5 anni, un +19,15% ultimi due anni ed un +7,74% nell’ultimo anno, fino ad arrivare ad “laterale” un +1,32% negli ultimi 6 mesi. Questa и stata la progressione sempre crescente ma meno che proporzionale del Dow Jones che ha beneficiato del QE della Fed, partito ampiamente in anticipo rispetto all’Europa, che aveva alleggerito molto il dollaro. Ma da 6 mesi a questa parte la rotta и cambiata. Proprio da marzo 2020 parte con decisione il QE Bce ed il cambio Eur/Usd rompre il forte supporto a 1,21: inizia la debolezza dell’Euro ed il Dollaro forte rallenta l’economia Americana. Tecnicamnte parlando и leggittimo attendersi un touch ‘n go intorno quota 18.000 punti (che se non tiene ritraccia almeno a 17.100) ma sembrano non esserci ancora le condizioni per aggredire i recenti massimi a 18.300.

Il Dax invece segna un +17,20% negli ultimi 6 mesi nonostante abbia stornato piщ di altri nell’ultimo mese (-5,63%). Ce ne eravamo accorti, avevamo indicato il livello di 11.150 come supporto da testare per ripartire ed ora se ne presenta un altro ravvicinato a 11.500. Tutto nella norma, basta che anche questo secondo supporto tenga!

Nel frattempo la Cina inizia a segnare il passo dopo dei rally strepitosi ed il problema piщ grande и che quando storna la Cina fa -5% o -8% in un giorno senza troppi avvertimenti: questa volatilitа diventa la principale nemica potendo rovinare performance anche molto importanti.
In questo quadro poi spuntano fuori economie marginali che definiremmo “paesi scommessa” con performance evidenti ma che non nominiamo nemmeno.
L’unico certezza che resta и che il mercato del reddito fisso и talmente depresso dalle strategie monetarie in corso e quindi solo gli azionari possono progredire. Ci sono state opportunitа di trading sulle valute, acquistando titoli in Usd sul ritracciamneto dell’Euro a 1,145 , che convincono ancora. Altre direzioni non sono ancora chiare del tutto ed in tal senso la parola d’ordine diventa aspettare.

20-03-2020 – Marco Ianniello

IL MIO PRIMO TWEET

Superato lo scetticismo anti-social, oggi @Trendintime approda su twitter. Una passione iniziata nel 1998 и diventata un sito di analisi e di informazione finanziaria nel 2020. Reports ed analisi dai contenuti interamente liberi e costantemente aggiornati oltre ad un archivio storico di previsioni verificabili, sempre disponibili on line. @Trendintime и il trading giusto al momento giusto per una lettura oggettiva dei mercati e per non commettere passi falsi!

28-01-2020 – Marco Ianniello

FINALMENTE LA GRECIA RISOLVERA’ I SUOI PROBLEMI.

Il modo piщ becero per far presa sugli elettori и creae dei falsi miti. Sia in Grecia, dove l’esasperazione si и rivelata terreno fertile, ma anche in Italia e finanche in altri paesi europei, l’incapacitа dei politici a risolvere i problemi economici reali и stata spesso dirottata colpevolizzando l’Europa. L’Europa non и perfetta, и nata al contrario: da una moneta unica, l’Euro, e non da un’unione politica vera. La Bce da sola non potrа mai controllare, stabilizzare e sostenere le dinamiche macroeconomiche europee. Ma accusare l’Europa solo per distogliere l’attenzione dei cittadini-elettori dalle innumerevoli incapacitа dei Governi e dei Politici и davvero scadente. La povera gente ci crede e vota cosм!
Agli albori del problema Grecia e dei fondati timori europei, dissi ad un caro Amico:”Da quando andavo a scuola la geografia europea и cambiata totalmente, molti stati non esistono piщ. Io ricordo la Jugoslavia ed ora non so nemmeno in quanti stati sia stata divisa. Per non parlare della vecchia Urss. Ora,perт, immagina una bella carta geografica in chiave finanziaria, oltre a quelle canoniche “politica e fisica”: una cosa и certa, prendi un paio di forbici e ritaglia per sempre la Grecia!”
Sicuramente le misure della Troika sono pesanti, eccessive e vessatorie per i cittadini. Parimenti il debito ellenico и disastroso. La finanza и un po’ come la matematica se devi morire, sei giа morto (il limite per x che tende ad infinito). L’economia e la politica dovrebbero mitigare queste crude implicazioni.
Tutte le volte che la gente si lamenta dell’Europa, sebbene con i suoi difetti, ho sperato quasi che la Grecia uscisse dall’Unione per dimostrare cosa sarebbe successo ai cittadini. E questo и solo l’inizio.
Di seguito riportiamo un articolo de “ilsole24ore.com” che, a soli 4 giorni dall’elezione di Tsipras, riporta i numeri di una Grecia che crede di poter alzare la testa, ma come chi ha torto alza solo la voce, quando invece l’unica cosa che и in grado di fare, con queste premesse, и un perfetto default.

Grecia: I numeri da incubo della nuova crisi. Il cambio di guida politica, dall’ortodossia filoeuropeista dell’ex premier Samaras all’eresia di Tsipras, и subito servito a riportare il piccolo Paese mediterraneo al centro di una tempesta finanziaria dagli esiti imprevedibili.

di Alberto Annicchiarico

1. Borsa -16% in 3 giorni

Il nuovo premier Alexis Tsipras ha giurato lunedм e la reazione dei mercati non si и lasciata attendere. Oggi l’indice principale della Borsa di Atene ha accusato il colpo: -9,24%, che sommato al -7% delle due sedute precedenti porta la temperatura a -16. A prendere la mazzata piщ pesante, mercoledм, sono stati i titoli bancari: Alpha Bank -26,7%, Eurobank Ergasias -26%, National Bank -25,5%, Piraeus Bank -29,3%. Da inizio settimana l’indice di settore ha segnato un pesantissimo -39,5%, andando a segnare nuovi minimi. Tutto и iniziato nel momento in cui и stato chiaro che nella coalizione con Syriza, il partito della sinistra radicale che ha stravinto le elezioni, ci sarebbero stati i Greci Indipendenti, il partito di destra – frutto di una scissione da Nea Demokratia – guidato da Panagiotis Kammenos. I timori e le tensioni si concentrano sui primi confronti con l’Eurogruppo, in settimana, per rinegoziare gli aiuti internazionali di cui Atene ha disperato bisogno per affrontare le scadenze da onorare entro agosto. Prima scadenza, fine febbraio, con la fine del prolungamento di due mesi concesso sul piano di salvataggio.

2. Al Fmi 11 miliardi (di dollari), alla Bce 6 miliardi (in euro)

Le scadenze della Grecia sono pressanti. Nel 2020 Atene deve 11 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale. Rompere con il Fondo nell’ambito di una trattativa sul debito equivale a rompere con la comunitа internazionale. Altri 6 miliardi, in euro, sono invece gli impegni di rimborso della Grecia nei confronti dell’istituto centrale guidato da Mario Draghi. Arriveranno a maturazione fra luglio e agosto. Il mancato pagamento equivarrebbe a un default nei confronti dell’Eurotower. Al momento i titoli greci in portafoglio alla Bce superano il 33% del totale in circolazione.

3. Stop a privatizzazioni (30% della compagnia elettrica e 67% del Pireo)

Nel primo consiglio dei ministri dopo le elezioni, il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis ha dichiarato che bloccherа immediatamente il piano di privatizzazione del 30% della compagnia elettrica Public Power Company, la piщ grande public utility del Paese, di cui lo Stato ellenico controlla una quota di maggioranza, della compagnia di distribuzione dell’energia elettrica (Admie) e della piщ grande raffineria greca. Congelata anche la vendita del 67% del Porto di Pireo, un’operazione giа avviata per la quale erano rimaste in corsa quattro societа, tra cui la big cinese Cosco. «L’accordo per Cosco sarа rivisto per il beneficio del popolo greco» ha detto il vice ministro Thodoris Dritsas. La reazione del mercato и stata immediata e conseguente: PPC -14%. Porto del Pireo -7,3 per cento.

4. Bond triennali al 17%, spread a mille sui decennali

In questo contesto era lecito attendersi un’impennata dei rendimenti dei titoli greci e cosм и stato. Lo spread tra titoli decennali greci e tedeschi и balzato a 974 punti, ai massimi da quasi due anni. Tutto ciт mentre la Borsa di Atene ha registrato il terzo pesante ribasso consecutivo (l’indice oggi ha perso il 9,24%). I titoli di stato a tre anni offrono rendimenti del 16,71%, dopo aver sfiorato il 17%, un aumento di 7 punti in tre giorni visto che alla vigilia delle elezioni viaggiavano poco sopra al 10%. Balzo anche per i tassi a 5 anni (13,75%), 4 punti in piщ in soli tre giorni. Piщ stabili i tassi sulla scadenza decennale (10,60%), con un aumento di meno di due punti in tre giorni. Si accentua comunque l’inversione della curva, segno che il mercato giudica maggiori le probabilitа di un default.

5. Debito 315 miliardi, 175% del Pil

Il totale del debito di Atene ammonta ormai alla cifra monstre di 315 miliardi, di cui poco meno di 60 in carico a Fmi e Bce (18,6%), 187,4 in carico ai Paesi dell’Eurozona (59,4%) e 69,2 (il 22%) agli investitori. Il debito greco и pari al 175% del Pil.

6. L’Italia esposta per 60 miliardi

La crisi ellenica costa cara anche ai conti pubblici dell’Italia, tra prestiti bilaterali e apporti ai fondi salvastati. In tutto 60,1 miliardi. Dieci miliardi fanno parte del prestito effettuato come “Greek loan facility”, soldi versati direttamente nel 2020 e nel 2020. Le quote versate ai due fondi Efsf e Esm ammontano in totale a 50,1 miliardi. In fin dei conti ogni italiano “vanta” un credito che ammonta a circa 1000 euro.

24-01-2020 – Marco Ianniello

IL VERO PROTAGONISTA E’ IL DOLLARO

Guardando il mondo dal Vecchio Continente potremmo dire che il protagonista del 2020 sia stato l’Euro, piщ precisamente il cambio diretto euro/usd. In effetti il protagonista и stato proprio il Dollaro che in soli 8 mesi, dal maggio del 2020 ad oggi, и passato da un massimo di 1,39932 al minimo di 1,12334 registrando un apprezzamento dell’ 11,85% che sui mercati dei cambi, e sopratutto sui cambi di divise primarie, и un’enormitа. Ragionando, in termini di domanda/offerta, questo forte movimento sui prezzi deriva da un deciso deflusso di capitali dall’area Euro con rendimenti ormai azzerati verso i mercati finanziari americani denominati in usd, piщ reattivi dal punto di vista macroeconomico sia in termini di ripresa economica che di aspettative e rendimenti offerti.
Il perchи risiede nelle diverse strutture macroeconomiche delle diverse economie che favoriscono una migliore trasmissione della politica monetaria espansiva (quantitative easing) attuata ormai da tutte le maggiori banche centrali del mondo, quasi in competizione tra loro.
Il Quantitative Easing della Fed и arrivato, ed arriva, dritto ai Corportare Bond emessi dalle imprese per le loro scelte di investimento. Ad esso poi si и affiancata una politica fiscale espansive del Governo Obama che ha visto correre la spesa pubblica grazie ad un livello di debito, inizialmente, sotto controllo.
La politica monetaria espansiva della BCE invece и intermediata dalle Banche e dagli Stati che sono spesso impegnati in politiche di risanamento e di contrazione della spesa. Gli effetti esapnsivi arrivano soltanto dopo alle imprese e ai loro nuovi investimenti (una eccezione italiana, unica e rara, и proprio quella di Terna che proprio in questi giorni ha collocato il “primo” Corporate Bond direttamente sul mercato).
Stavolta perт Draghi ha caricato pesantemente il suo bazooka: sia in termini di esplosivo, 50 miliadi al mese, ma sopratutto in termini di ferquenza, ogni mese, e in termini di durata, fino al settembre 2020 se necessario!
Sui mercati finanziari, se da un lato lasciamo correre felici i Bond in portafoglio che si apprezzano oltre ogni regola , dall’altro dubitiamo sull’affermazione di Draghi “che non c’и il rischio di una bolla speculativa”: i prezzi dei titoli governativi non rappresentano realmente la bontа – in termini di rischio – di molti emittenti! Molti titoli senza Draghi non avrebebro il sostegno di alcuna domanda. Comunque le sue dichiarazioni sono sempre piщ decise sia in termini di sistematicitа, che di discrezionalitа verso i paesi in grado di riformarsi davvero.
Sui mercato dei cambi il risultato и un euro che si и svalutato, razionalmente e volutamente. Nel 2020 l’euro ha perso l’11,85% scendendo in maniera verticale. Ora cercherа qualche punto di appoggio, in una fisiologica fase laterale o di correzione, per poi ripercorrere questa strada. Arriverа il cambio in area 1.05 – 0.97?
L’appuntamento sembra essere giа fissato per giugno 2020.

03-01-2020 – Marco Ianniello

GEOGRAFIA DEI MERCATI 2020: INDICI (ETF) A CONFRONTO

Anche quest’anno ci concentriamo sulla nostra consueta analisi di fine anno. Per confrontare gli andamenti dei principali mercati mondiali non abbiamo preso gli indici puri dei singoli mercati ma degli etf che con la loro gestione passiva replicano gli indici stessi approssimandoli in modo soddisfacente. In questo modo riusicamo ad evidenziare le aree geografiche che finanziariamente hanno viaggiato di piщ (e continueranno a farlo?) ed individuare l’eft di riferimento come uno degli strumenti finanziari che possono essere direttamente acuistabili sul mercato (la scelta della casa di investimento и casuale e non sottintende nessun tipo di proposta commerciale).

MERCATI ETF ISIN 1 a% (2020) 1 m% 3 m%
1 Azionari India Amundi ETF MSCI India EUR A/I EUR FR0010713727 44,53 -1,53 7,52
2 Azionari Cina iShares China Large Cap EUR IE00B02KXK85 26,53 7,26 19,58
3 Azionari USA Large Cap iShares Dow Jones Industrial Average EUR IE00B53L4350 24,43 2,77 9,41
4 Azionari Taiwan Large cap iShares MSCI Taiwan EUR IE00B0M63623 19,50 1,02 4,50
5 Azionari Internazionali iShares MSCI World UCITS Dist EUR IE00B0M62Q58 17,44 1,25 7,67
6 Azionari Australia iShares MSCI Australia EUR IE00B5377D42 8,63 1,04 0,59
7 Azionari Giappone Large Cap iShares Nikkei 225 EUR IE00B52MJD48 7,78 -0,14 6,41
8 Azionari UK Large Blend iShares FTSE 100 Dist EUR IE0005042456 3,08 -1,72 0,85
9 Azionari Italia iShares FTSE MIB (Acc) EUR IE00B53L4X51 2,91 -3,39 -4,00
10 Azionari Germania Large Cap iShares Core DAX® (DE) EUR DE0005933931 2,64 -1,97 5,69
11 Azionari Asia Emergenti iShares Core MSCI Emerging Markets IM IE00BKM4GZ66 1,20 -0,69 1,31
12 Azionari America Latina iShares MSCI EM Latin America Dist EUR IE00B27YCK28 -4,83 -5,01 -9,78

Nel 2020 domina l’India con un +44,53% di rendimento annuo. Seguono Cina e Usa con ben 20,00 punti di distacco!! La Cina con un 26,53% annuo e gli Usa con un +24,43%. Si difendono bene i mercati globali con un 17,44% dietro i quali si posizionano tutti gli altri. Sul fondo della classifica sorprende il Dax segno di una Germania in netto affanno e battuto addirittura anche dal FTSE MIB Italia di pochi decimi. L’America Latina lascia il tempo che trova (pur volendo esser il piщ oggettivi possibile il Sud Amrica non ha mai avuto appeal finanziario su chi scrive) e fuori da ogni classifica (anche la nostra) troviamo la Russia (iShares MSCI Russia ADR/GDR EUR) con un -38,59% su base annua, risultato consolidato soprattutto negli ultimi 3 mesi dove ha perso il 27,75%.
Questo и il fotofinish. Ma si puт e si deve notare qualcosa di piщ per cercare di cogliere delle opportunitа.
Dobbiamo notare che la Cina и praticamente partita negli ultimi 3 mesi del 2020 performando un +19,58% su un +26,53% annuo. Altretanto non si puт dire per gli Usa che invece hanno dimostrato una crescita piщ uniforme mentre l’India, prima in classifica, ha avuto anche una flessione nell’ultimo mese che perт non ha assolutamente messo in discussione il suo primato. L’Italia ha chiuso il 2020 con un modesto +2,64% perdendo moltissimo negli ultimi 3 mesi al contrario della Germania, deludente, che negli ultimi 3 mesi dell’anno ha risalito la china passando in terreno positivo.
In sintesi, i mercati azionari hanno saputo dare soddisfazioni sono proprio India e Cina che nel 2020 erano rimasti al margine. Gli Usa sono sempre gli Usa, madre e matrigna dei mercati finanziari e dell’economia globale. L’indirizzo attuale piщ che volgere lo sguardo a nuovi investimenti traccia la sua direttrice verso quei mercati ad alto potenziale di consumi interni: le economie cinesi ed statunitensi. E se la Germania, ricca di surplus commerciali ma avara di consumi interni, ha segnato il passo, soprattutto di fronte all’embargo verso la Russia e al suo risentimento per la crisi petrolifera, la Cina dopo un 2020 di riflessione ed un forte rush finale nel 2020 appena concluso sembra volersi evolvere e globalizzare appieno per trasformarsi da semplice produttore a grande consumatore. Se questa Cina-consumatrice appare come una cetrezza attuale, i mercati produttivi limitrofi dell’Asia Emergente potrebbero esser l’asepettativa e la sorpresa. La regola comunque и sempre la stessa: salire sui treni che viaggiano! Buon 2020 a tutti.

