Le conseguenze del tapering Usa nelle opzioni binarie

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Le conseguenze del tapering Usa nelle opzioni binarie

La Federal Reserve ha tenuto invariati i tassi di interesse e ha deciso per un altro “tapering” da 10 miliardi di dollari, ma ha cambiato, lievemente, il testo del comunicato inerente alle sue decisioni. Nel documento non c’è più il riferimento a un tasso di disoccupazione “elevato”. La Fed ha scritto che “le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate, con il tasso di disoccupazione che continua a scendere”.

Tasso che a giugno era sceso piu’ rapidamente delle attese al 6,1%. Intanto è atteso il rapporto sull’occupazione del governo americano. Anche in merito all’inflazione prima la Fed scriveva che i prezzi al consumo viaggiavano sotto il target del 2% mentre questa volta ha detto che si sono mossi “in qualche modo piu’ vicino” all’obiettivo fissato dalla Fed stessa per assicurare la stabilita’ dei prezzi. Inflazione e tasso di disoccupazione sono sotto osservazione.

Quindi ora il messaggio della Fed in materia di tassi di interessi non cambia. I tassi rimarranno fermi ai minimi storici (pari allo 0-0,25%) “per un periodo considerevole” anche dopo la fine della terza fase di quantitative easing, prevista in autunno. La diminuzione della misura con cui la banca centrale americana acquista Treasury e bond ipotecari porta il valore mensile di tali acquisti da $35 a $25 miliardi, di cui 15 di titoli di stato e 10 miliardi delle cosiddette mortgage backed securities. Per la Fed guidata da Janet Yellen, una politica monetaria “altamente accomodante resta appropriata”.

Categoria: Notizie

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Forex

Metatrader: la migliore piattaforma trading

MetaTrader, o per meglio dire le soluzioni della serie “Metaquotes”, risultano tra le piattaforme trading più diffuse in assoluto per il forex. Sono le preferite dei broker forex e cfd. Sono pochi i broker forex che fanno riferimento a piattaforme proprietarie. La popolarità di MetaTrader è giustificata?

La verità è sì. Il marchio, infatti, rappresenta lo stato dell’arte per una piattaforma di trading online, il giusto mix tra accessibilità (per i principianti) ed efficacia.

MetaTrader 4

Le versioni più recenti sono MetaTrader 4 e MetaTrader 5. Nonostante quest’ultimo abbia fatto il suo esordio quasi due anni fa, la quarta versione risulta ancora la più diffusa.

MetaTrader 4 offre tutto ciò di cui un trader ha bisogno. Le quotazioni sono in tempo reale, le operazioni possono erogate in modalità “immediata”, “richiesta a mercata”, “esecuzione di scambio”. Sono previsti sistemi di ordini avanzati come il trailing stop e la sospensione, oltre al classico stop loss. Ricca è l’offerta di strumenti per l’analisi tecnica: gli indicatori sono oltre trenta, i time frame invece sono sette (M1, M5, M15, M30, H1, H4, D1). Il trader può scegliere tra i classici tre grafici: lineare, a barre, con candele giapponesi.

Esistono versioni mobile di MetaTrader, grazie alle quali è possibile tradare direttamente su smartphone o tablet. Il software è compatibile con Android che con iOS. Il software, nonostante gli evidenti limiti del mezzo, è praticamente identico alla controparte per pc. Da dispositivo mobile, quindi, il trader può non solo visionare i grafici e redigere strategie, ma anche inoltrare gli ordini.

Migliori broker MT4

MetaTrader 5: le novità

Tra le maggiori novità introdotte da MetaTrader 5 vi è il numero di time frame disponibili, salito per l’occasione a ventuno. Gli indicatori, che prima erano trenta, ora sono settantanove. Si segnala, inoltre, una quantità maggiore di modalità di esecuzione.

Molto importante è l’integrazione dell’analisi fondamentale, che a differenza della quarta versione può essere realizzata direttamente in piattaforma. MetaTrader 5, infatti, dà accesso a contenuti aggiornati, i quali possono essere selezionati e organizzati secondo i criteri che più aggradano il trader.

