Monti a capo del nuovo governo centrista

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Chi è Mario Monti? Percorriamo insieme la storia dell’ex Premier italiano

Mario Monti, nato a Varese il 19 marzo del 1943, è un economista, accademico e politico italiano. È senatore a vita dal 2020

Mario Monti, nato a Varese il 19 marzo del 1943, è un economista, accademico e politico italiano. È senatore a vita dal 9 novembre 2020, e dal 16 novembre 2020 fino al 28 aprile 2020 è stato Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana a capo del rispettivo Governo Monti.

Mario Monti, tutto quello che c’è da sapere sull’ex Premier italiano

Dal 1995 al 1999 è stato Membro della Commissione europea, responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali.

Nel 1965 si laurea in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, dove per quattro anni fa l’assistente, fino ad ottenere la cattedra di professore ordinario presso l’Università di Trento.

Nel 1970 si trasferisce all’Università di Torino, che lascia per diventare, nel 1985, professore di Economia politica e direttore dell’Istituto di economia politica presso l’Università Bocconi. Sempre della Bocconi assume la presidenza, nel 1994, dopo la morte di Giovanni Spadolini.

Fiat, Commissione Sarcinelli e Comitato Spaventa

Oltre alle numerose cariche in organi di gestione di aziende private (i consigli di amministrazione di società quali Fiat, Generali, Comit, di cui è stato vicepresidente dal 1988 al ’90), Monti ha ricoperto ruoli di rilievo in diverse commissioni governative e parlamentari.

In particolare, è stato relatore, per incarico di Paolo Baffi, della commissione sulla difesa del risparmio finanziario dall’ inflazione (1981), presidente della commissione sul sistema creditizio e finanziario (1981-1982), membro della Commissione Sarcinelli (1986-1987) e del Comitato Spaventa sul debito pubblico (1988-1989).

Nel 1995 diventa membro della Commissione europea di Santer, assumendo l’incarico di responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali. Dal ’99 è commissario europeo per la concorrenza.

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Corriere della Sera, Cee, Ceps, Suerf e Aspen Institute

Editorialista del Corriere della Sera, Monti è autore di numerose pubblicazioni, specie su temi di economia monetaria e finanziaria, tra cui: “Problemi di economia monetaria” risalente al lontano 1969, “Il sistema creditizio e finanziario italiano” del 1982 e “Autonomia della Banca centrale, inflazione e disavanzo pubblico: osservazioni sulla teoria e sul caso italiano” pubblicato nel più recente 1991.

Anche sul piano internazionale Monti ha partecipato e partecipa ad attività di consulenza ad autorità di politica economica, tra cui il Macroeconomic Policy Group, istituito dalla Commissione della Cee presso il Ceps (Centre for European Policy Studies), l’Aspen Institute e la Suerf (Societe Universitaire Europeenne de RechercheursFinanciers.

Membro della Goldman Sachs

Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando il resto del mondo.

Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”. Cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale, di cui ne parlò il giornalista Enzo Di Frenna.

Premier italiano

Nel novembre del 2020 il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, nomina Mario Monti senatore a vita. Pochi giorni dopo, a seguito della crisi politica, economica ed internazionale che ha portato alle dimissioni di Silvio Berlusconi, assume l’incarico di nuovo Presidente del Consiglio.

Oltre alla carica di presidente del Consiglio, Monti ha ricoperto anche quella di Ministro dell’economia e delle finanze ad interim da novembre 2020 a luglio 2020. Nel pomeriggio del 16 novembre 2020, alle ore 17 circa, in ossequio all’articolo 93 Cost., Mario Monti ha prestato giuramento con i ministri incaricati presso il Quirinale nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano .

Ottiene la fiducia al Senato il 17 novembre 2020 con 281 sì, 25 no e nessun astenuto e alla Camera il 18 novembre 2020 con 556 sì, 61 no e nessun astenuto .

Il no di Lega e IdV

La maggioranza ottenuta in occasione del voto di fiducia è la più alta mai registrata nella storia repubblicana. Infatti la Lega Nord è l’unico partito che non vota la fiducia, tuttavia dal 16 dicembre anche l’Italia dei Valori si unisce ai leghisti e negherà da allora l’appoggio al governo .

Il successivo 4 dicembre viene emanata dal governo, mediante decreto-legge, la manovra fiscale anticrisi, che si articola in tre capitoli: bilancio pubblico, previdenza e sviluppo. La manovra prevede un gettito lordo di circa 30 miliardi di euro in 3 anni e le maggiori modifiche sono state attuate in campo fiscale.