21-11-2020 – Marco Ianniello

QE vs QI (“Quantitative Easing” contro “Quoziente Inttellettivo”)

Ormai sono anni che le Banche Centrali del mondo stanno facendo a gara a chi acquista di piщ titoli sul secondario per sostenere i prezzi dei titoli di stato. Sono queste operazioni di mercato aperto che vorrebbero sortire qualche effetto macroeconomico ma finiscono molto spesso solo per occultare i rischi degli emittenti, vale a dire i rischi degli Stati sovrani. Stasera sul sito de “ilsole24ore” troviamo tre articoli che cantano la solita canzone ma che alla fine suona sempre piщ una nota stonata.

Padoan: il debito sale per impegni con Ue e crescita negativa

Borse sprint dopo Draghi e Cina: Milano +3,9%, tassi sui BTp mai cosм bassi – E Pechino taglia a sorpresa

Draghi accelera verso il Qe: contro il rischio deflazione pronti a comprare piщ titoli

Cerchiamo di cogliere i fattori salienti.
Il Ministro dell’Economia denuncia le difficoltа arcinote dello Stato italiano. Nonostante ciт: tassi sui BTp non sono mai cosм bassi! Merito di chi? Di Draghi che, con il suo potenziale illimitato, si diverte a sparecchiare gli eccessi di offerta, o a colmare i deficit di domanda, sul mercato secondario dei bond governativi. Insomma, l’Italia denuncia le sue difficoltа e i rendimenti (remunerazione del rischio) scendono. Ecco perchи titoliamo QE vs QI.
E poi, perchи le borse festeggiano? Cosa pensa la gente che Draghi si metterа pure ad acquistare sull’azionario? Scherzo! Non и ammissibile.
La vera ed unica notizia del giorno и che anche la Banca Centrale Cinese taglia i tassi i fronte ad un calo della domanda aggregata mondiale, per un rallentamento delle esportazioni, e per competere a livello globale con le altre Banche Centrali nella sfida a chi svaluta meglio. Insomma non bastano i vantaggi competitivi tipici cinesi (basso costo del lavoro) , ora si svaluterа pure lo yuan? E’ chiaro che con tassi globali ai minimi dei minimi, il mercato dei bond perde sempre piщ appeal e lascia inevitabilmente piщ spazio ai listini azionari. Attenti soltanto all’infalzione Americana e quando la Yellen, dalla prossima primavera in poi, sarа costretta a ritoccarli al rialzo.

02-10-2020 – Marco Ianniello

UNA CORNICE SENZA QUADRO

Oggi parla Draghi e le Borse europee (invece) crollano a picco: un indice su tutti EUROSTOXX -2,43%! Le dichiarazioni odierne forse peccano di credibilitа forse perchи le notizie vengno dall’Italia, da Napoli.
Oggi mi va di fare un accenno macroeconomico che mi ha sempre entusiasmato sin da quando studiavo, proprio a Napoli. Sto pensando agli anni 80-90 e alla deflazione giapponese che durava da decenni ed aveva attanagliato una importante potenza economica mondiale. Allora la tecnoclogia era tutta giapponese, la Cina non esisteva, gli Usa dettavano legge con un dollaro forte e l’Europa sognava un mercato comune. Questo Giappone era forte a livello innovativo ma il pil non riusciva piщ a camminare soffocato da un eccesso di offerta con prezzi al consumo in picchiata ed una politica monetaria a tassi zero che si era castrata da sola e non riusciva in nessun modo a stimolare la domanda aggregata. Il Giappone и ripartito, almeno finanziariamente, soltanto nel 2020, dopo Fukushima, quasi a dire che “non tutto il male viene per nuocere”. Ora sembra proprio che in quella condizione ci siamo noi, in Europa. E la situazione sempre piщ difficile incuriosisce sempre di piщ proprio per vedere “che cosa si inventerа Draghi” per uscire da questa trappola dai connotati “a mandorla”. Grande merito ha avuto il Governatore per aver contenuto la piщ grande crisi finanziaria mondiale che lo ha costretto ad abbassare i tassi fino alllo 0,05. Ma adesso?
La Bce ha in mano la Politica Monetaria che perт и asimmetricamente bloccata, a meno che non ci sorprenda con qualche colpo magistrale. La Politica Fiscale и in mano ai Governi che sono superindebitati e che pertanto non possono praticarla in quanto impegnati a rientrare nei parametri comunitari. insomma, Politica Monetaria spalle al muro e Politica Fiscale impraticabile: и come guidare un auto col volante bloccato ed il cambio a folle, l’unica speranza и che la strada si metta da sola in discesa! L’impostazione monetarista e liberale, che per molti versi ha dei risvolti estremamente efficenti, finisce per definire in un momento cosм difficile solo una “cornice” di regole fatte di tassi e riforme che non arrivano mai o sempre in grave ritardo, quindi inutili. Finiamo cosм per diventare tutti dei poveri spettatori che immaginano un’opera d’arte molto particolare: una cornice senza quadro!
leggi pure l’articolo “Moneta e inflazione” Marco Ianniello – La Fonte n. 38 marzo 2008

26-08-2020 – Marco Ianniello

QUANTO (POCO) DURERA’ L’EFFETTO DRAGHI?

Massimo rispetto, parla Draghi! Un uomo che rimarrа nella storia per aver fermato il mondo con il su sorriso apparentemente innoquo ma diabolico. L’uomo che ha arginato l’ondata di piena dei mercati accaniti contro i Titoli di Stato che per definizione (almeno scolastica) dovrebbero essere i titoli risk free di riferimento. Il suo gioco diablico и stato quello di sostenerne il prezzo con riacquisti sul mercato secondario finquando gli operatori si fossero dimenticati, almeno in parte, dei brutti momenti finanziari originati dai subprime nel 2008. Questo caso particolare и eloquente ed insegna che una ricetta per ricreare la fiducia senza veri interventi strutturali consistenti и semplicemente quella di far trascorrere del tempo adeguato utile ad alleggerire i timori: se non puoi fare altro che niente. “adda passа a’ nuttata”! In realtа i suoi interventi non hanno fatto altro che sostenere i prezzi in maniera artificiosa, occultando i veri rischi degli emittenti governativi che nel frangente non hanno nemmeno saputo risanare i loro fondamentali, Italia in primis (unico paese del G7 con il Pil in calo su base annua). Al summit di Jackson Hole Draghi ha parlato davanti a tutti i maggiori banchieri centrali facendo riferimento ad una gestione monetaria che non fa dell’austerity una regola ma uno strumento flessibile. Questo annuncio и riusicto a spezzare un tantino le aspetative delgi operatori che in questi ultimi mesi avevano inserito nei loro processi razionali di scelta l’automatismo delle regole del quantitative easing e delle restrizioni nei bilanci pubblici tanto pretese a livello centrale. Spesso Draghi afferma in pubbliche uscite che “la Bce utilizzerа tutti gli stumenti a sua disposizione”. Verrebbe voglia di aggiungere che utilizzerа al massimo anche gli strumenti che non ha! quindi non farа nulla! I mercati nell’immediato perт ci credono e come in questi giorni reagiscono bene e con vivacitа. Grande Draghi! E massimo rispeto! Ma i mercati finanziari non sono modelli econometrici (e Draghi lo sa) e in fin dei conti non sono neppure l’obiettivo della Politica Monetaria di una Banca Centrale. I mercati interpretano ogni notizia con sospetto, euforia o indifferenza. Se guardiamo l’esploit di questi ultimi giorni si avverte la sensazione che ci troviamo di fronte ad un fisiologico pull back ribassista, di fronte ad una semplice formazione di tipo A B C dove ci manca l’ultimo tratto finale. l’onda C direzionata all’in giщ! Questo non per svilire l’operato di uno dei piщ grandi banchieri centrali che passerа alla storia ( affermazione molto campanilista), anche perchи non siamo all’altezza, ma per far capire che non tutte le notizie interessano alle borse e quelle che un po’ interessano, come questa, hanno comunque degli effetti temporanei perchи i trend devono completare le loro formazioni e quindi seguire la loro rotta prima di avere la forza di cambiarla. Il trend per invertire ha bisogno di qualcosa di piщ di uno o piщ annunci e sicuramente di piщ tempo per maturare appieno un cambiamento. Facendo riferimento all’FTSE MIB Italia, sono circa 2 mese che ha corretto iniziando una fase di ribasso (onda A), ora sta percorrendo l’onda rialziisata (B) di pull back (coincisa casualmente con l’effetto Draghi) ma quello che ci aspetta и l’onda C ribsssista e piщ profonda: solo dopo questa si puт guardare con occhi diversi e rivalutare l’andamento dei mercati.

ENEL ACCENDE LA LUCE

Gli energetici hanno segnato il passo con la crisi ma Enel riaccende la luce.

Il titolo ha registrato un crollo vertiginoso dal 2020 fino a metа 2020. Successivamente ha cercato di risalire ma и tornato al punto di partenza nel luglio 2020 dove ha registrato un doppio minimo, dando maggiore affidabilitа al supporto a 2.25. Da allora il titolo и in una fase di forte espansione con un exploit del +60% ai prezzi correnti.

Attualmente il trend di base и crescente ed и difficile immaginare che scenda sotto il supporto dinamico di 3,00 euro (v. grafico trendline verde).

Qui si evince la forza del trend-up in atto che ha rotto le fun-lines decrescenti in tre punti significativi ed in ultimo a quota 3.40 rendendo affidabile anche questo livello di prezzo in un ottica di test.

Focalizzando su un timeframe piщ recente, il titolo ha rotto un testa spalle rialzista ed ha nelle sue corde un primo livello a 4.00 ed anche quota 4.40. Ci riuscirа?

GEOGRAFIA DEI MERCATI 2020: INDICI AZIONARI MONDIALI A CONFRONTO

Come ogni fine d’anno tiriamo le somme.
Il Nikkei domina tutto il 2020 con una perfo rmance del +48,5% annua. Seguono il Dow Jones con un +21% ed il Dax con un +19%. L’Italia presenta un anno a 2 facce: un primo semestre con un -10% ed un secondo semestre con un + 22% (+12% netto annuo) beneficiando di una “certa stabilitа generale” i cui meriti non si sa a cosa sono ascrivibili. L’India chiude introno ad un +8% mentre la Cina si muove con costante lateralitа ed in territorio sempre negativo chiudendo a -8%.

Se vogliamo leggere e cogliere degli spunti che possono avere una valenza prospettica, evidenziamo una prima fase un po’ piщ reattiva iniziata intorno alla metа di ottobre 2020 dove и sempre il Nikkei a dettare legge davani al Dax e al Dow Jones.

Da metа novembre 2020 и iniziata una fase prevalentemente laterale dove ha sempre primeggiato il Nikkei, il Dax ed il Dow Jones che si muovono praticamente all’unisono sebbene la Germania sia il maggior esportatore del mondo (per questo criticato!) e gli Usa l’economia piщ nebulosa del momento, dove la finanza distrugge patrimonio e subito dopo miracolosamente ricrea utili a due cifre.

Sul finire dell’anno intervengono le dichiarazioni dei Banchieri Centrali che “annunciano” che le politiche monetarie globali saranno oggetto di progressive revisioni : da un lato la Bce dichiara di voler rispondere ai cambiamenti macroeconomici che hanno fatto registrare segnali di moderata crescita del Pil in alcuni paesi Europei (Italia esclusa); dall’altro la Fed che dichiara di voler intraprendere un progressiva diminuzione del sostegno (tapering) ai titoli a reddito fisso americani. In seguito a queste notizie, ecco lo scenario che delinea gli indici piщ reattivi secondo l’ordine di arrivo sul traguardo di fine anno: FTSE Mib, Dax, Nikkei, Dow Jones, India e Cina.

Insomma, ora и il momento di sbilanciarsi un po’! I mercati piщ affidabili restano quelli dell’area Giappone (escluso Cina ed India) e i mercati Usa e Germania. Gli aspetti macroeconomici in questo caso premiano solo la Germania, unica economia che и riusicta a mantenere certi equilibri di produttivitа, competitivitа (nonostante un Euro apprezzato!), crescita del Pil e mantenimento dei livelli occupazionali. Da un punto di vista finanziario, l’Italia mantiene un certo appeal forse grazie a prezzi molto bassi e, forse, potrebbe confermarsi la sorpresa del 2020, il posto migliore dove fare shopping? Non chiediamoci perchи, perchи i “fondamentali” in questi discorsi non c’entrano quasi per niente! Le economie emergenti restano troppo marginali e stentano a risollevarsi da un terreno troppo paludoso: esse aspettano di esser rimorchiate da altre economie trainanti, esse aspettano che i capitali, finora rimpatriati a causa della crisi, riprendano a circolare con piщ fuiditа.

Buon Anno a tutti.

ITALIA vs FTSE MIB: L’ECONOMIA PIANGE E LA FINANZA RIDE

Qui Italia: meglio non parlare di economia reale, la recessione ha cancellato il Pil, chi ne parla in televisione non sa piщ di che cosa parla.
Qui Milano: l’indice azionario Ftse Mib stupisce con un +28,66% dal 25 giugno al 22 ottobre 2020: 4 mesi in cui si respira un clima mite di stabilitа finanziaria con uno livello spread btp/bund posizionato sui minimi. Non si sa se il merito sia di chi ha Governato il paese o di chi и uscito (definitivamente?) di scena. In realtа, la Borsa italiana era molto depressa e si и distinta tra le migliori a livello globale. Ora siamo in una fase di flessione con una discesa sotto i 19.000 punti. Data la volatilitа del mercato nazionale, forse, и meglio restarvi fuori o sell-short.

TMX SU FINMECCANICA: UN TRADE PERFETTO

Prendiamo in esame il trade sul titolo Finmeccanica selezionato dal TMX del 30/09/2020 al fine di comprendere come meglio utilizzare i segnali del Report. Per lunedм 30/09 era giа disponibile il trade nel Report-TMX: il titolo quotava 4,422, il trend indicato rialzista in fase di temporanea correzione, il prezzo di entrata in acquisto a quota 4.70 (linea blu) da inserire come ordine condizionato (se p > 4,70 acquista a 4,70) (*). Dopo 2 giorni il titolo ha oltrepassato tale livello, ha scambiato sul prezzo inserito a 4,70 ed il trade и partito con stop loss a 4.322 (linea rossa). Osserviamo bene che il momento piщ delicato dei un trade и proprio quello iniziale dove si deve monitorare la volatilitа rispetto allo stop loss stabilito, che и opportuno inserirlo a priori ed adeguarlo progressivamente (trailing stop) man mano che il trend prosegue nella direzione auspicata. Il target price invece si puт anche inserire in un secondo momento valutando prima la forza del trend in atto. Nel caso specifico in esame, il target price a 4,9693 и stato raggiunto nell’arco della stessa giornata del 2/10 segno che il trend-up era di forte direzionalitа e sarebbe stato meglio non averlo inserito da subito e lasciar correre il trade. Ma come spiegato ciт puт esser secondario anche perchй il trade indicato, aperto a 4,70 e chiuso a 4,9693, ha performato un +5,73% in un giorno! Lasciando correre il forte trend il titolo, arrivato a 5,20 il 3/10, avrebbe reso un bel 10,64%. Ma a volte troppi “se” disorientano la mente!

(*) Un ordine condizionato di questo tipo (se p > 4,70 acquista a 4,70) ci “difende” nel caso in cui il trend-up in corso non dovesse proseguire o addirittura invertire la rotta. Se, infatti, dovesse iniziare un down-trend il livello-soglia di entrata in acquisto, posizionato un po’ piщ in alto, non verrebbe eseguito e pertanto limita la probabilitа di trovarsi in acquisto in un’eveoluzione di mercato ribassista.

DOPO LA PAUSA ESTIVA TUTTA L’ASIA RIPARTE PER PRIMA

Nel periodo estivo appena trascorso l’andamento dei mercati и stato prevalentemente laterale. Nonostante ciт rimane indiscusso, da inizio anno ad oggi, il dominio giapponese dell’indice Nikkei (ca +42%) seguito a debita distanza dal Dow Jones americano (ca +18%) e dal Dax tedesco (+14%).

Ma focalizzando l’attenzione sul timeframe di quest’ultimo mese, salta subito agli occhi che, da fine agosto a questi giorni di settembre, tutti gli indici azionari asiatici (rispettivamente nell’ordine India, Giappone e Cina) hanno decisamente performato meglio degli Usa lasciando per ultime le borse europee.

Insomma, tutti i mercati continuano a salire ma tutta l’Asia , anche quella che si era fermata da un po’, rilancia con uno sprint anche a due cifre. E’ finito l’oblio di India e Cina? Si sono svegliate anche loro di fronte alla recente e poderosa corsa del Giappone?