Si segnalano però alcuni svantaggi in grado di rendere la quinta versione, almeno per ora, non totalmente all’altezza della quarta. MetaTrader 5 ha infatti una sezione di charting meno completa, non consente l’hedging e il multi hedging, richiede molta memoria RAM. L’aria di lavoro, inoltre, è più piccola, rendendo più scomoda l’attività di trading. Alcuni strumenti di analisi, infine, non sono molto precisi. Il riferimento è al ritracciamento di Fibonacci.

Il consiglio, quindi, è continuare a tradare con MetaTrader 4, che è tra le altre cose l’alternativa preferita dei broker. Anche perché i due software sono scritti con un linguaggio completamente diverso e non è possibile trasferire i dati da una versione all’altra.

Migliori broker MT5

Expert advisor Metatrader

Una dei grandi vantaggi dell’utilizzo della metatrader è la possibilità di creare expert advisor per il trading automatico. Gli expert advisor sono software creati tramite il linguaggio MQL che permettono di automatizzare le strategie di trading forex e CFD.

Gli expert advisor possono essere realizzati sia per le MT4 che per le MT5.

Prova il trading automatizzato con AvaTrade

Si è creato un mondo parallelo al trading tradizionale che permette a chiunque di utilizzare strategie di trading con expert advisor per innumerevoli tipi di lavori come:

  • impostare take e stop in automatico
  • eseguire strategie di trend following
  • eseguire alert, avvisi e ogni altro elemento necessario al trader
  • automatizzare la scelta del money e risk management e dei lotti da tradare
  • automatizzare parte del processo decisionale o un’intera strategia di trading

Gli expert advisor mt4 possono essere creati partendo da indicatori come Ichimoku, Medie mobili, HeikenAshi e altri. Oppure possono essere creati per le strategie di price action. Non c’è limite od ostacolo se non derivante dalla capacità umana del programmatore.

Guadagnare soldi online: meglio il Forex o il mercato azionario?

Se il vostro obiettivo è guadagnare soldi online con il trading, una delle prime decisioni da prendere riguarda il mercato sul quale investire. Le alternative preferite dai principianti sono, in genere, due: il Forex, ovvero il mercato valutario, e il mercato azionario.

Quale delle due alternative è preferibile? In questo articolo cercheremo di rispondere alla domanda, nella consapevolezza che la scelta definitiva spetta al trader, e che la questione potrebbe essere più soggettiva di quanto si possa pensare.

Forex: pro e contro

Il Forex è un mercato molto appetibile anche per i principianti. Lo si evince dalla diffusione cui il trading del Forex è andato incontro, sostenuto da un cambio di politica dei broker che hanno visto, proprio nel mercato valutario, un volano per acquisire clientela presso l’immenso bacino dei non addetti ai lavori. Per capire se possa fare al caso vostro, però, dovreste avere piena consapevolezza delle sue caratteristiche, e in particolare dei pro e dei contro del guadagnare soldi online con il Forex. Ecco una panoramica esaustiva.

I vantaggi del Forex

  • Il mercato è molto liquido. Quello del Forex, è il mercato più liquido al mondo. Si stima che il volume attorno alla sola coppia euro-dollaro sia superiore ai 3.000 miliardi di euro / 3.330 miliardi di dollari al giorno. Questo garantisce una più probabile copertura degli ordini e un rischio inferiore di manipolazione del mercato.
  • Il mercato è aperto 24 ore su 24. Il Forex è chiuso solo i weekend. Ciò significa che, potenzialmente, le opportunità di profitto sono superiori a qualsiasi altro mercato.
  • I broker che offrono servizi sul Forex sono numerosi. La maggior parte dei broker privati consente di fare il trading con il Forex. Ciò, tra le altre cose si traduce in un supporto maggiore per i principianti.

Svantaggi

  • L’offerta di informazioni è inferiore a quella del mercato azionario. Certo, gli analisti prendono in considerazione le valute e le notizie riguardanti le politiche monetaria fanno il resto, ma la mole di informazioni rimane inferiore a quella a disposizione dei trader azionari.
  • I prezzi sono meno volatili rispetto al mercato azionario. Questo è un dato di fatto, determinato tra le altre cose dalla maggiore liquidità.

