Obama da fiducia all’Italia – tutte le notizie e le strategie del Forex

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Obama da fiducia all’Italia – tutte le notizie e le strategie del Forex

La tappa italiana del tour europeo del presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è concluso con un sostanzioso endorsement al primo ministro Matteo Renzi che ha incassato, almeno a parole, la fiducia degli USA proprio per bocca del primo cittadino a stelle e strisce.

Stati Uniti che escono con le ossa rotte dal rilascio dei dati macroeconomici di ieri dove il PIL del quarto trimestre 2020 delude le attese in lieve rallentamento a 2.6% contro le attese a 2.7%, ma rimane superiore alla rilevazione precedente a 2.4%. Inoltre sorprendono particolarmente i nuovi sussidi di disoccupazione che calano a 311 mila unità rispetto alle attese a 321 mila: dato che prosegue un trend positivo che si è instaurato da qualche settimana e che potrebbe fornire le basi per dare un’ulteriore spinta al tapering.

Nella notte sorprendono al rialzo anche i dati pubblicati in Sol Levante dove le vendite al dettaglio aumentano a sorpresa del 3.6% contro le attese a 3.2% contribuendo a mantenere stabile il tasso d’inflazione a 1.5% su scala nazionale e permettere a quello della capital (che gode di una rilevazione a parte) di avanzare del 1% contro le attese a 0.9%. Sembrano iniziare a dare I frutti le politiche ultraespansive volute dal primo ministro Shinzo Abe e avallate dalla Bank of Japan messe in atto per combattere lo spauracchio della deflazione che attanaglia il Giappone da quasi trent’anni.

Market Movers

In Gran Bretagna oggi il dato sul PIL trimestrale del quarto trimestre 2020 alle 10:30 atteso invariato allo 0.7% e anno su anno atteso al 2.7% anche in questo caso invariato rispetto al dato precedente.

Alle 14:55 l’indice dell’università del Michigan sulla fiducia delle famiglie atteso a 79.9 contro il precedente a 80.5.

Il mercato scontava ampiamente i dati leggermente peggiori delle attese sul PIL e ha subito un rallentamento sui pending home sales raggiungendo area 1.3750. Ma ciò che ha giudato il mercato è stato il dato sull’occupazione decisamente migliore delle attese che traccia un quadro di miglioramento dal punto di vista occupazionale con un miglioramento del tasso di disoccupazione, che ricordiamo è uno degli obiettivi dell’operato della FED.

Questo è stato sufficiente a far volare il biglietto verde che ha portato la moneta unica in altalena questa settimana. Dal punto di vista tecnico, con il raggiungimento di nuovi minimi relativi, EURUSD è entrato in un trend ribassista di medio periodo. Attenzione tuttavia ai dati americani di oggi pomeriggio e a possibili ritracciamenti su eventuali chiusure di posizioni (effetto venerdì).

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La poca volatilità notturna sui dati giapponesi unita alla performance tiepida dell’azionario nipponico con l’indice Nikkei della borsa di Tokyo che chiude poco sopra la parità lasciano presagire una giornata interlocutoria, al più guidata dal biglietto verde. Con Obama geograficamente così vicino al grande rivale di questi giorni, Vladimir Putin, le tensioni internazionali derivate dalla cosiddetta crisi ucraina sembrano aver subito una battuta d’arresto, favorendo così il ritorno al rischio e l’abbandono delle cosiddette valute rifugio tra cui lo Yen.

Il rafforzamento del dollaro USA di ieri sembra non toccare invece l’aussie. Il dollaro australiano non conosce tregua e continua la sua ascesa raggiungendo nuovi massimi a 0.9270. Come avevamo sottolineato ieri “sky is the limit”, anche se con l’avvicinarsi della fine della settimana di contrattazioni è opportuno stare attenti ad eventuali ritracciamenti tecnici in concomitanza soprattutto dei dati americani del pomeriggio considerando soprattutto la persistenza in zona di ipercomprato da diversi giorni.

Obama da fiducia all’Italia – tutte le notizie e le strategie del Forex

La Borsa di Milano ha chiuso in rialzo una seduta senza particolari scossoni, mentre lo spread è rimasto per buona parte della giornata sotto quota 300 punti base. I dubbi sul fiscal cliff stanno frenando Wall Street nonostante i buoni riscontri arrivati dai dati macro: il Pil del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo a +3,1%, meglio delle attese che indicavano +2,7%, mentre le vendite di case esistenti si sono attestate a 5,04 milioni di unità, livello massimo da 3 anni. Ieri però lo speaker della Camera Usa, John Boehner, è tornato a chiedere una trattativa “seria” da parte di Obama, il cui piano prevede un innalzamento delle tasse per i redditi annuali superiori ai 400 mila dollari annui. In questo quadro a Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,41% a 16.399 punti.

Finmeccanica ben comprata a Piazza Affari dove ha mostrato un rialzo del 2,56% a 4,40 euro. Ieri il Cda del colosso pubblico ha deciso di prendere tempo in merito alla decisione sul futuro di Ansaldo Energia. Dal fronte Avio, a detta del Corriere della Sera, dovrebbe arrivare domani la firma del passaggio del gruppo torinese aerospaziale dal fondo Cinven a General Electric. Contrastato il comparto bancario: Popolare di Milano ha guadagnato l’1,18% a 0,455 euro, Banco Popolare l’1,36% a 1,269 euro, Monte dei Paschi lo 0,27% a 0,223 euro. Sono invece finite in territorio negativo Unicredit (-0,26% a 3,794 euro) e Ubi Banca (-1,08% a 3,496 euro). Bene Fiat (+1,42% a 3,86 euro) nel giorno dell’annuncio del piano d’investimenti a Melfi alla presenza del premier Mario Monti. Enel (+1,28% a 3,166 euro), come dichiarato dall’Ad Fulvio Conti, ha centrato gli obiettivi 2020 in termini di Ebitda e indebitamento. Dopo una mattinata difficile, STM si è ripresa nel pomeriggio archiviando la seduta con un +0,47% a 5,40 euro.

Un aspetto positivo in realtà c’è: il pagamento della prima rata della Tares – così si chiama la “novità fiscale” – inizialmente fissato a gennaio è slittato ad aprile. Così ha deciso un emendamento alla legge di Stabilità voluto dal governo che ha concesso qualche mese in più al primo esborso. Giusto in tempo per assicurare ai contribuenti una tregua corrispondente alla campagna elettorale.

La Tares (tassa rifiuti e servizi) prenderà il posto della vecchia Tarsu (smaltimento dei solidi urbani) e – nella minoranza dei comuni che la applicano – della Tia (tariffa d’igiene ambientale). E’ figlia del federalismo fiscale introdotto dal governo Berlusconi, ma ha trovato applicazione nel decreto Salva-Italia varato un anno fa dal governo Monti. Fino ad oggi se ne è parlato poco commettendo, a detta della Uil, un clamoroso errore. Secondo il sindacato, fatti i conti, la Tares finirà per pesare più dell’Imu già versata sulla prima casa: la famiglia “media” che abita nella casa “media” ha pagato 275 euro di Imu, ma ne verserà 305 di Tares (la “vecchia” Tarsu si fermava a 225 euro). Ottanta euro (il 37,5 per cento) di spesa in più. “Se con l’Imu la stangata è stata certa, la Tares del 2020 non sarà da meno” commenta Guglielmo Loy, segretario confederale Uil.

L’aggravio sta nei fatti: la nuova tassa dovrà rispettare due nuovi parametri. La Tares dovrà coprire al cento per cento il costo del servizio per le utenze domestiche sostenuto dai Comuni (oggi in media la copertura è del 79 per cento, il resto finisce nel bilancio). Non solo: dovrà finanziare anche il costo dei “servizi indivisibili” forniti dal sindaco, una serie di voci che va dall’illuminazione pubblica, alla manutenzione delle strade, polizia locale, verde. Un indispensabile “extra” che le giunte copriranno imponendo al cittadini una sovratassa di 30 centesimi al metro quadro (che potrà arrivare, giunte volendo, a 40 centesimi).

Queste due aggiunte da applicare alle attuali tariffe Tarsu – secondo i calcoli della Uil – peseranno mediamente 53 più 27 euro, per un totale appunto di 80 euro di ulteriore spesa. Un maggiore incasso pubblico di 1,9 miliardi che va ad aggiungersi al 7,6 versati nel 2020. D’altra parte l’aumentato costo dei rifiuti non è una novità: già nel 2020 la grande maggioranza dei capoluoghi di provincia aveva aumentato la “vecchia” Tarsu rispetto al 2020. Solo Lucca, Treviso e Teramo avevano praticato sconti.

La platea interessata al nuovo balzello è ampia: il tributo è dovuto “da chiunque possieda, occupi e detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani”. Quindi non la verseranno solo i proprietari di casa, ma anche negozi, uffici, capannoni.

Si calcolerà in base ai metri quadri (l’80 per cento della superficie catastale) senza tener conto del numero di componenti del nucleo. Per le attività commerciali – assicura Confcommercio – l’aggravio medio raggiungerà la quota record del 293 per cento. Prima rata di aprile a parte, la legge di Stabilità non fissa le altre tappe: numero, scadenza dei versamenti successivi ed eventuali conguagli saranno fissati dalle singole amministrazioni comunali.

Il 2020, anno ancora instabile dal punto di vista finanziario, potrebbe comunque generare delle opportunità interessanti su determinati asset considerati rischiosi. Una possibilità questa di diversificare il portafoglio con un piccola percentuale di rischio. « Nonostante le turbolenze degli ultimi tre anni, crediamo che selezionati asset rischiosi – in particolare sull’azionario – rimangano allettanti nel medio termine»dice Nevado. Sebbene nello stesso arco temporale, la maggior parte dei mercati si siano apprezzati «molti mercati azionari offrono ora rendimenti reali più alti dal momento che i prezzi non hanno tenuto il passo della crescita degli utili».