QUALCUNO NON CI CREDEVA MA E’ SOLO L’INIZIO

Quando abbiamo pubblicato sul sito il nostro articolo del 24.05.2020 molti non ci credevano ancora che l’intero assetto finanziario sarebbe presto cambiato. Il bello и stato che, a parte la calata repentina del Nikkei seguita da qualche indice Europeo, gli altri mercati erano rimasti un po’ indifferenti e la cosa sembrava avallare i soliti “Ma no. ” degli sprovveduti . I mercati perт non si sa mai abbastanza quanto sono tremendi. Il bello и stato pure che, dopo una prima tranquilla discesa, i mercati si sono anche fermati qualche giorno a riflettere (il tempo giusto per far rilasare gli outsider) per poi fiondare giщ ancora un’altra volta e ancora peggio. Erano mesi che non si vedeva il Dax registrare un -2,89% seguito da un -1,71% di fila (ringraziamo il Dax). Tutte le Borse scendono sulla notizia che la Fed diminuirа gli acquisti di Bond ponendo fine alla linea espansiva americana a sostegno della Crisi: и razionale pensare che i rendimenti sui titoli a reddito fisso potranno solo che aumentare senza un acquirente cosм importante dal potenziale illimitato. Di conseguenza le Borse azionarie perdono subito il loro appeal. Tutti gli indici scendono parimenti senza evidenziare, almeno in questa fase, deflussi di capitali da un’area geografica all’altra (qualcosa ritornerа sicuramente negli Usa visto che in prospettiva dovranno offrire “finalmente” un rendimento reale positivo: non solo l’economia era “drogata” ma si permetteva pure di riconoscere un rendimento al minimo storico dell’1,43% sul decennale!). Francamente q uesta valutazione razionale ci interessa di meno anche perchй noi il 24.05.2020 non potevamo sapere nulla di quello che era nei pensieri della Fed e che avrebbe annunciato poi. A noi ci и dato solo percepire in anticipo ed in pieno che qualcosa stava cambiando e cosa stava accadendo. E intanto tutti continuano ad andare giщ.

INTERROTTA L’INARRESTABILE CORSA DEL NIKKEI

Sono passati 6 mesi, dal 12 novembre 2020 al 22 maggio 2020, in cui l’indice Nikkei della Borsa Giapponese ha compiuto una inarrestabile crescita performando un +80,43%. La cosa piщ sorprendente, oltre al fatto che a fine 2020 ve l’avevamo detto (e qualche Amico ci ha pure ringraziato!), и che questo trend rialzista ha avuto un andamento praticamente lineare, con pochissimi appoggi e ripartenze che spesso sono preferibili per cogliere il timing d’entrata. Ma proprio questa forza del trend lo ha reso nel contempo di fatto piщ vulnerabile e rischioso, come quando si corre troppo forte su un lungo rettilineo ed all’improvviso si и costretti bruscamente a frenare! In data 23 maggio il Nikkei ha segnato un -7% in una sola giornata. Le motivazioni le trovate altrove, sui giornali e sugli altri siti, ma quello che ci importa sottolineare и che questo movimento deciso ha segnato significativamente la fine di un trend importante: dal massimo assoluto a 15.627 l’indice Nikkei ha spazio per ritracciare fino al supporto intorno quota 13.500 (-13,6%).

Alla luce di questo movimento repentino sembra opportuno riesaminare le scelte di portafoglio valutando le possibili correlazioni tra i mercati per captare quale sarа il nuovo scenario dei movimenti di capitali ed il loro riposizionamento a livello globale. Da quest’ultimo grafico possiamo vedere quali mercati hanno manifestato meggiore sensibilitа di reazione alla frenata del Nikkei: se l’Europa flette, il Dow Jones resta impassibile?

GEOGRAFIA DEI MERCATI 2020: INDICI AZIONARI MONDIALI A CONFRONTO

INDICI AZIONARI MONDIALI: CLASSIFICA 2020

1 ) 25,19% Germania DAX (DAX)
2 ) 23,45% India BSE SENSEX (BSESN)
3 ) 21,44% Giappone NIKKEI 225 (N225)
4 ) 20,02% Hong Kong HANG SENG INDEX
5 ) 17,06% Messico MXX
6 ) 13,00% Francia CAC40
7 ) 12,75% Svizzera SMI
8 ) 5,70% Stati Uniti DOW JONES INDUSTRIAL (DJI)
9 ) 5,40% Brasile IBOVESPA (BVSP)
10 ) 5,30% Italia (FTSE MIB)
11 ) 4,60% Cina CHINA SHANGHAI COMPOSITE INDEX (SS)
12 ) 3,47% Inghilterra FTSE
13 ) -0,33% Eurostock ESTX50
14 ) -6,38% Spagna IBEX 35

La Germania batte tutti con un +25,19% su base annua! Sorprende la borsa indiana con un +23,45% e segue un inaspettato Giappone con un +21,44% conseguito quasi esclusivamente negli ultimi 2 mesi dell’anno. I mercati asiatici si sono riaccesi, v. pure Hong Kong +20,02%, dopo un 2020 piuttosto statico.

Poi viene tutto il resto.

Il Dow Jones si confonde nella mischia con un modesto +5,70%, segue poi l’Italia con un anno finalmente positivo ( dopo il disastroso -26,16% del 2020) e la Cina +4,60% che perт non brilla come India e Giappone.

Per quanto riguarda l’Italia il dato registrato и un +5,30% annuo con un recupero nel secondo semestre decisamente positivo ed un sorpasso sul DAX nel solo mese di dicembre 2020 (v. grafico seguente) espressivo pure dell’attenuazione dello spread BTP/BUND 10A .

Come abbiamo detto, dal grafico su riportato, si nota in modo evidente l’exploit dell’indice Nikkei negli ultimi 2 mesi del 2020 in cui ha praticamente espresso tutta la sua performance. Puo’ essere utile approfondire osservando quanto и avvenuto nell’ultimo mese di dicembre 2020 dove anche l’indice Cinese SHANGHAI COMPOSITE ha recuperato molte posizioni con il suo +13% per poi chiudere positivamente su base annua ad un +4,60%. Analogo discorso per il mercato azionario brasiliano con un +6,4% su base mensile ed un +5,40% su base annua. Insomma un dicembre di exploit o di recuperi in extremis. E’ l’inizio di una partenza o un semplice aggiustamento?

Queste considerazioni per voler porre di nuovo l’attenzione in particolar modo sul Giappone che ultimamente и stato poco considerato dalle principali societа di Asset Managment che hanno creato numerosi fondi di investimento che escludevano esplicitamente questa “vecchia” area geografica. La staticitа dell’economia giapponese ha creato pochissimo appeal ma questi ultimi 2 mesi del 2020 segnano un evidente cambio di passo. Il 2020 s arа forse l’anno della riscossa nipponica?

INTESA SANPAOLO: UNA “FINTA AL RIALZO” NON FA PRIMAVERA

Questo и quanto! Questo grafico и la risposta a chi, dopo la candela rialzista del 13.11.2020, ha pensato che le analisi ribassiste erano fuori luogo. Effettivamente il titolo Intesa SanPaolo sta tenendo con le unghie quota 1.20 ma и risaputo che. nessuno puт arrampicarsi sugli specchi!
Riconfermata l’analisi del 8-11-2020

E’ FINITA LA FESTA: SI FERMA IL DOW JONES E TUTTE LE BORSE APPRESSO

Il 3/12/2007 l’indice Dow Jones quotava sui massimi a 13.625 punti, poi и arrivata la crisi, esplosa nel settembre 2008, poi la lunga agonia della Borsa americana e di quelle mondiali. Dal marzo 2009 ai giorni d’oggi, l’indice americano и salito silenziosamente fino a tornare ai massimi di 5 anni fa (+94%) sebbene l’economia americana non sia stata altrettanto spumeggiante. Questo picco massimo и coinciso (casualmente) con il momento elettorale delle Presidenziali Usa. Oggi l’indice si и bloccato a riflettere proprio in prossimitа di questo suo massimo assoluto e, quando manca la forza sufficiente per sfondare una resistenza cosм importante, и inevitabile che corregga al ribasso. Ha rotto infatti i 13.000 punti e si dirige almeno in area 12.200. Qui si vedrа.

Il 14/09/2020 l’indice FTSE MIB tocca il massimo assoluto a 16.624. Inizia poi un periodo di flessione lungo il canale ribassista evidenziato in figura che fa presagire il raggiungimento di quota 15.000 fino a 14.500 punti a ri-testare il livello di inizio luglio.

INTESA SAN PAOLO

Specularmente all’andamento dell’Indice italiano, il titolo Intesa San Paolo ha imboccato il canale ribassista. All’interno di questo canale il titolo ha rotto quota 1.235 con una decisa candela rossa (range outside). Traget price 1.14.

23-08-2020 – Marco Ianniello
I TITOLI BANCARI AI MASSIMI COME LE TEMPERATURE DI QUESTA ESTATE

La CONSOB ha stabilito la sospensione fino al 14-09-2020 delle vendite allo scoperto sui titoli bancari e la Borsa Italiana ne ha subito beneficiato. Nell’ultimo mese l’indice FTSE MIB ha registrato un +19.16% trainato dal fortissimo rialzo dei titoli bancari che, и risaputo, pesano in modo prevalente nella sua composizione. I maggiori rialzi sono quelli di Banca MontePaschi +47.80%, IntesaSanpaolo +39.20%, Mediobanca +34.20% ed Unicredit +32.48%. Il comparto и ripartito come se tutte le negativitа che lo affliggevano da anni fossero state rimosse dalla sera alla mattina, come se gli indici patrimoniali fossero stati immediatamente riequilibrati e i problemi sullo spread italiano superati. Ma la borsa и cosм! Lo ribadiamo volentieri proprio per evidenziare la de-correlazione tra notizie ed andamento dei prezzi. Tant’и che non c’и stata, in questo torrido mese di agosto, nessuna concreta notizia tale da giustificare rialzi del genere e soprattutto nel povero ed incriminato settore bancario.

CONTINUA IL TREND RIALZISTA? ECCO I TITOLI CHE RESISTONO AL MOMENTO

E’ passato un solo mese e non si и visto granchй! Lo scorso 20 giugno il mercato nel suo contesto si era allineato in modo tale da poter far presagire possibili sviluppi rialzisti che sono, invece, rimasti soffocati sotto una cappa fitta dei soliti problemi che affligono l’Europa: i debiti sovrani, lo spread, lo scudo anti-spread, la recessione e la disoccupazione globale. Non si tratta di uno scenario nuovo, anzi, sono problemi vecchi e stravecchi che si ripropongono sempre “come i peperoni dopo pranzo”. Per quanto riguarda l’Italia и giunto un nuovo dclassamento di Moody’s e di conseguenza un nuovo ed ulteriore downgrade di molte Banche detentrici di titoli pubblici svalutati. Ancor di piщ si и parlato addirittura del default della Sicilia che come la storia ci ricorda apparteneva alla Magna Grecia con i suoi amministratori pubblici piщ pagati addirittura di Obama! Tornando ai mercati c’и una sfiducia diffusa che li tiene in apnea sotto una cappa afosa come quella dell’estate che stiamo vivendo. Sebbene alcuni indicatori, come si era anticipato in precedenza, avevano acceso uno spiraglio di luce in fondo al tunnel ora questo fenomeno si sta sgonfiando. Sono questi i titoli che presentano una certo allineamento rialzista anche se ora come ora qualcuno sta correggendo un po’ (troppo?).

Titoli contestualmente in fase rialzista con indicazione del trend % dell’ultimo mese:

ATLANTIA 18,3 %
AUTOGRILL -11,0 %
BUZZI UNICEM 18,1 %
CAMPARI -7,8 %
DIASORIN -13,8 %
ENI -11,3 %
EXOR 13,7 %
FIAT 24,0 %
FONDIARIA-SAI -99,0 %
LOTTOMATICA 11,3 %
PRYSMIAN 23,7 %
SAIPEM 19,8 %
SNAM RETE GAS -10,3 %
TENARIS 22,9 %
TERNA -9,1 %

Laddove il trend % sia negativo и plausibile che sia una fase di correzione temporanea, almeno fin quando non cambierа l’intero contesto. E’ opportuno notare che l’indice FTSE MIB non и piщ annoverato tra i potenziali titoli rialzisti in quanto ha visto degradare la sua situazione nell’arco di quest’ultimo mese.

INIZIA UN TREND RIALZISTA? ECCO I TITOLI PIU’ REATTIVI AL MOMENTO

Il mercato azionaro italiano lascia alle sue spalle il suo ennesimo minimo assoluto toccato poche settimane fa. In questi giorni, infatti, si registrano i primi segnali di inversione al rialzo almeno per qualche manciata di titoli del ns paniere sotto esame. Quanto questa fase durerа e se durerа sarа il mercato stesso a dirlo e noi staremo lм a cogliere tutte le potenzialitа che esso vorrа concederci. Vi ricordo che in questi giorni la Grecia ha eletto un governo politico pro-europa ed al G20 in Mexico l’Italia sta svolgendo un ruolo da mediatore tra USA e Germania. Le notizie sono apparentemente positive ma, a nostro modesto avviso, non sono queste notizie la determinante di questa fase di inversione in evoluzione. Il movimento di cui stiamo parlando и iniziato da circa 2 settimane e solo da 1 settimana, quindi esattamente prima delle conclusioni dei due citati eventi che destavano enormi preoccupazioni a priori, sembra essersi perfezionato almeno per i seguenti titoli del ns paniere sotto esame:

BNP PARIBAS
FINMECCANICA
GENERALI
IMPREGILO
INTESA SANPAOLO
PRYSMIAN
STMICROELECTRONICS
TREVI FINANZ INDUST
UBI BANCA

Questi titoli si sono da poco allineati in un piщ nitido trend up e pertanto bisogna, ora, individuare il timing migliore per entrare ai livelli piщ opportuni e con idonei margini di sicurezza.

Anche i seguenti titoli, dopo pochi giorni, si sono allineati in trend up.

ENI
MEDIOBANCA
PRYSMIAN
SNAM RETE GAS

FTSE MIB
LOTTOMATICA

ACEA
CAMPARI
DIASORIN
FINMECCANICA
LUXOTTICA GROUP
MEDIOLANUM
SAIPEM
TELECOM ITALIA
UNICREDIT

TRADING SYSTEMS: 3 anni di previsioni con SUPERmAT, SISTEmAT e DmAT9

Ogni settimana dal 15-01-2020 vengono pubblicate solo su TrendinTime.com le nostre analisi e previsioni di borsa. Esse vengono poi conservate in un archivio sempre disponiblile on-line per consentire un loro riesame ex-post a chiunque si voglia cimntare in un esercizio di ri-test. Ciт vale soprattutto per l’ultimo sistema di trading in vigore, il TMX-REPORT con il suo archivio TMX, ma anche per i nostri “vecchi” sistemi di trading. Di seguito и possibile leggere la struttura dei nostri precdenti Trading Systems utilizzati (SUPERmAT, SISTEmAT e DmAT9) ed и possibile consltare l’archivio storico delle analisi e previsioni da essi generate per gli anni 2020, 2020, 2020.

SUPERmAT Analisi di borsa settimanale
L’analisi di borsa settimanale presentata dal nostro Trading System SUPERmAT и proiettata nel breve periodo. All’interno di quest’orizzonte temporale, per uno studio piщ attento, il report fornice una duplice informazione articolata su due diverse basi di calcolo:
1) Analisi base 15 giorni breve-lenta che studia il trend principale di breve periodo.
2) Analisi base 5 giorni breve-veloce che studia il trend secondario di breve periodo
Ricordiamo che il trend principale individua la componente stabile del trend, all’interno della quale si formano trend secondari piщ veloci e dinamici che possono avere direzioni concordi o discordi rispetto al trend principale stesso. Il trader che preferisce operare nell’immediato puт far maggior riferimento alle analisi veloci su base 5 giorni. Il trader che vuole operare sempre nel breve ma su una componente meno variabile puт orientarsi sulle analisi base 15 giorni. Per valutare al meglio ogni tipo di decisione, riteniamo sia preferibile tener conto di entrambe le analisi, valutando anche di astenersi nel caso di giudizi tra esse discordi e considrando invece le operazioni che presentano valutazioni omogene. In ogni caso и fondamentale valutare bene l’ampiezza degli stop loss proposti: riteniamo di escludere le operazioni con stop loss troppo ampi che espongono a rischi eccessivi ed in tali casi и indispensabile riformulare un proprio livello di stop loss ammissibile.

SISTEmAT Analisi di borsa mensile
L’analisi di borsa mensile presentata dal nostro Trading System SISTEmAT и proiettata nel medio periodo. All’interno di quest’orizzonte temporale, per uno studio piщ attento, il report fornice una duplice informazione articolata su due diverse basi di calcolo:
1) Analisi base 3 mesi medio-lenta che studia il trend principale di medio periodo.
2) Analisi base 1 mese medio-veloce che studia il trend secondario di medio periodo
Ricordiamo che il trend principale individua la componente stabile del trend, all’interno della quale si formano trend secondari piщ veloci e dinamici che possono avere direzioni concordi o discordi rispetto al trend principale stesso. Qualsiasi sia l’orizzonte temporale di riferimento, per valutare al meglio ogni tipo di decisione, riteniamo sia preferibile tener conto di entrambe le analisi, valutando anche di astenersi nel caso di giudizi tra esse discordi e considrando invece le operazioni che presentano valutazioni omogene. In ogni caso и fondamentale valutare bene l’ampiezza degli stop loss proposti: riteniamo di escludere le operazioni con stop loss troppo ampi che espongono a rischi eccessivi ed in tali casi и indispensabile riformulare un proprio livello di stop loss ammissibile.

