L’effetto Bernanke sui consumatori italiani – Opzioni Binarie

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Tag: opzioni binarie notizie

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Categoria: Strategie

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Categoria: News

BOE e BCE nell’Indipendence Day

Proprio ieri abbiamo scritto di come il mercato stesse vivendo uno scenario alquanto strano e di come la sua interpretazione non fosse univoca a causa di vari fattori: price action dei principali strumenti che si trovavano su dei livelli di prezzo già molto delicati, liquidità in diminuzione considerando la giornata del pre-festivo negli USA, market mover di oggi e di domani. La combinazione di tutti questi elementi ci avrebbe potuto far avere delle interessanti fiammate di volatilità, considerando anche i percentili di volatilità implicita sui tassi di cambio, che però non sono state in grado però di creare una forte direzionalità nel mercato. Andando a vedere il caso più interessante, il rapporto di cambio tra euro e dollaro ha rotto i minimi relativi a quota 1,2965 , arrivando fino a 1,2925 , per poi invertire e tornare fino a 1,30. Una cosa simile è accaduta al rapporto di cambio aud/usd , che aveva dato la sensazione di poter rompere al ribasso al di sotto di 0,90 ma che, dopo essere entrato nell’area di supporto compresa tra 0,9050 e 0,9030, è rimbalzato tornando a quota 0,91.

Dal punto di vista delle borse, in maniera particolare quelle in Europa, abbiamo visto una partenza disastrosa, con il Dax che in 2 ore ha perso 150 punti, ma hanno poi recuperato tonicità, anche grazie alle performance degli indici americani. L’oro si è dimostrato assolutamente non correlato con gli altri mercati e si è mosso ancora con una certa lateralità, intorno al prezzo di 1.250 dollari per un’oncia. Oggi è una giornata particolare, dato che negli USA non si lavora per il 4 luglio e questo potrebbe incidere molto sulla liquidità. Nel frattempo vediamo l’incontro della Bank of England, che ora ha un nuovo Governatore (Carney) che potrebbe portare delle novità in termini di politica monetaria rispetto al suo predecessore, sir King, dunque attesa una forte volatilità per la sterlina.

Da tenere d’occhio anche la conferenza stampa di Mario Draghi, che arriva proprio nel momento in cui il cielo sopra Portogallo e Grecia si sta rannuvolando. Il Paese ellenico è sotto l’occhio dei riflettori dato che sembra che la Troika potrebbe non dare al paese la nuova tranche di denaro dato che il paese non ha messo in piedi le giuste riforme richieste. Il Portogallo, invece, si trova al centro di forti tensioni politiche che hanno portato i due ministri del Governo Coelho a dimettersi e che hanno portato ad un crollo in Borsa, oltre che a nuove tensioni per i titoli obbligazionari con durata oltre 10 anni, che ora hanno un rendimento superiore al 8%. Draghi dovrebbe dunque tenere a bada le preoccupazioni relativamente al rialzo dei rendimenti sui titoli di stato dell’Eurozona. Le previsioni vedono anche la possibilità che Francoforte acquisti i titoli di uno Stato, con scadenza a 3 anni, sul mercato secondario a condizione che, oltre alla sottoscrizione di un programma di riforme, il Paese stesso sia in grado di potersi finanziare su scadenze più lunghe, cosa che il Portogallo non può fare se non prima del prossimo anno. Oggi, dunque, attesa una grande volatilità sul mercato.

EurUsd

Questo rapporto di cambio ieri rotto il minimo a quota 1,2965 , per poi tornare in maniera forte al di sopra di 1,30. La rottura non è stata definitiva, dunque il quadro tecnico è ancora decisamente confuso. Importante è stata la media mobile esponenziale a 21 periodi che abbiamo visto sul grafico a 4 ore, che ha operato come livello di resistenza dinamico e che sta nuovamente contenendo il prezzo nell’area compresa tra 1,3000 e 1,3010. Se tale resistenza dovesse essere rotta, potremmo vedere altre salite fino a 1,3040 , dove passa la media mobile semplice e quella esponenziale orarie a 200 periodi. Il questo caso potremmo vedere i livelli successivi a 1,3080, 1,3105 e a 1,3150. La rottura dei minimi relativi, invece, farebbe scendere il prezzo fino a 1,2850.

UsdJpy

La rottura al ribasso della congestione creatasi tra 100,50 e 100,80 si è risolta al ribasso, in seguito allo sviluppo della divergenza al ribasso con lo stocastico e in seguito al ritorno sul supporto a quota 99,90 . Quando tale valore è stato rotto, abbiamo visto il prezzo scendere fino a 99,40. Dopo questo valore, abbiamo visto una salita fino al prezzo di 100 , dove vediamo la media a 21 periodi sul grafico a 4 ore , che opera come resistenza di prezzi e che si contrappone al supporto di 99,80. Potremmo pensare a posizioni “long” in caso di salite al di sopra di 100,10 con possibilità di vedere dei massimi relativi a quota 100,90 , mentre potremmo andare “short” con superamento al ribasso di 99,70 , con obiettivi prima 99,35 ed in superamento 98,70.

EurJpy

Questo rapporto di cambio ha messo in evidenza una grande volatilità, prima fermata dal ribasso di eur/usd e usd/jpy , poi aumentata dal rialzo dei cambi di cui prima. Interessante lo sfruttamento degli aumenti di volatilità oltre la correzione che si è creata tra i prezzi di 129,60 e quello di 130,30, con possibilità di arrivare fino a 128,85 al ribasso e fino a 131,15 al rialzo.

GbpUsd

Molto tonico questo rapporto di cambio. Una volta che si è appiattito in area 1,5140, abbiamo visto una salita molto forte sullo sviluppo della divergenza rialzista, con lo stocastico sul grafico a 4 ore che si è portato fino a 1,520 e poi fino a 1,5290 , andando anche a toccare il prezzo di 1,53. Abbiamo visto il superamento anche della media a 21 periodi sul grafico a 4 ore , che da due settimane operava come resistenza dinamica. Da considerare dei pullback sulla stessa in corrispondenza dell’area di 1,5240 , con delle riprese al rialzo che, in caso di superamento del prezzo di 1,53 , potrebbe trovare il prezzo di 1,5350 come obiettivo. Una rottura di 1,5240 potrebbe invece far scendere i prezzi fino a 1,52 e fino a 1,5140 , punti precedenti.