E in questo si riferisce alle cadute dei prezzi del mercato europeo (a causa delle turbolenze interne all’Eurozona) e anche a quelli del mercato cinese perché «negli ultimi tre anni gli investitori hanno perso il loro entusiasmo circa il “tema Cina”». La certezza, però, è che proprio queste regioni, a partire dal 2020, possano fornire le maggiori opportunità. Per questo motivo i gestori del fondo M&G Dynamic Allocation hanno intenzione di utilizzare strategie “relative value”, «selezione di mercato, e gestione valutaria attiva per superare la volatilità dei mercati e sfruttare le valutazioni più interessanti che molti asset rischiosi offriranno nei prossimi mesi a livello globale».

“La Fiat e’ un’azienda sana e forte”, ma registrera’ nel 2020 in Europa una perdita di 700 milioni di euro.

Lo ha detto l’amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, intervenendo allo stabilimento di Melfi, dando l’addio ai “marchi generalisti”.

Nel confermare gli obiettivi del Gruppo Fiat per il 2020, il Ceo ha sottolineato che la casa automobilistica torinese chiudera’ l’anno con un utile netto di gruppo di 1,2 miliardi di euro.

L’obiettivo del piano industriale e’ il raggiungimento del pareggio di bilancio in Europa nell’arco di 3-4 anni. Un utile della gestione ordinaria di circa 3,8 miliardi e un utile netto di 1,2 miliardi.

“In 3-4 anni raggiungeremo il pareggio delle attivita’ in Italia e in Europa”, ha detto, precisando: “Il nostro e’ un piano coraggioso, non per deboli di cuore. L’evento di oggi, qui a Melfi, e’ il primo passo concreto. E’ stata una decisione non facile e non scontata in un mercato in caduta libera”.

Il manager di origini svizzero canadesi ha annunciato anche la fabbricazione di tre nuovi modelli a Melfi e in generale di 17 nuove vetture realizzate negli impianti sparsi per tutta Italia. Via alla produzione di due nuovi mini Suv, un a marchio Fiat e uno a marchio Jeep.

La Fiat, inoltre, non chiedera’ aiuti pubblici per gli investimenti che intende effettuare.

“Quello che posso dire a tutti voi è di continuare ad avere fiducia perchè possiamo farcela”. Lo ha detto Marchionne, che ha invitato a “non arrendersi alle difficoltà” nei momenti difficili come quello attuale in cui ci sarà “un mercato dell’auto ancora molto debole per tutto il 2020.

Fiat – ha sottolineato Marchionne – in occasione della presentazione del nuovo piano di sviluppo dello stabilimento Sata di Melfi che produrrà due mini Suv – non intende però tirarsi indietro”.

Quanto all’agenda Monti “mostra coraggio, chiarezza e lungimiranza”. Dallo stabilimento di Fiat di Melfi ha parlato anche il presidente del consiglio Mario Monti. “L’azione del governo è solo all’inizio anche se quella di questo governo è terminata”, ha aggiunto alludendo alla necessità di continuare il processo di riforme avviato. “Penso che sarebbe irresponsabile dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti”, ha aggiunto. Dai sindacati la polemica, secondo cui il premier starebbe già facendo campagna elettorale.

Almeno il governo Monti avrebbe potuto essere più chiaro e dire alle famiglie italiane che parte del bottino raccolto con l’Imu e le altre varie tasse sarebbe servita per aiutare le lobby, e non solo attive nel mondo delle banche. Arriva infatti anche il “regalino” al colosso della difesa aerospaziale Finmeccanica.

Dunque, oltre al salvataggio della banca senese MPS, Monti & Company si preparano ad aiutare la società che opera nel settore della difesa.

Come? Con un provvedimento presente nella legge di Stabilità, che prevede il finanziamento di 8,4 miliardi di euro alle aziende italiane che operano nel settore aerospaziale. Finanziamento della durata di 16 anni. E il titolo Finmeccanica, ovviamente, in una sessione debole per Piazza Affari, si conferma tra i migliori del Ftse Mib.

Il Senato ha intanto votato la fiducia al governo sulla legge di stabilità, incluso il Pdl. Un vero e proprio testo “monstre” dopo la consegna del maxi-emendamento. Si ritorna al “testo illeggibile”, come aveva detto a suo tempo il presidente Giorgio Napolitano.

Ai 34 3 commi della numerazione principale, se ne aggiungono altri 211 indicati come bis, ter, quater, ecc.

ARRIVA PROROGA STOP INCROCI STAMPA-TV – Il governo accoglie nel maxiemendamento la proroga allo stop degli incroci stampa-tv. Sulla norma, non votata in commissione Bilancio, era stata infatti raggiunta un’intesa ‘politica’. La proroga sposta il divieto di incroci proprietari al 31 dicembre 2020.

Pioggia di micro-norme di settore o locali. Tra le norme, invece, significative ci sono i finanziamenti di 150 milioni l’anno fino al 2029 della Tav Torino-Lione, 100 milioni per il Fondo ordinario delle Università, 52,5 milioni per i Policlinici gestiti direttamente da università non statali (più 12,5 milioni per il Bambin Gesù di Roma e 5 milioni alla Fondazione Gaslini di Genova), l’aumento da 10 a 70 milioni per il turn over nel comparto sicurezza, 40 milioni per l’editoria e 15 per l’emittenza locale.

Naturalmente questi si aggiungono a quelli approvati nei giorni scorsi, come il miliardo e 400 milioni a favore di Comuni e l’aumento del Fondo per la Cig in deroga a 1,7 miliardi. (ANSA)

Nella pancia del Consiglio c’è chi sogna un anti-Merkel. «E’ una questione di equilibri latenti», confessa uno sherpa che da anni segue da dietro la porta le riunioni dei capi di stato e di governo dell’Ue. «François Hollande è stato una delusione – rivela -. Non è riuscito a essere il contrappeso che si sperava nei confronti della Germania».

Con Frau Merkel «non si capiscono e la cancelliera ha preso a tessere un’intesa pragmatica con Londra». La «frattura dell’asse franco-tedesco, allora, «ha consolidato il potere di Berlino». Il che, si ricorda, «aiuta per far avanzare l’Europa, ma non sempre nella giusta direzione».

La fonte si scusa per l’anonimato che, in realtà, non svuota il racconto della forza di Angela e del suo destino di leader difficile da sfidare. «Sarkozy inseguiva eppure mediava», racconta il nostro uomo: «Hollande parla molto prima e dopo le riunioni; dentro è più prudente. Negli ultimi vertici tutti lo attendevano al centro della scena. Niente. Il finlandese Katainen avrà preso la parola dieci volte e il francese quattro. Non te lo aspetti».

A giugno è stato Monti a tener testa ad Angela, continua lo sherpa. «Strano come altri Paesi, ad esempio la Spagna, si siano accodati all’italiano». Era una sfida sulla conoscenza dei dossier. «Ad ogni vertice c’è una ventina di leader che legge le note e basta». Lei, no. «Tratta punto per punto, è preparata. Se qualcosa non le va, ha pronto un emendamento». Negozia in inglese, per fare in fretta. Nell’emergenza è stata vista ricorrere al russo coi leader dell’Est. Lo ha fatto anche con Christofias, il presidente cipriota, comunista, uno che a Mosca parla la lingua del posto.

Pratica, autoritaria. «Rispetta Monti e da Berlusconi stava alla larga». Lo sherpa rivede il Cavaliere al suo ultimo vertice, ottobre 2020, quando «prese una sola volta la parola per attaccare la magistratura e i comunisti». Si perse un sacco di tempo, perché il già menzionato Christofias sentì il dovere di intervenire in difesa della politica rossa.

Succede. Solo di recente «David Cameron ha trovato la via giusta del dialogo con Angela e ora è un suo punto di resistenza. «E’ sempre un festival del body language», aggiunge. Il premier inglese «entra e si fa vedere con la cancelliera prima della riunione, così come a scuola si faceva col capo della classe». Gli altri sono «impressionati se non intimoriti». Anche all’ultimo vertice il patto con gli inglesi è stato cruciale: «La soluzione è venuta dalla loro pratica intesa».

Un passo indietro. Venerdì 7 erano pochi al Consiglio Ue pronti a scommettere sul decollo della supervisione bancaria da affidare alla Bce. Londra e Berlino frenavano. Nel weekend le due capitali hanno convenuto che non si poteva accettare un altro fallimento. Gli inglesi hanno tolto il veto, i tedeschi si sono ammorbiditi su spettro della vigilanza e ruolo di Draghi. L’accordo è arrivato coi ministri Ecofin, mercoledì 12. Al momento dei bilaterali, il tedesco Schaeuble s’è messo al fianco della presidenza di turno, cosa inusuale.

Il britannico Osborne, che aveva detto «me ne vado presto», è rimasto sino alle quattro del mattino, quando s’è avuta la fumata bianca. Il giovedì, una radiosa Merkel ha così favorito il congelamento del nuovo governo dell’economia, pericoloso in vista del voto d’autunno. Erano tutti contenti: «Dovresti vedere come le vanno dietro i premier del Nord!»

Imbattibile? Così serve all’Ue, che però esige anche un contraltare. Monti ci ha provato e ci è riuscito. Hollande non ha trovato il suo posto, mentre Cameron «è tattico», quando si capisce con Frau Merkel è sintonia fruttuosa. Così a Bruxelles si auspicano alternative e si guarda anche all’Italia. Con allarme per Berlusconi.

Con curiosità per un eventuale centrosinistra al governo. Pier Luigi Bersani, nel caso, promette «un ruolo attivo perché si componga un nuovo asse continentale a sostegno dell’integrazione». Non cela l’ambizione di essere il pivot di un rinato dialogo Berlino-Parigi. Troppa Germania? «Non voglio litigare con la Merkel – ha spiegato a La Stampa -. Se auspica nuovi vincoli di bilancio non burocratici le dico “va bene”. A fronte di questo, occorre anche una maggiore flessibilità nei confronti della crescita e un ragionamento sugli equilibri macroeconomici».