Il d.l. è stato approvato rispettivamente dalla Camera e dal Senato il successivo 16 e 22 dicembre. Il 16 aprile 2020 Christine Lagarde, il direttore del Fondo monetario, elogia gli sforzi del Governo Monti in materia di interventi strutturali e di risanamento dei conti pubblici, ma chiede che «la riforma del mercato del lavoro affronti l’incertezza sui licenziamenti, in modo che le imprese e i datori di lavoro possano sentirsi più fiduciosi al momento di assumere» .

Commissari Giarda e Bondi

Per evitare l’aumento di 2 punti delle aliquote IVA previsto dal DDL “salva Italia”, il 9 maggio 2020 Monti nomina un commissario che affiancherà il ministro per i rapporti col Parlamento Dino Piero Giarda nella revisione della spesa pubblica per reperire 4,2 miliardi del mancato gettito IVA.

L’incarico viene affidato a Enrico Bondi, commissario straordinario per il risanamento Parmalat dopo il crac del 2003. Inoltre il Governo nomina l’ex premier Giuliano Amato consulente per la disciplina dei partiti e l’economista ed editorialista del Corriere della Sera Francesco Giavazzi consulente per gli aiuti alle imprese.

Nel vertice europeo del 28 e 29 giugno 2020 la forte determinazione, tra gli altri, di Monti porta all’adozione del cosiddetto scudo anti-spread (misura che prevede l’intervento dell’European Financial Stability Facility per moderare le oscillazioni dello spread tra i titoli del debito pubblico degli stati membri) .

L’incarico di Ministro dell’economia passa a Grilli

L’11 luglio 2020 Monti lascia l’incarico di Ministro dell’economia e delle finanze, che viene assunto da Vittorio Grilli , che sino a quel momento aveva ricoperto la carica di viceministro del medesimo dicastero.

Il 31 ottobre 2020 viene approvata la riforma generale delle province, che ne riduce il numero e muta l’organizzazione interna riducendo nel contempo le competenze, e istituisce le dieci Città metropolitane.

L’8 dicembre 2020 annuncia le sue dimissioni dopo aver incontrato il presidente della repubblica al Quirinale , dimissioni rassegnate il 21 dicembre successivo, al termine dell’iter di approvazione della legge di stabilità .

La legge Fornero

Tra le riforme approvate dal governo Monti, va ricordata la riforma del sistema pensionistico che accelera il passaggio a un metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita pro-rata per tutti i lavoratori, innalzando i requisiti necessari al pensionamento .

La riforma porta la firma del ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero ed è stata oggetto di critiche da più parti , in particolar modo per la vicenda dei cosiddetti esodati, cioè di coloro che avevano usufruito di forme di prepensionamento in aziende in crisi, ma poi ritrovatisi privi di copertura pensionistica a seguito dell’innalzamento dei requisiti d’accesso. Il 16 maggio 2020 è stata approvato dal Consiglio dei ministri il riordino della Protezione civile.

Il 31 ottobre 2020 viene approvato un decreto legge volto a riordinare l’assetto territoriale dello Stato, in particolar modo coinvolgendo le province, che vengono ridotte da 86 a 51 e mutate in ente di secondo livello e le città metropolitane, che vengono finalmente istituite, a più di dieci anni dalla loro introduzione in Costituzione ; il decreto, tuttavia, non è stato convertito in legge a seguito dello scioglimento anticipato delle camere .

Nuovo Ministro degli affari esteri

Il 26 marzo 2020 assume ad interim l’incarico di Ministro degli affari esteri dopo le dimissioni del ministro Giulio Terzi per gli sviluppi della Crisi diplomatica fra India e Italia del 2020.

Il 28 aprile successivo, dopo la formazione, la presentazione e il giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica del nuovo esecutivo guidato da Enrico Letta, termina ufficialmente il Governo Monti con la tradizionale cerimonia del passaggio di consegne a Palazzo Chigi.

Elezioni 2020

Il 28 dicembre 2020, dopo aver inizialmente dichiarato di non volersi candidare , ha presentato la sua candidatura in vista delle elezioni politiche alla guida della coalizione centrista Con Monti per l’Italia, che comprende Unione di Centro, Futuro e Libertà per l’Italia e la lista Scelta Civica, da lui stesso fondata e presieduta.

L’8 gennaio 2020, durante un’intervista a TGcom24, ha annunciato che nella sua lista saranno candidati la pluricampionessa olimpica Valentina Vezzali, il presidente di Brembo S.p.A. Alberto Bombassei, il direttore del quotidiano Il Tempo Mario Sechi e la presidente del FAI Ilaria Borletti Buitoni.