DmAT9 – Analisi di borsa
DmAT9 и il nostro nuovissimo ed ultimo Trading System che punta a cogliere sul nascere i trends settimanali ed и rivolto a chi pratica operazioni di trading di breve periodo. Da un test empirico sui dati previsonali и emerso che le sue proiezioni esprimono la massima affidabilitа in un orizzonte temporale medio di 9 giorni borsistici (ca 2 settimane). Ovviamente и doveroso leggere attentamente il report elaborato in automatico, valutando di astenersi nel caso di giudizi non disponibili (n.d.) relativi a segnali contrastanti rilevati dal sistema. Inoltre suggeriamo di escludere le operazioni con stop loss troppo ampi che espongono a rischi eccessivi quindi non sostenibili.

Dal 21-05.2020 questi Trading Systems passano il testimone al nuovissimo

TMX Analisi di borsa settimanale (aggiornato ogni fine settimana)

E’ l’utlimissima piattaforma di analisi di borsa di TrendinTime nata nel 2020. Esso fornisce un chiaro e semplice report di analisi strutturato in modo completo ed esaustivo nel modo seguente:
1) specifico commento per ogni singolo titolo/indice
2) individuazione del trend in atto con indicazione dei rilevanti livelli di minimo/massimo dell’ultimo mese
3) posizione attuale del titolo/indice con indicazione del livello di correzione/rimbalzo temporaneo (pull-back)
4) operativitа del momento con indicazione delle posizioni di trade piщ ragionevoli
5) scheda di sintesi con indicazione di Entry-Price, Stop-Loss, Target-Price e relativo grado di rischo/rendimento
A differenza dei due Trading-Systems precedenti, il TMX presenta un unica analisi oggettiva al fine di non lasciar spazio ad interpretazioni da parte del trader/lettore. In ogni caso и fondamentale valutare bene l’ampiezza degli stop loss indicati, escludendo operazioni con stop loss troppo ampi. Queste situazioni vengono esplicitamente indicate nel report in quanto esse espongono a rischi eccessivi ed in tali casi и suggerito di riformulare un proprio livello di stop loss ammissibile in relazione ai livelli di target-price preconfigurati.
Consulta l’ultimo TMX-REPORT relativo a quest’ultima settimana di borsa.

INTESA SAN PAOLO: IL MIGLIORE TRA I PEGGIORI (BANCARI)

Anche per INTESA SAN PAOLO il 2020 и un anno da dimenticare: esso non и esente da pressioni ribassiste che hanno colpito duramente tutti i titoli bancari. Rispetto agli altri и perт il titolo che ha tenuto meglio in quest’autunno 2020 dopo il duro colpo che ha colpito i Titoli di Stato Italiani iniziato a luglio 2020. Il crollo dei corsi dei BTP minaccia l’intero settore bancario che conserva nei propri attivi portafogli sovraccarichi di titoli di stato che una volta erano considerati risk free. Ora INTESA SAN PAOLO attacca per la 4a volta una forte resistenza a quota 1,38, oltre la quale c’и solo da pensare bene. Non и lecito sapere quale possa essere la velocitа con cui potrebbe raggiunto (se sfonda 1,38) un possibile nuovo target nei pressi di 1,70. Qui ci starebbe proprio bene un’ordine condizionato di acquisto.

INTESA SAN PAOLO: COME E’ ANDATA (1a PARTE)

E invece no! L’ordine condizionato d’acquisto, ci ha salvato! Altrmenti che condizionato era? Lo scetticismo sui bancari resta e BANCA INTESA SANPAOLO non riesce asfondare la resistenza indicata. E’ meglio restare al di fuori.

INTESA SAN PAOLO: COME E’ ANDATA (2a PARTE)

La situazione dopo qualche mese и disastrosa e le speranze di BANCA INTESA SANPAOLO (e dei bancari in genere) restano appese ad un flebile supporto con la speranza che rompa la piщ recnte resistenza a 1,05 non per ripartire ma almeno per frenare la caduta libera. Questa, come si evince dal grafico sosttostante, и iniziata proprio il 16-03-2020 quando il titolo non и riusicto a rompere quota 1,60 e da allora ha iniziato una repentina picchiata. ha rotto poi al ribasso il bottom del canale ribbasista ad 1,36 per poi cadere nel vuoto fino a 0,942 (minimo assoluto). Oggi, come giа detto, le peranze di intesa restano appese ad un filo e per fare ciт devono verificarsi due condizioni: 1) mantenere e non sfondare quota 0,96 e 2) sfondare quota 1,03 per appiattire almeno la sua discesa.

GEOGRAFIA DEI MERCATI 2020: INDICI AZIONARI MONDIALI A CONFRONTO

In questo 2020 i mercati azionari mondiali si sono mossi in modo diverso. In Europa si и registrata una “fuga di capitali” spaventati della ormai ben nota “crisi dei debiti sovrani”. Analizzando il grafico proposto si vede chiaramente che da luglio 2020 le borse europee (Italia FTSE MIB e Germania DAX) iniziano una forte dicesa e trascinano dietro di se pure le borse di Giappone (N225) ma anche di Cina (SS), India (Bsen) e Brasile (BVSP). A partire dal questo mese cruciale di luglio 2020, l’unica piazza finanziaria che si discosta и quella americana (DJI) che, sebbene sia ancora priva di spunti macroeconomici interessanti (anzi. ), rastrella comunque ma in modo evidente capitali in fuga da altre economie. L’indice Dow Jones industrial и l’unico degli indici azionari che chiude l’anno 2020 in positivo con un +5,53%. I mercati emergenti asiatici (Cina ed India) ed il Brasile perdono appeal finanziario forse perchй hanno corso troppo nell’ultimo decennio e lasciano troppi spazi ad una loro piena affidabilitа anche perchй non si puт correre all’infinito. La classifica finale, senza ulteriori commenti, и la seguente:

1 ) 5,53% Stati Uniti DOW JONES INDUSTRIAL (DJI)
2 ) -3,05% Messico MXX
3 ) -5,55% Inghilterra FTSE
4 ) -7,77% Svizzera SMI
5 ) -11,07% Canada S&P TSX Composite index
6 ) -13,11% Spagna IBEX 35
7 ) -14,69% Germania DAX (DAX)
8 ) -16,95% Francia CAC40
9 ) -17,05% Eurostock ESTX50
10 ) -17,34% Giappone NIKKEI 225 (N225)
11 ) -18,11% Brasile IBOVESPA (BVSP)
12 ) -19,97% Hong Kong HANG SENG INDEX
13 ) -21,68% Cina CHINA SHANGHAI COMPOSITE INDEX (SS)
14 ) -24,64% India BSE SENSEX (BSESN)
15 ) -26,16% Italia (FTSE MIB)

FTSE MIB: 2020, UN ANNO DA DIMENTICARE

Se il 2020 era stato un anno di passione con l’indice di Borsa Italiana a -14,4%, il 2020 и sicuramnte un anno da dimenticare. L’FTSE MIB ha registrato una caduta del -26,16% sotto il peso prevalente dei soliti titoli bancari che incidono molto sul nostro indice e continuano a soffrire. Ad un primo semestre piuttosto stabile (-1,22%) и seguito un secondo semestre catastrofico. Il problema del “debito pubblico nazionale” ha pesato in Italia di piщ che altrove a causa dei livelli piщ elevati di debito accumulati da decenni e soprattutto a causa dell’incertezza di affidabili politiche di risanamento dei conti pubblici. Ciт si rifletteva subito nello spread tra btp italiani e bund tedeschi, problema che continua tuttoggi nonostante la recente approvazione della Manovra Monti (DL 201 del 6-12-2020) che mette in sicurezza i conti pubblici ma, ovviamente, non riduce il debito istantaneamente. L’indice sembra perт aver toccato il fondo con il minimo assoluto a 13.481 (22-09-2020) ed un successivo minimo crescente a 13.915 (23-11-2020). Resta perт una prima e chiara resistenza intorno quota 14.500/15.000.

ENI, LA FASE POSITIVA DEGLI ENERGETICI

Il double deep di agosto e settembre 2020 ha tracciato un solido pavimento a quota 11,89. Da allora ENI ha iniziato un periodo positivo da 11,89 a 16,67 (+40,2%) che sta facendo registrare una temporanea fase di pull back. Il titolo infatti sta tenendo la trendline rialzista, si attende solo il nuovo (e definitivo?) attacco alla resistenza di lungo periodo posta a quota 17,80. Sopra tale livello ENI и in forte acquisto e da tenere anche a lungo. In un momento difficile come questo gli energetici sono i titoli migliori sui quali puntare long.

UNICREDIT SOFFOCATA DA UNA DISCESA INFINITA

Dopo aver tenuto un breve trend rialzista nel mese di ottobre 2020, Unicredit rompe nuovamente al ribasso, sia la trendline che la media mobile a 25gg, intorno quota 0,90. Si apre cosм un nuovo baratro sotto i suoi piedi facendo presagire livelli di prezzo talmente bassi che ci risparmiamo di scrivere. Il titolo ha perso il 55,63% nell’ultimo anno solare e non lascia presagire nulla di buono sul finire dell’anno.

PREVISIONI: QUANDO LA VOLATITILA’ DIVENTA INGESTIBILITA’

Chiunque elabora previsoni non и nй un mago nй un veggente. Cosa c’и alla base di una previsone? Ma cosa significa attendibilitа? Rispondiamo a queste due semplici domande per interpretare al meglio le nostre analisi.

Un primo punto essenziale и che ogni previsone si fonda su un determinato “stock di informazioni disponibili ad una certa data”. Da queste informazoni si evince il trend e la direzione in atto da cui deriva una previsone rialzista o ribassista e si evince pure una misura stimata della “volatilitа tipica” (oscillazioni positive enegative fisiologiche in condizioni normali/medie) di ciascun titolo. Dal mix di infomazioni sul trend in atto e sulla volatilitа tipica deriva una prrvisone attendibile. I report settimanali dei nostri trading system elaborano previsoni puntuali in quanto esse vorrebbero essere dei take profit da inserire negli ordini di borsa ma, allo stesso tempo, abbiamo pure spiegato che vanno interpretate con dei margini di errore tipici (+/-).

Allora, cosa succede quando la “volatilitа tipica” si trasforma in uno scosone improvviso? Il dilemma degli stop loss и proprio quello di voler esser piщ stretti possibili affinchй proteggano il nostro capitale esponendolo a perdite minime ma allo stesso tempo vorrebbero esser piщ ampi possibili al fine di non esser mai toccati perт con rischi di perdite troppo grandi e inaccettabili. Dal compromesso di queste due componenti spesso si individua un livello di stop loss sufficentemente ampio da non esser intaccato e sufficientemente stretto da contenere le perdite sostenibili in un trade. Questo compormesso lo fa proprio la “volatilitа media aggiustata” tipica di ciascun titolo.

Ma quando questa “volatilitа tipica” si trasforma in scosone improvviso ed imprevedibile allora anche i migliori Trading Systems segnano il passo. La notizia di oggi (01-11-2020 – SP MIB a -6,80%) и stata quella di un Referendum in Grecia volto ad accettare agli aiuti europei con le loro onerose condizioni (non solo li aiutano a coprire i loro debiti, che altro vogliono?). Ciт proprio quando, nei giorni scorsi, i mercati si erano stabilizzati un pochino sulla base degli accordi europei in materia di aiuti ai paesi in difficoltа. E’ proprio vero che la potenza и nulla senza il controllo e quando arriva uno scossone i mercati diventano davvero incontrollabili e allora meglio laciar stare. Capire i fallimenti di queste analisi e previsoni и fondamentale per saper leggere con prudenza le previsioni attendibili e capire che, le attuali fasi di mercato, ci espongono a “premi di volatilitа straordinari” che si traducono in rischi di perdite eccessivi. Quindi, meglio stare alla larga!

L’IMPORTANZA DEGLI STOP LOSS

In ogni operazione di trading и di fondamentale importanza fissare un livello di stop loss. E’ ovvio che quando il prezzo ripiega nella direzione inversa a quella prescelta e scatta lo stop loss si registra una perdita certa. Ma и meglio subire una perdita predefinita, stimata in base alla volatilitа fisiologica del titolo in quel momento, piuttosto che lasciare numerose operazioni aperte in perdita, i capitali immobilizzati nella speranza che non passino poi troppi anni… La perdita causata dallo stop loss deve esser vista come un premio assicurativo (come un cds pagato direttamente al mercato) che siamo disposti a pagare per riavere i nostri capitali liquidi e pronti da poter impegnare in altre proficue operazioni.
Dobbiamo osservare che se il timing di individuazione del trend и perfetto, la probabilitа che scatti lo stop loss tende a zero. Quindi l’impegno massimo deve esser prima rivolto nell’individuazione del trend e del prezzo al quale entrare, poi nel fissare uno stop loss stimato sulla base della volatilitа fisiologica del titolo in un determinato momento. Del resto se scatta lo stop loss vuol dire che il titolo ha invertito il trend previsto, quindi era meglio uscire.
A tal proposito dobbiamo purtroppo registrare che l volatilitа di questo 2020 и fortemente aumentata. Si sono spesso susseguite fasi laterali (noiose e pericolose) con forti scossoni al ribasso e riprese di prezzo alternate. Un andamento del genere non consente di conciliare il binomio trend-stop loss e quindi amplifica le probabilitа di quest’ultimo. Di fronte ad una volatilitа amplificata bisognerebbe allargare le maglie degli stop loss ma cosм facendo ci esponiamo a perdite maggiori. Se queste perdite oltrepassano la soglia prefissata di perdita massima accettabile per singola operazione, allora l’operazione andrebbe scartata. Insomma, piщ volatilitа, stop loss piщ ampi, rischi di perdite maggiori, rischi non ammissibili, operazioni da non fare. Del resto abbiamo assistito, in questi ultimi mesi, a titoli che registravano dei minimi assoluti (ai quali sembrava lecito fissare degli stop loss) che sono stati ripetutamente battuti da nuovi minimi assoluti che non danno ancora sufficienti garanzie.

AUMENTI DI CAPITALE: LA FINTA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Anche mia nonna lo sapeva che di fronte ad un aumento di capitale di un titolo quotato il mercato risponde con massicce ondate di vendite che ne fanno crollare il prezzo. Non amiamo le relazioni causa-effetto ma questa “relazione della nonna” (cosм ci va di battezzarla oggi) и sempre (quasi) stata una certezza. A guardare il recente andamento dei prezzi dei bancari, con Intesa San Paolo in primis, mia nonna mi avrebbe detto che “il mercato ha anticipato di qualche giorno la notizia dell’aumento di capitale” infatti il 29 marzo Intesa и crollata del -4,37% (sulla notizia dell’aumento di capitale di UBI Banca che ha segnato un -9,75%) per poi replicare il 31 marzo con un altro -4,57%. Ma se questo “anticipo di qualche giorno” si puт digerire, rimane ancora indigesto il +5,66% del 6 aprile, giorno in cui и stato comunicato con certezza il tanto temuto aumento di capitale di 5 miliardi di euro! E’ vero che le contrattazioni non sono finite (intendiamo dire che c’и ancora tempo per veder scendere il corso del titolo) perт questi movimenti confermano sempre di piщ che le notizie lasciano sempre di piщ il tempo che trovano, che и pericoloso seguirle aprioristicamente. Quello che ci guida e ci ha sempre guidato и il trend ma anche il trend in questo ultimo mese sta soffrendo di “eccessiva lateralitа” lasciando spazio a poche soddisfazioni e troppe insidie. A volte и meglio restare a guardare….almeno questi titoli bancari!

FTSE MIB: 2020 ANNO DI PASSIONE

L’anno 2020, appena terminato, fa registrare un deciso segno meno, praticamente un solco, per l’indice dela Borsa Italiana:-14,4%. Piazza Affari и stata tra le peggiori borse Europee, penalizzata dal peso dei titoli bancari e assicurativi che hanno a lungo sofferto e restano tramortiti in un limbo di indecisone. Spiccano i titoli del Lingotto con Exor +82,85% e Fiat +50,39% nonchй i maggiori titoli del lusso e del made in Italy (Bulgari, Luxottica, Tod’s). Soffrono gli energetici ad eccezione di Saipem +53,4% ed i titoli nel settore delle costruzioni e delle materie prime.

Performance 2020 Titoli

A2A -29,86%
Ansaldo Sts -2,94%
Atlantia -12,26%
Autogrill Spa 20,16%
Azimut -26,39%
Banco Popolare -33,27%
Bca Mps -30,84%
Bca Pop Milano -47,36%
Bulgari 40,15%
Buzzi Unicem -24,27%
Campari 33,42%
Cir-Comp Ind Riunite -24,02%
Enel -7,78%
Eni -8,26%
Exor 82,85%
Fiat 50,39%
Finmeccanica -23,54%
Fondiaria-Sai -43,6%
Generali Ass -24,73%
Geox -29,25%
Impregilo -14,93%
Intesa Sanpaolo -35,87%
Italcementi -34,13%
Lottomatica -33,67%
Luxottica Group 25,7%
Mediaset S.P.A -21,2%
Mediobanca -19,92%
Mediolanum -29,35%
Parmalat 5%
Pirelli E C 39,1%
Prysmian 4,75%
Saipem 53,4%
Snam Rete Gas 7,5%
Stmicroelectronics 24,98%
Telecom Italia -11,45%
Tenaris 22,8%
Terna 5,57%
Tod’S 50,42%
Ubi Banca -34,91%
Unicredit -31,25%
Unipol -45,64%

ST MICROELECTRONICS: FALSI SEGNALI

Dall’analisi grafica fotografata al 15-07-2020, STM aveva appena rotto la resistenza dinamica rappresentata dalla trendline rossa tratteggiata. Il titolo giaceva inoltre sopra tutte le medie mobili rappresentate (200gg e 90gg) con rotture dal basso verso l’alto. Quanto detto esprime un evidente segnale di acquisto, lasciando presagire un bel rimbalzo concorde al trend principale in atto. Lo Stop Loss a difesa poteva esser posizionato appena sotto il punto di rottura della resistenza o a metа tra le due medie mobili. Insomma, tutti fattori positivi, invece.

