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Servi dell'umanità tutta

16 maggio - 5 giugno 2017 | Piazza Cordusio
Dieci pannelli di grande formato collocati nel cuore della città sino al 5 Giugno.
Succede a Milano nell’area pedonale di Piazza Cordusio. Una mostra con disegni realizzati da un giovane illustratore Matteo Mancini per raccontare il protestantesimo ieri e oggi. Con un taglio culturale e attualizzante. Sul davanti personaggi significativi del protestantesimo, sul retro dei pannelli l’indicazione di associazioni che perseguono i fini indicati.

Si comincia con Lutero, Zwingli, Calvino. E qui il tema è l’usura. Per tutti i pannelli, l’incipit accattivante è quello del: «Non tutti sanno che…». Per i riformatori l’attenzione si concentra sulla questione del prestito a interesse. Scoprendo cose interessanti come la necessità di una regolamentazione laica del prestito ad interesse sottoposta al controllo delle autorità civili. L’attualizzazione del tema è dedicata alla Fondazione Adventum impegnata contro l’usura.
LUTERO - ZWINGLI – CALVINO
LUTERO - ZWINGLI – CALVINO

Non tutti sanno che, 500 anni fa, la Riforma Protestante, oltre a stravolgere la concezione cristiana del rapporto uomo/Dio, ha introdotto e consolidato una nuova etica sociale, all’interno della quale si affermano i concetti di giustizia e di uguaglianza, e i diritti dell’umanità, portatrice di qualità universali, comuni a tutti e non differenziate in base al rango e alla nascita.
Fu proprio Martin Lutero (1483-1546), teologo tedesco ispiratore di questa Riforma, a condurre le prime appassionate campagne contro l’usura. Negli stessi anni Ulrico Zwingli (1484-1531), riformatore protestante svizzero, sostenne che, se gli uomini seguissero la legge di Dio “amerai il tuo prossimo come te stesso”, si scambierebbero liberamente i beni e la proprietà privata non esisterebbe.
Consapevole di quanto fosse difficile vivere seguendo concretamente questo ideale, Zwingli considerò necessaria una regolamentazione laica sottoposta al controllo delle autorità civili, e invitò a seguire l’esempio dell’apostolo Paolo, che aveva detto “Rendete dunque a ciascuno ciò che gli è dovuto”. Il più liberale sul problema della liceità del prestito di denaro fu Giovanni Calvino (1509-1564), umanista e teologo francese, che lo condannò solo quando l’interesse richiesto diventava eccessivo e lo regolamentò con una serie di restrizioni.

FONDAZIONE ADVENTUM
FONDAZIONE ADVENTUM

La Fondazione Adventum Onlus è un’organizzazione costituita dall’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno e fonda le sue attività anche sul volontariato.
Opera nel sociale, intervenendo e orientando, per dare una risposta alle situazioni di disagio economico e disagio occupazionale e prevenire il rischio usura. Attraverso la collaborazione con le istituzioni e le associazioni, mediante l’utilizzo di risorse proprie e quelle del fondo ministeriale, presta garanzie per facilitare la concessione di crediti, sulla base di criteri di meritevolezza del richiedente.
Offre la possibilità, a chi è isolato e senza risorse economiche, di crescere professionalmente, culturalmente e moralmente per affrontare di nuovo con speranza le sfide della vita.
Personale qualificato e volontari preparati mettono a disposizione le loro competenze giuridiche, fiscali e bancarie per accompagnare i destinatari nel percorso di uscita dal disagio economico e psicologico.
La Fondazione Adventum promuove anche azioni mirate all’educazione alla legalità e all’uso responsabile del denaro.

