Banche troppo elevati i costi dei conti correnti

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Banche, i costi dei c/c troppo elevati.
I consumatori denunciano: 320 euro l’anno

Adusbef e Federconsumatori replicano alla Banca d’Italia, che aveva rilevato un calo delle spese per mantenere un conto corrente bancario. “Saldare l’Imu arriva a costare 10 euro, sconfinare comporta un costo del 20%”. Ma Bankitalia si difende: “Nostri calcoli su dati reali, non stimati”

MILANO – Adusbef e Federconsumatori fanno contestano i dati di Bankitalia e puntano il dito contro i costi di gestione di un conto corrente bancario in Italia. Secondo le due associazioni dei consumatori, il costo medio di gestione di un c/c varia dai 238,35 euro ai 337,18 euro all’anno, con una media ponderata pari a 320,5 euro. Dal monitoraggio sulle 10 principali banche, Federconsumatori e Adusbef denunciano come il costo medio di gestione di un conto corrente con “profilo a bassa operatività”, sia superiore del 318% in più di quanto sostenuto da Bankitalia.

Il riferimento delle due associazioni è a quanto dichiarato dal direttore centrale per la Vigilanza, Carmelo Barbagallo, secondo il quale i costi dei conti correnti continuerebbero a calare e si sarebbero attestati a 101 euro nel 2020. Barbagallo aveva parlato dei c/c aperti nell’ultimo anno, per i quali “la spesa si pone ben al di sotto della media (101 euro) e, al netto degli utilizzi a debito, è pari a 60,5 euro; il costo cresce invece con l’aumentare dell’anzianità dei conti fino a raggiungere l’importo di 99,6 euro per quelli con dieci o più anni di anzianità”.

Adusbef e Federconsumatori, si legge nella loro nota, hanno “raccolto i dati delle 10 maggiori banche (Unicredit, Intesa San Paolo, Bnl, Mps, Banca Popolare, Carige, Popolare di Milano, Banca Sella, Popolare

di Vicenza, Credem), che detengono l’85% del mercato, esaminando, tassi, costi, spese e condizioni con l’Isc, l’Indicatore sintetico di costo, voluto proprio dalla Banca d’Italia e dall’Abi”. Invece dei 101 euro di costi, il monitoraggio “attesta che il costo medio di gestione di un conto corrente con ‘profilo a bassa operatività’, varia dai 238,35 euro della Bnl ai 337,18 di Unicredit; dai 273,20 di Intesa San Paolo, ai 438,70 della Banca Popolare di Vicenza, con una media ponderata Isc pari a 320,5 euro, il 318% in più di quanto sbandierato da Bankitalia”.

Le associazioni proseguono con alcuni altri esempi: “Pagare una bolletta costa fino a 4 euro (Bnl), per un bonifico 5 euro (Popolare Vicenza), saldare la rata Imu arriva a costare 10 euro (Mps), saldare una rata di fitto 5 euro (Unicredit), sconfinare sul conto costa il 20% al Banco Popolare; gli interessi sulle somme depositate sono pari allo 0,010% in Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Popolare di Vicenza. L’istruttoria veloce costa 50 euro alla Carige ed Unicredit; 40 euro alla Popolare di Milano,30 euro al Banco Popolare”.

Altri monitoraggi sono stati fatti sui prelievi bancomat da sportello di altra banca: “In media è applicato un costo di 2 euro. La spesa massima è imposta da Banca Popolare di Vicenza con 2,20 euro; la minima da Banca Sella con 1,81 euro. Unicredit non impone spese se non ha agenzie nel comune dove si effettua il prelievo”. Quanto ai “bonifici, per quelli ‘Italia con addebito in conto’, il costo medio per bonifici presso altra banca si aggira attorno ai 4,60 euro. La più costosa risulta essere Unicredit con 5,25 euro, seguita da Bpm e da Banca Polare di Vicenza (con 5 euro. La più economica risulta essere Banca Sella con 3,50 euro. Per bonifici presso stessa banca la più economica risulta essere il Credem con 2,37 euro).