Mercato azionario: pro e contro

Quando si pensa agli investimenti speculativi, il primo pensiero va alle azioni. Ancora oggi, nell’immaginario collettivo investire vuol dire investire nelle azioni. Ma è la migliore delle alternative per un principiante? Una rapida carrellata dei pro e dei contro può aiutare a scegliere con cognizione di causa.

Vantaggi

  • Le informazioni a disposizione dei trader sono potenzialmente infinite. Oltre all’interesse degli analisti, che considerano quello delle azioni il mercato più importante, si segnala il rilascio di informazioni a cui sono obbligate le aziende emittenti.
  • Il mercato è volatile. La borsa è molto più volatile del mercato valutario. Questo spiana la strada per profitti maggiore, per chi intende l’investimento in senso prettamente speculativo.

Svantaggi

  • Il mercato è… Troppo volatile. L’eccessiva volatilità potrebbe causare più di qualche problema ai trader poco esperti.
  • Il panorama azionario è troppo caotico. Questa è una diretta conseguenza della volatilità. Il rischio, purtroppo elevato, è non riuscire a capire in che direzione stia andando il mercato. Anche perché il fattore emotivo in borsa a un suo peso specifico.

Conclusioni

Dunque, cosa scegliere tra il mercato azionario e il mercato valutario? Dove risiedono le maggiori opportunità per guadagnare soldi online? In realtà, la risposta è demandata al singolo. Entrambe le alternative presentano pregi e difetti, vantaggi e svantaggi.

In linea di massima, però, dipende dallo stile di trading. Se solete adottare un approccio più adrenalinico e speculativo, ma allo stesso tempo lo studio delle imprese e delle società non vi fa paura, dovreste protendere per le azioni. Se invece volete mantenere un profilo più prudente, e vi piace rischiare ma non troppo, dovreste prendere in considerazione il Forex trading.

Guerra dei dazi: gli effetti sul Forex Trading

La guerra dei dazi, più propriamente guerra commerciale, rischia di imperversare lungo tutto il globo. A lanciare la prima offensiva, e quindi ad aver iniziato questo gioco che da molti è considerato pericolosissimo, sono stati gli USA. Molti temono effetti parecchio negativi a tutti i livelli: commerciale (appunto), economico, finanziario. Certamente, si apprezzeranno, se gli eventi dovessero precipitare, anche conseguenze significative per il Forex Trading.

In questo articolo faremo il punto della situazione, illustrando cause, prospettive ed effetti della guerra dei dazi, sia in una prospettiva generale che in prospettiva Forex Trading.

Guerra dei dazi: cosa sta succedendo

Il fenomeno della guerra dei dazi è esploso dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha prima annunciato e poi varato alcune sanzioni, o per meglio dire dire sovrattasse, sui beni importati dalla Cina. Ovviamente, non tutti i beni importati dalla colosso asiatico sono stati coinvolti in questa manovra. La lista, comunque, è abbastanza ricca e in grado, secondo le prime stime, di compromettere l’export Cina-USA per un valore vicino ai 100 miliardi di dollari.

La guerra dei dazi si è arricchita di un nuovo capitolo di recente, quando lo stesso Donald Trump ha annunciato che, da tali offensive, non verrà esclusa nemmeno l’Unione Europea, che in linea teorica non è solo un partner commerciale ma anche un alleato militare e politico. I dazi dovrebbero riguarda soprattutto le importazioni dell’acciaio. A ciò, anche se ha fatto meno scalpore, si aggiungono le promesse di protezionismo scagliate contro altri stati, tra cui Messico e Canada.

Quella dei dazi è stata definita, appunto, “guerra” perché i paesi coinvolti non stanno rimanendo con le mani in mano. Sono partite controffensive simili da parte della Cina, mentre l’Unione Europea ha già dichiarato che reagirà prontamente alla politica protezionistica americana. Probabilmente, la questione verrà portata direttamente al WTO.