Sul diritto all’istruzione un secondo pannello presenta due figure femminili del XVI secolo: la nobile Renata di Francia che visse a Ferrara creando un circolo protestante, cui partecipò lo stesso Calvino. Olimpia Fulvia Morata che studiò teologia in Germania, intessendo una fitta rete di scambi con gli intellettuali più in vista dell’Europa protestante. A rendere più vicino la questione del diritto all’istruzione si presenta l’adozione a distanza di bambini in Zimbabwe promossa dal mondo Battista italiano.
OLIMPIA FULVIA MORATA - RENATA DI FRANCIA
OLIMPIA FULVIA MORATA - RENATA DI FRANCIA

Non tutti sanno che anche in Italia, nell’epoca della Riforma protestante, vissero delle donne che erano grandi conoscitrici della cultura umanistica e del pensiero di Martin Lutero e di Giovanni Calvino.
Una di esse è Renata di Francia (1510-1575), educata alla corte francese, la sua cultura generale comprendeva la filosofia, la storia, la matematica, l’astrologia, la conoscenza della lingua greca e latina e anche la teologia. Una volta sposatasi, nel 1528, si trasferì a Ferrara. Grazie a Renata, la corte di Ferrara divenne un luogo di scambio culturale e intellettuale di grande livello e un rifugio per i protestanti francesi perseguitati. Nel 1536 si presentò a corte il riformatore Giovanni Calvino, che divenne una guida spirituale per Renata e tenne una corrispondenza epistolare con lei, una volta tornato a Ginevra. Nel 1559, dopo la morte del marito che l’aveva costretta a ridiventare cattolica, Renata tornò in Francia, dove cercò di ristabilire la pace tra cattolici e protestanti. Morì nel 1575 e lasciò un testamento ispirato dalla sua grande cultura e la sua profonda fede.
Olimpia Fulvia Morata (1526-1555), fu educata nella cultura umanistica. Olimpia ebbe la fortuna di crescere in un ambiente intellettualmente aperto e stimolante, in cui veniva apprezzata la sua grande cultura. Quando a Ferrara professare apertamente la fede protestante era diventato pericoloso, Olimpia si trasferì in Germania; continuò i suoi studi di teologia, leggendo innanzitutto scritti di Lutero, mantenendo una fitta rete di scambi epistolari con gli intellettuali più in vista dell’Europa protestante.
Olimpia e Renata furono due donne che con la loro vita hanno testimoniato quanto sia liberatrice e arricchente la cultura.

ADOZIONI A DISTANZA IN ZIMBABWE
ADOZIONI A DISTANZA IN ZIMBABWE

Il Progetto Zimbabwe dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (UCEBI) nacque nel 2006, nell’ambito della Campagna ONU per gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, che aveva fra i principali scopi quelli di sradicare la povertà estrema, di combattere l’Aids, favorire la parità dei sessi, ridurre la mortalità infantile e quella materna, promuovere il diritto allo studio e il partenariato fra i popoli.
Il progetto è stato inaugurato nel 2006, con il sostegno ad un ospedale rurale a Sanyati, nel cuore dello Zimbabwe, semi-paralizzato dalla mancanza di attrezzature, farmaci e personale medico.
Successivamente si è sviluppato includendo 6 ambulatori rurali dispersi su territori vastissimi e privi di servizi medici, nel Distretto di Gokwe, e attivando altri interventi in alcuni sobborghi della città di Harare, fra cui lo scavo di pozzi di acqua potabile.
Attualmente continua il sostegno all’Ospedale Sanyati e ai 6 ambulatori, ed è attivo e ben monitorato un Programma di adozioni a distanza chiamato “Una vita - Un dono”, che sostiene 320 bambini e bambine e li accompagna fino al conseguimento del diploma di scuola media superiore.
É in corso di completamento la realizzazione di una sartoria solidale in un quartiere della sterminata periferia della capitale Harare.