. invece il titolo ha repentinamente invertito la rotta con forti movimenti ribassisti. A salvare l’operazione di acquisto ci ha pensato lo Stop Loss ben posizionato. Ma dobbiamo osservare che il titolo ha rotto pure il supporto di lungo periodo rappresentato dalla trendline verde tratteggiata. Non l’avremmo mai detto a priori e soprattutto non lo avremmo mai riscontrato se non grazie a questo confronto statico (Nb. i grafici che troviamo on-line adeguano automaticamente i vari indicatori e per questo “nascondono” queste importanti considerazioni e sembrano cosм dei predittori sempre corretti, cosa insidiosa che serba rischi ed inganni).

Aldilа di queste considerazioni formative, STM non si capisce cosa voglia fare. Oggi sembra voler iniziare una bella caduta nel vuoto verso nuovi livelli dove fermarsi (quali? tecnicamente potrebbe arrivare pure 4 euro. ). Questo perт solo per dire che le analisi non sono mai perfette, per questo vanno fatte e soprattutto le operazioni avviate vanno poi monitorate con nuove analisi aggiornate.

DIETROFRONT DEL DOLLARO

L’aggiustamento del rapporto di cambio usd-yuan sembrava dovesse porre le basi per un rilancio dell’economia americana. Oggi sembra che ciт non possa bastare visto che ad appesantire lo scenario macroeconomico Usa и lo spettro della deflazione, un mix pericoloso di stagnazione ed inflazione che sfugge al controllo di Governo e Banca Centrale. Ciт и derivato dalla necessaria politica di tassi zero che perт preclude ogni prospettiva di dare impulso allo sviluppo. I capitali che erano fuggiti dall’Europa per i timori sui debiti pubblici di Grecia & Co. ritornano allora di nuovo nel vecchio continente. Ed и proprio la Cina, che ora и il maggior detentore di riserve di valuta estera, ad aver venduto consistenti quantitа di dollari contro euro accentuando cosм l’apprezzamento di questi giorni della divisa europea. Ma quale puт essere il motivo di questa nuova riallocazione internazionale dei capitali? Sicuramente l’Europa sta offrendo rendimenti piщ appetibili visto pure il recente rialzo dell’euribor ma osserviamo che detti rendimenti incorporano il premio per il rischio! Ciт lascia ancora ampio spazio alle nostre rifelssioni visto che le prospettive globali sono ancora nel pieno della loro evoluzione.

LA BORSA CROLLA SENZA UN PERCHE’.

Questo и quanto: oggi 04-06-2020, l’indice FTSE MIB chiude con un bel -3,71%. A leggere le notizie di oggi non si riesce a trovare un perchй. e quando la gente non trova un perchй perde facilmente la bussola. finendo per fare quasi sicuramente la mossa sbagliata. In genere tutte le persone amano sempre trovare un perchй. a mAT invece questo non interessa: trovare un perchй si riferisce quasi sempre al passato, a ciт che и avvenuto quindi ad opportunitа perse che non potranno esser piщ colte. Bisogna invece guardare un po’ avanti a ciт che potrа accadere e quindi individuare dei livelli dove il mercato potrа esprimere dei movimenti determinanti. Ora, sebbene l’indice sia calato bruscamente, esso sembra aver ancora mantenuto quota 18.700 (fondo). Questo и il livello DETERMINANTE da mantenere se si vuole credere in un’inversione al rialzo (T-UP). Ma poi il vero nemico da battere diventerebbe la soglia dei 23.000 punti. Questa и ormai una soglia che ipnotizza i titoli come “un cobra incantato da un flauto” dove i prezzi si fermeranno a guardare senza trovare il coraggio di andare oltre! Ci riusciranno. Invece, laddove la soglia dei 18.700 dovesse cedere, allora si aprirebbe un baratro che impone tassativamente l’uscita dal mercato su posizioni in acquisto/long ed aperture di posizioni in vendita/short anche con forti volumi. In conclusione le domande e le verifiche sono due. La prima: l’indice terrа quota 18.700? Ed in caso affermativo ci dovremo porre la seconda: esso riuscirа a sfondare quota 23.000? Solo allora le posizioni in acquisto/long dormiranno sonni piщ tranquilli.

ROTTURA GENERALIZZATA AL RIBASSO PER BORSA ITALIANA (E BORSE MONDIALI)

Stavamo giа assistendo, dalla metа di aprile 2020, ad una flessione dei mercati che si atteggiava come una correzione fisiologica del trend-up principale. Ma, in qust’ultima settimana del mese di aprile e complice o meno l’effetto del declassamento della Grecia, il mercato ha segnato il passo con la rottura di importanti supporti che hanno cosм intaccato il trend rialzista principale. Dall’analisi grafica dell’indice FTSE MIB e di molti titoli и possibile individuare tempestivamente queste numerose e generalizzate rotture ribassiste. Esse, ora, lasciano la porta aperta ad un’inversione di tendenza con nuovi targets ribassisti tutti da scoprire caso per caso (v. analisi previsionali dei nostri trading systems).

Io credo che siano le banche stesse e ovviamente le agenzie di rating, che cosм facendo aumentano la volatilitа e le possibilitа di gain personali; oltre ovviamente a poter acquistare partecipazioni in istituzioni importanti a prezzi stracciati.
postato da SAW il 07/05/2020 10:58

Caro SAW, chi credi stia facendo queste manovre per destabilizzare le economie mondili.
postato da tigertrader il 07/05/2020 10:41

Dal mio punto di vista и molto probabile rivedere i minimi dell’anno scorso, che graficamente potrebbero configurare un doppio minimo di lungo periodo dal quale ripartire. Anche se devo dire che questa speculazione selvaggia mi dа un pт la nausea, perchи si vede lontano un miglio che sono manovre ad hoc per destabilizzare le varie economie mondiali.
postato da SAW il 07/05/2020 08:53

MEDIOBANCA CONFERMA LA DIFFICOLTA’ DEI BANCARI

Una chiara e telegrafica analisi su Mediobanca. 1) 23-10-2009 rotta al ribasso la mediamobile a 90 giorni a quota 9,30 euro; 2) 20-11-2009 rotta al ribasso la mediamobile a 200 giorni a quota 8,30 euro; 3) 21-01-2020 rotta al ribasso a quota 8,25 euro il supporto dinamico (trendline verde tratteggiata); 4) 04-02-2020 Rotto al ribasso il supporto orizzontale a quota 7,84 euro (linea orizzontale tratteggiata). Puт bastare per capire che и meglio stare alla larga da operazioni long sui bancari. Il titolo rischia seriamente di scendere sotto i 7,00 euro. pericolo.

l’analisi tecnica consiglia di “stare alla larga”, ma direi che dal punto di vista dell’analisi fondamentale mediobanca resta una delle imprese bancarie piu’ solide, da tenere in un ottica di lungo periodo
postato da sud42 il 07/02/2020 17:05

MACROECONOMIA: EURO/USD/YUAN TASSI DI CAMBIO IN EVOLUZIONE

Fino ad un mese fa lo scenario era quello di un dollaro forte rispetto allo yuan cinese e debole rispetto all’euro. La svalutazione dello yuan ha favorito i mercati asiatici e penalizzato gli Usa che a loro volta hanno accettato un cambio debole nei confronti dell’euro per cercare di compensare gli effetti sul loro export. Ora il dollaro sembra aver imoccato la via della rivaluztaione sull’euro, proprio quando Obama ha chiesto ai cinesi di mitigare il rapporto di cambio yuan/usd. E’ iniziato (da dicembre 2009) cosм un deflusso di capitali dalla zona euro verso gli Usa sebbene i tassi europei, all’1%, siano superiori di quelli della Fed, appiattiti intorno allo zero. Non и quindi la interest rate parity a governare l’aggiustamento attuale del cambio ma, in questo particolare momento, sembra siano scese in campo le aspettative degli operatori che iniziano a credere nella ripresa americana. Una ripresa che stando alla strategia di Obama и principalmnte esogena ossia dovrebbe derivare dall’aggiustamento dell’export Usa rispetto ai paesi asiatici e dovrebbe esser finanziata attraendo prorpio quei flussi di capitali in atto. Con questi aggiustamenti gli Usa vogliono riequilibrare e spartirsi l’export globale con i cinesi mentre la BCE resta sempre a guardare solo al suo interno, al circoscritto mercato UE ed alla solita inflazione europea che con la recessione и spontaneamente crollata sotto la soglia obiettivo del 2%. Da un punto di vista macroeconomico ci domandiamo ancora se l’atteggiamento della BCE nelle scelte di politica monetaria sia coerente con l’attuale sistema economico internazionale globale. Insomma si puт a quei livelli prescindere ancora dagli altri? E’ forse un atteggiamento asociale? Da un punto di vista borsistico, nel breve prendiamo atto di questo deciso movimento del dollaro sull’euro ed aspettiamo un livello di assetamento. Nel mediotermine invece sarа forse il caso di rimodulare i portafogli riducendo la quota asiatica in favore di quella americana? Sembra proprio di si.

non sarei cosi’ severo nei confronti della bce, che mi sembra invece abbia lavorato bene in questi lunghi mesi di difficolta’.
forse l’ultimo andamento del cambio eur/usd puo’ essere spiegato anche in parte per una certa sfiducia maturata nei confronti del debito sovrano di alcuni paesi dell’area euro (spagna, portogallo, grecia, irlanda) e per il ridursi delle operazioni di carry trade (indebitamento in dollari, investimento in euro).
per quanto riguarda la valuta cinese, difficile trovare solo motivazioni di mercao, visto il fortissimo intervento delle pubbliche autorita’
postato da sud42 il 07/02/2020 17:21

Da un punto di vista macroeconomico l’Europa sembra essersi un po’ estraniata, fossilizzandosi a guardare il proprio mercato interno come se fosse quasi un’economia chiusa. Anche gli Usa si sono preoccupati dei loro problemi interni (disoccupazione in primis) ma, con la recente proprosta di Obama sul cambio yuan/usd sembra essi vogliano trovare anche delle soluzioni all’esterno. Insomma gli americani non dimenticano i loro obiettivi di politica estera! Dal punto di vista borsistico, che ci interessa di piщ, questo aggiustamento dei cambi (al di lа degli effetti immediati sul forex) dovrebbe farci rimodulare i nostri portafogli riducendo la quota asia in favore di quella Usa e americana. Sono d’accordo.
postato da tigertrader il 05/02/2020 08:30

25-01-2020 – Marco Ianniello

UNICREDIT IN CADUTA

Dopo aver rotto a quota 2,40 il trend-up, Unicredit sfonda pure il supporto orizzontale a 2,15 euro! Si apre cosм una voragine sotto di se. arriverа a 1,80.

03-08-2009 – Marco Ianniello

FIAT: E’ LA FINE DEL TREND-UP?

Fiat, come Finmeccanica, rompe con un piccolo gap la sua trendline di supporto a quota 10,20 euro. E’ la fine del trend-up iniziato un anno fa?

COME E’ ANDATA A FINIRE?

Da fine gennaio a metа settembre il titolo ha avuto un periodo di stallo con trend evidente laterale-ribbassista. Solo in autunno, con la rottura della trendiline tratteggiata, и ripartito alla grande performando con ottimi risultati.

03-08-2009 – Marco Ianniello

NUOVA GEOGRAFIA DEI MERCATI INTERNAZIONALI: CHI PARTE PER PRIMO?

E’ possibile rilevare in questo momento importanti segnali rialzisti in quasi tutte le borse mondiali. Molte di queste hanno infatti rotto importanti resistenze storiche che pesavano da lungo tempo sull’andamento degli indici. In questa sede vogliamo fare una riflessione su quanto и accaduto attraverso una analisi tecnica comparativa delle principali piazze finanziarie internazionali. L’obiettivo и cogliere quali sono le borse che sono “partite per prime” e quali sembrano avere, in chiave previsionale, le maggiori potenzialitа di sviluppo nel medio termine.

Come и possibile evincere dai grafici riportati a lato, abbiamo volutamente posto quegli indici che con piщ tempestivitа hanno manifestato movimenti rialzisti.

Di solito eravamo abituati ad assistere che le borse mondiali fosse trainate dagli Stati Uniti, dall’analisi comparativa illustrata sembra che gli equilibri azionari si sisano spostati. Sembra perт che, comunque, gli Stati Uniti restano un mercato trainante per l’Europa nonostante, nonostante la crisi dei mutui subprime ha avuto origine proprio nella piazza americana. Ma stavolta a partire per prime, forse con poca sorpresa, sono le nuove piazze asiatiche, escluso il Giappone perennemente in crisi, ed anche le piazze emergenti (abbiamo preso come riferimento il solo Brasile).

Da un confronto Stati Uniti – Europa emerge, come giа accennato che:

1) gli STATI UNITI, come sempre il mercato americano conduce ed apre la strada. I primi e piщ evidenti segnali rialzisti vengono proprio dal Dow Jones che ha descritto una figura testa-spalle con recente rottura rialzista della neckline: siamo sui 9000 punti, la previsione rialzista si aggira intorno agli 11.500.

2) l’ INGHILTERRA e la GERMANIA seguono in scia Wall Street con movimenti analoghi. La figura testa-spalle и formata ed anche se la rottura della neckline appare piщ timida. Previsione: FTSE 100 puт raggiungere i 5.500 punti; DAX40 intravedere quota 6.400.

3) l’ ITALIA come spesso accade nelle statistiche internazionali, и il fanalino di coda (solo avanti al Giappone a livello mondiale). Anche per l’FTSE MIB si и formata la figura testa-spalle con una neckline, battibile, posta esattamente in posizione orizzontale. Ciт perт non и ancora avvenuto ma и solo questione di poco. Dopo la rottura di quota 21.000 la previsione rialzista si puт attestare addirittura intorno ai 29.000 punti.

Nei mercati asiatici solo la borsa di HONG KONG ha avuto un andamento simile alle borse americana ed europee, rompendo un’analoga formazione testa-spalle. I trend rialzisti delle altre altre borse asiatiche, invece, stanno viaggiando con formazioni tecniche diverse. Vogliamo a questo punto riportare una classifica generale posta in ordine cronologico per cercare di cogliere quali possono essere i nuovi mercati trainanti di una prospettica fase di trend-up:

1) febbraio 2009 CINA (indice SHANGHAI COMPOSITE)

2) aprile 2009 BRASILE ed INDIA (indici IBOVESPA e BSE SENSEX)

3) maggio 2009 HONG KONG (indice HANG SENG)

4) fine giugno 2009 STATI UNITI (indice DOW JONES)

5) luglio 2009 INGHILTERRA e GERMANIA (indici FTSE 100 e DAX40)

6) agosto 2009 ITALIA (indice FTSE MIB, sta per rompere la neckline)

7) agosto 2009 GIAPPONE (indice NIKKEI 225 и ancora sotto la neckline)

La classifica su riportata, dedotta dai grafici esposti a lato, induce un’importante riflessione circa una nuova correlazione a livello di mercati internazionali. Prima l’America era la locomotiva che trainava tutte le altre borse mondiali, ora la Cina, l’India e paesi emergenti sembrano muoversi con piщ coraggio. La motivazioni possono trovare fondamento su una serie di fattori: 1) una loro piщ vivace e produttiva base economica 2) una migliore capacitа di spesa attuale legata agli afflussi di movimenti di capitali per le cospicue esportazioni di questi ultimi anni e per il rimpatrio di capitali scoraggiati dalla crisi americana.

Tali riflessioni possono essere utili ai fini di una ottimale diversificazione geografica degli investimenti a livello mondiale.

Se и vero che con il sorgere del sole il potere si era progressivamente spostato da Est ad Ovest, dall’antica Grecia a Roma. passando poi, nei secoli, dall’Europa agli Stati Uniti. oggi, il sole sembra voler splendere sull’Asia cinese e sull’India.

16-07-2009 – Marco Ianniello

UN GIORNO DIVERSO: QUANDO IL TIMING E’ PERFETTO

Le giornate di borsa possono sembrare tutte uguali e a molti addirittura noiose. Prezzi, variazioni verdi, segni rossi. A volte forti oscillazioni, il piщ delle volte preoccupanti o sorprendenti.

Troppo spesso chi investe si lascia guidare dal solo prezzo. Troppe volte si sente dire “Fiat sta basso, sarebbe da comprare. “. Invece, poi, il titolo va ancora piщ giщ.

Oggi, 16 luglio 2009, и un giorno diverso, un giorno importante, proprio per Fiat, che dopo 2 anni e 4 mesi di passione da 24,09 a 3,35 euro, sembra voler uscire per primo dal tunnel. Giа il news-trend positivo legato all’affare Chrysler aveva fatto sfondare una prima resistenza storica a quota 4,80 a fine marzo 2009. Oggi Fiat rompe nuovamente, dopo essersi appoggiato dall’alto, l’ennesima resistenza dinamica rappresentata alla trendline rossa come illustrato nel grafico seguente.