AudUsd

Decisamente interessante la divergenza rialzista che abbiamo visto con lo stocastico sul grafico a 4 ore. Oltre il livello di 0,9150 , è interessante avere come obiettivi il prezzo di 0,92 e quello di 0,9250. I primi spunti al ribasso si possono avere al di sotto del prezzo di 0,91 , con possibilità di vedere dei nuovi minimi relativi.

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Spagna, scendono il numero delle richieste dei sussidi di disoccupazione, parte 2

Abbiamo iniziato a parlare del temporaneo aumento di lavori disponibili in Spagna grazie all’arrivo dell’estate, che crea tutta una serie di lavori stagionali per poter far fronte all’ondata di turisti che arriveranno nel paese iberico da giugno ad agosto. Si tratta ovviamente solo di un aumento temporaneo (seppur piacevole per il paese spagnolo) che non deve portare a distrazioni rispetto alle tendenze di fondo, dato che è chiaro che, data l’attuale previsione di crescita, l’occupazione inizierà a scemare dopo l’estate. Il governo spagnolo ha creato un eccessivo entusiasmo per i dati degli ultimi mesi. E’ vero che la Spagna ha fatto registrare, per quattro mesi di seguito, un valore della disoccupazione in calo, il che è una buona notizia, ma il paese iberico, da sempre, crea molto lavoro durante la stagione estiva e la maggior parte di questi posti di lavoro saranno finiti entro l’autunno.

Il governo di Rajoy è sotto pressione su due fronti: il crescente malcontento pubblico per le misure di austerità e i problemi costituzionali con la Catalogna. Anche se la Spagna dovrebbe tornare a crescere entro la fine dell’anno o al massimo entro l’inizio del 2020, la maggior parte delle previsioni indicano chiaramente che l’economia rimane troppo debole per creare molti posti di lavoro nei prossimi anni. Anche il governo spagnolo si aspetta che la disoccupazione rimanga intorno al 25 per cento fino al 2020.

Più di una persona su quattro è attualmente disoccupata in Spagna, secondo la più recente indagine trimestrale sul mercato del lavoro pubblicata dall’ufficio nazionale di statistiche iberico.

Una discrepanza tra i dati di occupazione registrati e pubblicati mensilmente dal ministero del lavoro e l’indagine più stretta rilasciata dall’ufficio di statistiche è stata a lungo un argomento di polemiche in Spagna. Gli esperti dicono che la differenza è in gran parte il risultato del fatto che molti disoccupati sono poco incentivati ​​a registrarsi presso gli uffici di collocamento, ad esempio perché sono troppo giovani per richiedere i benefici.

Spagna, scendono il numero delle richieste dei sussidi di disoccupazione

Quando si leggono queste notizie si pensa che forse la situazione potrebbe effettivamente migliorare. Il numero degli spagnoli che hanno chiesto dei sussidi di disoccupazione è sceso di oltre 127.000 unità il mese scorso, un calo record fatto registrare lo scorso mese di giugno in seguito al fatto che alberghi ed altre imprese che fanno della stagione delle vacanze il loro principale periodo dell’anno, hanno intensificato le assunzioni temporanee. Il ministero del lavoro della Spagna ha detto che il numero di disoccupati è ora pari a 4,76 milioni, in calo del 2,6 per cento rispetto al mese precedente. Si tratta del quarto mese consecutivo di calo della disoccupazione.

Gli ultimi dati sono suscettibili di sostenere in ogni caso una serie di affermazioni sul fatto che il governo dell’economia spagnola si sta finalmente trasformando dopo il crollo degli ultimi mesi e che potrebbe finalmente tornare alla crescita nel corso di quest’anno.. Madrid è diventata sempre più ansiosa di dimostrare che le sue decisioni (altamente impopolari) in termini di austerità e di riforme strutturali stanno effettivamente sortendo i loro effetti. Il governo sostiene che la riforma del mercato del lavoro dello scorso anno, oltre a tutta una serie di altre riforme, hanno reso più competitive le imprese spagnole, innescando un aumento delle esportazioni con il quale Madrid spera di porre fine a due anni di recessione.

Tuttavia, gli economisti hanno avvertito che il calo della disoccupazione fatto registrare è probabilmente un fenomeno fugace, segno che non vi è alcun segno di una vera e propria ripresa del mercato del lavoro. Questo è dovuto in maniera particolare al fatto che la maggior parte dei lavoratori che sono stati assunti è legata ad un lavoro stagione.

Sembra si sia tratta dunque di un aumento temporaneo, che in ogni caso, in vista della bella stagione, potrebbe fare molto comodo alla Spagna.

Disoccupazione giovanile, il vero problema è nel nord Europa

I leader dell’Unione europea terranno un vertice questo mese per cercare di combattere la piaga crescente della disoccupazione giovanile. Ma c’è un problema: i 6.000 milioni di euro che vogliono utilizzare per affrontare il problema non sono ancora disponibili.

I leader hanno convenuto lo scorso febbraio di trovare un modo per risparmiare denaro dal prossimo bilancio ed investire per aiutare i giovani a trovare un lavoro, per la loro formazione o per trovare un lavoro entro pochi mesi dal completamento degli studi. Tuttavia, il Parlamento europeo, che deve approvare il bilancio, non ha ancora operato in tal merito e ci sono delle buone probabilità che non lo farà neanche per la data prevista dell’incontro, a Bruxelles il 27 e 28 giugno.

La mancata approvazione del bilancio non è l’unica preoccupazione che circonda il piano di aiuto ai giovani, che punta a dare una mano soprattutto ai giovani dei paesi in cui la disoccupazione giovanile supera il 25 per cento. Quando sono stati creati i piani, le autorità erano più concentrate sulla disoccupazione giovanile nei paesi dell’Europa meridionale, quelli maggiormente colpiti dal debito e dalla crisi economica: Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. I dati mostrano infatti che la disoccupazione tra le persone al di sotto dei 25 anni in questi paesi supera il 50 per cento in alcune parti della Grecia e della Spagna, un problema che ha dato origine ai timori di avere una “generazione perduta” di giovani.

Andando però a valutare in maniera più attenta i dati che sono stati resi noti dalla agenzia statistica dell’Unione europea, Eurostat, vediamo come la disoccupazione giovanile in percentuale sulla disoccupazione totale è un grave problema anche in molti paesi dell’Europa del nord. Vedremo nel corso del prossimo articolo dei numeri precisi relativamente alla percentuale di disoccupazione giovanile che attanaglia i vari paesi dell’Unione Europea, con dei dati che stupiranno.

