La guerra delle valute – Opzioni Binarie

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La guerra delle valute

Chi opera nel mercato valutario attraverso le opzioni binarie, in questo ultimo periodo, si sarà reso conto dell’importanza delle decisioni prese dalle banche centrali che – analizzando bene la situazione – stanno cercando di svalutare la moneta riferimento. Come mai?

Chi analizza il mercato valutario e conosce qualche nozione di politica monetaria, sa che una moneta, per essere considerata solida deve essere stabile su un buon valore. Il problema è che in una fase di crisi economica come la nostra, una moneta troppo forte rischia di deprimere le esportazioni.

Cerchiamo di spiegarci meglio: le banche centrali stanno mettendo in campo delle strategie per svalutare le monete nazionali . Ultimo in ordine cronologico è il caso dello yen giapponese. Questo accade perché se gli investitori fuggono dall’America e dall’Europa, allora capita che le valute considerate bene di rifugio attirino gli investitori.

Il problema è che in questo modo aumentano il loro valore prefigurando da un lato una possibile deflazione e dall’altro riducendo in modo sensibile le esportazioni che diventano sempre più costose. Una riduzione delle esportazioni vuol dire anche crollo delle vendite, diminuzione dei posti di lavoro e aumento dell’inflazione.

Oggi i programmi della Fed e della BCE hanno richiesto un intervento supplementare della Banca del Giappone che ha dovuto studiare una strategia di difesa.

La Guerra delle valute: ora e qui

Le preoccupazioni generali per la guerra delle valute sono riemerse nelle ultime settimane, soprattutto a causa della azione giapponese sullo yen. Per comprendere il significato di questa cosiddetta guerra, dobbiamo tornare indietro nel tempo agli anni ‘30. Allora, la paura degli economisti per le guerre valutarie ebbe un ruolo importante nella Grande Depressione nel 1930. Furono necessari diversi decenni per metter riparo al danno fatto ai mercati finanziari globali in quel periodo, e il ripetersi di questo incubo non si può escludere del tutto. Tuttavia, vi sono grandi differenze tra il 1930 ed oggi, ed i risultati di ciò che accade possono essere diversi. In passato, le guerre valutarie venivano definite come una politica intenzionalmente progettata per ridurre il valore di una moneta, sia per l’inflazione locale o per l’abbassamento dei tassi. E’ proprio la stessa cosa a lungo termine, dal momento che un aumento dell’inflazione rispetto agli altri paesi finirà per realizzare un tasso di cambio più basso.

Quindi, cosa potrebbe succedere oggi con la Guerra delle valute? La conclusione di quello che è successo a quei tempi fu una guerra valutaria che si tradusse in una svalutazione della moneta, con allentamento monetario, che sarebbe stato probabilmente molto meno dannoso rispetto alla negoziazione diretta ed alle ritorsioni sul controllo dei cambi che in realtà si verificarono nel 1930. La guerra delle valute potrebbe ancora trasformarsi in delle guerre commerciali dirette, ma anche se non succedesse, essa potrebbe portare ad altri problemi come l’inflazione delle materie prime e le bolle dei prezzi delle attività nelle economie emergenti, anche se finora, non stiamo vedendo una ripetizione del 1930.
La banca Goldman Sachs sostiene questa opinione, spiegando che “questa configurazione di movimenti di mercato nelle attività – il calo dei tassi reali, irrigidimento nelle curve nominali, svalutazione monetaria e il modello di sovraperformance domestico patrimonio netto del settore – è più coerente con un attacco di allentamento monetario che si prevede di dimostrare espansiva, piuttosto che un’interpretazione guerra valutaria”.

L’economista americano Paul Krugman crede anche che ciò che sta accadendo oggi è una guerra valutaria equivocata. Secondo Krugman, sarebbe una cosa molto negativa se i politici prendessero sul serio, quello “che attualmente si chiama” guerra valutaria ” che è quasi sicuramente un vantaggio netto per l’economia mondiale. Nel 1930 questo accadde perché i paesi si liberarono dell’oro, lasciarono lo standard dell’oro, e questo li spinse a perseguire politiche monetarie espansive”.