Un’altro titolo in procinto di rompere al rialzo и Unicredit. Si puт vedere dall’analisi tecnica che oggi, 16 luglio 2009 и ancora presto. Domani, molto probabilmente il gioco sarа fatto. Qualcuno avrа giа inserito un ordine condizionato del tipo: SE SFONDA 1,90 BUY con Stop Loss comodo 1,60 e Target direi anche molto lungo. Vedremo. domani.

Speriamo solo che i giornali non trovino la solita notizia scontata per giustificare e colorire le oscillazioni dei titoli. I titoli salgono perchй la gente sta comprando.

APPENA 5 GIORNI DOPO

Sono passati appena 5 giornate di borsa e le rotture rialziste esprimono giа i primi risultati. Non ci aspettiamo grandi rally ma piuttosto l’inizio di un lento e consolidato trend-up, anche perchи nell’immediato queste rotture, comunque importanti, stanno producendo movimenti positivi ma piuttosto cauti e prudenti. Intanto vediamo subito cosa и accaduto ad UNICREDIT: il titolo ha rotto la resistenza storica facendo auspicare l’inizio di una fase di rialzo (occhio al rispetto del supporto corrispondente al fondo del canale rialzista). Rimanendo in tema di bancari, analoga situazione rileviamo giа per INTESA-SANPAOLO, MEDIOBANCA e piщ timidamente anche per BANCA MONTE DEI PASCHI. Si tratta di primi segnali rialzisti dei quali verificheremo insieme le relative conferme.

Nel settore energetico SAIPEM и il piщ reattivo (a differenza di ENI): ha rotto ed и partito alla ricerca di un nuovo massimo come si puт cogliere chiaramente dall’analisi grafica sottostante.

Infine, analoga considerazione si puт, e si deve, formulare anche per l’indice di riferimento del mercato azionario italiano, FTSE MIB. Ma se ci vogliamo come sempre sbilanciare, oltre alla semplice ed importante rottura rialzista della resistenza, si inizia ad intravedere una ulteriore e possibile formazione di una figura testa spalle rialzista. Abbiamo giа tracciato la possibile neckline (a quota 21.000) rotta la quale l’indice prenderа decisamente quota.

MA QUANTO DURA IL LUNGO PERIODO?

E’ opinione assai diffusa che la diversificazione temporale degli investimenti finanziari sia da strutturare nel modo seguente:

  • breve periodo: titoli di stato e assets monetari
  • medio periodo: titoli obbligazionari e assets bilanciati
  • lungo periodo: titoli azionari

Chi investiva negli anni ’80 e ’90, ancora ancora, crede in questo assioma.

Ma con l’avvento del nuovo millennio, ancora una volta, qualcosa di molto importante и cambiato.

Vogliamo soffermarci, semplicemente, sull’analisi del principale indice azionario italiano, il MIB 30 diventato poi S&P MIB ed ora FTSE MIB. Al di lа di come l’indice sia stato denominato, sappiamo bene che esso sintetizza l’andamento dei maggiori titoli azionari italiani, quelli a piщ alta capitalizzazione.

All’inizio del 1998 l’indice MIB 30 quotava 25.484 punti. Dopo esatti 10 anni, a fine 2008, l’omologo S&P MIB quotava 20.064 punti. Chi l’avrebbe mai detto?

Eppure 10 anni sono considerati generalmente un lungo periodo in grado di tutelare quantomeno il capitale, se non addirittura di assicurare un rendimento azionario interessante. Ed in forza di questo principio moltissimi consulenti finanziari avranno sicuramente indirizzato i risparmi dei loro clienti verso forme di investimento di tipo azionario.

Oggi, forse, gli stessi si nascondono dietro un dito affermando che non si poteva prevedere l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, che erano inimmaginabili sia la crisi dei mutui sub-prime del 2007-2008 che la conseguente e profonda recessione economica che ci attanaglia. Dobbiamo ammettere che nemmeno molti economisti ed analisti sono riusciti a prevedere e scongiurare i terremoti finanziari di questo decennio, ma dobbiamo capire che i mercati azionari, sempre piщ globali ed interrelati tra loro, richiedono un monitoraggio costante ed adeguate forme di difesa del capitale anche nel lungo periodo.

Spesso, anzi troppo spesso e troppo superficialmente, gli investimenti vengono adagiati nel lungo periodo come se il tempo avesse una spontanea ed endogena struttura di difesa del capitale. Ebbene si, con i dati alla mano, dobbiamo rilevare il contrario.

Ad inizio 1998 l’indice rappresentativo del mercato azionario italiano, l’allora MIB 30, quotava 25.484 punti e dopo esatti 10 anni, a fine 2008, il corrispondente S&P MIB quotava 20.064 punti. Si и trattato, in questo “lungo periodo”, di un bel -21,3%, di una perdita secca in conto capitale! Forse, di fronte a questi pochi dati oggettivi, qualche Financial Planner si sta giа da tempo chiedendo: ma quanto dura il lungo periodO?

PREVISIONE SU SP MIB, BANCA MONTE PASCHI E FINMECCANICA

SP MIB. La nostra previsione del 06-10-2008, con obiettivo a ca 17.200, и stata perfettamente centrata. Ora, l’indice si trova al di sotto del minimo assoluto ( marzo 2002) con pochi punti di riferimento. Ciт lascia presagire e temere una caduta libera che potrebbe addirittura arrivare a 12.000. L’attuale fascia di oscillazione dell’indice и tra i 12.000 punti e i 15.000. Ai dati di oggi, introno a quest’ultimo livello si dovrebbe porre la massima attenzione per valutare eventuali rotture rialzista. Ma c’и ancora tempo, per soffrire.

BCA MPS. Il titolo sfiora lungamente quota 1,00 euro e addirittura la rompe. Temevamo livelli piщ bassi di quelli che stiamo per dire (v. anche obiettivo Testa-Spalle ribassista illustrato) ma possiamo configurare un livello di pavimento intorno ai 0,90 / 0,85. Quindi massima attenzione intorno a questi livelli di prezzo che diventano importantissimi da tenere e in tal caso diventa attendibile un rimbalzo fino a quota 1,25 (freccia verde). Ai dati attuali, lм si dovrebbe valutare l’attacco del titolo alla resistenza ribassista che lo affligge da tempo. Valutare significa anche misurarne la fora e l’intensitа in termini di volumi e convinzione. Ma sapettiamo prima che ci arrivi. Le domande, allora, sono questa:”Ci riuscirа? E quando?”

FINMECCANICA. Nonostante il declino del mercato Usa (principale committente dell’azienda italiana) il titolo ha descritto una bella fase di ripresa in controtendenza rispetto a tutti gli altri titoli. Ma, sebbene la resistenza dinamica attuale (linea rossa continua) non convince del tutto(forse и provvisoria e sarа oggetto di possibili aggiustamenti), rileviamo che il titolo ha subito uno stop a ca 12,50. Ciт inverte istantaneamente le nostre valutazioni (se fosse in portafoglio, scatterebbe uno stop loss!) in quanto si apre una piccola voragine al di sotto che fa temere i livelli di prezzo toccati nel novembre 2008. Se dovesse ritornare sui suoi passi fino ad 8,50 massima attenzione al comportamento intorno tale livello.

PREVISIONE SP MIB

Oggi l’indice SP MIB30 ha chiuso con una ridondante variazione giornaliera di -8,24%. E’ proprio il caso di dire che le cose si stanno mettendo proprio male, tanto che si scorge, ad un orizzonte neanche troppo lontano, quella che puт essere definita una tempesta perfetta! Non si vogliono creare incontrollati allarmismi ma si vuole delineare un plausibile scenario di cui riteniamo giusto prenderne coscienza. La formazione di questo scenario potrebbe essere “alterata” da nuovi interventi esterni delle Autoritа Monetarie e dei Governi delle maggiori economie. Ma il risultato di questa previsione qui illustrata viene fuori nonostante tutti gli interventi esterni avvenuti finora (nazionalizzazione di banche, iniezioni di liquiditа da parte di Banche Centrali, limitazioni e proibizioni di vendite allo scoperto).

Il ciclo ribassista, iniziato dopo il picco massimo del 18-05-2007, ha iniziato col descrivere una figura testa-spalle perfettamente riuscita con la rottura della neckline (punto 4) ed obiettivo al punto 5. Dopo un “test da sotto” al punto 6, assistiamo alla rottura della seconda neckline (punto 7) ed al suo “test da sotto” nel punto 8. Con questa formazione и venuto meno ogni possibile pavimento a sostegno dell’indice che lascia presagire un obiettivo ribassista al punto 9 intorno quota 18.000 nel periodo tra dic2008 e feb2009. Sarа davvero cosм? Vedremo insieme. Inoltre, и il caso di osservare pure che il ciclo rialzista и iniziato il 12-03-2003 ed и durato circa 4 anni e 3 mesi. Invece, la fase ribassista che prevedibilmente riporterа i corsi al punto di partenza, se non ancora piщ giщ, durerа appena 1 anno e 5/6 mesi. Ci vuole sempre molto piщ tempo per costruire un palazzo rispetto al tempo necessario per distruggerlo e demolirlo.

Ma come и andata a finire?

Il grafico и eloquente. Il 5-12-2008 l’indice SP MIB ha toccato il minimo assoluto a quota 17.803 punti. Il trend, come da noi preannunciato ha rispettato in pieno il canale discendente evidenziato, raggiungendo come previsto il punto 9. Insomma, provare per credere ed. occhio alla tempesta perfetta!

SVALUTAZIONE DI ASSET TOSSICI: IL NEMICO SI CHIAMA FAIR VALUE

Il fair value, o valore equo, sta diventando uno dei principali imputati della crisi. Lo Ias 39, relativo alla valutazione degli strumenti finanziari, impone di valutare le voci in bilancio tenendo conto delle oscillazioni dei mercati ed ha cosм la colpa di legare i bilanci delle imprese ai listini di mercato, nel bene e nel male. Le imprese che detengono nel loro attivo strumenti finanziari, quindi le banche e gli istituti finanziari in primis, hanno dovuto aggiornare il valore di queste attivitа ai nuovi precipitati prezzi correnti. Hanno quindi dovuto procedere a svalutazioni corpose che (dopo aver prima intaccato eventuali riserve) hanno fatto subito soffrire il risultati economici delle imprese che, di fronte a pesanti perdite, hanno mandato i loro bilanci in crisi. Infatti, la SEC (la Consob americana) ha optato di sospendere il mark to market ossia la declinazione del fair value per gli strumenti finanziari. Il fair value и quindi il veicolo con cui la crisi и entrato direttamente nei bilanci aziendali ed, incidendo sui risultati economici, puт compromettere una valutazione oggettiva circa la gestione caratteristica.

CREDIT DEFAULT SWAP

L’evoluzione degli spread dei credit default swap (Cds) costituisce la vera cartina di tornasole, una valutazione puntuale, del merito creditizio di una controparte: una sorta di contratto di assicurazione attraverso il quale il venditore si impegna a risarcire il compratore nel caso di insolvenza di un emittente. Il rischio fallimento era giudicato talmente basso che per coprire CDS 10 milioni di dollari di obbligazioni Leman Brothers bastavano 30.000 dollari (0,3%). Poi la svolta con la crisi dei mutui subprime i prezzi dei CDS hanno subito uno shock simile a quello delle assicurazioni rischio terrorismo dopo l’11 settembre. Il giorno prima del fallimento di Lehman Brothers, per “assicurare” per cinque anni 10 milioni di dollari investiti in bond emessi dall’ormai defunta banca d’affari statunitense, un investitore istituzionale doveva sborsare un premio di 700mila dollari (7% del capitale), piщ del doppio rispetto a quanto richiesto dal mercato la settimana precedente. Analogamente per Dexia (la banca reputata tra le piщ rischiose nell’Eurozona) il costo ammontava a 235mila dollari (2,35%) con andamenti schizofrenici che testimoniano la crisi di fiducia che serpeggia sul mercato interbancario. Mentre le agenzie di rating sono accusate di vedere in ritardo i default in arrivo, il mercato dei CDS sta diventando indispensabile nella catena di trasmissione delle informazioni finanziarie. Infatti, se con la crisi finanziaria la lentezza dei rating ha mostrato tutti i suoi limiti, i CDS non hanno mai smesso di funzionare. Il loro mercato и rimasto sempre efficiente con un’ordinata chiusura di tutte le posizioni previste nei contratti. Solo con premi schizzati vertiginosamente in alto. E se prima i contraenti cercavano di contrattare sul loro prezzo, adesso si guarda alla qualitа della controparte. Insomma si comprano i CDS dalle banche d’investimento che hanno un merito creditizio piщ elevato. Sperando, e scommettendo, che esse stesse non siano a loro volta a rischio di insolvenza.

LA FIGURA TESTA-SPALLE

La figura Testa-Spalle (Head & Shoulders) и una delle principali figure di inversione di un trend. Di seguito riportiamo il caso reale del SP MIB che giugno 2008 ha completato perfettamente un Testa-Spalle ribassista. Piщ precisamente, l’indice in questione ha percorso un canale rialzista (rappresentato dalle due trendlines verdi crescenti) all’interno del quale ha registrato una serie di massimi crescenti (fino al punto H). Nel momento in cui l’indice non и riuscito a superare questo ultimo massimo con SR

CRONOLOGIA DEI CRACK FINANZIARI: LE BANCHE SALVATE DAL 2008 AD OGGI

WestLB, IKB e BayernLB: banche tedesche nella bufera

L’istituto pubblico Kreditanstalt fьr Wiederaufbau, proprietario del 38% di IKB, aveva giа garantito 5 miliardi di euro per salvare in extremis, l’estate scorsa, la banca tedesca IKB. Analoghe misure pubbliche erano state applicate per la SachsenLB. Intanto, oggi, la IKB ha ancora bisogno di denaro fresco, 2 miliardi di euro, a causa dei suoi investimenti nei mutui ipotecari americani. WestLB ha annunciato la settimana scorsa una cura dimagrante che prevede una riduzione del personale del 25%. Gli azionisti della banca pubblica renana hanno messo a disposizione nuove garanzie per 2 miliardi di euro con l’obiettivo di accompagnare la creazione di una cassaforte finanziaria in cui versare investimenti a rischio. Dal canto suo, BayernLB, la banca pubblica della Baviera, sarа costretta ad annunciare svalutazioni per 2,5 miliardi di euro.

Bear Stears comprata da Jp Morgan, ma praticamente a gratis

Northern Rock: la Consob inglese ammette di aver fallito

La Financial Services Authority, il guardiano dei mercati finanziari britannici, ha ammesso di non avere monitorato adeguatamente la situazione della Northern Rock. Northern Rock era cresciuta rapidamente in pochi anni con una strategia aggressiva di conquistare quote di mercato offrendo mutui a condizioni favorevoli e prestiti di un’entitа pari anche al 125% del valore dell’immobile. Ha accumulato oltre 110 miliardi di sterline di asset diventando l’ottava banca e il quinto erogatore di mutui della Gran Bretagna. Il suo business model, di affidarsi ai mercati dei capitali per reperire fondi invece di contare sui depositi dei clienti, era noto all’Fsa. La Banca Centrale d’Inghilterra ha dovuto prestare oltre 25 miliardi di sterline a Northern Rock. Dopo mesi di incertezza, la banca in crisi e’ stata nazionalizzata da Londra in febbraio e ha appena annunciato che dimezzerа gli asset e licenzierа un terzo dei dipendenti.

IndyMac Bank fallisce

Le autoritа americane sono state costrette a rilevare la IndyMac Bank, una delle principali casse di risparmio americane specializzate in mutui. IndyMac ha attivitа patrimoniali per 32 miliardi di dollari e riaprira’ i battenti lunedi’ mattina sotto la gestione dell’agenzia Federal Deposit Insurance Corp. (Fdic) che ha sborsato 8 miliardi di dollari per proteggere i depositi dei 10.000 correntisti i quali hanno visto andare in fumo circa 1 miliardo di dollari di loro risparmi. La banca и stata posta sotto sequestro dalle Autoritа di regolamentazione.

Il Tesoro e la Fed hanno comunicato un pacchetto di azioni separate, ma coordinate, per rafforzare la posizione finanziarie di Fannie Mae e Freddie Mac, i principali detentori di portafogli mutui in America. Fannie e Freddie hanno rispettivamente un indebitamento di 800 e 740 miliardi di dollari. Insieme inoltre detengono un portafoglio misto di circa 5.000 miliardi di dollari, la metа dell’esposizione totale del sistema immobiliare americano.

26-07-2008 First National Bank of Nevada e Frist Heritage Bank (USA): rilevate da Mutual of Omaha Bank

Bank of Nevada e First Heritage Bank di Newport

Prosegue lo stillicidio di fallimenti nelle banche degli USA. Anche oggi infatti la crisi dei mutui ha mietuto altre due vittime. La First National Bank of Nevada e First Heritage Bank sono state chiuse in tarda nottata dalle autoritа finanziarie perchй sotto-capitalizzate. A decidere la chiusura delle attivitа dei due istituti, che fanno entrambi capo ad un gruppo dell’Arizona, First National Bank Holding, и stato l’Office of the Controller of the Currency, l’ente statale di controllo sul denaro circolante negli Stati Uniti. I depositi bancari presso le due banche e i loro attivi saranno acquisiti dalla Mutual of Omaha Bank.

Columbian Bank and Trust (Usa): rilevati asset e depositi da parte di Citizens Bank and Trust

Piccole banche falliscono

Le autoritа di regolamentazione hanno dichiarato il fallimento di Columbian Bank and Trust. Il collasso della piccola banca americana del Kansas. Il Federal Deposit Insurance ha stimato che la banca gestiva asset per 752 milioni di dollari e depositi per 622 milioni di dollari. E’ intervenuta cosм la Citizens Bank and Trust, istituto del Missouri, che ha rilevato i depositi ed anche una parte di asset per 85,5 milioni di dollari.