UK e Italia, ecco le novità in arrivo dalle borse

I mercati azionari globali sono stati spinti, ieri, dall’attenzione rivolta all’incontro chiave dei policymakers degli Stati Uniti, previsto entro questa settimana. Gli analisti sono sempre più ottimista sul fatto che i membri della Federal Reserve sminuiranno la prospettiva di un taglio imminente a sostegno di una rinnovata emergenza verso la ripresa economica del paese. La speculazione ha portato in alto l’indice FTSE-100, che ha guadagnato 22,2 punti. I mercati mondiali sono scesi bruscamente dopo aver raggiunto dei massimi pluriennali a maggio, proprio tra i timori che gli Stati Uniti possano mettere fine al loro vasto programma di quantitative easing. Nella sessione di ieri, anche il Dax di Francoforte e il Cac 40 di Parigi hanno guadagnato.

Sui mercati valutari, attenzione a quello britannico, con la sterlina che è stata poco scambiata contro il dollaro e contro l’euro, in maniera particolare oggi 1 sterlina vale 1,57 dollari e 1,18 euro.

Rimanendo nel Regno Unito, una delle prime borse al mondo per grandezza, vediamo come i titoli migliori sono stati quelli di Vodafone (in seguito alla speculazione che la società di telefonia mobile dovrà spendere circa 9,3 miliardi di sterline per unirsi al grande operatore di TV via cavo tedesco, Kabel Deutschland). Tra le altre aziende, Wine Majestic ha guadagnato terreno in seguito all’annuncio di un piccolo aumento dei profitti per l’intero anno, dicendo di aver massimizzato le vendite oltre il periodo di scambio più importante dell’estate.

In Italia, invece, occhi aperti a Saipem, aziende controllata Eni, che solo ieri ha perso il 29%, arrivando a bruciare, dallo scorso gennaio, ben 7 miliardi di euro. La causa è stata legata alle stime attese degli utili per il 2020, che in realtà sono delle perdite, previste tra 300 e 350 milioni di euro. E’ stata la seconda revisione dei conti in pochi mesi, dopo quella di gennaio, quando l’azienda aveva dimezzato le sue stime e il titolo aveva perso, in una sola seduta, il 34,9%.

Il FMI critica duramente gli USA

Il Fondo Monetario Internazionale, FMI, ha emesso un giudizio molto critico sulla politica economica del governo statunitense. I tagli di bilancio automatici pesano, secondo questa istituzione, nella ripresa della crescita, che richiede dunque un nuovo piano di controllo della spesa.

I tagli di bilancio automatici che sono attivi attualmente negli Stati Uniti dallo scorso mese di marzo sono stati progettati in maniera sbagliata, secondo il FMI. Oltre agli aumenti delle imposte, questi tagli pesano molto anche sulla crescita e sulla riduzione dei consumi, anche se per il momento sono ancora relativamente indolore, come si può notare dai vari numeri di crescita che nel corso delle scorse settimane sono stati registrati dall’altra parte dell’oceano.

L’economia degli Stati Uniti dovrebbe crescere solo del 1,9% quest’anno, con una crescita attesa nel 2020 del 2,7% contro il 3% previsto in origine, proprio a causa di tali tagli. Nel frattempo, la spesa per la salute e quella legata alle pensioni dovrebbero aumentare sensibilmente rendendo la situazione insostenibile per le finanze pubbliche e costringendo il governo di Obama ad una corsa per cercare una soluzione prima che sia troppo tardi.

Questo è il motivo per cui il Fondo monetario internazionale ha invitato gli Stati membri ad adottare un livello più controllato di tagli alla spesa. Dal lato delle entrate, il fondo suggerisce l’applicazione di nuove detrazioni fiscali, così come l’introduzione di una partita IVA o di una carbon tax sulle emissioni di CO2, tutte misure che avrebbero come effetto sia quello di aumentare le entrate che, soprattutto nell’ultimo caso, di ridurre le emissioni di questo gas nocivo.

Il FMI entra anche nel merito della politica applicata dalla FED che mette in evidenza un bassissimo tasso di interesse, che però, secondo il fondo, non è destinato a durare molto a lungo, per cui bisogna già da ora prepararsi ad una salita graduale dello stesso.

Giappone, crescita oltre le attese

Il Giappone ha rivisto al rialzo del 1% la crescita economica del suo primo trimestre, dato dal quale il primo ministro nipponico, Shinzo Abe, cerca la spinat necessaria per rafforzare la sua figura e le sue scelte. I dati pubblicati oggi hanno infatti mostrato come l’economia del paese nipponico sia cresciuta ad un tasso annualizzato del 4,1 per cento tra gennaio e marzo, anche grazie alla forte salita della spesa delle famiglie e alla ripresa degli investimenti privati ​​residenziali. Si tratta di un dato nettamente migliore rispetto alle attese, che erano del 3,5 per cento.

Abe ha messo in campo due delle sue tre “frecce” di rivitalizzazione economica: un pacchetto di stimolo fiscale da 10,3 trilioni di yen lo scorso mese di gennaio ed un nuovo regime presso la banca centrale. A breve dovrebbe riuscire a portare a termine anche la sua terza “freccia”, ovvero una strategia di crescita a lungo termine. Abe ha fatto sapere che avrebbe spinto anche per un taglio delle imposte sulle società, nel tentativo di incoraggiare le imprese a spendere di più per attrezzature ed investimenti. Parlare di taglio delle tasse in Giappone è stata una mssa che ha spinto le istituzioni internazionali, come il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, a mettere in evidenza come il programma di crescita di Abe deve essere sostenuto da un impegno a ripristinare le finanze del governo. Abe, dal canto suo, ha promesso di introdurre una “road map” verso una nuova riforma fiscale nel corso di questa estate.

Nel frattempo, la Banca del Giappone, sotto la guida del nuovo governatore Haruhiko Kuroda, si è impegnata a raddoppiare la base monetaria del paese entro la fine del prossimo anno, sempre con l’obiettivo di raggiungere un’inflazione pari al 2 per cento, per poter ottenere il quale, la BoJ ha detto di poter intraprendere anche una nuova fase di allentamento monetario.

Le buone notizie per il mercato del lavoro potrebbero essere negative per l’azionario, parte 2

Abbiamo iniziato a parlare nello scorso articolo del fatto che gli investitori sul mercato azionario potrebbero attendersi, entro questa settimana, un numero peggiore del previsto in termini di occupazione, sul timore che dei dati eccessivamente positivi possano dare alla FED ulteriore spinta verso la decisione di rallentare gli stimoli monetari.