Da Bruxelles e Palazzo Chigi lo disegnano in timida ripresa. Mario Draghi, numero uno Bce, parla di ripresa il prossimo anno. Macché. Da Oltreoceano, dai desk di Pimco, il più grande fondo di investimento, il 2020 assume altri contorni: quelli della recessione più dura. Saranno Italia e Spagna gli anelli più deboli con una crescita pari a zero e previsioni alquanto deludenti per il settore pubblico.

“Il consensus sarà deluso con dati peggiori delle attese”, prevede Andrew Balls, alla guida della divisione che gestisce la strategia di portafoglio europea di Pimco.

“Guardando i singoli paesi, ci aspettiamo una profonda recessione nelle economie periferiche, che impatterà in maniera più moderata su Germania e Francia”, spiega, anticipando che nel complesso, la crescita diminuirà del -1% a -1,5%.

Sorvegliata speciale sarà la Spagna costretta a fare richiesta degli aiuti entro la fine del primo trimestre. “I primi tre mesi del prossimo anno saranno molto interessanti per i mercati: gli investitori guarderanno le emissioni di titoli di Stato con Madrid che chiederà l’attivazione del piano di salvataggio“, sostiene Antonin Jullier, responsabile delle strategie di trading azionario presso Citigroup in un’intervista a Bloomberg TV .

Un punto di vista condiviso da Lyn Graham-Taylor, strategist del reddito fisso di Rabobank. “La Spagna del primo ministro Rajoy chiederà il piano di salvataggio solo se sarà costretto a farlo perché sarà un suicidio politico: il tutto dipenderà dai rendimenti se saranno a livelli più o meno sostenibili”.

Draghi a gamba tesa su Mps. La Banca centrale europea entra nel vivo del salvataggio del Monte dei Paschi da parte del Tesoro, consigliando a Via XX Settembre di entrare nel capitale della banca piuttosto che farle emettere nuovo debito per pagare gli interessi dei Monti bond, le speciali obbligazioni che l’istituto deve vendere al Tesoro per garantire il rafforzamento patrimoniale chiesto dall’Autorità bancaria europea (Eba).

Inoltre la Bce avverte che l’emissione di nuovi strumenti finanziari potrebbe comportare ulteriori difficoltà. Il parere legale della Bce, che si appresta a diventare il principale organo di vigilanza anche sulle banche italiane, riguarda il decreto legge varato dal governo italiano questo mese.

La normativa autorizza il ministero a sottoscrivere degli strumenti ibridi fino a 3,9 miliardi. Ma se Mps non sarà in grado di pagare in contanti gli interessi sul prestito governativo, potrà farlo emettendo nuove azioni ordinarie a valore di mercato che verranno sottoscritte dal Tesoro o nuovi strumenti finanziari, cioè debito.

Con il nuovo sistema Monte dei Paschi potrà quindi pagare gli interessi con altri Monti bond, il che vuol dire che alla fine il governo non dovrà entrare nel capitale. L’esatto opposto di quello che suggerisce l’Eurotower. Per la Bce, infatti, l’opzione garantita a Mps di pagare l’interesse mediante emissione di nuove azioni a favore del ministero dovrebbe essere preferita rispetto all’emissione di nuovi strumenti finanziari.

Questo perché la seconda opzione comporterebbe un aumento dell’onere di ripagamento degli interessi in un contesto operativo già difficile. Non solo. La seconda opzione potrebbe comportare ulteriori difficoltà per il risultato della banca nel breve periodo (chiuderà il 2020 in rosso) e deteriorarne la capacità di rimborsare i nuovi strumenti finanziari in maniera tempestiva.

Il suggerimento della Bce arriva dopo che lunedì 17 dicembre è arrivato l’ok condizionato della Commissione Ue ai Monti bond per 3,9 miliardi di euro. Un’approvazione vincolata alla presentazione da parte della banca di un piano di ristrutturazione entro sei mesi. Nel piano presentato a luglio era previsto un taglio dei costi e dopo mesi di trattative oggi la banca e una parte dei sindacati Fabi e Fiba di Cisl, e Ugl e Uil, hanno raggiunto un accordo.

Invece, la Fisac Cgil non ha firmato, assieme a Dircredito, Unisin e Sinfub. L’intesa prevede l’uscita di altri 1000 lavoratori entro il 31 dicembre del 2020 con l’utilizzo del fondo di sostegno al reddito, interamente finanziato dai lavoratori. Oggi a Piazza affari il titolo Mps ha chiuso la seduta in calo dello 0,18% a quota 0,2223 euro.

La Borsa di Milano ha chiuso in rialzo una seduta senza particolari scossoni, mentre lo spread è rimasto per buona parte della giornata sotto quota 300 punti base. I dubbi sul fiscal cliff stanno frenando Wall Street nonostante i buoni riscontri arrivati dai dati macro: il Pil del terzo trimestre è stato rivisto al rialzo a +3,1%, meglio delle attese che indicavano +2,7%, mentre le vendite di case esistenti si sono attestate a 5,04 milioni di unità, livello massimo da 3 anni. Ieri però lo speaker della Camera Usa, John Boehner, è tornato a chiedere una trattativa “seria” da parte di Obama, il cui piano prevede un innalzamento delle tasse per i redditi annuali superiori ai 400 mila dollari annui. In questo quadro a Piazza Affari l´indice Ftse Mib ha guadagnato lo 0,41% a 16.399 punti.

Finmeccanica ben comprata a Piazza Affari dove ha mostrato un rialzo del 2,56% a 4,40 euro. Ieri il Cda del colosso pubblico ha deciso di prendere tempo in merito alla decisione sul futuro di Ansaldo Energia. Domani però scade l´offerta vincolante presentata dalla cordata italiana capitanata dal Fondo strategico italiano. Secondo Il Sole 24 Ore la proposta tricolore non convincerebbe appieno Finmeccanica perchè prevede il suo mantenimento nell´azionariato per un certo periodo di tempo. Dal fronte Avio, a detta del Corriere della Sera, dovrebbe arrivare domani la firma del passaggio del gruppo torinese aerospaziale dal fondo Cinven a General Electric. Tra i migliori di seduta Autogrill, che ha guadagnato il 3,83% a 8,675 euro, e Mediaset, che è avanzata del 3,35% a 1,604 euro.

Contrastato il comparto bancario: Popolare di Milano ha guadagnato l´1,18% a 0,455 euro, Banco Popolare l´1,36% a 1,269 euro, Monte dei Paschi lo 0,27% a 0,223 euro. Sono invece finite in territorio negativo Unicredit (-0,26% a 3,794 euro) e Ubi Banca (-1,08% a 3,496 euro). Bene Fiat (+1,42% a 3,86 euro) nel giorno dell´annuncio del piano d´investimenti a Melfi alla presenza del premier Mario Monti. L´Ad Sergio Marchionne ha confermato gli obiettivi per l´esercizio 2020: l´utile della gestione ordinaria è visto a circa 3,8 miliardi di euro, mentre l´utile netto si attesterà sopra 1,2 miliardi di euro. L´investimento a Melfi sarà di 1 miliardo di euro e dal 2020 verranno prodotti due suv, uno a marchio Jeep e l´altro a marchio Fiat.

Enel (+1,28% a 3,166 euro), come dichiarato dall´Ad Fulvio Conti, ha centrato gli obiettivi 2020 in termini di Ebitda e indebitamento. La view sull´Ebitda era stata fissata a 16,5 miliardi di euro mentre il debito era stato stimato a 43 miliardi. Il 2020 però, ha anticipato Conti, sarà un anno complicato. Dopo una mattinata difficile, STM si è ripresa nel pomeriggio archiviando la seduta con un +0,47% a 5,40 euro. Ericsson ha deciso di svalutare nel quarto trimestre per 8 miliardi di corone svedesi (pari a circa 1,2 miliardi di dollari) la propria quota in ST-Ericsson. La mossa è giunta dopo che il gruppo svedese ha deciso di non acquistare la partecipazione di STM nella joint venture, una volta che la società italo-francese ne uscirà. L´azienda scandinava ha fatto sapere inoltre che continuerà a vagliare tutte le opzioni strategiche per il futuro di ST-Ericsson, non prendendo però in considerazione la possibilità di ottenerne il pieno controllo.

Categoria: Economia & Italia

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Ispezioni nelle aziende, oltre il 64% di irregolari

Durante le ispezioni dell’anno scorso, sono state esaminate in tutto 235.122 ditte (il 15% delle aziende con dipendenti). Tra queste, sono risultate essere irregolari 152.314, ovvero, il 64,8% del totale complessivo. A renderlo noto è il Ministero del Lavoro che spiega, inoltre, l’avvento di una crescita negativa forte rispetto al 63% dell’anno 2020 “Tutto questo a conferma di una più accorta abilità nel selezionare in maniera preventiva”.

In questo frangente fanno parte tutti i singoli soggetti che realizzano importanti attività di controllo in materia di lavoro e per quanto concerne la legislazione sociale

Tutti i numeri provenienti dalle aziende ispezionate e, soprattutto, su tutti i contributi scappati riacquistati (1,4 miliardi con un netto calo del 13% nel corso dell’anno 2020), sono affiorati in data odierna nel corso della riunione tenutasi alla Commissione centrale di coordinamento. In questo frangente fanno parte tutti i singoli soggetti che realizzano importanti attività di controllo in materia di lavoro e per quanto concerne la legislazione sociale. I dipendenti che, a quanto pare, sono risultati del tutto irregolari ammontava a, circa, 239.020 unità (-19% confrontato al valore 2020), mentre per quanto concerne le professioni totalmente “in nero”, il dato è stato pari a 86.125. Anche quest’ultimo va registrato in forte calo (siamo intorno al -13%) rispetto a quanto riscontrato nel corso dell’anno precedente. Questi numeri – afferma il ministero – “sono, senza ombra di dubbio, strettamente collegati alla feroce crisi occupazionale, che non fa altro che ripercuotersi su qualsiasi tipo di fenomeno patologico strettamente collegato alla gestione del rapporto professionale. Anche nel momento in cui il fenomeno del lavoro “nero”, sebbene il forte impegno degli ispettori, rappresenta un valore decisamente importante all’interno del sistema economico italiano (arrivando anche a un punto in cui la percentuale degli impiegati “in nero”, pari al 36%, sul totale complessivo dei lavoratori irregolari determinati nel corso dei riscontri svolti nel corso del 2020, fanno registrare un notevole incremento di due punti percentuali anche rispetto al 2020.