Doloroso il capitolo dei tassi, cioè quanto le banche remunerano i depositi da parte dei clienti: “Sono praticamente azzerati: 0,01 per cento per 9 banche tranne Banca Sella che offre lo 0,00%. I tassi sugli affidamenti vanno da un minimo di 13,75% di Banca Sella e Credem, fino al massimo di Unicredit che impone il 16,90 per fidi al di sotto dei 5000 euro e 15,60% oltre i 5.000 euro. Banca Popolare di Milano e IntesaSanPaolo non forniscono indicazioni, ma rimandano al documento “Informazioni europee di base”. Per gli sconfinamenti extra fido i tassi applicati restano praticamente gli stessi, ma l’operazione è gravata da “commissioni di istruttoria veloce” che raggiungono il massimo di 75 euro per ogni sconfinamento di Carige. Unicredit impone 50 euro per sconfinamento ma limita a 500 euro l’importo massimo applicabile dalla banca. I tassi applicati agli sconfinamenti di conti non affidati raggiungono il massimo in Intesa Sanpaolo che applica il 21,85% per sconfinamenti inferiori ai 1.500 euro e il 21,0625% per somme superiori. Mps si attesta al 19,80% per sconfinamenti superiori ai 5000 euro e al 18,5% se il rosso è compreso tra 1.500 e 5.000 euro”.

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Riepilogando, concludono, “l’Isc delle 10 banche va da un massimo di 438,70 euro della Banca Popolare di Vicenza, in assoluto la più costosa delle 10 banche monitorate, ad un minimo di 238,35 euro di BNL, passando per i 400,10 di Banco Popolare, i 365,80 di Carige, i 337,18 di Unicredit, i 309,67 di Credem, i 291,30 del MPS, i 273,20 di IntesaSanpaolo”. Infine, la critica a via Nazionale: “Adusbef e Federconsumatori chiedono a Bankitalia maggiore serietà nel diffondere indagini confezionate ad uso e misura della banche vigilate, che in presenza di tale protezione, non attivano alcuna forma di concorrenza, continuando così a saccheggiare le tasche di famiglie ed imprese strozzate”.

La risposta di Bankitalia. Non si è fatta attendere la reazione di Bankitalia, che critica duramente lo studio di Adusbef e Federconsumatori: “C’è un problema di metodologia nello studio delle associazioni dei consumatori”, scrive Bankitalia in una nota.

“La nostra indagine è fondata su un campione significativo di conti correnti e sportelli; campione che tiene conto di varie tipologie di banche, aree geografiche e altre variabili socio-demografiche; si basa sui costi effettivi rilevati sugli estratti conto 2020 di quel campione; i nostri dati sono medie dei costi effettivamente sostenuti dai clienti sotto osservazione quindi non si basano su dati presunti”.

E ancora: “L’Isc pubblicato dalle banche sui fogli informativi e quindi su Patti Chiari e altre fonti pubbliche tiene conto di profili di operatività presunta pre-definiti nella normativa e non considera agevolazioni o clausole particolari che possono far discostare il costo effettivo verso il basso o l’alto”.

Infine, “la nostra indagine si fonda sull’operatività realmente sostenuta e non su dati presunti quali possono essere quelli evidenziati sui fogli informativi”. Insomma, le associazioni dei consumatori avrebbero stimato i numeri, mentre lo studio di Bankitalia terrebbe in considerazione dati reali.

( 29 giugno 2020 ) © Riproduzione riservata

Cronaca

Stangata conti correnti. Dalle grandi banche aumenti fino al 40%

Forti rincari anche da parte di istituti online e Bancoposta. Unipol: “Colpa della legge”. Patuelli: “Gratis ai redditi bassi”

Non solo i soldi tenuti sui normali conti in banca non rendono nulla, siamo arrivati anche allo 0,1% lordo, ma nell’ultimo anno i costi per i servizi bancari, anche quelli on line (che restano pur sempre i più economici), sono cresciuti a dismisura. In media del 20%, se si prende in considerazione un campione rappresentato dai principali 10 operatori del credito, con punte che però superano anche il 40%.