Perché la guerra dei dazi

In un’epoca, come questa, basata sulla globalizzazione e sull’interdipendenza, non solo commerciale, tra paesi e continenti, fa specie sentire parlare di dazi e protezionismo. Tuttavia, dietro le iniziative dell’amministrazione statunitense non c’è il delirio di un isolazionista bensì un chiaro disegno economico. Donald Trump, infatti, si è posto l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori americani. Per farlo, ha scelto la via della competitività. Gli Stati Uniti, infatti, scontano un deficit di competitività causato da un lato da condizioni fiscali proibitive rispetto ai concorrenti asiatici, e dall’altro da una cronica tendenza al deficit commerciale.

Per questo motivo, ha agito da un lato varando uno shock fiscale e dall’altro innescando una spirale protezionista. Da qui l’introduzione dei dazi. Non stupisce, quindi, che i due bersagli principali siano proprio l’Unione Europea, che sta addirittura basando la sua crescita sull’export, e la Cina.

Il grimaldello per aprire la porta dell’avanzo commerciale, dal punto di vista statunitense, è la svalutazione del dollaro. Ciò è visto come una esigenza dall’amministrazione federale, anzi come un fattore propedeutico alla riduzione del deficit commerciale. Tanto più che negli ultimi anni l’euro si è svalutato nei confronti del dollaro, fino a sfiorare la parità.

Le conseguenze della guerra dei dazi

La chiusura del precedente paragrafo spiana la strada a una riflessione sugli effetti della guerra dei dazi, soprattutto dal punto di vista del Forex. Se il fattore propedeutico al piano di Trump è la svalutazione del dollaro, allora non deve stupire che il rischio maggiore per gli investitori del mercato valutario sia proprio questo: una spinta pesantemente rialzista e duratura della coppia euro-dollaro.

I Forex trader, quindi, dovrebbero ragionare esattamente in questi termini. Se il piano di Trump funzionerà, si assisterà a una svalutazione del dollaro e un rafforzamento dell’euro. Si parla di euro, principalmente, perché da un lato lo yuan cinese è parzialmente controllato dalle autorità governative cinese e perché, dall’altro lato, proprio l’Unione Europea rappresenta uno dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti (con esplicito riferimento alla Germania). Non si esclude, però, anzi è probabile, una svalutazione generale del dollaro, anche rispetto alle altre valute.

Dal punto di vista economico, le conseguenze saranno ben peggiori di un trend rialzista dell’euro-dollaro. Il rischio è di soffocare il commercio mondiale, anche perché, come già anticipato, i paesi coinvolti minacciano di reagire prontamente (e in un certo senso lo stanno già facendo).

Prospettive della guerra dei dazi

Secondo alcuni analisti, Donald Trump, benché abbia iniziato un gioco strano e pericoloso, non ha tutti i torti. La Cina, infatti, è accusata dagli Stati Uniti di agire in maniera scorretta, e di basare la sua competitività su un approccio poco democratico e occidentale al mondo del lavoro (per esempio, il costo della manodopera è ancora molto basso). L’Unione Europea, invece, utilizza un approccio mercantilista, soprattutto a causa della trazione Germanica, che rischia di causare altrove parecchi squilibri. Una interpretazione, questa, condivisa anche dalla precedente amministrazione Obama, la quale ha tentato più volte di persuadere la Germania a non esagerare con il suo surplus commerciale.

Detto ciò, occorre valutare se il rimedio proposto da Trump non sia peggiore del male e se, da un punto di vista americano, tale piano possa funzionare.

A parere di chi scrive, corroborato da quello di vari analisti, il piano del presidente USA è costretto a fallire. Ecco alcuni dei motivi.

Il mondo è troppo globalizzato. La guerra dei dazi potrebbe non essere praticabile per una questione semplice: i dazi non colpiscono solo i paesi esportatori, ma anche i paesi importatori, ossa gli Stati Uniti. Le aziende manifatturiere americane, infatti, potrebbero ricevere detrimento da queste politiche perché molto banalmente, basano le loro attività sull’acquisto di materie prime e semilavorati provenienti dalla Cina e dall’Europa. La filiera è molto complessa e, in quasi tutti i casi, fa praticamente il giro del mondo, avvantaggiando tutte le parti in causa.