Roskilde Bank (Danimarca): rilevata dalla Banca centrale

La Danimarca ha dovuto procedere ad una nazionalizzazione-salvataggio per la sua ottava maggiore banca, per cui non si и riusciti a trovare un acquirente privato. Ad effettuare l’operazione и stata la Banca centrale (Nationalbanken), che ha riferito di aver rilevato il controllo della Roskilde Bank per 37,3 miliardi di corone, poco meno di 5 miliardi di euro. Il mese scorso la Banca centrale aveva giа erogato prestiti di emergenza a Roskilde, per consentirle di onorare le obbligazioni in scadenza.

Lehman Brothers, la quarta e blasonata banca d’investimenti di Wall Street, ha ufficialmente chiesto oggi al tribunale fallimentare di New York l’amministrazione controllata ex articolo 11. Nell’atto con cui ha formalizzato la sua bancarotta, Lehman indica di aver debiti per la somma colossale di 613 miliardi di dollari. La banca ha anche giа deciso il licenziamento immediato di 6 mila dipendenti in Europa.

Nel mentre saltava la trattativa di integrazione tra Barcleys e Leman Brothers, per il salvataggio di quest’ultima, и stata perfezionata a sorpresa l’operazione di fusione da 44 miliardi di dollari tra Bank of America e Merrill Lynch. Un pezzo di storia della finanza americana, quale Merill Linch, scopare cosм dai listini del New York Stock Exchange.

AIG salvata dal Tesoro. Fed: evitate tensioni sul credito

La Banca centrale degli Stati Uniti ha lanciato la ciambella di salvataggio al gigante mondiale delle assicurazioni American International Group (AIG): 85 miliardi di dollari a 24 mesi per rilevare il 79,9% del gruppo. Il prestito sarа ripagato con la vendita degli attivi. Soltanto ieri, mentre il titolo AIG sprofondava a Wall Street del 60%, era stato lanciato l’allarme liquiditа.

Alla fine l’acquisizione-salvataggio di Lloyds Tsb su Hbos, rispettivamente quinta e quarta banca inglese per attivitа, и avvenuta. Dopo avere operato nell’ombra, pare per settimane, in coordinamento con le due banche, le autoritа monetarie hanno dato il placet e il piano и scattato fulmineo.
I termini sono assai favorevoli a Lloyds Tsb, che rileva la prima prestatrice di crediti ipotecari in Gran Bretagna per 12,2 miliardi di sterline, pari a 20 miliardi di dollari. La forza di Lloyds nel retail и dunque servita a puntellare Hbos, che era esposta di piщ sui crediti all’ingrosso con una quota del 20% del mercato inglese e il glorioso marchio Halifax che valeva quasi 50 miliardi di sterline.

Il primo gruppo bancario del Giappone, Mitsubishi Ufj Financial ha rilevato il 21% del capitale di Morgan Stanley, l’ultima delle grandi banche d’affari americane rimaste in piedi assieme a Goldman Sachs (Bear Stearns и andata a Jp Morgan, Lehman и fallita, Merrill Lynch и stata incorporata da Bank of America). Intanto la Fed ha accettato la richiesta delle due banche d’investimento rimaste a diventare anche banche commerciali.

Washington Mutual rilevata da super Jp Morgan che diventa la prima banca Usa per depositi

I numeri del fallimento di Washington Mutual, gruppo con 307 miliardi di dollari di attivitа e 188 miliardi di depositi, sono i piщ grandi di sempre. Ad approfittarne и Jp Morgan che dopo aver acquistato, a marzo, Bear Stearns con un finanziamento della Fed, ieri ha rilevato per 1,9 miliardi di dollari la Washington Mutual Bank e la Washington Mutual Fsb. Nessuna speranza per azionisti e creditori della holding, che perderanno tutto . Fuori dalla transazione anche i 45,2 miliardi di depositi direttamente assicurati dalla Fdic. Contestualmente, vista la forte esposizione sui mutui immobiliari, Jp Morgan ha giа deciso svalutazioni di crediti per 31 miliardi di dollari per ripulire i conti delle banche acquisite. E per mantenere i propri ratios di solvibilitа ha poi annunciato un aumento di capitale da 8 miliardi di dollari. Al finale la Jp Morgan potrа contare su una rete di 5.410 sportelli (2.239 ex Washington Mutual) in 23 Stati Usa, attivitа per 2.040 miliardi di dollari e depositi per oltre 900 miliardi di dollari, acquisendo cosм ogni primato nel sistema bancario americano.

Dexia: siglato accordo per salvataggio

Bradford & Bingley, la piщ piccola delle banche di credito ipotecarie britanniche, sta veleggiando verso la nazionalizzazione. La banca ha una forte esposizione nel settore dei mutui “buy to let” ossia finalizzati a comprare seconde case per affittarle. Il Governo nazionalizzerа la banca, che ha 52 miliardi di sterline di attivitа (65 miliardi di euro) e poi metterа in vendita al migliore offerente i 200 sportelli dell’attivitа retail. Intanto si sono giа viste le prime inquietanti code di depositanti agli sportelli per prelevare i propri risparmi.

Fortis, asset olandesi ceduti allo Stato per 16,8 miliardi

Lo Stato olandese acquisisce la totalitа delle attivitа olandesi di Fortis, in particolare Fortis Bank Nederland Holding, inclusa la sua quota in Abn Amro, e Fortis Insurance Netherlands. La decisione mira al mantenimento di un grado di solvibilitа duraturo del gruppo bancassicurativo, salvato dal Governo grazie a un’iniezione di capitali per 16,8 miliardi di euro.

La Hypo Real Estate, banca tedesca con attivitа per circa 400 miliardi di euro, ha annunciato il fallimento del piano da 35 miliardi di euro che avrebbe dovuto salvarla. Il pool di banche chiamato a intervenire assieme al Governo tedesco si и tirato fuori dall’operazione. Il motivo? Deutsche Bank, tra gli istituti chiamati al salvataggio, ha fatto sapere che le difficoltа di Hypo sono state sottostimate. Il Governo ha deciso di garantire tutti depositi bancari nella loro interezza, in contrasto con le norme dell’Unione Europea e ben oltre il limite di 20mila euro in vigore in Germania.

Wachovia, la Fed arbitro fra Citigroup e Wells Fargo

Il 29-09 Citigroup (New York) aveva firmato un accordo con Wachovia, con il benestare felice della Fed, di rilevare le sue attivitа per 2,1 miliardi di dollari. Dopo appena 2 giorni и saltata fuori Wells Fargo (California) con un’offerta ben superiore da 11,7 miliardi di dollari lasciando cadere Wachovia in tentazione. Si и aperta cosм una vera e propria battaglia legale tra i due Istituti che ha visto congelare l’intervento di Wells Fargo. E’ dovuta intervenire la Fed che, dapprima aveva avallato positivamente entrambe le operazioni, ora ha proposto un compromesso: Citigroup e Wells Fargo dovrebbero spartirsi le 3.340 filiali di Wachovia a seconda della loro influenza geografica. Wells Fargo rileverа le filiali di Wachovia in California e nel west mentre Citigroup si approprierа delle filiali della regione nord orientale.

Il Governo britannico ha preso la decisione senza precedenti varando un maxipiano di salvataggio volto a ricapitalizzare il sistema bancario, che equivale di fatto a una semi-nazionalizzazione. Il piano si applicherа immediatamente a sette banche (Abbey, Hbos, Hsbc, Barclays, Lloyds Tsb, Royal Bank of Scotland, Standard Chartered) e alla societа di credito ipotecario Nationwide. Si tratta di una potente iniezione di liquiditа da 200 miliardi di sterline e di garanzie rilasciate per 250 miliardi di sterline di prestiti bancari. Le banche che vorranno disporre del capitale pubblico emetteranno in cambio azioni privilegiate o altri strumenti che diano un tasso d’interesse al contribuente. In cambio dell’aiuto le banche dovranno impegnarsi a osservare rigidi criteri di governance sul fronte delle retribuzioni dei manager e seguire accorte politiche nella distribuzione dei dividendi.

Landsbanki (Islanda) in amministrazione controllata e in parte rilevata dall’olandese ING Direct

Glitnir (Islanda) nazionalizzata per il 75% al prezzo di 600 milioni di euro

Lo Stato ha dovuto prendere il controllo della seconda banca del paese, la Landsbanki, e l’ha poi posta in amministrazione controllata. I suoi depositi sono stati acquistati dall’olandese Ing Direct. Mentre la Kaupthing, la prima banca, ha ottenuto un prestito di 500 milioni di euro dalla banca centrale. E per finire la Glitnir, la terza banca, и stata nazionalizzata per il 75% al prezzo di 600 milioni di euro. In seguito alla decisione del Governo islandese di garantire per intero i depositi bancari, Standard & Poor’s ha tagliato di due livelli il rating dell’Islanda, portandolo a BBB da A-. Intanto l’indice della Borsa di Reykjavik ha fatto segnare anche un -76,13% (giornaliero!) nonostante restassero esclusi dalle contrattazioni i principali titoli finanziari.

Lo Stato Americano acquista azioni privilegiate delle maggiori banche

Bank of America (Usa), J.P. Morgan (Usa), Citigroup (Usa), Merrill Lync (Usa): 25 miliardi di dollari

Il Tesoro acquisterа 25 miliardi di dollari in titoli privilegiati di Bank of America, J.P. Morgan, Merrill Lync e Citigroup. 20 miliardi di dollari per Wells Fargo, 10 miliardi per uno per Goldman Sachs e Morgan Stanley, 3 miliardi di dollari per Bank of New York Mellon e State Street. Ogni singola partecipazione, perт, non puт superare il 3% degli asset a rischio e deve essere limitata a un importo massimo di 25 miliardi di dollari. Su tali partecipazioni le banche dovranno pagare un dividendo annuo del 5% nei primi 5 anni e del 9% in quelli successivi.L’intervento pubblico di questi giorni ammonta a 250 miliardi che rientrano nel pacchetto da 700 miliardi di dollari del piano Paulson.

Ubs (Svizzera): lo Stato Svizzero acquista 6 miliardi di franchi in obbligazioni convertibili

La Svizzera investe 6 miliardi di franchi in Ubs

Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena (Italia): la Banca d’Italia assegna 1,9 miliardi di euro di swap

Crisi banche, swap Bankitalia al via. Assegnati titoli per 1,9 mld

Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps sarebbero le prime banche ad aver chiesto alla Banca d’Italia di accedere alla procedura di swap prevista dalle nuove misure anti-crisi. Bankitalia ha cosм comunicato di avere assegnato, su iniziativa delle controparti, 1,9 miliardi di titoli in swap con scadenza ad 1 mese ed una commissione dell’1%. Le operazioni potranno raggiungere l’importo complessivo potrа raggiungere 40 miliardi di euro.

ING Groep (Olanda): lo Stato Olandese acquista 10 miliardi di euro di azioni privilegiate

Ing Groep, 10 mld dallo Stato per rafforzare il patrimonio

Banca Centrale d’Islanda (Sedlabanki) finanziata per 6 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale

Islanda, il Fmi guida piano di salvataggio da 6 mld di dollari

Lo Stato francese stanzia 10,5 miliardi di euro per le 6 maggiori banche nazionali

Lo Stato francese entrerа nelle sei banche maggiori

Lo Stato francese investirа, attraverso l’emissione di titoli di debito subordinati privi di diritto di voto, 10,5 miliardi di euro nelle prime sei banche del Paese non per ricapitalizzare gli Istituti di credito ma per far si che questi continuino a finanziare correttamente l’economia. L’intervento prevede 3 miliardi di euro al Crйdit Agricole, 2,55 miliardi a Bnp Paribas, 1,7 miliardi a Sociйtй Gйnйrale, 1,2 miliardi al Crйdit Mutuel, 1,1 alla Caisse d’Epargne e 950 milioni alla Banque Populaire.

Fondi Monetari americani (Usa) finanziati dalla Fed

Fondi monetari in emergenza, la Fed acquista asset

Banca Centrale Ucraina (Ucraina) finanziata per 16,5 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale

Fmi, prestito da 16,5 miliardi di $ all’Ucraina

L’ FMI ha accordato oggi un prestito di 16,5 miliardi di dollari alla Banca Centrale Ucraina. Dal canto suo, lo Stato dell’est, che si trova anche in difficoltа politiche, si и impegnato ad apportare una serie di cambiamenti legislativi relativi al sistema bancario del paese.

KBC Bank (Belgio): lo Stato entra nel capitale acquistando 3,5 miliardi di euro

Belgio, aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro per Kbc Bank

Lo Stato belga ha annunciato l’iniezione di 3,5 miliardi di euro nella banca KBC. Lo Stato non avrа diritto di voto ma potrа nominare due rappresentanti nel cda. La banca ha inoltre annunciato che non sarа distribuito il dividendo 2008.

Commerzbank (Germania): lo Stato inietta capitale per 8,2 miliardi di euro

Germania, maxi intervento statale per Commerzbank

Commerzbank, la seconda banca tedesca, riceverа dallo stato tedesco un’iniezione di capitale da 8,2 miliardi di euro oltre a una garanzia sui nuovi debiti fino a 15 miliardi di euro. La banca, che ha presentato i conti trimestrali, ha registrato una perdita netta di 285 milioni di euro. Il gruppo diviene quindi la prima banca privata che si appella al governo tedesco e per contro non dovrа distribuire dividendi per tutto il biennio 2009-2020.

Banco Portugues de Negocios (Portogallo): lo Stato nazionalizza la banca

il Governo portoghese nazionalizza Bpn

Il Governo portoghese proporrа al Parlamento la nazionalizzazione del Banco Portugues de Negocios (BPN), che si trova in stato di insolvenza a causa dell’accumularsi di perdite finanziarie pari a 700 miliardi di euro. La sua gestione sarа affidata alla Caixa Geral dos Depositos, banca pubblica e primo istituto finanziario del Portogallo.

Bank al-Khaleej (Kuwait): ricapitalizzazione per 1,4 miliardi di dollari

Gli azionisti saranno chiamati a ricapitalizzare la Bank al-Khaleej

L a seconda banca del Kuwait, la Bank al-Khaleej, ha annunciato perdite per 1,4 miliardi di dollari connesse ad operazioni in derivati i cui sottostanti erano in fondi americani di mutui subprime. Il Consiglio di Amministrazione ha giа rassegnato le proprie dimissioni ed ha deliberato una indispensabile ricapitalizzazione a copertura delle perdite per mano dei propri azionisti al fine di salvare l’Istituto di Credito del Kuwait.

Citigroup (Usa) : lo Stato Usa stanzia 20 miliardi di dollari

Nuove misure anticrisi per Citigroup

Il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato che stanzierа 20 miliardi di dollari (quasi 16 miliardi di euro) in Citigroup, il colosso finanziario in seria difficoltа in cambio di una partecipazione pubblica nel capitale sociale del colosso del credito. Fino a due anni fa il gruppo, che opera in piщ di 100 Paesi, era la banca piщ potente del mondo con 200 milioni di clienti.

Commerzbank (Germania): lo Stato al 25% con una ricapitalizzazione da 10 miliardi

Fondi pubblici per la seconda banca tedesca

Commerzbank vara una ricapitalizzazione, con fondi pubblici, da 10 miliardi e annuncia che il 25% del capitale piщ un’azione passerа sotto il controllo dello Stato tedesco. Il tutto in previsione della fusione con Dresdner Bank prevista per fine mese.

Royal Bank of Scotland (Inghilterra): c onti in rosso e crediti in sofferenza quadruplicati

Dopo i mutui sub-prime, la recessione sta causando un incremento dei crediti inesigibili

La Royal Bank of Scotland, ora controllata al 70% dal Tesoro britannico, ha registrato una perdita di 44 milioni di sterline nel primo trimestre 2009, contro un utile di 479 milioni nello stesso periodo del 2008, mentre i crediti in sofferenza sono quasi quadruplicati a 2,9 miliardi di sterline e le svalutazioni su asset a rischio hanno toccato quota 2,1 miliardi.

Vantus Bank di Sioux City in Iowa, InBank di Oak Forest in Illinois, Platinum Community Bank di Rolling Meadows in Illinois, First Bank di Kansas City in Missouri e First State Bank di Flagstaff in Arizona (USA): Chiuse altre cinque banche, salgono ad 89 il totale degli istituti falliti dall’inizio dell’anno.

La maggiore di queste banche и Vantus Bank con asset per 458 milioni e depositi per 368. Questi nuovi cinque fallimenti costeranno al fondo di assicurazione della Fdic circa 401,3 milioni di dollari .

GRECIA: Primo salvataggio della Grecia

I ministri delle Finanze dell’Eurogruppo hanno dato il via libera al piano di sostegno per la Grecia: si tratta, come ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker, di circa 110 miliardi di euro in tre anni, di cui 80 a carico dei partner della Grecia nell’area euro e 27 a carico dell’FMI. Di questi, come giа previsto, 30 miliardi saranno stanziati dai paesi euro e 15 da FMI giа nel primo anno.

IRLANDA: Salvataggio dell’Irlanda

I ministri delle Finanze dell’Eurogruppo e dell’Ecofin hanno dato il via libera al piano di salvataggio per Dublino da 85 miliardi di euro in tre anni. La ripartizione degli aiuti prevede una quota uguale a carico del Fondo salva-Stati della zona euro (Efsf), del bilancio Ue e dell’Fmi.