Secondo SosTariffe.it che ha elaborato per «la Stampa» una serie di profili specifici analizzando un panel di 17 banche tradizionali ed on line (vedere schede in basso) dal 2020 ad oggi si registra un aumento medio di 36 euro. Incrementi concentrati soprattutto negli ultimi mesi del 2107 e destinati a proseguire anche quest’anno secondo le associazioni dei consumatori, con il Codacons che prevede un ulteriore rincaro medio di 18 euro l’anno a famiglia e l’Adusbef addirittura di 38.

Chi paga di più

Ad essere rincarati più di tutti sono i conti ad operatività mista (sia on line che in filiale) che salgono anche del 52,8% e che evidentemente le banche vogliono disincentivare. In media nei 4 anni passano infatti da 82 a 115,73 euro di costo annuo (+41,12%). A pagare di più in assoluto (quasi 173 euro l’anno) sono però le famiglie che restano ancorate ai conti tradizionali, tutti gestiti attraverso lo sportello della banca. Per questo tipo di conti, in particolare, sono aumenti i canoni annui (27,47 euro di media), i costi delle carte di credito (canone annuo medio 37,5 euro) e delle carte di debito. Le banche on line hanno invece tagliato costi di canone, movimenti, bonifici e prelievi allo sportello, costo degli assegni e del canone annuo della carta di credito (12,22 euro di media) aumentando di contro i costi del versamento di contanti e assegni, dei bonifici on line delle domiciliazioni e dei prelievi attraverso gli Atm di altre banche e nella Ue. Se si guardano i soli conti tradizionali in media i single in quattro anni hanno subito aumenti compresi tra il 23,5 ed il 33%, le coppie tra il 30 ed il 52,8%, le famiglie tra il 28 ed il 45,5 per cento. In pratica il costo annuo di tenuta del conto bancario è aumentato da un minimo di 13 ad un massimo di 43 euro l’anno.

I meno colpiti dagli aumenti, ma perché come detto pagano già tanto, secondo SosTariffe.it sono gli utenti che operano esclusivamente in filiale. In assoluto i conti più convenienti restano quelli on line, che pur avendo subito a loro volta incrementi medi di 15-30 euro rispetto al 2020, restano i più abbordabili. Quattro anni fa quando questo segmento dell’offerta di servizi muoveva i primi passi le banche on line erano molto meno di quelle attive oggi e per affermarsi non facevano pagare canone e offrire gratis molti servizi. Anche per loro negli ultimi tempi la musica è cambiata e questo spiega aumenti che ad esempio per la famiglia modello individuata da SosTariffe.it hanno fatto lievitare il costo di questa tipologia di conti dagli 0,93 euro del 2020 ai 30,53 di oggi. Non molto in valori assoluti, ma ben il +4200% in percentuale.

L’offerta di soluzioni e di pacchetti di prodotti e servizi che si possono ampliare a seconda delle varie esigenze da un lato può disorientare il risparmiatore e dall’altro rendere complicata la lettura dei costi reali dei servizi che ci vengono offerti. A detta delle banche servono invece a profilare meglio le esigenze del cliente e quindi anche a farli risparmiare. Per questo, in attesa che venga finalmente riattivato il sito Comparaconti.it curato dall’Associazione bancaria (colpa del Tesoro che tarda a definire le nuove regole), l’unico strumento oggettivo che consente qualche forma di comparazione è l’Isc, ovvero l’Indicatore Sintetico di Costo che consente di fissare la spesa media a seconda dei vari profili di utilizzo, dalla Operatività bassa (112 operazioni annue) ai giovani (164 operazioni), alle famiglie segmentate per operatività bassa, media ed elevata (rispettivamente 210, 227 e 253 operazioni annue) sino ai pensionati a basso e medio utilizzo (124 e 189 operazioni). L’Isc è riportato bene in evidenza in ogni foglio informativo che riassume costi e caratteristiche di un conto bancario reperibile in banca o anche sui siti web dei vari istituti. Occorre pertanto munirsi di pazienza e spulciare una ad una le varie offerte.