Gli Stati Uniti rischiano di isolarsi. Le reazioni, per ora principalmente politica, dei paesi “offesi”, sono state parecchio dure. Come già detto in questo articolo, nessuno ha intenzione di stare con le mani in mano. E’ ovvio che un assetto “USA contro tutti” non fa bene in primo luogo agli Stati Uniti. Ciò pare essere stato compreso anche dall’amministrazione a-stelle-e-strisce, che si è già seduta al tavolo con la Cina per limitare gli effetti di un protezionismo incrociato.

Dalla guerra dei dazi si potrebbe passare alla guerra di valute. E’ lo scenario peggiore in assoluto. Nel caso la guerra non si concludesse con una tregua, i vari paesi potrebbero passare alle maniere forti, il ché significa svalutare la propria valuta per compensare l’aumento dei dazi. Ecco, gli effetti di una tale deriva sarebbero veramente pessimi e forieri di forti squilibri. D’altronde, una piccola guerra di valute è già stata sperimentata nel 2020, e nessuno ha voglia di sperimentarla di nuovo.

Come sta reagendo l’euro alla crescita dell’Europa superiore alle attese

Dopo tanti anni di crisi, pare che l’Europa stia rialzando la china. La crescita ha finalmente acquisito una velocità. Persino i paesi più in crisi, come appunto l’Italia, hanno stupito in positivo. Come ha reagito l’euro agli ultimi dati dell’economia? La risposta è “bene”, se si interpreta l’apprezzamento come una dinamica affidabile.

Il rafforzamento dell’euro

Certo, il rafforzamento dell’euro non è un fenomeno nuovo. Anzi, è da qualche anno che la moneta unica sta acquisendo vigore. Ha preso tuttavia letteralmente il volo proprio quest’anno, in concomitanza di un congiuntura economica favorevole che è andata consolidandosi. A fine settembre 2020, l’euro navigava intorno a quota 1,2. Se si considera che a gennaio si trova intorno all’1,03, si capisce come il trend rialzista non si sia rivelato semplicemente solido ma anche molto forte.

Tutto ciò può causare problemi sul fronte esportazioni? D’altronde la discesa avvenuta nel 2020 era stata cercata, e ottenuta, dalla BCE proprio alla scopo di favorire le esportazioni e importare ricchezza. Ebbene, secondo gli esperti, l’apprezzamento dell’euro non cagionerà danni in questo senso. Il motivo? Semplice: la dinamica dei cambi, apparentemente sfavorevole all’eurozona, verrà controbilanciata da una ripresa del commercio derivante proprio dalla migliorata situazione economica. Miglioramento che, a ben vedere, non riguarda solo il vecchio continente. E’ di questa idea anche la BCE, che nel consueto bollettino mensile ha riflettuto proprio su questo elemento. “La ripresa mondiale generalizzata”, hanno spiegato a Francoforte, “sosterrà le esportazioni dell’area dell’euro. L’attività economica mondiale dovrebbe segnare un moderato rafforzamento, basato sul costante sostegno delle politiche monetarie e di bilancio nelle economie avanzate e su una ripresa delle economie emergenti esportatrici di materie prime”.

I fattori che influenzeranno l’euro nel prossimo futuro

Com’è logico che sia, oltre che al fattore crescita, se si vuole dipingere un quadro oggettivo della reazione dell’euro è necessario anche fare riferimento a ciò che accade oltreoceano. Il cambio, infatti, è piuttosto suscettibile non solo alle notizie che giungono dall’Europa, ma anche a quelli che provengono dall’estero, in primis degli Stati Uniti. Un esempio? Il 20 settembre la Fed ha annunciato un nuovo rialzo dei tassi entro dicembre e il cambio euro-dollaro è crollato sotto l1,19. Allo stesso modo, le dichiarazioni rassicuranti del presidente Trump del 19 settembre (che paventavano una alternativa diplomatica ai venti di guarra in Corea), hanno spinto il cambio sopra l’1,2.

