L’economia cinese e la quotazione del tempio buddista

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L’economia cinese e la quotazione del tempio buddista

Il sistema economico dell’Estremo Oriente è in crisi. L’economia sta rallentando e la crescita attesa fino alla fine del 2020 e nel prossimo anno è molto al di sotto delle previsioni sperate. In realtà, come spiega una rivista americana, le avvisaglie della crisi c’erano già da tempo.

Se rallenta l’economia cinese e se i suoi indici di riferimento continuano a registrare dei cali vistosi, si blocca tutta l’economia internazionale. E’ questa la sensazione che accompagna le considerazioni sull’economia della Cina.

Nelle ultime settimane le borse asiatiche hanno reagito malissimo alla notizia del rallentamento nella crescita del paese ed hanno respirato soltanto quando sono stati diffusi iprimi dati sulle importazioni. Oggi si cerca di capire come reagiranno ad una serie di exploit.

Per esempio la Putuoshan Tourism Developmment Corp, che si occupa del turismo della regione che comprende il monte Putuo, ha pensato di quotare in borsa il tempio costruito proprio in cima a quest’asperità.

Il tempio della dea Guan Yin è visitato da milioni di credenti buddisti. Adesso c’è la volontà di trasformare il tempio anche in un simbolo di prosperità economica, un po’ come i grattacieli di Shanghai. Si ritiene che con l’IPO si raccoglieranno ben 118 milioni di dollari.

Un tempio buddista cinese pronto alla quotazione in Borsa

In questo articolo
Storia dell’articolo

Questo articolo и stato pubblicato il 04 luglio 2020 alle ore 13:12.

La dea Guan Yin, del monte Putuo, dove milioni di credenti buddisti vanno a pregare per la salute dei loro bambini diventerа, oltre ai grattacieli di Shanghai, un altro simbolo di prosperitа economica della Cina.

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E’ questa l’intenzione manifestata dal Putuoshan Tourism Developmment Corp., la societа che si occupa del turismo nella regione, che prevede nell’immediato futuro di quotarsi in Borsa raccogliendo, attraverso una IPO, -offerta al pubblico di titoli di una societа-, 118 mllioni di dollari: ««Abbiamo studiato attentamente l’operazione per oltre un anno, e vogliamo lanciare un’offerta pubblica iniziale da 750 milioni di yuan», ha dichiarato al quotidiano China Daily Zhang Shaolei, funzionario della societа turistica che gestisce il santuario nella provincia dello Zhejiang della Cina settentrionale.Al cambio attuale si tratta di 92 milioni di euro, che serviranno a potenziare un business in crescita del santuario di Monte Putuo considerato «bodhimanda», luogo spiritualmente puro che aiutano la meditazione.

Ma non tutti sono d’accordo con l’iniziativa
Gli alti dirigenti addetti alle questioni di culto fanno di tutto per smentire l’immagine di una Cina spietata e materialista: «Quest’idea danneggia l’immagine della religione e offende la sensibilitа dei fedeli- dice all’agenzia Xinhua Liu Wei, rappresentante dell’Amministrazione Statale Affari Religiosi- e se guardiamo a quello che succede nel resto del mondo, nessun luogo di culto й mai stato quotato sui mercati prima d’ora». Secondo Liu Yuanchun, ricercatore che si occupa di buddismo per l’Accademia Cinese di Scienze Sociali, l’operazione potrebbe essere addirittura contro la legge: «Le norme stabiliscono che i siti storici, culturali e religiosi di proprietа dello Stato non possono essere impiegati per il business. Un tempio buddista й un bene pubblico che appartiene allo Stato, non ai manager del complesso turistico o al governo locale».

Gli altri templi quotati con il “trucco “
I funzionari di Putuo non hanno ancora comunicato la scadenza per l’offerta pubblica iniziale nй il listino presso il quale intendono quotare la montagna sacra, ma non й la prima volta che in Cina un luogo religioso tenta la scalata ai mercati: tre anni fa i monaci del Tempio Shaolin -giа accusati di aver trasformato la presunta culla del kung fu in una specie di Disneyland delle arti marziali- furono costretti a ritirare il progetto di esordio sulla Borsa di Shanghai, e il mese scorso le autoritа hanno bloccato l’esordio sui mercati di Hong Kong del monastero di Famen, celebre luogo di culto della Cina nordorientale.

Ma quando l’operazione viene orchestrata attraverso societа private che gestiscono siti religiosi, tanto le leggi statali che le accuse di profanazione diventano molto piщ facili da aggirare: й il caso della E mei Shan Tourism del Monte Emei, altra montagna sacra dei buddisti cinesi, quotata alla Borsa di Shenzhen nel lontano 1997 . Quest’anno le azioni del Monte Emei sono in crescita: i fedeli che si sono affidati al promotore finanziario non hanno guadagnato solamente un futuro migliore per la prossima reincarnazione, ma anche un +18,4% sul loro portafoglio titoli.

