Italia dal 2008 chiude un’impresa su cinque

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Crisi, chiude un’impresa storica su quattro. Dal 2008 al 2020 addio a 9mila aziende ultracinquantenarie

In quattro anni hanno chiuso circa 9mila imprese che avevano alle spalle più di 50 anni di attività.

Mentre i politici cercano di lanciare messaggi di ottimismo parlando di ripresa e si distraggono con argomenti che interessano solo a loro, l’Italia deve registrare i dati sempre più allarmanti che arrivano dal mondo delle piccole e medie imprese che costituiscono le fondamenta dell’economia nazionale.

Ebbene, secondo elaborazioni e stime dell’ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, dal 2008 al 2020, gli anni peggiori della crisi, l’Italia ha dovuto dire addio a circa 9mila imprese storiche, ossia quelle che erano in attività da più di 50 anni. La media è di una impresa storica su quattro chiusa, mentre prima del 2008 il rapporto era di una su cinque.

Se si approfondisce a livello locale, si scopre che, per esempio, in Calabria a chiudere sono state più della metà delle imprese storiche, il 53% ossia circa 250 aziende. In Puglia hanno chiuso in circa 300, che costituivano il 47,6% delle imprese ultracinquantenarie, mentre in Lombardia ha chiuso una su tre (oltre 4200).

Prendendo in considerazione anche le imprese più giovani, nel primo semestre del 2020 sono state registrate circa 6500 procedure fallimentari con un aumento del 5,9% rispetto al 2020, dunque se si continuerà di questo passo, alla fine dell’anno di certo per le imprese non si potrà parlare di ripresa, ma di ulteriori peggioramenti.

Aggiungendo le procedure fallimentari di quest’anno a quelle già in corso da prima, in totale ci sono 126mila aziende italiane coinvolte in una procedura concorsuale tra fallimenti e concordati preventivi.

Guardando le singole regioni vediamo che in Toscana c’è stato un aumento dei fallimenti del 33,8%, in Calabria del 31%, in Trentino Alto Adige del 26,9%, percentuali altissime e allarmanti. In Lombardia l’aumento è del 7,5% e riguarda soprattutto imprese nate tra il 2000 e il 2009.

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Tag: imprese

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Una neo-impresa su cinque ha già chiuso i battenti

DAL 2009 A OGGI SONO NATE 1,8 MILIONI DI IMPRESE, MA DI QUESTE SOLO 1,4 MILIONI SONO ATTUALMENTE ATTIVE. TRA LE NATE NEL 2009 HA GIÀ CHIUSO UNA SU QUATTRO. RESISTONO MEGLIO ALLA CRISI LE ATTIVITÀ LEGATE ALLA CURA DELLA PERSONA, BED&B E AGRITURISMO

Dal 2009 a oggi in Italia sono nate circa 1.830.000 imprese, ma a oggi poco più di 1.400.000 risultano ancora attive. In cinque anni hanno chiuso circa 359mila attività, circa un’impresa su cinque. All’interno di questo scenario economico, che denota le difficoltà incontrate dagli imprenditori che hanno deciso di aprire una nuova impresa nel corso degli ultimi 5 anni, molte ancora in fase di start up, il 2009 è stato un anno decisamente negativo.

Delle imprese aperte in questo anno, ne risulta cessata una su 4, per un totale di circa 221.144 sopravvissute. Un trend simile si riscontra anche per le realtà nate nel 2020 e 2020. È quanto si evince dallo studio sulle performance delle imprese italiane nate dopo il 2008 condotto da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nelle business information che ha analizzato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane.

Dettaglio geografico

A livello territoriale, il Nord Ovest è la macroarea che ospita il maggior numero di imprese cessate tra le nuove nate, dove il 21,08% del totale è fallito. Situazione simile per il Nord Est, dove il 20,88% del totale non è più attivo. A sorpresa la minor percentuale di “mortalità” si concentra nel Sud e le Isole con solo il 18,34%. Situazione intermedia al Centro con una percentuale del 18,77%. L’area geografica del Sud e le Isole è anche quella con la maggior concentrazione di imprese nate negli ultimi cinque anni con il 32,88% del totale. Seguono in questa classifica il Nord Ovest con il 26,29%, il Centro con il 22,20%, chiude il Nord Est con il 18,62%. Entrando maggiormente nel dettaglio, la percentuale maggiore di imprese cessate si registra, fra le nuove nate, in Piemonte (7,86% del totale di imprese neo costituite in Italia) e in Emilia Romagna (7,68%) rispettivamente con una percentuale del 23,31% e del 21,73%. Male anche la Toscana con il 21,47% di cessazioni sul totale delle imprese neocostituite, il Friuli con il 21,24% e la Liguria con il 21,54%. Al contrario, nel Lazio e in Basilicata si osservano meno cessazioni fra le realtà nate dopo il 2008 con solo il 16,55% e il 16,17% di chiusure sul totale delle imprese nate negli ultimi 5 anni.

Dettaglio per settore

Dall’analisi di CRIBIS D&B emerge che le attività avviate in settori più tradizionali come negozi, imprese edili, bar e ristoranti, in molti casi hanno dovuto chiudere dopo poco tempo. Invece chi ha investito in attività più innovative come Bed&Breakfast, agriturismi e agricoltura biologica ha avuto più successo. Nel dettaglio, l’edilizia e il commercio al dettaglio sono i due settori in cui in Italia si registra la maggior percentuale di chiusure tra le imprese nate negli ultimi cinque anni, rispettivamente con il 23,09% e il 22,07% del totale. Al tempo stesso però bisogna sottolineare che in questi comparti sono nate più imprese: il 28,40% del totale per quanto riguarda il commercio al dettaglio, il 16,14% per il settore edile.

Pesa la dimensione nazionale del mercato

La maggiore difficoltà di questi settori è legata anche al mercato di riferimento, che è prevalentemente nazionale in cui la domanda, la spesa delle famiglie e le compravendite sono risultate in forte calo. Questi settori non hanno beneficiato del migliore andamento delle economie internazionali. In particolare il settore delle costruzioni potrebbe avere risentito del migliore andamento delle ristrutturazioni e riqualificazioni del patrimonio abitativo che potrebbe aver dato impulso alla nascita di nuove imprese. Tuttavia il mercato immobiliare risulta ancora particolarmente debole. Tra i settori più brillanti in termini di natalità si rileva quello dei servizi. Scenario più confortante anche per il settore dell’agricoltura, foreste, caccia e pesca dove le cessazioni hanno raggiunto l’11,72% del totale a fronte di un 7,68% di imprese neocostituite

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