A stimolare la corsa dell’euro vi è comunque una inflazione troppo bassa, e che difficilmente raggiungerà quota 2% entro l’anno prossimo. Il ritorno, anzi il proseguimento a oltranza delle politiche espansive (che riguardano soprattutto il Quantitative Easing) potrebbero interrompere questa corsa e spingere la moneta unica a una serie di ribassi.

Non rimane, quindi, che guardare ai dati della crescita solo come uno dei tanti fattori in campo. A giocare un ruolo importante saranno le tensioni geopolitiche, le notizie dagli Stati Uniti e, soprattutto, le iniziative di politica monetaria messe realizzate dalla Banca Centrale Europea.

Scalping e risk management: 4 consigli utili

Lo scalping è uno stile di trading che consiste nell’aprire e chiudere velocemente i trades per ottenere numerosi piccoli guadagni. Molti trader la utilizzano anche perchè sono amanti dell’adrenalina prodotta dalla pressione e dalle sfide che quotidianamente pone in essere.

Offre opportunità di rilievo ma espone il trader ad alcuni rischi. Obbliga, per esempio, a mettere in campo un approccio al risk management del tutto diverso. Il legame tra scalping e risk management deve essere più forte che mai e dettato prima di tutto dal buon senso. Alcuni consigli tecnici, tuttavia, possono risultare utili agli aspiranti scalper.

Lo scalping: opportunità e rischi

Quando si parla di scalping e risk management, non ci si può esimere dall’analizzare i vantaggi e gli svantaggi di questa pratica. Tecnicamente, consiste nell’apertura e nella chiusura di posizioni a un ritmo superiore al normale. Lo scalper piazza più trade nell’arco di una stessa giornata, in alcuni casi si contano più trade nell’arco di un’ora.

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Il vantaggio principale risiede nella possibilità di generare un numero di guadagni superiori alla media. Se presi singolarmente, questi saranno di entità ridotta. In aggregato, saranno piuttosto ingenti.

Ciò nella migliore delle ipotesi. Lo scalping, infatti, è un approccio che comporta stress, in grado di generare una pressione ai limiti del sostenibile. Lo spazio decisionale si restringe, si ha meno tempo per produrre delle decisioni. L’operatività acquisisce importanza a discapito della strategia e non è escluso il ricorso all’improvvisazione.

Il risk management nello scalping: posizionare gli stop loss

Alla luce di questi pericoli, il risk management va ripensato. Sia chiaro, fare scalping e risk management vuol dire seguire le regole classiche della disciplina, che trovano negli stop loss il punto di riferimento principale, ma è in dubbio che la ristrettezza dell’orizzonte temporale ponga in essere dinamiche sui generis.

Di seguito, 4 consigli riguardanti il posizionamento degli stop loss e la gestione del rischio nella prospettiva dello scalping.

  1. Individuare supporti e resistenze. Da questo punto di vista, non si segnalano differenze rispetto al risk management propriamente detto. Il trader deve individuare supporti e resistenze e porli a riferimento nella fase di posizionamento degli stop. Gli strumenti di analisi tecnica per farlo abbondano. L’unica raccomandazione è, in caso di scalping, di utilizzare time frame circoscritti e operanti in una prospettiva intra-day. Se si acquista, lo stop loss verrà posizionato in corrispondenza di un supporto. Se si vende, verrà posizionato in corrispondenza di una resistenza.
  2. Stop loss pari al conto. In questo caso il trader decide di depositare una piccola somma sul conto trading (pari al suo rischio in termini di stop loss) e di rischiare tutto. Quindi lo stop loss è rappresentato dal deposito sul conto. Non applica stop sulle singole posizioni. Ad esempio se normalmente su un conto di 10.000 inserisce stop di 200 euro allora utilizzerà un conto da 200 euro che rischia al 100%.
  3. Seguire la regola dell’1%. Molto banalmente, ogni trade non deve impiegare più dell’1% del proprio capitale. In genere, se il trading è multiday, il limite è posto al 2 o al 5%. In questo caso, viste dinamiche dello scalping, è bene non superare il punto di percentuale.
  4. Seguire la regola del 5%. Secondo questa regola, nell’arco di una giornata lo scalper non dovrebbe rischiare più del 5% del suo capitale. Ciò significa fare una stima dell’eventuale perdita in caso di fallimento di un trade, ripetere il procedimento per tutto i trade della giornata e sommare. Se la perdita stimata complessiva supera il ventesimo del capitale, allora si parla di approccio rischioso (e quindi da evitare).