La Lista Monti

Alle elezioni del 2020 alla Camera la sua lista Scelta Civica ha ottenuto l’8,3% dei voti (mentre la coalizione il 10,5%), al Senato la lista Con Monti per l’Italia il 9,1%. A causa dei dissidi emersi con diversi esponenti di Scelta Civica al Senato, il 17 ottobre 2020 Mario Monti si dimette dal ruolo di Presidente del partito. Monti oggi è a capo del gruppo internazionale sulle risorse dell’Unione europea.

Nel 2020, in seguito a continui dissidi con i vertici del partito, abbandona Scelta Civica ed il gruppo parlamentare al Senato, passando così al Gruppo Misto .

XVII legislatura

Da febbraio 2020, dopo aver abbandonato il gruppo Scelta Civica e dopo aver aderito al Gruppo Misto del Senato, ha continuato la sua attività politica parlamentare.

Elezioni, Monti: “Non starò fermo”. Una federazione centrista per il professore

Secondo la Repubblica il premier si è posto un “problema morale”. Intanto il capo dello Stato scrive alla Stampa smentendo tensioni col premier: “Ogni decisione nascerà dalle consultazioni post-elettorali con tutte le rappresentanze politiche e dagli elementi che ne trarrò sul da farsi, non essendo vincolato ad alcuna ipotesi precostituita”

Il Professore in movimento verso una lista o una federazione di Centro. Appare chiaro ormai che Mario Monti non starà “fermo”. Come riporta il quotidiano La Repubblica il presidente del Consiglio sente di dover uscire dallo stallo: “Molti mi definiscono tentato. Tentato di fare una lista, tentato di candidarmi. Di certo non cadrò nella tentazione di stare fermo, di rimanere immobile nel mio scranno di senatore a vita nell’aspettativa o nella speranza di ricevere qualcosa”. L’annuncio ufficiale, come riportano anche altri quotidiani, probabilmente ci sarà alla fine della settimana. Nel frattempo il premier dovrà dimettersi (due settimane fa il Pdl ha tolto la fiducia al suo governo) e quindi il presidente della Repubblica, che oggi in una lettera alla Stampa scrive che non esiste né una “frattura” né “tensione” con il primo ministro, sciogliere le Camere. Eventi che sembrano meno imminenti di solo qualche giorno fa perché con l’invasione mediatica di Silvio Berlusconi il Popolo della Libertà ha cominciato a fare melina: a partire dalla mancata approvazione legge di stabilità, la deadline fissata da Monti per rimettere l’incarico nelle mani del capo dello Stato.

Il senatore a vita ha iniziato i colloqui con alcuni di esponenti di quello che dovrà essere il “blocco di centro”, il blitz a Bruxelles al vertice del Ppe la settimana scorsa del resto la dice lunga sul suo posizionamento. Monti avrebbe già incontrato Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi tra i fuoriusciti dall’orbita del Cavaliere, avrebbe dialogato con Luca Cordero di Montezemolo che oggi incontrerà per cominciare a ragionare su un programma con il quale rompere gli indugi e candidarsi. Nel diorama montiano entrerebbero quindi i partiti di centro: l’Udc di Pierferdinando Casini ormai ormai diventato un fan del Professore, Fli di Gianfranco Fini, l’ex ministro Beppe Pisanu (anche lui deciso a non tornare più indietro nel Pdl) e alcuni dei tecnici portati da Monti nell’esecutivo come come Riccardi e Passera a cui aggiungere personalità della società civile. Il premier sente di dover scendere in campo innanzitutto, come riporta la Repubblica, “perché mi pongo il problema morale di dare un contributo al Paese anche se dovrò pagare in termini personali”. Si sa che il segretario del Pd, più volte interpellato, ha sempre dichiarato di preferire un Monti fuori dalla mischia, in modo da conservare un ruolo neutrale e tecnico. Ma Bersani ha fatto sapere anche di non temere una candidatura del professore. Certo è che a breve i due si dovranno trovare faccia a faccia per delineare una strada da percorrere se non insieme almeno uno accanto all’altro per il bene del Paese. E comunque al Centro, in cui si posizionerà Monti, e ai voti dei moderati Bersani non vuole certamente rinunciare (in piena campagna per le primarie del centrosinistra aveva dichiarato che quando si è andati da soli si è perso, ndr): “Tra prendere alle elezioni il 51% o il 49% io preferisco il 49%. Non voglio avere – sempre come riporta la Repubblica – la ‘tentazione’ di fare tutto da solo”.