I dati occupazionali del mese di maggio dovrebbe essere in ogni caso superiori alle attese e dare una nuova prova di forza per l’economia, cosa sicuramente positiva nel lungo periodo. Ecco che, se anche dovessero esserci diversi azionisti che vendono le loro partecipazioni e chiudono i loro investimenti solo in concomitanza dell’uscita della FED dal programma di stimolo, il pullback potrebbe essere di breve durata. Se si tratta di una correzione di breve termine, la cosa potrebbe addirittura dare adito ad altre opportunità.

Questa settimana sarà decisamente importante perché abbiamo avuto un’istantanea dell’attività manifatturiera degli Stati Uniti, ma non solo, dato che oggi avremo il dato sul deficit commerciale degli Stati Uniti a livello internazionale (che dovrebbe essere di 41 miliardi di dollari riferito al mese di aprile contro i 38,8 miliardi di dollari riferito al mese di marzo), mentre domani avremo un primo assaggio del mercato del lavoro con il report sui libri paga, che dovrebbero mettere in evidenza come a maggio i datori di lavoro del settore privato hanno creato 165.000 posti di lavoro, rispetto ai 119.000 del mese di aprile.

Domani ci sarà anche il rilascio del ISM del settore dei servizi, la cui lettura è prevista in 53,4 punti contro i 53,1 di aprile, e sempre domani ci sarà il Beige Book della Fed, atteso nel pomeriggio. Da tale relazione si potrà avere uno sguardo sull’economia dei 12 distretti bancari regionali della Federal Reserve.

Giovedì invece ci saranno le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione che cattureranno l’attenzione, il giorno prima del grande rapporto dei libri paga del governo degli Stati Uniti.

Le buone notizie per il mercato del lavoro potrebbero essere negative per l’azionario

Gli investitori potrebbero trovarsi a desiderare dei numeri di occupazione più deboli del previsto per il prossimo venerdì. Secondo un rapporto legato all’aumento forte del numero di posti di lavoro, si rischia una rapida fine alla politica della Federal Reserve, che sta pompando denaro nel sistema bancario per salvare l’economia.

La scorsa settimana, il prezzo delle azioni è calato ed i rendimenti dei titoli sono saliti dopo che il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che la banca centrale degli Stati Uniti potrebbe decidere di ridurre i suoi programmi di stimolo nel corso delle prossime riunioni di politica monetaria se dovessero esserci ancora altri dati che mostrano come l’economia stia guadagnando forza.

Il mercato azionario ha fatto segnare la seconda settimana di seguito di perdite, per lo più sui timori che la Fed potrebbe frenare il suo programma di acquisto prima di quanto la maggior parte delle persone aveva previsto. Siamo in una mentalità in cui il mercato sembra essere molto timoroso delle decisioni della Fed. Coloro che sono sul mercato sulla base dei soldi facili (ovvero quelli che la banca centrale ha iniettato sul mercato) potrebbero decidere di uscirne.

Fino ad ora il mercato azionario è riuscito a salire senza pullback sostanziali e le preoccupazioni circa la prossima mossa della Fed hanno aumentato la speculazione che si possa verificare una grande vendita.

Gli economisti dicono che sono necessari dei guadagni in termini di lavoro di almeno 200.000 unità al mese per diversi mesi per ridurre significativamente l’alto tasso di disoccupazione, d’altro canto la Fed ha detto che manterrà i tassi di interesse ai minimi storici fino a quando il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti scenderà al 6,5 per cento.

Le previsioni per il mese di maggio sono per 168.000 posti di lavoro in più, un valore leggermente al di sopra di quello di aprile, che era di 165.000.

USA, sale il mercato immobiliare

Gli americani sono in uno stato d’animo di “acquisto“, grazie soprattutto al recupero nel settore delle costruzini. L’ultimo segnale emerso ieri dall’altra parte dell’oceano ha messo in evidenza come i prezzi delle case sono aumentati in ognuna delle 20 città monitorate, proseguendo una tendenza iniziata tre mesi fa. Una forza simile è legata alla maggior vendita di case sia nuove che esistenti e ad una maggior concessione di permessi di costruzione. L’aumento dei prezzi delle case incoraggia anche le imprese di costruzione ad accelerare il ritmo e le conseguenti assunzioni.

La fiducia dei consumatori ha raggiunto il massimo da cinque anni, secondo un rapporto del Conference Board pubblicato ieri, ma la cosa migliore è che ci sono dei grandi miglioramenti in vista per gli Americani, sia sull’economia attuale che sulle future condizioni economiche. Cinque anni dopo l’inizio della crisi finanziaria, siamo di fronte all’inizio della ripresa economica. Si è trattato di un processo molto elaborato, ma si deve ricordare che gli USA sono di fronte ad una via d’uscita in maniera concreta.

Il recente calo dei prezzi del gas ha probabilmente aiutando, così come gli aumenti del mercato azionario, anche se solo la metà degli americani possiede titoli azionari. Forse la cosa più importante, dicono gli economisti, è stata la crescita del valore del patrimonio edilizio esistente, il che significa che i proprietari delle abitazioni di tutto il paese si sentono un po’ più ricchi e dunque spendono un po’ di più.

Ci sono ora i segnali che indicano come un aumento dei prezzi delle case stia cominciando ad incoraggiare alcuni aspiranti venditori a venire fuori e a mettere gli immobili sul mercato. Questo potrebbe essere salutare per il mercato, anche per contrastare le preoccupazioni che i nuovi alloggi possano diventare sopravvalutati. Si tratta, ovviamente, di una situazione di cui beneficia anche il dollaro americano.

Indici azionari, in calo il Nikkei

Le borse asiatiche hanno avuto un andamento oscillante nella giornata di ieri e nella notte di oggi in seguito al fatto che il Nikkei continua a salire e a scendere. Dopo il calo dello 0,4% nei confronti dello yen nella giornata di ieri, il dollaro americano ha guadagnato terreno contro la sua controparte giapponese, arrivando a quota 101,86 , rispetto ai 100,94 di ieri, in chiusura nella sessione nord americana.

Le azioni giapponesi hanno ignorato la debolezza dello yen e hanno faticato a trovare un senso nei primi scambi. Il mercato si è spostato prima in avanti e poi indietro, muovendosi tra territorio positivo e negativo. Nelle sessioni recenti, il commercio nipponico era stato particolarmente volatile, sin da quando il Nikkei è caduto (lo scorso giovedì) del 7.3% , la prima grande perdita sin da quando l’indice giapponese ha iniziato il suo rally (che lo ha portato a guadagnare oltre il 6,5%) dal mese di novembre.