Economia, cultura e popolazione in Tibet

Economia
Il Tibet, a causa delle scelte politiche, della tradizione monastica buddista e del particolare territorio, è una regione scarsamente industrializzata. La sua economia è dunque dominata dall’agricoltura di sussistenza (di riso, orzo, grano, frutta) e dall’allevamento (di yak, cavalli, capre, pecore). Lo yak in particolare rappresenta una delle maggiori fonti di sussistenza per le famiglie rurali in quanto viene utilizzato come forza motrice per il lavoro nei campi, per il latte e derivati ed, infine, per la carne. Dalsottosuolo, ricco di risorse minerarie, si estraggono invece carbone, uranio, oro e pietre preziose.
Gli ultimi anni hanno portato ad un’apertura al turismo, quasi esclusivamente interno, promosso anche dalle autorità cinesi. La linea ferroviaria inaugurata nel 2006, che unisce Lhasa alla città cinese di Golmud, nel Qinghai, potrà forse aiutare l’economia tibetana, attualmente in una situazione di relativa incertezza e povertà.

Cultura:
La cultura in Tibet è legata in maniera indissolubile al Buddismo e al Lamaismo e tutta la sua arte è intrisa da questo spirito religioso, molto sentito e seguito dalla popolazione. Sicuramente gli elementi di maggiore fascino sono rappresentati dai templi e dai Monasteri Buddisti, che in passato erano delle vere e proprie città, come nel caso di Deprung, che contava al suo interno una popolazione di oltre 10.000 monaci. Costruiti in una posizione dominante e nei pressi di un corso d’acqua, i monasteri costituivano dunque un’unità religiosa sociale ed economica autonoma. Essi si trovano quindi non solo presso villaggi ma anche in posizioni isolate proprio in virtù di questa autosufficienza. Non sono costituiti da un singolo edificio, ma attorno al corpo centrale, costituito dal tempio, si trovano gli altri edifici posizionati in modo che il tetto a terrazza dell’uno serva da cortile per quello sovrastante.
Il Governo cinese ha cercato però di distruggere i simboli tradizionali della cultura originale tibetana demolendo monasteri, incarcerando monaci e limitando le espressioni artistiche tibetane. Tuttavia sono stati preservati e parzialmente ristrutturati alcuni palazzi per incrementare il turismo.
Una forma d’arte tipica del Tibet è costituita dai thangka, il cui significato in lingua originale è “pittura eccellente”. L’aspetto di questi manufatti è quello di stendardi coloratissimi decorati secondo i canoni iconologici della tradizione buddista. Essi vengono dipinti su carta e poi cuciti su un supporto di tessuto ed esibiscono immagini di Divinità, grandi Maestri o scene di vita di Esseri Illuminati. Oltre ad essere un prodotto artistico di notevole valore, i thangka hanno la funzione liturgica di supportare i fedeli durante la meditazione e riflessione e, una volta consacrati da un Lama, divengono veri e propri oggetti di culto.

Popolazione

La regione autonoma del Tibet è una zona che concentra la maggiore popolazione tibetana, occupando il 45% del totale dell’etnia tibetana, dove oltre all’etnia tibetana, i compatrioti di più di dieci etnie, come Han, Hui, Menba, Luoba, Naxi, Nu e Dulong vivono di generazione in generazione, costituendo i distretti etnici di Menba, Luoba e Naxi.
L’etnia tibetana, la principale etnia residente in Tibet, parla una lingua appartenente al ramo tibeto-birmano della famiglia linguistica sino-tibetana. L’etnia si occupa principalmente di agricoltura e pastorizia, mentre i residenti urbani sono impegnati per lo più nell’ artigianato, industria e commercio.

I tibetani professano il buddismo lamaista; di carattere cordiale ed aperto, eccellono nel canto e nella danza. Le canzoni tibetane sono molto melodiose, per lo più accompagnate da vari tipi di danze. Gli abiti dell’etnia sono di seta e raso, con camicie dalle maniche corte. Gli uomini portano toghe lunghe ed ampie, e le donne toghe senza maniche legate in vita da una cintura; le donne sposate indossano grembiuli con motivi simili all’arcobaleno. Sia gli uomini che le donne annodano i capelli in trecce ed amano i gioielli; nelle diverse zone, gli abiti ed accessori sono diversi. L’ alimento fondamentale dei tibetani è la tsampa (farina di orzo tostata), inoltre amano bere tè al burro di yak, tè al latte e vino d’ orzo, e consumare carne bovina e ovina. Gli antichi tibetani residenti sull’altopiano praticavano il seppellimento dei morti, mentre ora praticano il “funerale del cielo” e dell’acqua e la cremazione.

Etnie
Storicamente la popolazione del tibet è costituita primariamente da Tibetani. Altri gruppi etnici includono i Monpa, Lhoba, Mongoli e Hui. Dopo l’annessione cinese del Tibet, l’etnia prevalente è quella dei cinesi Han. Tuttavia non vi sono stime concordanti. Il Governo tibetano in esilio stima che vi siano 7,5 milioni di non tibetani introdotti dal governo cinese per nazionalizzare la regione, contro 6 milioni di tibetani, e ritiene che la recente apertura della ferrovia del Qingzang, che collega Lhasa con Pechino in 40 ore, faciliterà l’afflusso di persone da altre province cinesi. Secondo il Governo cinese, la Regione Autonoma del Tibet è abitata al 92% da Tibetani, mentre nelle altre zone del Tibet storico appartenenti ad altre province cinesi la percentuale è più bassa, smentendo ogni accusa.

Lingua
La lingua ufficiale del Tibet è il cinese. La lingua tibetana appare collegata con il birmano e con un certo numero di parlate di diversi popoli himalayani oltre che con il cinese. E’ suddivisa in molti dialetti e spesso i tibetani stessi trovano difficile comprendersi tra loro.
La lingua straniera più conosciuta è l’inglese.

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