La piaga del lavoro in nero ci lascerà mai?

Vedendo questi numeri, probabilmente, la prima domanda da porsi è se, prima o poi, la piaga del lavoro in nero abbandonerà il nostro paese. Una dinamica squallida, che non riconosce al lavoratore il sacrosanto diritto di poter avere una vecchiaia. I numeri sono impietosi. La tristezza è tanta. Cosa o chi dovremo aspettare affinché, oltre alla disoccupazione, potremo eliminare anche questo?

Lavoro, una famiglia su 4 è povera

Ma come è possibile che un paese come l’Italia, dal 2020 a oggi, ha mostrato un dato evidente in cui una famiglia su quattro ha mostrato serie e durature difficoltà economiche. Questo dato va da Nord a Sud e non ha fatto altro che accrescere con forza la rilevanza della povertà. Sia per quanto concerne quella relativa, sia per quanto riguarda quella assoluta. Questo è quanto emerso dal rapporto Istat denominato “Noi Italia”. I numeri esatti affermano che, dal 2020 in poi, 12,7% delle famiglie è divenuto povero. E tutte le persone che hanno mostrato una povertà relativa, al momento, sono circa 9 milioni 563.000. Sarebbe a dire il 15,8% della popolazione totale. Pe quanto concerne, invece, la povertà assoluta, questo dato coinvolge il 6,8% delle famiglie italiane. Il totale, in questo caso, parla di oltre 4,8 milioni di singoli individui.

Neanche a dirlo, il dato più preoccupante è quello relativo al Mezzogiorno. La media parla di oltre un quarto di famiglie in gravi difficoltà economiche

I numeri parlano di una percentuale pari al 24,9% delle famiglie che presenta perlomeno tre delle problematicità esaminate nel calcolo realizzato dall’indice sintetico di deprivazione. Un aumento costante rispetto anche all’anno precedente.
Durante il corso dei primi mesi del 2020, il numero di persone ai 14 anni in su che dichiara di accettare di buon grado le proprie finanze mostra una percentuale pari al 40%, con un tasso di soddisfazione che va dal 69,2% registrato a Bolzano al 25,3% della Sicilia.

I numeri sulla pressione fiscale fanno registrare il 44%

Il dato sulla pressione fiscale è aumentato raggiungendo il 44,1%, maggiore di 3,6 punti percentuali rispetto a tutte le medie esposte dai paesi dell’Ue a 27. Per quanto riguarda, invece, i dati sul lavoro, a colpire è soprattutto il tasso di disoccupazione giovanile. Un numero pari al 35,3% – in aumento costante per il quinto anno consecutivo. Soprattutto se confrontato con il 22,9% dell’Ue a 27. Il suo picco è oscenamente raggiunto con il 49,9% per le donne del Mezzogiorno. Per quanto riguarda le imprese, poi, nel 2020 la produttività offerta dal lavoro è calata dell’1,2% anche quando confrontato con l’anno precedente. Il rapporto in questione ha mostrato una quota di mercato in cui le esportazioni del Belpaese, sul commercio mondiale, hanno avuto un calo che va dal 4% del 2003 al 2,7% dell’anno 2020.

Offerte di lavoro, Eli Lilly e Rinascente ampliano il personale

Ecco le offerte più interessanti provenienti dal mondo del lavoro

Stando alle ultime indiscrezioni, Eli Lilly, la famosissima multinazionale americana, una delle più importanti aziende del settore farmaceutico mondiale, all’interno dell’ottica di rafforzamento dello stabilimento situato a Sesto Fiorentino è alla ricerca di nuovi operatori per la produzione. I nuovi impiegati saranno inseriti in azienda nel corso del 2020. Per poter avanzare la propria candidatura, occorre un diploma di scuola superiore della durata di 5 anni preferibilmente con indirizzo meccanico, indirizzo chimico, indirizzo biologico o anche elettrotecnico. Per la sede di Sesto, poi, sono aperte un’altra decina di posizioni lavorative. I profili ricercati sono molteplici: si va dall’analista di laboratorio chimico al site Gmp compliance consultant. Fino ad arrivare al chemical laboratory team leader e al project engineer. In questo momento, la ben nota multinazionale, è intenzionata a offrire oltre 600 posti di lavoro. Per conoscere con maggiore attenzione l’elenco delle posizioni in auge e, inoltre, il dettaglio di tutti i requisiti ricercati è possibile visitare il sito www.lilly.it, al link “lavora con noi”. In questa sezione è possibile inviare anche la propria candidatura.

Offerte di lavoro, anche la Rinascente fa sentire la sua parola

Non soltanto Eli Lilly è alla ricerca di personale, anche la Rinascente sta avanzando la sua proposta. Il noto brand è alla ricerca di allievi capo area. In pratica, giovani manager in possesso dei requisiti necessari a seguire un importante percorso formativo di 18 mesi. Al termine dello stesso, poi, avverrà la certa assunzione con contratto di inserimento. Il candidato ideale è un neolaureato, con un’età massima di 29 anni. Ovviamente, neanche a dirlo, con una maturata cultura all’interno del settore. Tra i requisiti poi, c’è anche la perfetta conoscenza dell’inglese e di qualsiasi altra lingua straniera. Oltre che, naturalmente, dei principali sistemi informatici. L’obiettivo dell’azienda è quello di formare dipendenti in grado di essere inseriti nei vari punti vendita Rinascente, magari, anche con il ruolo di business controller. Per questa mansione, però, il giovane candidato dovrà essere in possesso di una laurea in ambito economico. Inoltre, poi, per il punto vendita di Firenze, la Rinascente è alla ricerca anche di uno stagista in visual merchandiser. I requisiti richiesti sono i seguenti: un percorso di studi a indirizzo artistico, importanti doti creative, uno spiccato gusto estetico e delle ottime capacità relazionali. Per candidarsi non occorre fare altro che andare al sito www.rinascente.it, link “lavora con noi”.

Stranieri che investono in Italia?? I vantaggi sono evidenti

I dati ufficiali affermano che le imprese italiane che sono state acquisite dalle multinazionali straniere hanno ingrandito il dato sull’occupazione

A quanto pare, finire nelle grinfie delle aziende straniere ha fatto bene alle ditte italiane. I dati ufficiali affermano che, negli ultimi dieci anni, tutte le 500 imprese del Belpaese che, per un motivo o per un altro, sono state acquisite dalle multinazionali straniere hanno ingrandito il dato sull’occupazione, accrescendo la produttività e, neanche a dirlo, anche il fatturato. Tutto questo, ovviamente, senza perdere la tradizione e la storica identità nazionale del brand in questione. Un esempio su tutti? Valentino, al giorno d’oggi, è di proprietà di un emiro del Qatar ma, ovviamente, tutti considerano (a ragione) il marchio della moda come un esempio lampante di successo esclusivamente italiano. A smontare questo inutile luogo comune è una ricerca portata avanti da Prometeia. L’iniezione di capitali freschi nella nostra economia, infatti, non può che rilanciare i nostri brand è favorire lo sviluppo del mondo del lavoro. Un settore che, più di ogni altro, a bisogno di aiuto.

Il fatturato netto è migliorato del 2,8% l’anno; e l’occupazione è aumentata del 2%; la produttività, poi, dell’1,4%

È molto diffusa, difatti, la comprensione che ogni volta che un marchio classico del made in Italy realizza questo “passa mano” finendo acquisito da un’altra cittadinanza, andiamo a trovarci di fronte a una reale perdita del valore (oltre che, ovviamente, di posti di lavoro). Questo, per la nostra economia, rappresenterà sicuramente un interesse nazionale indebolito. Per conoscere la verità non dovrete fare altro che pensare all’esatto contrario. L’indagine svolta da Prometeia e che prende il nome di “L’urto degli ottenimenti dall’estero sulla prestazione delle aziende italiane” è stata condotta per l’Ice. Quest’ultima afferma che dalla fine degli anni Novanta fino a questo momento, le imprese acquisite da gruppi internazionali hanno conseguito performance assolutamente inimmaginabili: il fatturato netto è migliorato del 2,8% l’anno; e l’occupazione è aumentata del 2%; la produttività, poi, dell’1,4%. Quindi, in virtù di queste affermazioni, non possiamo che essere profondamente contenti di ogni investimento internazionale nella nostra economia. Il governo attuale non lo fa, intascando tutto ciò che passa al di sotto di quelle rapide mani a tenaglia. Quindi, proprio in virtù delle necessità dei tanti lavoratori italiani, non possiamo fare altro che sperare in continui investimenti provenienti dall’esterno. Anche se, come dimostrato il contrario, la storicità italiana venisse compromessa, i lavoratori vengono prima di tutto.

La Liguria diviene il biglietto da visita della disoccupazione al Nord

Disoccupazione, i dati provenienti dalla Liguria fanno paura

Per quanto concerne le provinciale, la situazione più grave riguarda sicuramente Genova. Un dato dove tra il 2020 e il 2020 il numero degli artigiani ha avuto un calo del 5,1%. Un valore che, in concreto, corrisponde a circa 900 persone finite tristemente senza lavoro. Dopo Genova arriva Savona. Quest’ultima ha perso 733 unità e fa registrare la variazione più imponente tra il 2020 e 2020. Il tracollo dell’occupazione dipendente è stato del 10,3%. Terribile anche ciò che si registra a Imperia con 503 unità meno e seconda peggior differenza della Liguria con un segno meno del 9,6%. La Spezia ha perso 420 unità con una percentuale pari a -7%. Tra le cause di questo crollo, ovviamente, non possiamo assolutamente trascurare una pesante diminuzione nell’impiego della pratica. Si tratta di una forma di lavoro che nell’artigianato nostrano vuol dire l’11,5% di tutte le assunzioni stagionali. Una forte inclinazione incisa fortemente dagli interventi legislativi che hanno condotto a una perdita di quasi il 34% nel corso del 2020 rispetto al 2020.