Lo yen più debole ha aiutato le azioni di alcuni esportatori, come Honda Motor e Kyocera. In calo invece il prezzo delle azioni delle società immobiliari, che sono scese dopo i forti guadagni di lunedì.

Si è trattato, in ogni caso, di una giornata di trading particolare, dato che sia i mercati degli Stati Uniti che quello del Regno Unito sono stati chiusi per rispettive festività.

Sempre dall’altra parte del mondo, in Australia, l’S & P / ASX 200 è stato piatto, dato che i guadagni dei titoli ad alto rendimento sono stati compensati dalla debolezza delle azioni del settore minerario, che sono stati sotto pressione a seguito del calo del prezzo spot del ferro, sceso durante la notte al livello più basso da quasi sei mesi. In Corea del Sud, il Kospi Composite è salito dello 0,3%, mentre in Cina lo Shanghai Composite ha perso lo 0,2% e l’Hang Seng è stato alquanto piatto.

Dopo le parole di Bernanke i mercati sono stati in volatilità

Il mercato rimane ancora molto volatile sia per quanto riguarda le azioni che le obbligazioni dato che gli investitori stanno ancora cercando di capire cosa sta succedendo con la Fed e se i mercati sono giunti a una sorta di punto di flesso. Questo rende ogni informazione macro ancora più importante, dal momento che la banca centrale americana ha messo in chiaro che il suo percorso sarà determinato dal progresso dell’economia e dall’occupazione in particolare.

Il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha dato poche informazioni nuove, ma da quello che ha fatto sapere, i mercati si sono comportati con una certa volatità. Le azioni e le obbligazioni si sono mosse insieme in seguito all’idea che la banca centrale americana potesse decidere di diminuire il suo QE, ovvero gli attuali 85 miliardi di dollari di acquisti mensili di titoli, cosa che potrebbe accedere in qualunque momento. Quando però a Bernanke è stato chiesto circa la fine del quantitative easing, egli ha detto che la Fed potrebbe iniziare a diminuire tali acquisti già entro un paio di mesi. Questa cosa ha scatenato la vendita in tutti i mercati, compreso l’oro, che ha invertito i suoi guadagni. Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni ha chiuso al di sopra del 2 per cento per la prima volta da marzo. Siamo dunque di fronte ad un periodo che potrebbe essere un punto di svolta per il mercato azionario, dato che sono passati 180 giorni senza che ci sia stata una correzione maggiore del cinque per cento.

Secondo alcuni, non occorre invece prestare attenzione alla FED ma piuttosto dare attenzione ai dati. Se i dati dicono che si stanno muovendo in una certa direzione, allora queste sono le indicazioni da seguire. Attendiamo i prossimi giorni per poterne sapere di più e valutare con attenzione il da farsi sui mercati.

I Fondi a Strategia Total/Absolute Return.

Non c’è stato forse maggior interesse, almeno per come sono stati presentati alla clientela retail, quanto quello ricevuto dal comparto dei cosiddetti Fondi a Strategia Total Return o Absolute Return .
Certo, nell’ accezione tecnica del termine questi sono dei particolari fondi la cui finalità ultima è quella di ottenere un rendimento costante facendo in modo di decorrelarsi dall’ andamento del mercato, in qualunque situazione, sia in fase laterale che vero e proprio ribasso.

Lo stile Hedge Funds.

L’ idea implicita è quella, per così dire, di replicare le modalità di gestione degli Hedge Funds , che infatti vengono correlati come filosofia di fondo proprio ai Total Return.
Tali fondi, i TR, hanno come obiettivo di rendimento quello di raggiungere un certo traguardo annuo,utilizzando comunque i vari strumenti finanziari tradizionali al’ interno del loro portafoglio.
Ora, naturalmente, non vi potrà mai essere la certezza matematica del raggiungimento dell’ obiettivo annuale! Parliamo pur sempre di una promessa di performance, quindi la discriminante più importante tra un fondo che tenderà a raggiungere il rendimento prefissato e quello che non lo raggiungerà, sarà data dal gestore che più seriamente eserciterà un rigoroso controllo del rischio e che utilizzerà un asset allocation molto dinamica.
Riassumendo la principale attività del gestore sarà quella di presentare un’ accurata gestione e selezione del portafoglio e il costante variare di questo in base alle condizione del mercato.

Total o Relative Return.

Quello che distingue i Total return dagli altri fondi di tipo più tradizionale è il fatto che questi ultimi sono costretti a seguire un certo benchmark, infatti vengono anche detti fondi Relative Return . I Total invece sono per così dire esentati dal seguire questo riferimento, grazie al fatto che proprio la gestione dinamica del portafoglio consente una libertà di intervento maggiore.
Un banale esempio può essere descritto al verificarsi di momenti di mercato in caduta libera; i gestori dei fondi TR/AR in questo caso, grazie alla loro libertà di azione (e gestione), possono andare short su questi mercati, così da guadagnare proprio sulla perdita di questi indici al ribasso, mentre i fondi RR di tipo tradizionale, che seguono proprio un certo benchmark riferito a questi indici, subiranno inesorabilmente delle perdite.

Portafoglio e Stock Picking.

Come abbiamo avuto modo di dire, i fondi Total Return possono comunque utilizzare al loro interno gli strumenti finanziari più comuni quali titoli azionari, obbligazionari, prodotti del monetario e , molto usato, lo Stock Picking, cioè quella particolare tecnica che consente al gestore del fondo di scegliere determinati titoli a danno di altri.
Lo Stock Picking non è altro quindi che la selezione di certi titoli, in base alla loro prospettiva di performance future, mediante uso di Analisi Tecnica e Fondamentale.

L’ evoluzione in Absolute Return.

In un ottica di ancora maggiore decorrelazione dai mercati sono stati lanciati anche i cosiddetti Fondi Absolute Return.
La differenza fondamentale tra questi due tipi sta nel fatto che mentre i TR mirano a generare un ritorno aggiuntivo rispetto ai rendimenti obbligazionari, gli AR investono in tutte le classi di attivo, sempre in ambiente long-short e possibilmente con leva finanziaria, mentre il sottostante è generalmente costituito da derivati.

La Necessaria Informativa.

Essendo forse strumenti non molto adatti alla piccola clientela retail, forse risulta doveroso fornire le giuste raccomandazioni per evitare brutte sorprese.
Va sicuramente conosciuta la strategia sottostante ai fondi come le fonti di valore aggiunto, le tecniche di gestione e l’ obiettivo ultimo di investimento; comprendere quali min. o max. di performance possiamo attenderci dallo strumento; richiesta di un track record di minimo tre anni, vista la capacità di gestione attiva dei fondi.