Sulla questione della libertà religiosa un terzo pannello propone due donne storiche. Marie Durand che, arrestata nel 1768 religionis causa, resisterà nella Torre di Costanza per trentotto anni, il suo «resister» divenne emblema della resistenza francese al nazifascismo. Anna Trapnel che per le sue idee riformatrici venne processata in Cornovaglia. Il tema della libertà religiosa è attualizzato dall’Associazione Internazionale per la Difesa della Libertà Religiosa, che pubblica «Coscienza e libertà».
MARIE DURAND E ANNA TRAPNEL
MARIE DURAND E ANNA TRAPNEL

Non tutti sanno che la parola “Resistenza” fu incisa dalle donne imprigionate, a causa della loro fede, nella Torre di Costanza, in Francia, da dove si usciva solo per abiura o per decesso. “… La Torre di Costanza è una prigione dove inviano quelle che si vuol far perire a poco a poco senza rumore …” ,scrive Marie Durand, che viene arrestata a 19 anni e liberata 38 anni più tardi, nel 1768.
Marie ha lasciato la lista delle 84 donne che negli anni si sono avvicendate nella Torre, con le quali ha vissuto la prigionia ed ha cercato di “resister”, creando con le altre uno stile di vita basato sulla solidarietà e sulla comune fede protestante.
La stessa tenacia è riscontrabile anche in Anna Trapnel, quando l’11 gennaio 1653 arrivò al parlamento inglese di Whitehall, per sostenere un pastore gallese, chiamato a render conto al Consiglio delle sue dichiarazioni secondo cui la rivoluzione non avrebbe realizzato le speranze nutrite dal popolo.
Anna non si limita a profetare e raccontare, ma scrive e pubblica a più riprese. La narrazione autobiografica diventa atto visibile, pubblico, politico. Nel 1654 subisce un processo in Cornovaglia con l’accusa di incitare il popolo alla sovversione. L’essere donna diventa per lei una potente argomentazione a sostegno dell’eccezionalità del momento storico: persino una donna, un’umile serva, parla e grida.
Si sente chiamata da Dio ad essere donna pubblica e sostiene che come donna le è più facile parlare con Dio, perché immune rispetto alla tentazione maschile di voler competere o confondersi con Dio stesso.

AIDLR
AIDLR

Nel 1946 il dottor Jean Nussbaum diede vita all’Association Internationale pour la Défense de la Liberté Religieuse (AIDLR). Ben presto furono organizzate varie sezioni nazionali; la sezione italiana venne costituita nel 1973. L’AIDLR è riconosciuta con statuto consultivo presso l’ONU, l’UNESCO e il Consiglio d’Europa. Gli scopi dell’AIDLR sono:
- Invitare tutti coloro che sono animati da un ideale di libertà, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione o di convinzione, a partecipare a questa campagna contro l’intolleranza e il fanatismo in tutte le loro manifestazioni.
- Valorizzare la dignità umana affinché ogni individuo acceda, sotto ogni punto di vista, a una vera esistenza e a uno sviluppo del proprio essere, per scoprire la sua vera identità.
- Salvaguardare dovunque nel mondo la libertà di religione o di convinzione.
- Creare un clima di maggior comprensione e di rispetto reciproco tra gli uomini di ogni fede e convinzione, per aiutare l’umanità a risolvere i grandi problemi della pace, della libertà, della giustizia.
Organo dell’Associazione è la rivista culturale “Coscienza e Libertà”.

Compaiono quindi su un successivo pannello il gruppo famigliare di John, Charles, Susanna Wesley precursori del metodismo. Siamo agli inizi del 1700 e i Wesley si danno un gran da fare nella solidarietà con i poveri in modo nuovo e propositivo accendendo una vera e propria rivoluzione culturale. L’attenzione per i minimi del nostro tempo è illustrata dall’Associazione milanese inter protestante «Diaconia - Via Ampola» che da più di vent’anni si occupa di accogliere migranti nei suoi locali.
John, Charles e Susanna Wesley
JOHN, CHARLES E SUSANNA WESLEY