Grasso: “La nostra speranza è che gli incentivi per le regioni, al fine di inserire nel mondo del lavoro 1.000 giovani, possano presto trovare il consenso di tutte le imprese liguri

«La nostra speranza – afferma il presidente Grasso – è che gli incentivi per le regioni al fine di inserire nel mondo del lavoro 1.000 giovani, possano presto trovare il consenso di tutte le imprese liguri e placare la caduta dell’occupazione del luogo. A cominciare dal 22 febbraio, appunto, le imprese saranno in grado di presentare tutte le domande necessarie al fine di ottenere un contributo pubblico per poter svolgere sei mesi di tirocinio».
Accanto alle dinamiche sull’occupazione, vanno valutati a dovere anche gli effetti che avrà la pressione fiscale del Belpaese sul mondo del lavoro che, grazie al tasso del 42,3%, al momento, si trova al secondo posto in Europa. Uno squilibrio così grave da sottolineare il lavoro sommerso: Confartigianato misura che l’irregolarità del lavoro ligure è aumentato dello 0,7% tra il 2008 e il 2020, affermandosi su di una percentuale del 12,3% di unità feriali completamente “sommerse”.
Questi dati, a dispetto del -0,4% del medio del Nord Ovest, colloca la Liguria al decimo posto nel Belpaese, subito dopo il Sud: il Mezzogiorno mostra il suo picco di incrementi in Sardegna (+4,4%), in Calabria (con il +4,3%) e in Molise (+3%).

In aumento il lavoro a somministrazione, la stabilità è un’utopia

Stando a quanto affermano le ultime rilevazioni offerte da Assolavoro, i casi di lavoro a somministrazione sono in costante aumento. Sono nel terzo trimestre del 2020, infatti, la media mensile ha raggiunto la cifra record di 281mila unità. Con una crescita incredibile pari all’8,7% sul trimestre precedente e anche un roboante 4,7% sul medesimo periodo dell’anno prima.

Le caratteristiche basilari del lavoro temporaneo, spesso, si traducono in una incredibile instabilità da parte dei lavoratori

I datori di lavoro italiani hanno sempre avuto un occhio benevolo nei confronti del lavoro temporaneo e, data l’incredibile maggioranza di coloro che ritengono che, questo metodo, riduca non poco i rischi d’impresa nel breve termine, spesso il tutto si traduce in una incredibile instabilità da parte dei lavoratori. Solo un terzo del lavoratori del Belpaese, infatti, valuta questa situazione in maniera positiva. Al contrario di altre economie come, ad esempio, quella francese, belga o svedese. Questo avviene, però, anche in virtù del fatto che altre nazioni non hanno tutte queste problematiche nell’ottenere un mutuo, anche con lavori temporanei.

I vantaggi del lavoro temporaneo arriveranno dai profondi mutamenti macroeconomici che vedremo nei prossimi decenni

Stando a quanto afferma l’indagine di un datore di lavoro su tre (e anche di tre lavoratori su cinque a livello mondiale) sono tutti estremamente convinti del fatto che il lavoro temporaneo sia la chiave del futuro e affermando con forza che tutto questo continuerà a crescere. Tutto questo arriverà dai profondi mutamenti macroeconomici che vedremo necessariamente nei prossimi decenni. Mutamenti che rendono il lavoro temporaneo un’opzione molto interessante per tutte le aziende. Il lavoro temporaneo è diffuso soprattutto in quei paesi in cui è presente fin dagli albori del secolo scorso (Usa e Uk). Negli ultimi tempi, però, la sua rapida espansione ha coinvolto Spagna, Italia, Portogallo e Polonia. Nazioni in cui è stato introdotto molto più recentemente. Ovviamente, neanche a dirlo, la qualità del lavoro temporaneo è cresciuta non poco. Le percentuali sono le seguenti:
24,5% degli impieghi di segreteria, con una forte espansione all’interno di settori non tradizionali e di lavori che richiedono una qualifica o una specializzazione in settori come finanza e contabilità (44,7%), il settore tecnico (24,2%) e quello concernente la produzione (21,2%). È registrata in crescita, poi, anche l’età media dei candidati. Soprattutto per quanto concerne alcuni paesi (Italia e Francia) dove tra il 2002 e il 2020 i lavoratori temporanei con un’età media al di sopra dei 50 anni è aumentata in maniera esponenziale dal 2,5% al 7% .

Giornata del lavoro flessibile, tutti i vantaggi di questa innovazione

Nella giornata di oggi, circa 10mila lavoratori, sia fra quelli del Comune sia quelli impiegati nelle aziende che hanno deciso di aderire, rimarranno a casa per 24 ore. Il lavoro sarà svolto lo stesso ma davanti al proprio computer. In questo modo verranno testate soluzioni alternative che oltre i confini nazionali si sono già dimostrate positive e non solo per i lavoratori. Anche il vantaggio economico per le aziende è stato notevole.

Una parte del lavoro andrà svolto in ufficio, un’altra, invece, andrà svolta in remoto

Stando a quanto affermato dall’assessore al Benessere territoriale, Chiara Bisconti, la promotrice della giornata in auge, questa nuova forma di lavoro flessibile, prevede due componenti indipendenti. Una parte da svolgere in ufficio, un’altra che, invece, andrà svolta in remoto. Quest’ultima soluzione porta vantaggi enormi, può essere svolta ovunque, permette di conciliare il tempo libero e il lavoro. Per le aziende, invece, la concreta possibilità di incrementare la produttività, aumentare le motivazioni dei dipendenti e ridurre drasticamente lo stress. Inoltre, questo, favorirà anche il benessere cittadino. Potremo vedere la costante riduzione del traffico, la riduzione dell’inquinamento e di tutti i consumi energetici. Questa come ovvia conseguenza della riduzione degli spostamenti urbani.

Philips, NH Hotels, Allianz, Intesa San Paolo e TNT sono pronte ad abbracciare il lavoro flessibile

A questa iniziativa hanno aderito, di già, una cinquantina di aziende che già adottano questa straordinaria forma di lavoro flessibile. Solo per citarne alcune potremo parlare di IBM, della Barilla, di Telecom, di Nokia, di Zurich e di Nestlè. Altrettante aziende, poi, testano questa soluzione per la prima volta e, i riscontri, sono stati estremamente vantaggiosi. Stiamo parlando di marchi come Philips, NH Hotels, Allianz, Intesa San Paolo e TNT. Questo cambio di mentalità non richiede la necessaria presenza in ufficio ma implica un cambio di mentalità da parte di tutte le aziende in auge. Qualora il controllo dei dipendenti non fosse più necessario, in pratica, andremo a creare un esercito di di dipendenti in grado di organizzare autonomamente le proprie mansioni e, di fatto, diverrebbero dei liberi professionisti.
L’evento di oggi consentirà al Comune di Milano di verificare tutti i vantaggi di questa nuova e positiva modalità di lavoro. Ovviamente, neanche a dirlo, le considerazioni da fare sono in termini di benefici per i lavoratori e per l’ambiente. Tutto questo grazie anche alla collaborazione dell’Agenzia di Mobilità Ambiente e Territorio.

Lavoro: il segreto della ripresa è nello “Smart Working”

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare della proposta di legge sul telelavoro, Un’idea nata dai progetti di Alessia Mosca (Pd), Barbara Saltamartini (Ncd) e Irene Tinagli (Sc). Ci troviamo davanti a un progetto dal notevole potenziale innovativo. I contenuti, poi, non sono affatto da meno. Ma come siamo messi in Italia? La necessità di questo programma è tanta oppure siamo già avanti. Come c’era da aspettarselo, la situazione italica non è delle migliori. Siamo al terz’ultimo posto in Europa (25esimi su 27 paesi). Un dato reso noto dall’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. Anche se, a dire il vero, anche se come un fanalino di coda, la ricerca ha mostrato anche una posizione tutt’altro che statica. Per quanto concerne il 2020, gli “smart workers” del Belpaese, sono aumentati dal 17% dell’anno 2020, al 25% dell’anno 2020. Una performance che, senza ombra di dubbio, lascia davvero ben sperare.

Per fare in modo che il telelavoro possa crescere maggiormente anche in Italia, è necessario un importante sviluppo legato all’e-commerce

Le aziende in Italia che, con maggiore puntualità, adottano con maggiore rigore lo smart working, sono sempre le grandi imprese. Il telelavoro, infatti, è concesso in maniera quasi continuativa a tutti i dipendenti nel 4% dei casi. Ovviamente, nelle PMI, la percentuale, spesso, non è in grado di arrivare neanche al 2%. Se andiamo a parlare, poi, delle piccole e medie imprese, quest’ultime sono restie anche a concedere orari di lavoro più leggeri e flessibili.
Per fare in modo che il telelavoro possa crescere maggiormente anche in Italia, è necessario un importante sviluppo legato all’e-commerce. Questo consentirà anche alle aziende, e in particolar modo alle start up che decidono di operano online, di poter organizzare in rete i comuni iter lavorativi; a cominciare da colloqui e video riunioni. Basti pensare a tutte quelle aziende italiane ed internazionali che, con stremo successo, nel settore delle scommesse e del gioco a distanza (come, ad esempio, Poker Stars) sono in grado di lavorare sia sul web, sia tramite i vari dispositivi mobili. In questo momento, però, l’economia italiana è bloccata dal ben noto modello PMI. Aziende di questo tipo rappresentano ancora una rara eccezione. per cui le aziende organizzate prevalentemente online costituiscono ancora un’eccezione. Attendiamo, dunque, gli sviluppi della proposta di legge inerente lo smart working. Questa idea potrebbe offrire una crescita della produttività par al 5,5%. Un aumento della ricchezza di, circa, 27 miliardi.