Fiat potrebbe spostare il suo centro fiscale nel Regno Unito

Fiat, il noto gruppo industriale italiano, potrebbe spostare la sua residenza fiscale nel Regno Unito, dopo la fusione con CNH, al fine di approfittare di un regime fiscale più leggero. Se la notizia fosse confermata, si tratterebbe di una “botta” per il nostro paese e per il governo, con il nuovo governo di coalizione guidato da Enrico Letta che sta cercando di arrestare il deflusso di investimenti che sta avvenendo nel corso di questa recessione. Ma, è indubbio, il regime fiscale delle imprese del Regno Unito è sicuramente migliore rispetto a quello nostrano.

Il Regno Unito ha tagliato il tasso di imposte sulle società in maniera considerevole negli ultimi anni, dal 30 per cento nel 2007 fino al 23,25 per cento oggi. L’obiettivo è quello di scendere ancora, fino al 20 per cento, nel 2020. Inoltre il Regno Unito ha anche alleggerito le sue regole fiscali in merito alle società estere controllate che.

Per contro, l’aliquota d’imposta ufficiale in Italia è intorno al 31,4 per cento, un livello che molti italiani possessori di imprese definiscono particolarmente punitivo, mentre si lotta per prosperare in mezzo ad una crisi dei consumi e ad un’economia stagnante.

Ecco dunque che Fiat potrebbe completare una fusione con CNH a partire dal terzo trimestre di quest’anno, con l’acquisto del 12 per cento della società.

Ovviamente per Fiat spostarsi fiscalmente nel Regno Unito comporterebbe una tassazione molto più bassa, il che sicuramente farebbe salire gli utili e il valore delle azioni. La decisione di Fiat sicuramente infiammerà il dibattito nel nostro paese, anche in considerazione del fatto che l’azienda vorrebbe spostare il suo quartier generale da Torino a Detroit, USA. Fiat è stata, per decenni, il più grande datore di lavoro privato del paese, ma negli ultimi due anni sta vivendo un periodo di ritirata.

Una notizia che vale la pena continuare a seguire.

Italia e crisi del debito, come uscirne, parte 2

Abbiamo parlato della situazione del nostro paese in piena crisi, economica e politica. Da questo punto di vista l’Italia non ha un ordine del giorno molto a lungo termine, anche in virtù del fatto che le elezioni di febbraio hanno prodotto un parlamento frammentato. Al momento c’è una forte coalizione che sostiene il governo, ma anche la concreta possibilità di avere nuove elezioni entro un anno e mezzo o due anni al massimo. L’Italia sta cercando dunque di operare all’interno di quel lasso di tempo, dunque in maniera molto più breve rispetto ai classici cinque anni di legislatura.

La politica monetaria della BCE può davvero aiutare l’Italia, così come anche altri paesi, ad uscire dalla crisi. Si può togliere la pressione si può ospitare una nuova crescita. Ma la cosa di cui tutti (Italia compresa) hanno veramente bisogno sono le riforme strutturali in primo luogo. La cosa ideale realmente sarebbe un giusto mix di politica fiscale, di politica monetaria e di riforme strutturali.

Parlando della nostra situazione, il nostro ministro dell’economia Saccomanni ha detto che l’Italia sta lavorando sui modi per aumentare il credito alle imprese italiane, molte delle quali non riescono a far fronte ai debiti che si stanno accumulando in questi anni di recessione nel nostro paese. In tutto questo l’Italia deve mettere in piedi anche delle azioni fiscali, tra cui cercare di ridurre le tasse sulle piccole imprese in cambio dell’assunzione dei giovani o a sostegno di investimenti in nuove tecnologie, innovazione, ecc.

Ignazio Visco, il governatore della Banca d’Italia che è successo a Mario Draghi quando egli è diventato il numero uno della BCE, pensa che la banca centrale sia un ente utile per offrire ulteriore sostegno per l’Italia e per il resto della zona euro, se necessario. La Banca d’Italia, tecnicamente parlando, è attrezzata e pronta ad intervenire.

Italia e crisi del debito, come uscirne

La situazione della crisi della zona euro, sul debito dei vari paesi, rispetto al sostegno verso delle politiche non convenzionali da parte della BCE ha scatenato un dibattito, di cui si sta ancora parlando, relativamente a quello che i vari governi in zona euro stanno facendo per cercare di risolvere tale crisi economica. Tutti gli occhi sono sull’Italia, il paese da cui arriva il numero uno della BCE, Mario Draghi, che ha recentemente dato vita ad una coalizione, dopo le inconcludenti elezioni che si sono tenute all’inizio di quest’anno. Il nostro rapporto tra debito e PIL va oltre il 100 per cento, l’Italia è ampiamente considerata come un membro della zona euro che ha bisogno di far passare delle forti riforme strutturali al fine di riconquistare la sua competitività nella zona euro ed anche oltre.

Grazie ai tipi di politiche fatte nel corso di questi ultimi mesi ha permesso al nostro paese di avere un nuovo margine di operatività per raggiungere l’obiettivo del 3% del PIL. Lo ha detto il ministro delle Finanze italiano, Saccomanni, nominato a questo ruolo con il governo Letta. Il margine del 3% del PIL è il bersaglio per i paesi della zona euro. La Commissione europea ha già permesso ad alcuni membri di rallentare il ritmo al fine di raggiungere questo obiettivo, fondamentale per la crescita.

Secondo Soros, noto per aver “gabbato” la BoE, la ripresa in zona euro non sarà una cosa così durevole, anche in considerazione del fatto che la situazione europea non è in equilibrio. Soros ha detto che l’Italia “non è padrone del suo destino” e che tutto dipende dall’azione dell’Unione europea. Il noto economista ha da tempo chiesto l’introduzione degli eurobond e dell’unione fiscale, qualcosa a cui Berlino si è da tempo opposto. La prova è che la crescita è fondamentale, mentre le politiche di austerità non funzionano. Chiunque spera che il nuovo governo dell’Italia possa intervenire con delle riforme strutturali a lungo termine dovrebbe prendere atto che la cosa potrebbe non essere così facile.