Dal Quirinale infine arrivano alcuni chiarimenti del capo dello Stato che alla Stampa scrive che la “temperatura dei colloqui” non è stato affatto “gelida”. “Come si fa – scrive Napolitano – a dar l’impressione che io quasi non abbia indicato come causa della brusca accelerazione verso la fine della legislatura la decisione del Pdl di considerare chiusa l’esperienza del governo Monti? E’ di lì che sono scaturite le dimissioni del presidente del Consiglio e l’ho detto ieri ben chiaramente. Anche il dato oggettivo – non scelta da me voluta – della ormai prevedibile incombenza di aprire da Presidente ancora in carica la fase della formazione del nuovo governo dopo le elezioni è stato impropriamente associato a mie peraltro ovvie considerazioni sulla diversità delle condizioni in cui mi troverò rispetto al novembre 2020. In particolare – prosegue il capo dello Stato, – il mio riferimento al ruolo che questa volta svolgeranno le forze politiche e al peso che avranno i risultati elettorali è stato arbitrariamente quasi tradotto nel preannuncio dell’incarico che darò (‘a chi arriva primo’) per formare il nuovo governo. Ma ogni decisione nascerà dalle consultazioni post-elettorali con tutte le rappresentanze politiche e dagli elementi che ne trarrò sul da farsi, non essendo vincolato ad alcuna ipotesi precostituita. E non sono pochi – ricorda Napolitano – i precedenti che convalidano questo modello di comportamento dei Presidenti della Repubblica”.

Democratica

Ho sottolineato, la scorsa settimana, come i più larghi consensi degli elettori italiani vadano ai personaggi fortemente alternativi rispetto al mondo politico centrale.
Quello romano, tanto per intenderci.
Sono quindi ben giudicati gli amministratori locali, ma soprattutto coloro che fanno parte dell’area economico- finanziaria e produttiva: Draghi soprattutto, molto conosciuto e con un indice di gradimento vicino ai due terzi della popolazione; ma buon secondo, accanto ad Emma Marcegaglia, troviamo il premier in pectore Mario Monti, che piace ad oltre il 55 per cento degli italiani che lo conoscono.
Dati che evidenziano, se ancora ce ne fosse bisogno, il profondo malessere che contraddistingue questa epoca di vacche magre e di incerto futuro.
Il livello di gradimento di Monti, al contrario di quello di Draghi, che è sostanzialmente uniforme in tutte le aree politiche (con l’eccezione dell’estrema destra e dell’estrema sinistra), presenta una curiosa configurazione ad albero di Natale, per usare metafore calcistiche. Dal punto di vista delle vicinanze politiche, la maggior fiducia in Monti si riscontra infatti nel centro (vicina all’ottanta per cento), per scendere in maniera parallela nel centrosinistra da una parte e nel centrodestra dall’altra (con valori che superano di poco i 60 punti); ruotano intorno al 50 nella sinistra e nella destra, per scendere al 40 tra gli elettori di estrema sinistra e di estrema destra.
Mario Monti sembra quasi incarnare il perfetto uomo centrale dello schieramento politico, con un gradimento che scema progressivamente andando verso le ali periferiche, e non per nulla ottiene i suoi consensi maggiori dell’Udc, seguita da Pd e Pdl, ma anche gli stessi elettori leghisti non gli sono affatto contrari, anzi. Forse, essendo ritenuto uno di loro, profondamente “padano”, gli perdonano la scortesia di avergli tolto il governo da sotto il naso.
Giudizi invece molto meno entusiastici, ma pur sempre vicini alla metà di chi lo conosce, provengono al contrario dalla Destra e dal gruppo di sinistra più agguerrito (vendoliani e comunisti), oltre che dai dipietristi.
Dal punto di vista sociodemografico, pare esserci invece una forte trasversalità nei giudizi positivi, senza particolari differenze né di genere, né di area geografica, né di ciclo di vita, sebbene i meno giovani lo giudichino in generale un po’ meglio degli altri.
Unica forte differenza riscontrabile è quella, d’altra parte ovvia, legata al livello di scolarità.
I più “educati” gli tributano un sostanziale plebiscito, mentre meno forte appare il consenso negli altri titoli di studio.
Un personaggio che riesce dunque ad essere sufficientemente amato da molti strati della popolazione, con una tendenza accentuata che proviene dalle fasce maggiormente “centrali” della società italiana. L’unico vero possibile guaio, per il probabile nuovo capo del governo, è quello legato alla conoscenza limitata di cui gode tra la popolazione: dichiara di sapere chi è soltanto poco più della metà degli italiani. Ma non è detto che questo sia realmente un handicap.
Anche quando Prodi si candidò, nel 1995-96, il suo livello di conoscenza era particolarmente basso: questo gli permise di costruirsi un’immagine priva di pregiudizi nel corso della campagna elettorale e del suo successivo governo, che fu come noto il più amato dagli italiani in questi ultimi vent’anni. Un precedente che potrebbe essere di buon auspicio anche per Mario Monti: più lo conosci, più lo ami.

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