Disoccupazione, in arrivo il “Pacchetto 25 semplificazioni”

È in arrivo il famigerato pacchetto di 25 semplificazioni sul mondo del lavoro che, a detta di tutti, dovrà rilanciare l’occupazione, giovanile, femminile e non. Ad annunciarlo, come tutti sapranno già, è stato il ministro Enrico Giovannini. Ecco quanto dichiarato in conferenza stampa dal ministro:
«Siamo essenzialmente molto vicini alla realizzazione del pacchetto di semplificazioni di tutte le regolamentazioni sul lato lavoro», ha dichiarato, stringendo alla Camera l’esibizione dell’Indagine conoscitiva sull’emergenza disoccupazione, portata avanti dalla commissione sul Lavoro. «Nelle scorse settimane – ha affermato – abbiamo conosciuto molti consulenti e rappresentanti del mondo del lavoro. Così facendo, poi, abbiamo potuto stilare una lista di quasi 25 interventi. Ovviamente, la metà degli stessi, può essere effettuata già per via amministrativa, ed è esattamente quello che stiamo facendo. Per quanto riguarda, invece, l’altra metà occorrono importanti interventi normativi».

Il passaggio più importante, senza ombra di dubbio, consisterà nel rafforzare il mercato nella sua unitarietà

Giovannini, inoltre, ha ricordato che la guerra per limitare il lacerante problema della disoccupazione e l’inattività è un percorso decisamente «lungo e complicata». Una battaglia che non può essere giocata solo sul piano delle riforme di legge. Il ministro, in virtù di questo, ha chiesto una importante «riflessione» sulla riorganizzazione delle politiche del lavoro. Soprattutto per quelle delegate alle Regioni. Ecco le parole rilasciate nel corso del convegno «Dovremo essere in grado di rafforzare notevolmente mercato del lavoro. Un potenziamento che va realizzato nella sua unitarietà. Le imprese internazionali che vengono nel nostro paese, al momento, sentono di avere 20 mercati del lavoro diversi».

Sistema “complicato e incerto”, afferma Squinzi. Il Capo di Confindustria critica la “scelta punitiva” del fisco italiano

Il capo della confederazione dell’industria in Italia (Confindustria), nella giornata di oggi, ha colpito con forza le idee del fisco italiano; descrivendo il sistema come “punitivo, complicato e incerto”. “Le aziende sono soggette a migliaia di obblighi e altrettanti controlli”. Il capo di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha rilasciato queste pesanti affermazioni in una commissione parlamentare sulla semplificazione legislativa e amministrativa. “Tutto questo, poi, è servito a prevenire l’evasione fiscale? Le cifre dicono di no” aggiunge il ministro.
Non appare difficile comprendere come mai le nuove leggi non abbiamo portato grandi migliorie alla risoluzione del problema sull’evasione fiscale. Chi evadeva prima, continua a farlo. Chi rispetta tutte le regole pagando le tasse, ha continuato a farlo. Anzi, probabilmente, i suddetti controlli non hanno fatto altro che rallentare il processo economico delle aziende oneste. I controlli, se fatti, vanno portati avanti con metodi completamente diversi.

Giovannini: “Il nuovo progetto sul lavoro risolleverà l’occupazione giovanile”

“In Italia non ci sono soltanto molti disoccupati fra i ragazzi, ma anche molti inattivi”. Gli inoccupati (conosciuti anche con il nome di Net, ovvero, coloro che non studiano e non lavorano). Lo afferma anche il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, presente al programma “Prima di tutto” su Radio 1.

Enrico Giovannini: “Le motivazioni per cui l’occupazione giovanile ha ripreso a crescere dopo molti mesi di abbassamento”

“In questo momento, con la ripresa del ciclo economico, saranno presenti molte più persone, ad oggi, scoraggiate. Quest’ultime si riproporranno sul mercato del lavoro, affinché arriveranno nuove e importanti opportunità. Arrivati a questo punto – poi – l’Istat li valuterà come disoccupati, piuttosto che come inattivi. Quindi, all’inizio della ripresa del ciclo economico, il dato sulla disoccupazione sarà destinato ad ampliarsi. Ma potrebbe essere, sinceramente, un’ottima notizia, soprattutto nel momento in cui questa fase di rilancio riprenderà a dare vita a nuovi posti di lavoro”. I numeri del mese di dicembre, ha continuato il ministro, “Le motivazioni per cui l’occupazione giovanile ha ripreso a crescere dopo molti mesi di abbassamento. Questa è la conseguenza degli incentivi per i reclutamenti dei giovani”.

“Questo è il segnale che molti aspettano, molti inattivi invece, si ripropongono sul mercato del lavoro permetteranno di ingrandire il numero degli inoccupati”

“Fa sempre bene rammentare che, in 5 mesi, sono arrivate circa 20 mila assunzioni di giovani e anche 20 mila assunzioni di donne (oltre che degli ultracinquantenni) Queste possibilità arrivano dagli incentivi, quindi, adesso, ci troviamo davanti a 40 mila nuovi posti di lavoro creati. Un dato importante se valutato con il panorama ancora sofferente; questi sono tutti avvertimenti di capovolgimento del ciclo. In tal caso, un esperto economista affermerebbe: puntiamo soprattutto al numero degli occupati affinché questo possa essere il segnale che molti aspettano, molti inattivi invece, si ripropongono sul mercato del lavoro permetteranno di ingrandire il numero degli inoccupati”.

Nel mese di marzo, ha rammentato Giovannini, il progetto “decollerà” grazie alla “garanzia giovani”

“Anche in America è successa la stessa cosa, dopo che il presidente Obama ha permesso la ripresa dell’economia con il pacchetto sugli stimoli fiscali”. Nel mese di marzo, ha rammentato Giovannini, “decollerà” grazie alla “garanzia giovani”: un impegno molto gravoso che non trascureremo. Lo Stato e le regioni, per ristabilire la situazione dei giovani italiani. Questo produrrà, in brevissimo tempo, un ingrandimento del tasso di disoccupazione ma soprattutto una diminuzione di quella inattività giovanile cosi difficile”.

Lavoro, ecco le cifre del salario medio (scioccante)

Con la fine dell’anno 2020, in Italia, è tempo di bilanci anche per quanto concerne gli stipendi. Un argomento che, oggi più che mai, rimane al centro della disputa dopo la vicenda Electrolux. L’Istat ha reso noti i dati sugli stipendi nel 2020 e dando una rapida occhiata a tutti i numeri in questione, possiamo facilmente intuire che, i fortunati, di questi tempi, opportunamente forniti di un contratto di lavoro “vero”, a tempo pieno e costruito su di un accordo pubblico nazionale, porta a una retribuzione media lorda pari a 24.879 euro per ogni singolo dipendente. Un calcolo che non comprende, ovviamente la fascia dei dirigenti, avvolgendo un numero pari a 13 milioni di lavoratori.

Escludendo gli arretrati e gli una tantum, il dato più attuale mette in luce una media mensile di circa 2.102 euro

Rispetto all’anno 2020, invece, il guadagno complessivo è stato di 347 euro. Con un ritmo di crescita ferocemente in calo. Tutto questo dato che, l’anno prima, l’aumento era stato di circa 367euro. Per farla breve, sono andati persi altri 20 euro precisi. Escludendo gli arretrati e gli una tantum, il dato più attuale, sempre facendo riferimento a dicembre, mette in luce una media mensile di circa 2.102 euro. Un movimento leggero se confrontato a quanto illustrato nel 2020 (2.075euro).
Stiamo parlando, dunque, di cifre che non valutano minimamente l’impatto dell’inflazione, sebbene in forte rallentamento rispetto all’anno prima. Ancora, poi, è ben noto che la differenza tra il salario lordo e quello netto non sia secondario, con il Belpaese che abitualmente si pone come ruota di scorta di tutte le classifiche internazionali. Anche quando valutiamo quel che resta dopo le trattenute fiscali e quelle strettamente previdenziali.

I numeri, dunque, lasciano comprendere che gli operai hanno ottenuto una retribuzione annua di 21.953 euro lordi

Le medie, neanche a dirlo, compiono paragoni tra le varie categorie e i numerosi settori mettendo in risalto le varie differenze. I numeri, dunque, lasciano comprendere che gli operai hanno ottenuto una retribuzione annua di 21.953 euro lordi, in opposizione ai 27.252 di quadri e assunti. Un gap facilmente ritrovabile anche nel dato mensile: 1.835 euro contro 2.320 euro, solo nel mese di dicembre. Parlando, poi, del valore annuo, è evidente un restringimento della forbice. Nel 2020, mediamente, un impiegato prendeva 5.428 euro in più, se confrontato a un operaio. Nel 2020, invece, il divario è sceso fino a 5.299 euro. La motivazione è da ricercare nell’appiattimento sul fondo degli stipendi.

Italia in crescita, i numeri sul mondo del lavoro fanno ben sperare (cit. Letta)

Per quanto concerne il dato sul lavoro del mese di “dicembre 2020” e, soprattutto, per quanto concerne la fascia di età che va dai 15 ai 24 anni, la percentuale è scesa al 41,6% con una diminuzione di ben 0,1 punti percentuali sul mese precedente.

In tal senso, infatti, è stato assolutamente immediato il commento di Enrico Letta

Il premier, come suo solito, si è espresso tramite Twitter. Ecco quanto dichiarato:
“Per quanto riguarda i dati sul lavoro, dal mese di dicembre a oggi, per la prima volta c’è stato un miglioramento considerevole. Questa, per il governo, sarà una spinta ulteriore per fare ancora meglio nel corso del 2020”.
Questo segnale positivo, neanche a dirlo, arriva dai dati che l’Istat ha diffuso. I dati in auge hanno mostrato un aumento di circa 7mila unità degli occupati. Numeri che, in percentuale, si esprimono con un aumento del +0,7%. Questi numeri vanno a scontrarsi con un bilancio molto complesso se confrontato con i medesimi numeri del 2020.
I numeri annui concernenti la disoccupazione giovanile, infatti, sono cresciuti del 7,7% e la cifra in auge ha toccato la quota di 671mila unità. La diminuzione, in questo caso, parla del 9,6% del numero di occupati. Per farla breve, dunque, la cifra è scesa a 943 mila. In un anno, quindi, abbiamo visto andare in fumo, circa, 100 mila posti di lavoro. Il numero dei giovani inattivi è salito fino a 4 milioni 388 mila.
Per quanto concerne, invece, il tasso sulla disoccupazione della zona euro, la valutazione si è attestata intorno al 12%. Un valore stabile dal mese di ottobre. Nell’unione europea, invece, stando sempre a quanto affermato dal dato Eurostat, il tasso è rimasto sul valore pari al 10,7%, con un lieve calo dal 10,8% nel mese precedente.