Ford chiede agli azionisti di avere pazienza

Il presidente esecutivo di Ford Motor Co ha chiesto pazienza agli investitori che premevano per saperne di più sul perché il prezzo delle azioni della società americana è ancora così basso. Nonostante la striscia di risultati redditizia, il prezzo delle azioni Ford perde terreno da quasi due anni. Il valore azionario si trova ora attorno ad un prezzo di 14,22 dollari per azioni. Bill Ford ha detto che “la performance della società è stata piuttosto buona”. Il CEO dell’azienda, Alan Mulally, ha sottolineato come i profitti e i margini stanno dando un ritorno in Europa, anche se la casa automobilistica si aspetta di perdere altri 2 miliardi di dollari nel vecchio continente proprio quest’anno, a causa della crisi economica profonda.

Il direttore finanziario Robert Shanks ha esortato gli azionisti a guardare a lungo termine per quanto riguarda la crescita al di fuori degli Stati Uniti. I forti investimenti in Asia dovrebbero cominciare a pagare ben presto e permetteranno a Ford di fare meno affidamento al mercato statunitense. Occorre praticamente solo un po’ più di tempo.

Una proposta di spogliare la famiglia Ford dei suoi 16 voti per azione ha ricevuto un sostegno sempre più forte quest’anno, con il 33,4 per cento dei voti. Ford ovviamente è andato contro la proposta. Lo scorso anno, il 29,5 per cento degli azionisti aveva votato in tal senso. Secondo Bill Ford, pronipote del fondatore Henry Ford, “avere voto familiare e una posizione di proprietà ha permesso all’azienda di rimanere concentrata e di non distrarsi per sopravvivere e prosperare. Gli azionisti hanno inoltre approvato la soluzione consigliata dal consiglio di amministrazione relativamente al piano di incentivazione esecutivo e hanno espresso sostegno circa la remunerazione dei dirigenti dell’azienda.

Le azioni Ford sono una delle scelte che hanno coloro che vogliono investire in opzioni binarie nel mercato azionario. Da prendere in considerazione, ad esempio, se amate il mercato delle auto.

La BCE e il rilancio dei prestiti

Tornando al discorso della BCE e del taglio dei tassi, la scelta è stata fatta anche in seguito alla situazione dell’aumento della disoccupazione, che ha toccato un livello record nello scorso mese di marzo, e dell’inflazione annuale, che è crollata al 1,2 per cento nel mese di aprile. Secondo alcuni, la BCE sta giocando sul sicuro, anche se l’effetto è verosimilmente limitato. L’improvviso crollo della pressione dei prezzi ha infatti sollevato la possibilità che la BCE possa guardare oltre gli strumenti di politica dei tassi di interesse per contrastare ogni ulteriore slittamento dell’inflazione. In definitiva, la BCE dovrà acquistare degli asset del settore privato per poter fare ancora meglio.

Uno degli obiettivi della BCE è quello di migliorare la politica monetaria in modo che i tassi bassi possano in qualche modo favorire anche le piccole imprese. Se le banche prestano maggior denaro alle imprese e alle famiglie, si potrà avere una maggior spesa e dunque una ripresa dell’economia. Draghi ha detto che “la paura della mancanza di fondi non è una scusa per non prestare denaro”.

La BCE ha in ogni caso espresso delle ripetute preoccupazioni circa l’impatto che la situazione attuale dei mercati ha sui prestiti alle piccole e medie imprese, ovvero le PMI, dato che in tante parte d’Europa, incluso da noi in Italia, queste aziende hanno poche alternative al finanziamento bancario. La BCE vuole rilanciare un asset class che ha che possa in qualche modo aiutare a risolvere la crisi finanziaria ed economica. Essa consentirà alle banche di trasferire almeno parte del rischio di credito ad altri investitori, mentre cercano di aumentare le riserve di capitale e la liquidità per adattarsi alle nuove norme regolamentari, che è poi una delle ragioni della riluttanza delle banche a concedere prestiti, che invece rimane sempre un concetto fondamentale per uscire dalla crisi.

Il quarto taglio di Draghi

Grande attesa ieri per la Banca Centrale Europea e per il discorso di Mario Draghi. Il numero uno della BCE ha effettuato un taglio dei tassi, portando il valore delle principali operazioni di rifinanziamento a favore delle banche commerciali allo 0,50%, minimo storico. L’ultima riduzione risaliva al luglio 2020 ed anche in quel caso era stata di 25 punti base. Maggiore è stata invece la riduzione del tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali, dove abbiamo visto una diminuzione dell’interesse da 1,50% a 1% . Invariato il tasso sui depositi che le banche fanno presso la BCE.

L’obiettivo di questa decisione, i cui effetti decorreranno dal 8 maggio prossimo, è quello di facilitare il trasferimento di denaro dalle banche alle famiglie e alle imprese, in maniera da ridare “nuova vita” al sistema economico che sta per essere “strangolato” dall’austerity. Negli ultimi tempi è stato sempre più difficile per piccole e medie imprese, oltre che per le famiglie, riuscire a far fronte alla sempre maggiore pressione fiscale e alla pratica impossibilità di accedere a dei finanziamenti.

A tal proposito dovremmo vedere un calo dei tassi Euribor, che sono legati praticamente a tutti i prestiti che le banche fanno ad aziende e persone. Sostanzialmente, ora dovrebbe essere più conveniente ottenere prestiti e mutui.

La BCE ha anche fatto sapere di aver deciso di prolungare fino alla metà del prossimo anno le aste per dare una liquidità illimitata a scadenza trimestrale. Le banche, inoltre, potrebbero dover presto pagare la liquidità in eccesso che mettono nei depositi overnight presso la BCE, il che spingerebbe gli istituti di credito a concedere maggiori prestiti e finanziamenti.

L’obiettivo della BCE è quello di “spezzare” il circolo vizioso in base al quale le banche che ottengono soldi da parte della BCE non li danno alle famiglie e alle imprese, ma acquistano titoli di stato dei Paesi periferici (che hanno una elevata remunerazione a fronte di un rischio sostenibile). Se si vuole rilanciare l’economia occorre permettere a consumatori e imprese di riaccedere più facilmente ai prestiti.

Oggi sul mercato vedremo le pubblicazioni dei Non Farm Payrolls e del Tasso di Disoccupazione, entrambi degli Usa.

EurUsd

Ieri questo rapporto di cambio ha fatto segnare una grande volatilità che ha inizialmente tentato di rompere la resistenza a quota 1,32 . Dopo questo tentativo, la coppia di valute è stata venduta in maniera strutturale fino a raggiungere il livello di supporto a quota 1,3040. Nel breve termine vediamo ora la formazione di una congestione che ha nel valore di 1,3070 il limite superiore ma che comunque continua ad apparire in calo. L’area di prezzi attorno al valore di 1,3040 rappresenta un punto di supporto decisamente forte, come dimostrano le medie mobili (che si appiattiscono in corrispondenza) sul grafico giornaliero. Un eventuale superamento di tale valore potrebbe portare a dei cali ulteriori di questo rapporto di cambio, fino a 1,2965. Se invece dovessimo vedere un andamento al di sopra di 1.3080 , potremmo vedere ulteriori salite fino a 1,3120 ed in continuazione fino a 1,3160 e soprattutto fino a 1,32.