I primi dieci ai raggi X

E allora se si prende in considerazione l’Isc riferito ad una famiglia con media operatività, scorrendo l’elenco dei 10 principali operatori si vede che chi non ha aumentato i costi a fine 2020, o prima dell’estate scorsa, lo ha fatto certamente dopo. Con pochissime eccezioni. Tra i primi a muovere Intesa Sanpaolo che ha portato il costo annuo del suo conto «XMe» a 187,8 euro per l’operatività tradizionale allo sportello e a 179 per l’on line con aumenti rispettivamente del 187 e del 175%. Il «Qubi» di Ubi banca dopo essere cresciuto del 16-19% a 86,1 euro il servizio allo sportello e a 75,10 l’on line da ottobre è rincarato ulteriormente di 6 euro (+7-8%) rispettivamente a 92,1 e 81,1 euro. Un altro big del settore, Unicredit, dopo aver aumentato nel 2020 del 3% i costi del conto «My Genius» allo sportello e del 4% la versione on line, dal 5 ottobre ha fatto il bis: il conto allo sportello è rincarato di altri 9,52 euro a quota 178,87 (+5,62%) addirittura di 12 l’online (a quota 88,7 euro, +15,6%).

Bnl, Mps, Carige e Cariparma nel 2020 erano rimaste ferme. Con l’autunno, con l’esclusione del monte senese che ovviamente non può permettersi di maltrattare i clienti che gli son rimasti, le restanti tre hanno fatto scattare i nuovi listini. «InNovo Conto pratico» di Bnl nella versione allo sportello dal 31 ottobre addirittura costa 45 euro in più: è infatti passato da 106,95 a 151,95 euro (+42%), mentre il conto line è rimasto fermo a quota 83,95. Nove euro in più su entrambe le versioni per il «Conto famiglia» di Cariparma quotate rispettivamente 175,15 (conto tradizionale) e 136,79 euro (on line) corrispondenti ad aumenti del 5,4 e del 7 per cento rispetto al 2020. Il conto «Comodo» di Credem è quello che ha subito invece gli aumenti più bassi (+1% su entrambi i profili nell’ultimo anno) a quota 108,75 (on line) e 138,64 (sportello). Mentre Banco Bpm ha tagliato del 4% il costo del suo «Premiaconto» on line (a 99,26 euro) e aumentato del 9% (a 113,26) quello tradizionale. Anche Poste italiane, pur mantenendo prezzi molto più bassi dei concorrenti bancari, non ha resistito a ritoccare in maniera significativa i listini col conto «Bancoposta Più» salito nell’ultimo anno del 108% a quota 75,15 euro per l’on line e a 85,15 (+84%) per l’utilizzo tradizionale.

Tutta colpa della Bce?

Le ragioni di questi rincari? Colpa dei tassi negativi applicati da un po’ di tempo a questa parte da parte delle Bce, si sono affrettati a spiegare la scorsa estate quelli di Intesa. Che tra l’altro è lo stesso motivo per cui i soldi depositati sui conti tradizionali non rendono più nulla. Ma non solo. Vale per tutti la risposta data da Unipol banca a Sostariffe.it in cui spiega che «i rincari sono legati all’incremento dei costi sostenuti dal sistema bancario in seguito ad alcuni interventi legislativi e/o regolamentari nonché per impegni imposti da autorità per sicurezza dei clienti». Da un giro d’orizzonte emerge anche un’altra motivazione: rincarare i conti tradizionali non serve solo a fare cassa, ma anche a spingere sempre di più la clientela verso l’on line. Più efficiente, più pratico e per le banche certamente molto più redditizio. La lettura che danno i consumatori ovviamente è diversa. È molto più cattiva. «Le banche stanno scaricando i costi di crisi bancarie e salvataggi vari sui consumatori, aumentando in modo unilaterale le tariffe e introducendo balzelli con conseguenti aggravi di spesa per i clienti» denuncia da mesi il presidente del Codacons Carlo Rienzi.