Arriviamo, poi, agli Stati membri. In questo caso i livelli di disoccupazione sono tra i più elevati mai registrati negli ultimi tempi. Ecco l’elenco completo di quanto stiamo affermando

La situazione peggiore è da registrare, ancora una volta, in Grecia, con il suo 27,8%. Non da meno la Spagna che mostra un abbondante 25,8%. I meglio piazzati, poi, sono gli austriaci con il 4,9% e gli immancabili tedeschi con il loro 5,1%. Per quanto riguarda la base annua, tutti gli incrementi maggiori arrivano da Cipro (con una crescita che va dal 13,9% al 17,5%), dalla Grecia (con un dato che va dal 26,1% al 27,8%), dall’Olanda (numeri in salita che vanno dal 5,8% al 7%) e infine l’Italia (dall’11,5% al 12,7%).

Lavoro, il miglioramento c’è stato… ma così debole da essere inutile

Il tasso di disoccupazione, finalmente, sembra aver ricevuto un lieve, lievissimo calo. Ovviamente il dato sui giovani inattivi è ancora grave e allarmante. Per quanto concerne il mese di dicembre 2020, stando alla certificazione Istat, i giovani disoccupati sono 22 milioni e 270 mila. Un dato in diminuzione dello 0,1% se confrontato al mese precedente. Con 424mila inoccupati in meno rispetto al medesimo mese del 2020. Il tasso di disoccupazione ha fatto segnare il roboante 12,7%, in calo di 0,1 punti percentuali per il mese di novembre. Anche se è in aumento di 1,2 punti nei dodici mesi dell’anno solare. In parole povere, anche tra i giovani, è cambiato veramente poco.

Un lievissimo miglioramento che non cambia davvero nulla

Il numero di disoccupati nella fascia di età tra i quindici e i ventiquattro anni, difatti, ammonta a 671mila. La rilevanza dei disoccupati sulla popolazione giovane, stando sempre a quanto afferma l’istituto di statistica, è dell’11,2%, in dilatazione di 0,1 punti a confronto del mese precedente e di 0,8 punti sulla consueta base annua.
Ecco una rappresentazione più dettagliata di questi numeri:
Il numero di disoccupati tra i 15 e i 24 anni, è pari al 41,6%. Un calo molto lieve nel mese in di novembre ma, ancora, in aumento di 4,2 punti nel normale paragone tendenziale. Per farla breve, i giovani proseguono a pagare di brutto questa crisi. A mettere in risalto tutte queste difficoltà è il numero d’individui disoccupati tra i quindici e i 64 anni. I numeri, in questo caso, segnano un aumento dello 0,4%. Un dato che dovrebbe essere paragonato al mese precedente e che faceva segnare lo 0,3% rispetto a un anno prima. Il tasso d’inattività, secondol’Istat, è pari al 36,5%, con un aumento di 0,1 punti percentuali e anche di 0,2 punti sulla base annua.
Ecco quanto dichiara, in merito, Enrico Letta:
«I dati Istat provenienti dal mondo del lavoro, dal mese di dicembre, per la prima volta dopo tantissimo tempo, hanno mostrato un lieve miglioramento. Questa rappresenta un’altra spinta verso le priorità che abbiamo stabilito per il 2020».
Gli analisti, invece, sembrano molto più scettici:
«Il dato Istat del mese di dicembre sul dato degli occupati e dei disoccupati c’ha permesso di tirare qualche resoconto sul danneggiamento del mercato del lavoro per quanto concerne l’ultima recessione». Questo è quanto affermato da Sergio De Nardis, il capo economista di Nomisma.

Letta: “cominciano a vedersi gli effetti della legge di stabilità!” Basterà?

Enrico Letta: “Questi, senza ombra di dubbio, sono i primi effetti della legge di stabilità. Ci saranno molte meno tasse sul mondo del lavoro”

Ecco quanto scrive il premier Enrico Letta in una attesissima nota divulgata sul finire di un vertice a Palazzo Chigi con i ministri Saccomanni e Giovannini:
“Questi, senza ombra di dubbio, sono i primi effetti della legge di stabilità. Ci saranno molte meno tasse sul mondo del lavoro e nasceranno nuovi e importanti fondi per la cassa integrazione”.
Inoltre, poi, appare evidente che dovranno essere resi evidenti anche tutti i dati provenienti dall’Eurostat per quanto concerne il debito pubblico. Con un calo enorme per quanto concerne il terzo trimestre.
Il premier Enrico Letta, poi, ha continuato come segue:
“Dopo aver visionato con cura tutti gli elementi Istat sulla ripresa dell’industria e anche i dati Eurostat sul debito pubblico, possiamo affermare con certezza che ci troviamo davanti a un’altra conferma dell’indiscutibile valore del cammino iniziato dalla nostra politica economica. Ci troviamo davanti a nuovo e importante segnale che ci invoglia a continuare la strada delle nostre idee e la politiche per la crescita. Ovviamente, tutto questo nel rispetto e nel mantenimento dei conti pubblici”.

Quali saranno gli effetti di queste parole sul mondo del lavoro?

Saranno, con assoluta certezza, importanti e positivi gli effetti di queste parole sul mondo del lavoro ma, con altrettanta certezza, siamo sicuri che, queste, non devono rimanere soltanto parole. Il lavoro ha bisogno di fatti, di riforme concrete, non di frasi piacevoli all’orecchio ma indifferenti al portafogli. Vivere il mondo del lavoro, probabilmente, rappresenta uno dei momenti più critici della vita di un italiano e, in questo momento, c’è bisogno soprattutto di rassicurazioni concrete. I giovani hanno bisogno di un’occasione per potersi addentrare con maggiore facilità all’interno del mondo del lavoro. Gli anziani, al contrario, hanno bisogno di un’occasione per poter andare in pensione senza il timore di essere troppo decrepiti per potersi godere la vecchiaia. Letta, fino a questo momento, ha combattuto una battaglia senza creare danni considerevoli all’avversario. E l’avversario (in questo caso, la disoccupazione), rimane in piedi senza difficoltà e senza mostrare alcun segno di cedimento. I dati parlano di un 12% abbondante di disoccupazione. Dei dati provenienti dal mondo dei giovani, poi, meglio non parlarne proprio. Siamo proprio sicuri di voler provare gioia solo per 4 chiacchiere?

Riforma del lavoro, l’incontro fra Letta e Renzi è stato “Utile e positivo”

Il programma Jobs Act per affrontare la disoccupazione è il tema chiave nei colloqui tra Letta e Renzi

Il nuovo piano proposto per creare posti di lavoro in Italia ha superato l’ordine del giorno durante una riunione ” utile e positiva ” avvenuta proprio in questa mattinata tra il Premier Enrico Letta e Matteo Renzi , nuovo leader del Partito Democratico ( PD ). Stando a quanto riferiscono le fonti, la coppia ha parlato per circa 90 minuti su di una enorme varietà di questioni , ma è concentrata in particolare sul piano Jobs Act di Renzi e sulle sue prospettive per il governo di coalizione nel 2020. La scelta di Letta , ancora un membro del PD , è molto chiara. Il Premier sta tenendo colloqui con tutte le parti coinvolte per sostenere la sua coalizione di governo di sinistra – destra per fare in modo che il patto politico non cada come un castello di carte. Uno degli obiettivi principali della legge sul lavoro proposta da Renzi sarebbe quella di semplificare il sistema del lavoro in Italia , eliminando molte parti della corrente miriade di contratti di lavoro e dei benefici di lay- off.

Dovranno esserci singoli contratti di lavoro con importanti misure di protezione nei confronti dei posti di lavoro crescenti e per l’anzianità

Una proposta chiave, poi, è quella di avere singoli contratti di lavoro con importanti misure di protezione nei confronti dei posti di lavoro crescenti e per l’anzianità. Il piano per la crescita e l’aumento dei posti di lavoro ha mostrato senza ombra di dubbio, molte lacune, ma anche molti passaggi interessanti che, sicuramente, potrebbero fare davvero al caso del lavoratore. Tuttavia , il Vice Presidente Angelino Alfano, nella giornata di ieri, ha definito il pacchetto ” la stessa minestra di sempre “. Alfano , che è anche ministro dell’Interno e leader del Nuovo Centro Destra del partito , è stata una delle poche voci dissidenti nei confronti del piano di Renzi. Renzi ha lanciato la proposta dopo che l’agenzia nazionale di statistica Istat ha detto, nella giornata di Mercoledì, che la disoccupazione in Italia ha raggiunto un livello record del 12,7 % nel mese di novembre , con oltre il 41 % degli under 25 che vengono, ancora, a trovarsi senza lavoro.

Letta, lavoro o non lavoro, esige il rispetto per i rappresentanti dello Stato

”La fedeltà della polizia è indiscutibile”, ha affermato il premier

Il premier italiano, Enrico Letta, nella mattinata di oggi, ha chiesto rispetto per i rappresentanti eletti. Ovviamente, tutto questo, a fronte della presa di posizione anti-governativa e anti-austerità della “rivolta dei forconi” che si è svolta in tutto il paese. Per non parlare, poi, degli incitamenti rivolti alla polizia. Colpevole, quest’ultima, di essere costretta a tutelare “controvoglia” gli interessi della politica.
Enrico Letta, prima del voto di fiducia, ha dichiarato quanto segue in Parlamento:
“Il Parlamento della Repubblica italiana e i nostri uffici chiedono il massimo del rispetto dovuto in questi tempi amari”.
Questo anche in virtù di quanto richiesto dai camionisti che, con la loro protesta, hanno tentato di coinvolgere anche molti altri lavoratori presenti nelle varie fabbriche.
Il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, poi, Grillo ha incoraggiato la polizia a proteggere i manifestanti e non più politici, questo dopo che gli agenti, in tenuta antisommossa, si sono tolti i caschi in diversi episodi separati. Questo, da molte parti, è stato ampiamente interpretato come un segno di solidarietà con i manifestanti. Parlando davanti a una votazione che mira a consolidare il suo potere dopo il rimpasto politico nelle ultime due settimane, Letta ha sottolineato che la “fedeltà ai valori repubblicani” delle forze di polizia in Italia è “indiscutibile”. Ad ogni modo, i manifestanti della “Rivolta dei forconi”, hanno promesso di montare una grande manifestazione a Roma, a meno che i deputati non si astengono dal voto di fiducia della giornata di Mercoledì.