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Il G-20 e la guerra delle valute

Il Gruppo dei responsabili finanziari del G20 ha affilato la loro posizione contro i governi che cercano di influenzare i tassi di cambio. Due giorni di colloqui tra i ministri delle finanze del G20 ed i banchieri centrali si sono conclusi la scorsa settimana con l’impegno di non “colpire i propri tassi di cambio a livello competitivo”. Questa posizione è più forte di quella richiesta tre mesi fa e potrebbe influenzare le scelte dei funzionari giapponesi, offrendo un orientamento riguardo al valore. La loro moneta, lo yen, oggi è vicino al suo livello più basso rispetto al dollaro dal 2020, mentre i politici stanno cercando di calmare le preoccupazioni che alcuni paesi stiano tentando di indebolire il loro tasso di cambio al fine di favorire le esportazioni e, tramite questo, la crescita economica. Secondo il G20, e in contrasto con le opinioni di GS e Krugman citate in precedenza, il rischio è una situazione simile al 1930, con svalutazioni e protezionismo. Il residente della Bundesbank ha spiegato che “le svalutazioni sostenibili possono migliorare la competitività, ma non risolvono i problemi strutturali e avviano delle reazioni”.
Dobbiamo parlare del Giappone, ancora una volta, dato che il governatore della Banca del Giappone Masaaki Shirakawala ha detto:. “Le misure della Banca del Giappone sono state e rimarranno finalizzate al raggiungimento di un’economia solida attraverso prezzi stabili”. Nel corso della riunione del G20, i funzionari giapponesi hanno negato le svalutazioni della loro valuta, dicendo che, secondo loro, la sua discesa era un sottoprodotto del loro tentativo di accelerare il tasso di crescita dell’economia giapponese.

In più, noi aggiungiamo che il direttore generale del FMI ha detto che parlare di guerre valutarie è esagerato, e il presidente della Federal Reserve Bernanke ha detto: “gli Stati Uniti hanno implementato gli strumenti di politica interna per promuovere gli obiettivi nazionali ed il rafforzamento dell’economia USA sosterrà la crescita mondiale”.

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Tra le attività sottostanti tra cui è possibile operare medianti opzioni binarie, il Forex rappresenta quella di maggior interesse: ci riferiamo, infatti, ad un business che movimenta quasi 4.000 miliardi di dollari al giorno.

I Competitors di questo settore sono soprattutto enti con grandi liquidità come Banche o Fondi Pensione: i piccoli risparmiatori, anche se in costante aumento, influenzano solo in modo marginale i valori scambiati.

Prima dell’avvento delle opzioni binarie era proprio il Forex il mercato più utilizzato dai trader. Questo essenzialmente per le seguenti ragioni:

  • Andamento dei prezzi altalenante e quindi idoneo ad operazioni speculative a breve termine;
  • Elevata liquidità del mercato e quindi transazioni sempre rapide.

Con l’introduzione dello o.b. però i trader si sono immediatamente dirottati su questo mercato, sempre “scommettendo” sull’andamento dei prezzi delle valute, ma in modo certamente più immediato.

Con le opzioni binarie, invece, anche il piccolo risparmiatore può perseguire guadagni in pochissimo tempo anche senza alcuna competenza specifica in tale ambito.

Forex vs Opzioni binarie

Per comprendere al meglio perché un investimento in opzioni binarie e più conveniente e sicuro del trading diretto nel Forex, analizziamo un esempio pratico.

Es. (Forex) Ipotizziamo di voler acquistare nel mercato Forex euro vendendo dollari: se la moneta europea si apprezza rispetto a quella americana otterremo un profitto, nel caso opposto subiremo una perdita.

Un investimento in questo settore potrà avere 3 epiloghi:

  1. Chiusura con profitto o perdita per il trader;
  2. Conclusione automatica per Stop Loss o Take Profit;
  3. Termine per “Marginal Call”, ovvero azzeramento del conto dell’ investitore a causa dell’effetto leva.

Ed è proprio quest’ultimo punto che rende così rischiosa un’operazione diretta nel Forex.

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