PORTOGALLO: Salvataggio dell’Portogallo

L’accordo tra il Portogallo, l’Unione europea e il Fondo Monetario Internazionale и stato raggiunto ieri in serata. L’accordo prevede che al governo di Lisbona venga concesso un finanziamento pari a 78 milioni di euro. La ripartizione degli aiuti prevede una quota uguale a carico del Fondo salva-Stati della zona euro (Efsf), del bilancio Ue e dell’Fmi.

GRECIA: Secondo salvataggio della Grecia

Ulteriori 160 miliardi di euro. Gli stati dell’Eurozona e le istituzioni europee metteranno a disposizione 106 miliardi di euro di finanziamenti con scadenze comprese tra i 15 e i 30 anni e un periodo di “tregua” per la Grecia dai versamenti di 10 anni. Previsto anche un altro intervento pubblico diretto di 13 miliardi di euro nel riacquisto (buy back) di titoli del debito pubblico greco promosso dall’Efsf (il fondo Salva Stati Ue) sul mercato secondario. I privati sono chiamati a un intervento di 37 miliardi di euro (mediante swap di titoli).

Dexia (BE-FRA-LU): intervento del governo del Belgio di 4 miliardi euro

Sarа soprattutto il Belgio a impegnarsi nella nazionalizzazione dalla banca giа tratta in salvo una volta all’indomani del fallimento Lehman. Il Belgio pagherа 4 miliardi di euro per il ramo belga dell’istituto e fornirа garanzie per il 60% degli asset a rischio destinati a confluire in una “bad bank” e stimati in 90 miliardi di euro.

Erste Group (AU): intervento Austriaco di 1,22 miliardi euro

A pagare pesantemente la crisi dei debiti sovrani c’и anche Erste Group, prima banca austriaca. Giа destinataria di consistenti aiuti pubblici durante la crisi del 2008, ha annunciato che il 2020 si chiuderа con una pesante perdita di 800 milioni di euro riconducibile soprattutto alla crisi dei debiti pubblici. Questa situazione l’ha spinta a rinviare di un anno il rimborso dell’aiuto versato dallo Stato (1,22 miliardi) in occasione della crisi finanziaria del 2008. La banca dovrа procedere a svalutazioni in relazione alle obbligazioni di Paesi europei in crisi e alle partecipazioni detenute nell’Europa del’Est (in particolare in Ungheria e Romania). Le azioni della banca sono arrivate a perdere fino al 17% nela prima ora di contrattazioni a Vienna.

GRECIA: Ristrutturazione del debito

Al termine del vertice europeo di Bruxelles и stato decisa la ristrutturazione del debito greco con una decurtazione del 50% del valore delle obbligazioni e titoli di stato in mano agli investitori privati. L’operazione dovrebbe permettere di ridurre il debito di 100 miliardi entro il 2020: il rapporto debito/Pil passerebbe dall’attuale 160% al 120%.

Di Cienzo Domenico, Ianniello Marco

DECALOGO DEL TRADER

Un trader che voglia avere buoni risultati consistentemente e non occasionalmente deve essere disciplinato ed attenersi ad un rigoroso codice di operativitа.

1) Non rischiare mai piщ del 5-10% del proprio patrimonio in una volta sola

Mettere a rischio, in una volta sola, una quota eccessiva del proprio capitale и estremamente imprudente, per due buoni motivi:

Innanzitutto, il capitale personale rappresenta per il trader quello che и l’ossigeno per un subacqueo: una volta distrutto il proprio capitale non и piщ possibile continuare con l’attivitа di trading.

Secondariamente, un rischio troppo alto comporterebbe un coinvolgimento emotivo eccessivo che andrebbe a pregiudizio della serenitа e della luciditа con cui il trader avveduto approccia ai mercati.

2) Evitare i mercati ed i titoli poco liquidi ed eccessivamente volatili (in specie se si tratta di strumenti derivati)

Il trader dovrebbe concentrare la propria attivitа su un numero limitato di strumenti, vista l’impossibilitа si seguire efficacemente molte cose allo stesso tempo. Inoltre, deve evitare i mercati, i titoli, le scadenze (nel caso di strumenti derivati) poco liquidi o molto volatili, perchй questi sono di difficile monitoraggio ed i rischi potenziali sono piщ alti.

3) Mai andare contro il trend: “The trend is your friend”

Prima di prendere una posizione, occorre definire l’orizzonte temporale sul quale intende operare (alcune ore, giorni, mesi) ed analizzare qual и il trend in tale orizzonte.

Le analisi vanno dall’orizzonte piщ “lungo” a quello piщ “breve” relativamente al tipo di operativitа scelta (dal trading veloce a quello piщ lento, dal gestore di medio-lungo periodo al cassettista). Si possono individuare cosм vari trend (l’uno dentro l’altro, un po’ come le Matrioske) ed utilizzare la scala temporale piщ “lunga” per individuare il trend maggiore e di medio periodo e quella piщ “breve” per il timing, cioи per definire il momento esatto di entrata sul mercato.

Il trader deve sempre cercare di cavalcare il trend di periodo in atto senza mai andare contro il mercato: и perdente credere di aver “ragione” da soli.

4) Fissare i livelli di stop loss e take profit prima di prendere una posizione e poi rispettarli

Il trader dovrebbe individuare non solo i livelli di entrata sul mercato, ma anche e soprattutto i livelli di uscita. I livelli di stop loss e di take profit vanno sempre fissati prima di prendere una posizione, a mente fredda, senza essere ancora coinvolti psicologicamente e finanziariamente nel mercato.

Una volta presa una posizione, lo stop-loss и il livello dove “fermare” le perdite allorquando l’entrata sul mercato и stata mal valutata ed il trend inverte inaspettatamente. Lo scopo и preservare il proprio capitale, indispensabile per l’attivitа di trading.

5) Mai mediare in perdita, semmai mediare in utile

Quando la posizione и ormai in forte perdita potenziale, il nostro malcapitato trader и ormai pronto a cedere ad un’altra fortissima tentazione: mediare in perdita, al fine di migliorare il proprio prezzo di carico.

Questo ragionamento, seppur vero, и perт molto insidioso poichй spinge il trader a aumentare la propria esposizione contro il mercato: non solo il trader ha ignorato gli stop loss iniziali ma, ora, vuole scommettere sulla fine del trend in atto, sperando poi di vendere al massimo (sell on top, se era corto) o di comprare sul minimo (bottom fishing, se era lungo).

Una soluzione leggermente meno rischiosa и quella di incrementare la propria posizione soltanto dopo un segnale chiaro di inversione, ma rimane comunque il rischio dei falsi segnali e di un’esposizione troppo grande – e quindi troppo coinvolgente anche da un punto di vista psicologico.

Qualora il nostro trader abbia invece una posizione in utile, la scelta di incrementare la posizione, ovvero di mediare in utile, sebbene peggiori il prezzo di carico, puт essere corretta. Si tratta infatti di investire seguendo il trend, secondo una strategia di “pyramiding”. Il trader, in questo caso, deve alzare il proprio stop-loss sul nuovo prezzo di carico complessivo.

6) Fare stop-trailing

La decisione di chiudere effettivamente sul livello di take profit inizialmente prefisso non и obbligatoria (a differenza di quando la posizione и in perdita e raggiunge lo stop loss, dove и opportuno chiudere immediatamente).

Esiste infatti un’alternativa: se il trend sembra particolarmente forte, il trader puт decidere di mantenere aperta la posizione, alzando man mano sia lo stop loss che il take profit, in modo da “accompagnare” il mercato. In tal modo si lascia aperta la possibilitа di ulteriori guadagni, con il rischio di perdere soltanto una parte degli utili potenziali. Questa strategia si chiama stop trailing e consente di cavalcare trend forti (analisi dei volumi trattati) con poche correzioni.

7) Costituire un fondo ammortamento perdite con gli utili conseguiti

Man mano che il trader consegue degli utili dovrebbe accantonarne almeno una parte in un fondo che investa su strumenti tranquilli, tipo un fondo monetario e senza rischio di cambio. A tale fondo non dovrebbe attingere in nessun caso tranne che per ripianare perdite di trading future. La quota da accantonare dovrebbe essere inizialmente abbastanza alta, in modo da formare in tempi brevi uno “zoccolo duro”. In seguito si potranno ridurre gli accantonamenti, quando si sia costituito un plafond adeguato all’operativitа ed ai rischi che si intende correre.

8) Non farsi assorbire troppo dall’attivitа di trading: alla lunga logora

Non bisogna perdere di vista che l’attivitа di trading и un mezzo, tra molti altri, con il quale si cerca di aumentare il proprio reddito e la propria ricchezza. Il fine и migliorare il proprio livello di vita. E’ quindi evidente che fare del mezzo un fine significa andare incontro a pesanti frustrazioni. Non vale la pena fare tanta fatica per vivere male!

E’ perciт necessario limitare l’operativitа ad un livello sostenibile nel lungo termine: ci si guadagna in salute, e probabilmente anche nel portafoglio!

9) DISCIPLINA: ricordarsi di osservare questi principi!

Il mercato non и assolutamente un meccanismo perfetto e razionale ma и mosso da sentimenti ed emozioni e perciт puт stare su livelli “sbagliati” anche per un periodo lungo – lungo sufficientemente per fare subire grosse perdite a chi sosteneva di aver “ragione” e da solo и andato contro corrente.

Tutti i trader con un po’ di esperienza e buon senso, condividono generalmente i principi su menzionati. Allo stesso tempo questi vengono quotidianamente violati, in tutto o in parte, soprattutto sotto la spinta di impulsi emotivi, la triade aviditа-paura-speranza. Rispettare tale “decalogo” significa operare in modo oculato per fronteggiare consapevolmente i rischi finanziari del trading che non и “giocare in borsa”.

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12-02-2008 IKB, SachsenLb, WestLb e BayernLB (Germania): iniezione di liquiditа da parte dello Stato
17-03-2008 Bear Stearns Companies Inc. (USA): rilevata da JP MORGAN CHASE
La banca commerciale americana JpMorgan Chase ha annunciato che comprerа per la cifra irrisoria di 236 milioni di dollari la banca d’affari Bear Stearns, minacciata dal fallimento. Il consiglio di amministrazione delle due imprese hanno giа approvato l’operazione, fatta attraverso lo scambio di titoli, che valorizzano ogni titolo Bear Stearns a soli 2 dollari, nonostante venerdм scorso ogni azione Bear Stearns valesse 30 dollari. D’altronde, un prezzo cosм esiguo и stato stipulato soltanto perchи Jp Morgan, ha giа indicato che garantirа le obbligazioni commerciali di Bear Stears e delle sue filiali.
26-03-2008 Northern Rock (UK): nazionalizzata
11-07-2008 Indy Mac Federal Bank(USA): nazionalizzata
14-07-2008 Fannie Mae e Freddie Mac (USA): rilevate dal Governo USA
Fannie Mae e Freddie Mac, interviene il Tesoro americano
Piccole banche falliscono, in Danimarca si nazionalizza
15-09-2008 Leman Brother (USA): amministrazione controllata con cessione della divisione broker a Barclays
Lehman, crack da 613 mld $
15-09-2008 Merrill Lynch (USA): rilevata da Bank of America (50 miliardi di dollari)
Merrill Lynch incorporata da Bank of America, tensione sui mercati
17-09-2008 AIG (USA): rilevata dal Goveno USA (finanziamento “ponte” biennale di 85 miliardi di dollari)
18-09-2008 HBOS (UK): rilevata da Lloyds TSB
Hbos rilevata da Lloyds Tsb per 12,2 miliardi di sterline
22-09-2008 Morgan Stanley (USA): rilevato il 21% del capitale da Mitsubishi Ufj Financial (JPN) per 9 miliardi di dollari
Morgan Stanley, la prima banca giapponese rileva fino al 20%
26-09-2008 Washinton Mutual (USA): rilevata da JP MORGAN CHASE
27-09-2008 Dexia (BE-FRA): ricapitalizzazione da parte di enti pubblici di Belgio e Francia 6,4 miliardi euro
I governi di Francia, Belgio e Lussemburgo hanno concertato un’iniezione di liquiditа per 6,4 miliardi di euro nelle casse di Dexia. L’operazione di salvataggio ha tutti i connotati di una nazionalizzazione dell’istituto europeo specializzato in prestiti agli enti locali.
28-09-2008 Bradford e Bingley (UK): sportelli rilevati da Santander per 612 milioni di sterline e nazionalizzazione
Bradford & Bingley nazionalizzate dal Governo inglese per evitare il fallimento
03-10-2008 Fortis (BE-OL): nazionalizzata dallo Stato Olandese
05-10-2008 Hypo Real Estate (Germania): 35 miliardi di linee di credito da parte di una cordata di banche con garanzia dello Stato
Fallisce il salvataggio Hypo Re. Deutsche Bank crisi sottostimata
07-10-2008 Wachovia (USA): rilevata da Citibank e Wells Fargo
08-10-2008 Abbey, Hbos, Hsbc, Barclays, Lloyds Tsb, Royal Bank of Scotland, Standard Chartered:
finanziamento di 200 miliardi di sterline e garanzie rilasciate per 250 miliardi di sterline rilasciate dal Governo inglese
Gran Bretagna: il Governo ricapitalizza otto grandi istituti di credito
Kaupthing (Islanda) ha ottenuto un prestito di 500 milioni di euro dalla Banca Centrale d’Islanda
Islanda sull’orlo del precipizio
13-10-2008 Royal Bank of Scotland (20 miliardi di sterline) , fusione Lloyds Tsb e Hbos (17 miliardi di sterline):
lo Stato Inglese interviene con l’acquisto di azioni ordinarie e privilegiate per 37 miliardi di sterline (46 miliardi di euro)
Gli interventi del Governo inglese, banca per banca
Il Governo Inglese ha predisposto un pacchetto di danaro pubblico in soccorso alle banche. Si tratta di un’iniezione massiccia di capitale da 37 miliardi di sterline di cui 15 miliardi di azioni ordinarie e 5 miliardi di privilegiate per il colosso scozzese Rbs. In tutto, la partecipazione dello Stato in Rbs andrebbe al 57%. Per pagare gli interessi si asterrа dal distribuire il dividendo agli azionisti. I vertici della banca vengono decapitati. Invece, la nuova superbanca che sta nascendo dalla fusione tra Lloyds Tsb e Hbos, aprirа il capitale allo Stato, che salirebbe attorno al 40%. Nel caso di Hbos l’iniezione и di 11,5 miliardi di sterline, di cui 8,5 miliardi di azioni ordinarie e 3 miliardi di privilegiate, mentre Lloyds otterrа 5,5 miliardi di cui 4,5 miliardi in cambio di azioni ordinarie e 1 miliardo di privilegiate.
14-10-2008
Wells Fargo (Usa): 20 miliardi di dollari
Goldman Sachs (Usa), Morgan Stanley (Usa): 10 miliardi di dollari
Bank of New York Mellon (Usa), State Street (Usa): 3 miliardi di dollari
Bush, il Governo Usa nel capitale delle maggiori banche
Il Governo svizzero ha annunciato l’intenzione di rafforzare il capitale di Ubs investendo 6 miliardi di franchi in obbligazioni convertibili. Lo Stato elvetico avrа cosм in
portafoglio il 9% circa del capitale della banca. Contestualmente la Banca centrale svizzera (Bns) gestirа gli attivi (tossici) di Ubs che saranno trasferiti in una nuova entitа.
16-10-2008
Il primo gruppo olandese di servizi finanziari, Ing Groep, aveva fatto sapere di prevedere una perdita di circa 500 milioni di euro nel terzo trimestre per effetto delle turbolenze dei mercati finanziari. Il colosso olandese, famoso per la zucca arancio, riceverа una robusta iniezione di ben 10 miliardi di euro, dal Governo Olandese in cambio di azioni privilegiate. La cura statalista и ormai in voga in tutto il mondo.
21-10-2008
La Banca Centrale d’Islanda (Sedlabanki), ha cercato di “bloccare” la valuta nazionale ma la korona ha perso il 60% dall’inizio dell’anno. Le riserve valutarie, a meno di 3 miliardi di dollari, non hanno permesso in realtа grandi interventi. E cosм lasciata sola o quasi ad affrontare la crisi, l’isola, da sempre avamposto americano, aveva cercato aiuto in Russia. La mossa avrebbe avuto un forte valore geopolitico, quando invece sembra ormai prendere quota un piano complessivo di da 6 miliardi di dollari di cui poco piщ di 1 miliardo provenienti dal Fondo Monetario Internazionale ed il restante dalle banche centrali dell’area scandinava oltre alla Bank of Japan.
21-10-2008
Crйdit Agricole 3 miliardi di euro
Bnp Paribas 2,55 miliardi di euro
Sociйtй Gйnйrale 1,7 miliardi di euro
Crйdit Mutuel 1,2 miliardi euro
Caisse d’Epargne 1,1 miliardi di euro
Banque Populaire 950 milioni di euro
La Federal Reserve ha deciso un intervento di emergenza per acquistare asset a breve termine dei fondi comuni che operano sul mercato monetario, alle prese con numerose richieste di riscatto da parte degli investitori. La Fed sta intervenendo per fornire liquiditа al mercato della carta commerciale e sostenere lo smobilizzo a breve, da parte dei fondi monetari, di titoli che poggiano su collaterale ovvero valori in garanzia.
26-10-2008
0 8-05-2009