Per i valori della manifestazione, le parole di Letta non hanno alcun significato

Appare anche superfluo sottolineare quanto, le richieste del premier Letta, appaiono cartastraccia messe a cospetto dell’indiscutibile necessità di poter lavorare per vivere. La principale paura delle autorità, senza ombra di dubbio, è che anche le forze dell’ordine possano aderire alla protesta. Questo, ovviamente, lascerebbe i politicanti in balia dei loro errori e di un paese in rivolta che esige le loro teste su di un piatto d’argento.
Letta dovrebbe cominciare a mettere da parte la demagogia e, soprattutto, dovrebbe cominciare a fare le riforme giuste affinché, in Italia, si possa rivedere finalmente qualche nuovo posto di lavoro. Ormai, quest’ultimi, sono rari come mosche bianche e, dalle stanze del Parlamento, si vedono arrivare solo propositi di gente terrorizzata.

Alitalia, 300 milioni di aumenti di capitale

Gli azionisti di Alitalia hanno approvato nelle prime ore di oggi un piano per aumentare di 300 milioni di euro il capitale sociale. La riunione “maratona” che si è tenuta a Roma ha cercato di convincere il suo più grande investitore, Air France-KLM, ad aumentare il contributo in attesa di una revisione della compagnia aerea, redditizia per un decennio.

L’incontro si è concluso senza alcuna decisione immediata da parte della compagnia aerea franco-olandese, che attualmente possiede il 25 per cento di Alitalia, cosa che aumenta la possibilità di una settimana di incertezza sul futuro assetto proprietario di Alitalia e sulla strategia a lungo termine. Gli azionisti di Alitalia, che non è quotata in borsa, hanno votato all’unanimità per approvare un piano per aumentare, come detto, il capitale sociale con l’emissione di nuove stock options agli azionisti esistenti.

Secondo il piano, le Poste Italiane hanno accettato di acquistare fino a 75 milioni di euro del valore delle azioni che non sono rivendicate dagli azionisti esistenti, pari a una quota del 12 per cento. Inoltre, due banche italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit, hanno accettato di sottoscrivere fino a 100 milioni di euro del valore delle azioni eventualmente non sottoscritte. Intesa Sanpaolo possiede già una quota del 8,9 per cento della compagnia aerea.

L’aumento di capitale fa parte di un pacchetto mediato la scorsa settimana da parte del governo di coalizione dell’Italia, che comprende anche 200 milioni di euro in prestiti e linee di credito da parte di un consorzio di banche per mantenere Alitalia operativa per almeno i prossimi mesi.

Air France-KLM, che ha salvato Alitalia dal fallimento nel 2008 con un consorzio di aziende italiane, la settimana scorsa ha acconsentito ad un piano di emergenza per permettere alla compagnia aerea di volare. La compagnia aerea franco-olandese sta inoltre subendo una ristrutturazione dolorosa della propria ditta e deve affrontare una scelta difficile su Alitalia. Cinque anni fa, durante il fallimento del vettore italiano, Air France-KLM ha cercato di acquisire Alitalia. Al momento, il governo italiano fece opposizione politica, cosa che ha lasciato il gruppo franco-olandese esposto ai problemi di Alitalia, ma con limitata capacità di influenzare la strategia del vettore italiano.

Rehn e Barroso invitano l’Italia alla stabilità politica, parte 2

Continuando a parlare del discorso fatto dall’UE all’Italia, abbiamo visto nello scorso articolo le parole di Olli Rehn, vediamo ora che Barroso, presidente della Commissione europea, ha detto che non voleva interferire con la politica interna dell’Italia, ma che era suo dovere chiedere un maggiore senso di responsabilità a tutte le forze politiche. Secondo le sue parole “l’Italia ha bisogno di una stabilità sistemica. E’ uno dei grandi paesi della zona euro e quando ci sono dei segni di instabilità politica che emergono, ci sono anche delle ripercussioni sui mercati. Barroso, in questo caso, ha parlato con il quotidiano romano “Il Messaggero”, concludendo affermando che “in questo momento essere saggi è fondamentale”.

Letta ha nel frattempo fatto un appello appassionato per avere stabilità politica in Italia, avvertendo che una crisi politica potrebbe far salire i costi delle assunzioni e gettare l’Italia nel caos. Oltre a questo, l’attuale primo ministro italiano ha detto anche che, in caso di una sua “caduta”, i nostri connazionali saranno costretti a dover pagare l’IMU, la tanto odiata tassa introdotta dal governo Monti e che dovrebbe essere tolta a partire da quest’anno (almeno sulle prime case).

Nell’ultima asta di qualche giorno fa, gli oneri finanziari sui titoli triennali italiano hanno raggiunto il livello più alto da quasi un anno.

Tornando al discorso di Rehn, di cui abbiamo parlato nello scorso articolo, egli si è detto fiducioso che l’Italia sarebbe stata capace di trovare un modo per diminuire il suo deficit di bilancio e farlo rientrare entro il 2,9 per cento della produzione entro quest’anno, aggiungendo che spetta al governo decidere come raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, egli ha affermato anche che l’Italia ha fatto meno di quanto era previsto di esso in termini di riforme economiche e questo ha pesato sulla crescita e sull’occupazione. La soluzione è chiara ma è difficilmente a portata di mano.

Rehn e Barroso invitano l’Italia alla stabilità politica

I funzionari dell’Unione europea hanno avvertito l’Italia nella giornata di ieri di non lasciare che la politica rovini le prospettive di ripresa, proprio prima dell’inizio della settimana che potrebbe segnare la fine del fragile governo di Enrico Letta. Olli Rehn e Manuel Barroso hanno fatto il loro appello per la stabilità prima del voto del Senato italiano previsto per mercoledì, durante il quale si deciderà se Silvio Berlusconi sarà espulso dal Parlamento o meno, a seguito di una condanna per frode fiscale.

E’ di fondamentale importanza mantenere la stabilità politica del paese per garantirne una ripresa, soprattutto perché gli ultimi dati mostrano che l’economia nazionale rimane relatività debole, senza indicare chiaramente un ritorno alla crescita. Sono queste le parole con cui Olli Rehn, funzionario economico dell’UE, si è riferito all’Italia parlando al quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”.

La produzione industriale italiana è stata molto più debole del previsto nello scorso mese di luglio, perdendo l’1,1 per cento e minando le aspettative che il paese possa emergere dalla sua più lunga recessione del dopoguerra nel terzo trimestre 2020. L’instabilità politica ha ostacolato i tentativi di rendere la nostra economia più competitiva e di cercare di ridurre l’onere del debito pubblico, che in Italia è uno dei più grandi al mondo. Addirittura in UE siamo secondi solo dietro alla Grecia.

Nel frattempo, tornando alla politica, gli alleati del centro-destra di Berlusconi hanno minacciato di far affondare il governo se il voto di mercoledì dovesse andare contro il Cavaliere. La coalizione di sinistra-destra di Letta, che ha bisogno del sostegno degli uomini di Berlusconi per sopravvivere, ha bisticciato sin da quando è stata costituita nel mese di aprile, ma la lotta si è intensificata da quando Berlusconi è stato condannato, il mese scorso.

Vedremo ancora nel prossimo articolo in che maniera l’UE, nello specifico Barroso e Rehn, si sono riferiti all’Italia.

S&P declassa l’Italia, ora siamo a “BBB”

Standard & Poor Ratings ha abbassato il rating dell’Italia dicendo che le prospettive economiche del paese sono sempre più deboli. Il rating del nostro paese è stato abbassato da ‘BBB’+ a ‘BBB’, due tacche al di sopra dello status di “spazzatura”. L’azienda ha inoltre messo in evidenza un outlook negativo, dicendo che potrebbe prendere in considerazione un altro declassamento nel 2020 o nel 2020.

S & P dice che la produzione economica in Italia è in calo e che le prospettive economiche del paese stanno peggiorando dopo un decennio di debolezza. Il PIL italiano dovrebbe scendere del 1,9% quest’anno, in peggioramento rispetto al calo 1,4% previsto a marzo. S & P ha detto che l’Italia ha gestito degli avanzi di bilancio per la maggior parte degli ultimi dieci anni, ma le imposte sul capitale e sul lavoro sono superiori ai livelli di tassazione sulla proprietà e sui consumi e che il lavoro italiano è diventato molto costoso rispetto a quello di altri paesi dell’Unione Europea.

Questi problemi stanno danneggiando la crescita del Paese e la competitività economica. L’Italia è la terza economia della zona euro, dopo Germania e Francia, ed è gravata da un debito enorme, pari a circa il 127% della produzione economica annuale, una percentuale seconda solo alla Grecia.

La scorsa settimana, il Fondo Monetario Internazionale ha spinto l’Italia a fare di più per la disoccupazione, definita come “inaccettabilmente alta”, soprattutto tra i giovani e le donne, e ha esortato a riconsiderare l’abolizione dell’IMU, tassa molto impopolare che potrebbe minacciare la sopravvivenza del governo di coalizione del premier Enrico Letta.

La Banca centrale europea, che ha già impostato il suo tasso di interesse quasi al minimo, si è offerta di intervenire sui mercati obbligazionari per acquistare titoli di debito dei paesi finanziariamente in difficoltà. L’offerta è ovviamente rivolta anche all’Italia, che però dovrebbe accettare delle condizioni forse più difficili di quelle attuali.

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