UsdJpy

Pochi minuti dopo la decisione della BCE questo rapporto di cambio ha avuto un impressionante rialzo a causa dei commenti che ha rilasciato il Governatore della Bank of Japan, Kuroda, che ha affermato la necessità delle misure che sono state messe in campo dalla banca centrale nipponica. Abbiamo visto dunque il superamento di 97,40 (è stato dunque rotto il triangolo di congestione), e abbiamo visto il test del valore di 98,40. Stiamo vedendo sul grafico orario un rettangolo che ci torna utile per degli ordini OCO nel caso di violazione della figura, con possibilità di riprese fino a 98,40 ed estensioni fino a 98,85 e a 99. Se invece dovessimo vedere il superamento al ribasso delle medie mobili esponenziali orarie a 21 e a 100 periodi , potremmo rivedere un tentativo di rottura di prezzi 97,30 e 97.

EurJpy

Questo rapporto di cambio ha avuto dei forti benefici dal forte rialzo della coppia di valute UsdJpy. Abbiamo visto la violazione del triangolo che si è venuto a formare dai massimi a quota 130,50, che poi è rientrato andando a testare la parte bassa della figura, a quota 127,70. Anche in questo caso il range di oscillazioni del prezzo è andato drasticamente in calo creando i presupposti per degli strappi di volatilità che possono essere in grado di far andare i prezzi al di sopra di 128,30 , con primo obiettivo 128,50 e, in rottura, 129,10 e 129,90. Se invece il prezzo dovesse scendere al di sotto di 127,65 , potremmo vedere il prezzo indirizzarsi verso i supporti di 127,15 e di 126,75.

GbpUsd

Il cable ha avuto un’azione dei prezzi molto decisa ed interessante. Questo rapporto di cambio è rimbalzato attorno alla soglia psicologica di 1,56 (dove si trova il ritracciamento del 50% di Fibonacci del trend in discesa da 1,63 a 1,48). La divergenza ribassista è ancora in atto e lo stocastico sul grafico a 4 ore ci mette in evidenza come potremmo rivedere questo rapporto di cambio ancora attorno al valore di 1,55 e, da lì, delle estensioni fino a 1,5475. Sul grafico orario vediamo l’operatività della media esponenziale a 21 periodi, che sta diventando una resistenza dinamica. Se il prezzo dovesse salire al di sopra di 1,5545 , potremmo vedere un andamento al rialzo con nuovi target sui massimi relativi a 1,56.

AudUsd

Questo rapporto di cambio ha toccato (ma non superato) dei punti di minimo. L’aussie è andato a testare quota 1,0230, per poi rimbalzare anche, se non in maniera significativa, vicino alle prime resistenze, attorno al prezzo di 1,0285. Il grafico a 4 ore mostra invece una divergenza rialzista. Se però non dovessimo avere la rottura del prezzo di 1,0285 , allora potremmo vedere un calo fino ai minimi relativi a quota 1,0230.

Eventuali pareri, notizie, ricerche, analisi, prezzi, o altre informazioni contenute in questo documento sono fornite come commento generale del mercato e non costituiscono un consiglio personale. FXCM Italia non accetta responsabilità per qualsiasi perdita o danno, compresi, senza limitazione, qualsiasi perdita di profitto, che potrebbe derivare, direttamente o indirettamente dall’uso o affidamento su tali informazioni. Il contenuto di questo documento è soggetto a modifica in qualsiasi momento e senza preavviso ed è previsto per il solo scopo di aiutare i trader a prendere decisioni di investimento indipendenti. FXCM Italia ha adottato misure ragionevoli per assicurare l’accuratezza delle informazioni contenute nel documento, tuttavia, non garantisce l’esattezza e non accetta alcuna responsabilità per eventuali perdite o danni derivanti, direttamente o indirettamente dal contenuto o la vostra incapacità di accedere al sito web, per qualsiasi ritardo o fallimento della trasmissione o la ricezione di eventuali istruzioni o avvisi inviati attraverso questo sito web. Questo documento non è destinato alla distribuzione, o all’utilizzo, da parte di qualsiasi persona in qualsiasi paese in cui tale distribuzione o l’uso sarebbe contrario alla legge o alla regolamentazione.

Taglio dei tassi da parte della BCE

La BCE ha tagliato il tasso di interesse per la prima volta in 10 mesi, promettendo di dare ancora più liquidità alle banche della zona euro per girarlo alle piccole imprese che hanno bisogno di accesso al credito. La Banca Centrale Europea ha dunque abbassato ieri il tasso di interesse portandolo al minimo storico di 0,50 per cento, in risposta ad un calo dell’inflazione nell’Eurozona ben al di sotto del livello di destinazione e dell’aumento della disoccupazione.

Il taglio era decisamente atteso da parte del presidente Mario Draghi, anche se ben pochi si aspettano che la cosa possa fare una differenza decisiva.

La BCE ha detto che le banche hanno bisogno di aiuti supplementari e che ne avranno bisogno almeno fino a luglio 2020, anche in considerazione del fatto che occorre trovare il modo per aumentare i prestiti alle piccole imprese, che sono la linfa vitale delle economie di scopo in Europa.

La sensazione di una economia debole si è estesa nella primavera di quest’anno tanto che la politica monetaria della BCE resterà accomodante per tutto il tempo necessario.

Nel suo discorso, Draghi ha detto che le previsioni della BCE indicano che la ripresa economica potrebbe prendere piede più tardi rispetto a quanto pensato in un primo momento, anche se la cosa potrebbe finalmente avvenire entro la fine di questo anno (ma ci sono ancora degli evidentirischi al ribasso).

Draghi ha detto “la banca centrale controlla molto attentamente tutti gli elementi in entrata”, una frase che già in passato ha suggerito delle forti azioni politiche che sarebbero venute di lì a poco. Il numero uno della BCE, ex della Banca d’Italia, ha aggiunto che non vi è stato un forte consenso al taglio dei tassi, il che indica che uno o più membri non erano d’accordo.

Dopo il taglio abbiamo visto la nostra moneta crollare contro le altre valute.

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