«Dalla percezione che ho io non registro aumenti tanto rilevanti dei costi dei servizi» ribatte il presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli. «Però – aggiunge – va anche detto che se luce e gas aumentano in automatico del 5% e le autostrade del 3% non ci si deve sorprendere se poi anche i costi bancari salgono. Un consiglio? Se si vuole pagare poco basta chiedere di attivare un «conto di base». Lo prevede una specifica convenzione tra Mef, Banca d’Italia e Abi e tutte le banche dovrebbero averlo. Si tratta di un conto rivolto a consumatori con limitate esigenze di operatività, che ha un canone ridotto e fisso, appena 2 euro al mese, ed offre gratuitamente un pacchetto di servizi (bancomat, prelievi allo sportello, bonifici, domiciliazione utenze, ecc.) sufficiente a soddisfare molte esigenze. Per i redditi più bassi, sotto gli 8 mila euro di Isee e i pensionati sotto i 18mila euro lordi è addirittura gratis!».

Banche, i costi dei c/c troppo elevati

By: David Cornejo – All Rights Reserved

da repubblica.it – Adusbef e Federconsumatori fanno contestano i dati di Bankitalia e puntano il dito contro i costi di gestione di un conto corrente bancario in Italia. Secondo le due associazioni dei consumatori, il costo medio di gestione di un c/c varia dai 238,35 euro ai 337,18 euro all’anno, con una media ponderata pari a 320,5 euro. Dal monitoraggio sulle 10 principali banche, Federconsumatori e Adusbef denunciano come il costo medio di gestione di un conto corrente con “profilo a bassa operatività”, sia superiore del 318% in più di quanto sostenuto da Bankitalia.

Il riferimento delle due associazioni è a quanto dichiarato dal direttore centrale per la Vigilanza, Carmelo Barbagallo, secondo il quale i costi dei conti correnti continuerebbero a calare e si sarebbero attestati a 101 euro nel 2020. Barbagallo aveva parlato dei c/c aperti nell’ultimo anno, per i quali “la spesa si pone ben al di sotto della media (101 euro) e, al netto degli utilizzi a debito, è pari a 60,5 euro; il costo cresce invece con l’aumentare dell’anzianità dei conti fino a raggiungere l’importo di 99,6 euro per quelli con dieci o più anni di anzianità”.

Tabella: i costi banca per banca

Adusbef e Federconsumatori, si legge nella loro nota, hanno “raccolto i dati delle 10 maggiori banche (Unicredit, Intesa San Paolo, Bnl, Mps, Banca Popolare, Carige, Popolare di Milano, Banca Sella, Popolare di Vicenza, Credem), che detengono l’85% del mercato, esaminando, tassi, costi, spese e condizioni con l’Isc, l’Indicatore sintetico di costo, voluto proprio dalla Banca d’Italia e dall’Abi”. Invece dei 101 euro di costi, il monitoraggio “attesta che il costo medio di gestione di un conto corrente con ‘profilo a bassa operatività’, varia dai 238,35 euro della Bnl ai 337,18 di Unicredit; dai 273,20 di Intesa San Paolo, ai 438,70 della Banca Popolare di Vicenza, con una media ponderata Isc pari a 320,5 euro, il 318% in più di quanto sbandierato da Bankitalia”.

Le associazioni proseguono con alcuni altri esempi: “Pagare una bolletta costa fino a 4 euro (Bnl), per un bonifico 5 euro (Popolare Vicenza), saldare la rata Imu arriva a costare 10 euro (Mps), saldare una rata di fitto 5 euro (Unicredit), sconfinare sul conto costa il 20% al Banco Popolare; gli interessi sulle somme depositate sono pari allo 0,010% in Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Popolare di Vicenza. L’istruttoria veloce costa 50 euro alla Carige ed Unicredit; 40 euro alla Popolare di Milano,30 euro al Banco Popolare”.