Scalping nel trading automatico o manuale?

Un’altro importante elemento che incide sulle strategie di scalping online è l’utilizzo o meno di software, indicatori o expert advisor che permettono di fare trading automatico o semi-automatico.

Lo scalper deve valutare numerosi tipi di ingressi a mercato e la fretta o l’imprecisione del timing di ingresso (o di uscita) può determinare un incremento di profitti o perdite. Ecco perchè spesso ci si affida a expert advisor nati per lo scalping. Tuttavia noi di Guidatrading siamo dell’idea che non è possibile automatizzare al 100% tali tipi di strategie ma sarà necessario sempre un intervento umano. Ecco perchè siamo favorevoli ad un utilizzo “intelligente” degli expert advisor che possano aiutare lo scalper solo in alcuni fasi (aperture, gestione o chiusura dei trades).

Scalping forex e opzioni binarie?

Senza ombra di dubbio lo scalping è nato nel forex trading perchè la volatilità e la leva finanziaria hanno reso questa strategia accessibile a tutti. Ma non dimentichiamoci che è possibile fare scalping anche su altri mercati come nel trading di azioni, indici o materie prime.

Anche per le opzioni binarie con scadenze 60 secondi o 5 minuti si è diffusa la strategia di scalping. In effetti ci sono numerose similitudini. Invece di piazzare un take profit stretto si va a valutare un uscita a scadenza dopo 60 secondi. Lo scalping con le opzioni binarie permette di conoscere il rischio (pari al singolo investimento deciso dal trader) e il potenziale guadagno (circa l’80% dell’investimento).

Market mover eurodollaro: gli indicatori finanziari, economici, politici

La coppia eurodollaro è la più scambiata in assoluto. Per investire al meglio è necessario conoscere e comprendere, oltre all’analisi tecnica, anche l’analisi fondamentale e gli impatti delle news. Il primo passo è scoprire i market mover relativi all’Eur/Usd, ovvero i dati macro economici e le news istituzionali che possono spingere il prezzo verso una direzione precisa.

Di seguito, una breve definizione e una lista esaustiva dei market mover eurodollaro.

Market mover significato

Con il termine “market mover” si intende un evento in grado di influenzare i prezzi. Tale evento può essere periodico o estemporaneo, ossia può corrispondere a un appuntamento fissato in calendario, che si ripete ciclicamente, oppure dipendere esplicitamente dalle contingenze. In quest’ultimo caso, l’impatto è generalmente più profondo proprio perché inatteso. Dal punto di vista meramente tecnico, si distinguono tre tipologie di market mover.

  • Finanziari. Sono quei market mover che coinvolgono elementi di natura finanziaria, la “moneta”, per dirla in maniera semplice. Il riferimento è ai meeting delle banche centrali e alle conseguenti decisioni sui tassi di interesse.
  • Economici. Questa tipologia di market mover riguarda i dati economici, sia micro che macro. Per esempio, le stime sul PIL, le performance del mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione, le vendite al dettaglio etc.
  • Politici. L’ultima categoria di market mover abbraccia l’insieme degli avvenimenti politici, i quali possono influire sul clima di fiducia e di conseguenza sul valore della moneta. Un esempio? Le elezioni, specie se combattute, nei paesi che adottano una delle monete presenti nel coppia (se si parla di Forex).

