Cina la zavorra sui mercati UE

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Cina: la zavorra sui mercati UE

La Cina ha zavorrato i mercati occidentali, ha condizionato le quotazioni sulle principali piazze, eccetto quella giapponese. Ecco cosa è successo sui listini internazionali.

L’economia cinese è stata considerata a lungo il gigante dell’economia mondiale e in effetti un suo rallentamento ha comportato una battuta d’arresto per tutti i listi occidentali. Le maggiori piazze internazionali hanno inaugurato la giornata di scambi in modo molto incerto.

L’osservata speciale, ancora una volta, è l’Italia che in queste ore si appresta a pubblicare i dati relativi al Prodotto Interno Lordo e all’industria italiana. Non è quindi un segreto né una novità il nuovo aumento dello spread tra Bund e Btp che si porta fino a quota 265 punti base.

L’unica economia che sembra resistere agli “attacchi cinesi” è quella giapponese dove si sentono ancora gli strascichi della politica monetaria aggressiva degli ultimi mesi. Il prodotto interno lordo giapponese, tra l’altro, è cresciuto più del previsto. Soltanto nel primo trimestre del 2020 il Pil del paese è schizzato del 4,1 per cento. Il Nikkei, in più, ha guadagnato cinque punti percentuali.

Molto meno allegra la situazione finanziaria italiana dove Piazza Affari ha aperto in ribasso. Non sono andate meglio Londra e Parigi che hanno perso lo 0,2 per cento. Arretra anche Francoforte dello 0,1 per cento.

Cina e Usa corrono per la ripresa, l’Ue resta a guardare e diventa una zavorra per l’Italia

3 Aprile 2020, 12:12 3.8k Views

In Cina per riaccendere l’economia dopo l’epidemia di coronavirus il governo ha deliberato un piano in cui sono previsti 7.500 miliardi di yuan di nuovi investimenti. Gli Usa, allo stesso modo, hanno varato un primo piano da 2mila miliardi e già ne stanno preparando un altro. L’Europa? Cincischia e resta a guardare, trascinando a fondo anche i “suoi” Stati. Per quanto riguarda la Cina, come scrive Fubini sul Corriere della Sera, “le risorse verranno raccolte emettendo titoli fuori dal bilancio ufficiale, che la banca centrale comprerà creando nuova moneta”. E questa è la ricetta più giusta “per evitare fame, povertà, disoccupazione e sommosse”. Non solo Cina. Come si diceva, anche gli Stati Uniti sono sulla stessa lunghezza d’onda: Trump ha varato un primo pacchetto di spesa pubblica da duemila miliardi di dollari. “E ogni americano che ne ha anche solo potenzialmente bisogno riceverà subito 1.200 dollari”. Proprio come sta facendo l’Italia, vero? Proprio come sta facendo l’Europa, vero?

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Il bello è che il secondo pacchetto che sta studiando la Casa Bianca sarà più vasto del primo. “Del resto – si legge sul Corriere – tutto il debito lo assorbirà la Federal Reserve. La banca centrale americana ha comprato titoli del Tesoro per 646 miliardi di dollari negli ultimi otto giorni. In poco più di una settimana ha fatto oltre metà di quanto la Banca centrale europea (per ora) si appresta a fare in un anno: a noi il bazooka, a loro l’arma nucleare”. Quello che sta facendo l’Ue è totalmente insufficiente. È una frazione di quanto stanno facendo Usa e Cina, a fronte di un calo del reddito in Europa nel 2020 fra 1000 e 1.500 miliardi.

“In Italia – spiega Fubini – il fabbisogno sarà sestuplicato e la Banca d’Italia si aspetta nel 2020 un debito pubblico fra il 150% e 160% del Pil. Del resto tutte queste prime misure europee hanno in comune il fatto che aggiungono debito sui singoli Stati: non c’è ancora messa in comune dello sforzo e del rischio”. L’Europa uscirà da questa pandemia molto indietro rispetto a Usa e Cina. E l’Italia pagherà ancora di più tutte le contraddizioni dello stare nell’Ue e nell’Euro, una moneta che ha più problemi che vantaggi. Stando ai numeri, riprendendo un’analisi di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, pubblicata su Libero il 3 novembre passato, si vede come nei dieci anni successivi alla crisi, dal 2007 al 2020, “il Pil globale nel mondo è aumentato del 22%”, mentre nell’Europa dell’Euro “in dieci anni è il PIL è cresciuto dell’1,7%”.

Scrivono Becchi e Zibordi: “Questo enorme divario di crescita si spiega soprattutto con le politiche molto espansive del credito e dei deficit pubblici che il resto del mondo ha fatto e noi nella UE no. In USA il Pil è aumentato da 15,000 a 19,300 miliardi mentre il deficit pubblico aumentava da 10mila a 21mila miliardi, più che raddoppiato in dieci anni e tuttora l’America mantiene un deficit pubblico di 1,000 miliardi l’anno. In Italia il credito totale a famiglie e imprese è calato negli ultimi dieci anni perché quello alle imprese è stato tagliato moltissimo, da 940 a 650 miliardi, e quello alle famiglie è salito solo leggermente”.

“Nel resto del mondo si è reagito alla crisi con politiche aggressive di aumento dei deficit e del credito per far circolare più soldi con ogni mezzo anche tra famiglie e imprese. Si sono tagliate le tasse e aumentato la spesa e le banche sono state spinte ad aumentare il credito. Questi dati dell’enorme divario tra il resto del mondo che cresce del 22% e l’eurozona che cresce dell’1% indicano che siamo diventati una eccezione nel mondo, siamo l’area della crescita demografica zero o negativa, come in Italia, perché siamo prigionieri di una gabbia finanziaria che soffoca l’economia e riduce l’occupazione”.

La Cina influisce sui mercati europei

La Cina, ormai è chiaro, ha subito una sonora battuta d’arresto ed ora ha praticamente il fiato sul collo. Tutti gli altri paesi occidentali, infatti, dipendono dal mercato asiatico e anche ci si aspetta a breve anche un effetto sui mercati azionari.

La giornata finanziaria di oggi potrebbe essere molto burrascosa. Gli occhi degli investitori sono puntati soprattutto sull’Italia visto che a breve saranno pubblicati i dati sul PIL e sull’industria del nostro paese. Nell’attesa cresce lo spread che si riporto a 265 punti base.

Un’altra parte di Occidente, invece, sembra essere immune all’andamento dell’economia cinese e parliamo in questo caso dell’economia giapponese. Tokyo, infatti, ha messo in campo una vera e propria politica monetaria aggressiva. Gli stimoli introdotti dal perpetuarsi dell’Abeconomic hanno spinto verso l’alto il PIL che è cresciuto del 4,1 per cento. In recupero anche in Nikkei che fa segnare un ottimo risultato: +5 per cento.

Gli investitori, considerato il progresso del Giappone, si mantengono cauti sugli altri fronti dimostrando una certa preoccupazione per quel che sta succedendo in Cina. A livello finanziario, quindi, Piazza Affari apre in ribasso e le oscillazioni lasciano Milano praticamente al livello di parità.

Londra e Parigi, tanto per restare sui listi europei, perdono lo 0,2 per cento. I dati macroeconomici diventano una zavorra per tutti.

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