Altri monitoraggi sono stati fatti sui prelievi bancomat da sportello di altra banca: “In media è applicato un costo di 2 euro. La spesa massima è imposta da Banca Popolare di Vicenza con 2,20 euro; la minima da Banca Sella con 1,81 euro. Unicredit non impone spese se non ha agenzie nel comune dove si effettua il prelievo”. Quanto ai “bonifici, per quelli ‘Italia con addebito in conto’, il costo medio per bonifici presso altra banca si aggira attorno ai 4,60 euro. La più costosa risulta essere Unicredit con 5,25 euro, seguita da Bpm e da Banca Polare di Vicenza (con 5 euro. La più economica risulta essere Banca Sella con 3,50 euro. Per bonifici presso stessa banca la più economica risulta essere il Credem con 2,37 euro).

Doloroso il capitolo dei tassi, cioè quanto le banche remunerano i depositi da parte dei clienti: “Sono praticamente azzerati: 0,01 per cento per 9 banche tranne Banca Sella che offre lo 0,00%. I tassi sugli affidamenti vanno da un minimo di 13,75% di Banca Sella e Credem, fino al massimo di Unicredit che impone il 16,90 per fidi al di sotto dei 5000 euro e 15,60% oltre i 5.000 euro. Banca Popolare di Milano e IntesaSanPaolo non forniscono indicazioni, ma rimandano al documento “Informazioni europee di base”. Per gli sconfinamenti extra fido i tassi applicati restano praticamente gli stessi, ma l’operazione è gravata da “commissioni di istruttoria veloce” che raggiungono il massimo di 75 euro per ogni sconfinamento di Carige. Unicredit impone 50 euro per sconfinamento ma limita a 500 euro l’importo massimo applicabile dalla banca. I tassi applicati agli sconfinamenti di conti non affidati raggiungono il massimo in Intesa Sanpaolo che applica il 21,85% per sconfinamenti inferiori ai 1.500 euro e il 21,0625% per somme superiori. Mps si attesta al 19,80% per sconfinamenti superiori ai 5000 euro e al 18,5% se il rosso è compreso tra 1.500 e 5.000 euro”.

Riepilogando, concludono, “l’Isc delle 10 banche va da un massimo di 438,70 euro della Banca Popolare di Vicenza, in assoluto la più costosa delle 10 banche monitorate, ad un minimo di 238,35 euro di BNL, passando per i 400,10 di Banco Popolare, i 365,80 di Carige, i 337,18 di Unicredit, i 309,67 di Credem, i 291,30 del MPS, i 273,20 di IntesaSanpaolo”. Infine, la critica a via Nazionale: “Adusbef e Federconsumatori chiedono a Bankitalia maggiore serietà nel diffondere indagini confezionate ad uso e misura della banche vigilate, che in presenza di tale protezione, non attivano alcuna forma di concorrenza, continuando così a saccheggiare le tasche di famiglie ed imprese strozzate”.

La risposta di Bankitalia. Non si è fatta attendere la reazione di Bankitalia, che critica duramente lo studio di Adusbef e Federconsumatori: “C’è un problema di metodologia nello studio delle associazioni dei consumatori”, scrive Bankitalia in una nota.

“La nostra indagine è fondata su un campione significativo di conti correnti e sportelli; campione che tiene conto di varie tipologie di banche, aree geografiche e altre variabili socio-demografiche; si basa sui costi effettivi rilevati sugli estratti conto 2020 di quel campione; i nostri dati sono medie dei costi effettivamente sostenuti dai clienti sotto osservazione quindi non si basano su dati presunti”.

E ancora: “L’Isc pubblicato dalle banche sui fogli informativi e quindi su Patti Chiari e altre fonti pubbliche tiene conto di profili di operatività presunta pre-definiti nella normativa e non considera agevolazioni o clausole particolari che possono far discostare il costo effettivo verso il basso o l’alto”.

Infine, “la nostra indagine si fonda sull’operatività realmente sostenuta e non su dati presunti quali possono essere quelli evidenziati sui fogli informativi”. Insomma, le associazioni dei consumatori avrebbero stimato i numeri, mentre lo studio di Bankitalia terrebbe in considerazione dati reali.

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