Market mover euro dollaro

Va specificato che i market eurodollaro sono numerosi. Ciò non deve stupire: le monete fanno capo alle due maggiori economie mondiali, le quali sono suscettibili, in un panorama così globalizzato come quello attuale, a molti eventi di natura politica, economica, finanziaria etc. Elencheremo quindi quelli di in grado di esercitare una influenza diretta sulla coppia.

  • Annuncio dei tassi di interesse. E’ il market mover eurodollaro più importante. Il motivo risiede in un fatto intuitivo: la modifica dei tassi di interesse incide direttamente su alcuni fattori determinanti per la forza della valuta: quantità del circolante, percentuali di rendimenti etc. In genere, a un rialzo tassi corrisponde un rafforzamento della moneta, a un ribasso corrisponde un indebolimento. Gli effetti vengono moltiplicati nel caso in cui si apprezzasse una divergenza. Attualmente, per esempio, la Fed punta al rialzo mentre la Bce persevera con i tassi bassissimi. Il risultato? Coppia in calo, che scivola verso la parità. Il ragionamento vale anche per la politica monetaria nel suo complesso (vedi Quantitative Easing).
  • Dati sull’inflazione. E’ un altro market mover importante poiché consente di produrre stime sulle future mosse delle banche centrali. L’attenzione andrebbe prestata, in questo caso, all’inflazione degli Stati Uniti e a quella dell’Eurozona, nonché all’indice dei prezzi al consumo rilevato nei paesi più importanti come la Germania, la Francia, l’Italia.
  • Dati sul Pil. In un regime di cambi variabili, la forza delle monete rispecchia la forza economica (e non solo) del paese di riferimento. Un indicatore dirimente in tal senso è il Prodotto Interno Lordo. Più cresce, maggiori sono le spinte al rialzo. In questo momento, gli Stati Uniti crescono a un ritmo discreto e l’Europa arranca. La conseguenza, come precedentemente accennato, è un indebolimento dell’euro a favore del dollaro.
  • Dichiarazioni di policy maker. Il discorso è simile a quello dell’inflazione, per quanto meno oggettivo. Le affermazioni dei decisori, siano essi politici come finanziari (es. Draghi), danno una idea delle iniziative che verranno prese e che, presumibilmente, avranno un impatto sulle monete.
  • Incertezza politica. E’ il market eurodollaro più “emotivo”. Se un paese è sul punto di vivere un periodo di caos politico, oppure lo sta vivendo, viene percepito come più debole agli occhi degli investitori e la moneta si indebolisce. A maggior ragione se la prospettiva è la conquista del potere da parte di una formazione che avversa lo status quo. Questo market mover sta rivelando tutta la sua forza in questo periodo: il riferimento è alle elezioni in Francia, con lo spauracchio Le Pen; a quelle in Olanda, con la probabile vittoria degli euroscettici; meno a quelle in Germania.

Fare trading con le news con gli expert advisor

Esistono diverse strategie per fare trading con le notizie (news) e possono essere utilizzate per piazzare ordini prima o dopo le news.

La maggior parte di queste strategie per fare trading sulle news si basa sui breakout di momentum e sfruttano la volatilità e il trend che scatta dopo l’uscita delle news. Si può fare trading sulle news in manuale o in automatico.

Il trading con le news in manuale risulta molto più difficile perchè la velocità richiesta nell’inserire o modificare gli ordini è elevata e spesso non si riesce a farlo manualmente.

A tal fine il team di Guidatrading.com ha realizzato alcuni expert advisor MT4 dedicati al trading sulle news:

  • Post news BOE EA per fare trading sul Report inflazione inglese (coppie forex GBPUSD, EURGBP e GBPJPY)
  • Post news Cash Rate per fare trading sul Tasso di interesse del dollaro australiano (coppia forex AUDUSD)
  • Post news FOMC per il trading durante la conferenza stampa della banca centrale americana (coppia EURUSD)
  • Post news Official Cash Rate per fare trading sul Tasso di interesse del dollaro neozelandese (coppia forex NZDUSD)
  • Post news Overnight Rate per il trading sul tasso di interesse canadese (AUDCAD, USDCAD, CADJPY)
  • Post news ECB Press Conference (varie e possibili notizie di impatto su EURUSD)
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