Non tutti sanno che Susanna Annesley (1669-1742) è chiamata “la madre del metodismo” perché fu grazie all’educazione metodica e alla disciplina che inculcò nei suoi figli, che due di loro, Charles (1707-1788) e John (1703-1791) Wesley, divennero i precursori del Metodismo.
All’Università di Oxford, tra il 1727 e il 1735, Charles organizzò un gruppo di approfondimento religioso e John ne divenne presto il leader, sempre alla ricerca della perfezione cristiana. Essa si traduceva nell’approfondimento delle Sacre Scritture e nell’aiuto, sia spirituale sia materiale, dei più deboli e poveri.
Facevano collette per comprare loro cibo, vestiario e medicinali. Visitavano i carcerati dando loro libri di preghiera e sillabari, perché imparassero a leggere e riuscirono a far diminuire la violenza nelle carceri.
John fu sempre impegnato nella lotta contro qualsiasi forma di schiavitù, aderendo all’abolizionismo. Fondò istituti per l’istruzione di bambini e ragazzi poveri, per evitare che finissero a lavorare in miniera in giovane età.
Nel 1746, John, aprì un consultorio medico gratuito e, in seguito, altri dispensari per malati poveri. Il suo interesse non solo per la spiritualità, ma anche per i bisogni pratici della povera gente, fu una caratteristica peculiare di tutta la sua vita.

DIACONIA VIA AMPOLA
DIACONIA VIA AMPOLA

Il 22 maggio 1993 si inaugurava ufficialmente a Milano, in Via Ampola 20, il Centro di Seconda Accoglienza per extracomunitari nato dalla comune volontà delle Chiese Cristiane Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi di Milano, che intendevano ospitare e aiutare, in una struttura e con un’organizzazione dedicate, i migranti che già bussavano alle loro porte e talvolta venivano alloggiati in condizioni di fortuna.
In questi 20 anni, poco è cambiato: il problema dell’alloggio è sempre il nodo centrale dell’aiuto ai migranti, viste le difficoltà che incontrano, anche se regolari e occupati, nell’affittare un appartamento.
L’accoglienza in Via Ampola (per un periodo massimo di sei mesi) garantisce a tutti piena autonomia, dotandoli di biancheria, stoviglie e aiuto alimentare, senza vincoli di orario e di libertà negli spostamenti, a fronte di un contributo, ancora oggi, molto limitato.
I volontari, da 20 anni, si prendono cura di ciascun ospite. Attualmente l’associazione offre 16 posti letto.

Proseguendo nella mostra incontriamo la questione dei diritti delle donne e contro la violenza. Qui vengono proposte le figure di Elisabeth Stanton e Lucretia Mott che formularono, a cavallo tra il XIX e XX secolo, la prima carta dei diritti delle donne. E pubblicarono un originale commentario al femminile «La Bibbia delle donne». Attualizza il tema della violenza contro le donne l'associazione Ala Milano onlus, che propone anche progetti educativi.
Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott
ELIZABETH CADY STANTON E LUCRETIA MOTT

Non tutti sanno che nel luglio del 1848 a Seneca Falls (U.S.A.), nella locale chiesa protestante, prende corpo, grazie a queste due donne, Elizabeth Cady Stanton (1815-1902) e Lucretia Mott (1793-1880) una delle prime dichiarazioni sui diritti civili, religiosi e politici delle donne.
L'invito a quella Convenzione viene fatto alle sole donne il primo giorno, testimonianza di un'esigenza separatista, e a tutto il pubblico in quello successivo. Il lavoro di quei giorni venne diviso in due parti: una dichiarazione che dice, tra le altre cose “Nella chiesa come nello Stato l'uomo non concede alla donna che una condizione subordinata e fa ricorso all'autorità apostolica per escluderla dal ministero religioso e, con poche eccezioni, da ogni pubblica partecipazione agli affari della chiesa... Egli ha usurpato le prerogative dello stesso Dio rivendicando come proprio diritto quello di assegnarle una sua propria sfera di azione, mentre ciò appartiene alla coscienza di lei e al suo Dio”. Nella seconda parte si parla invece di risoluzioni che deliberano le decisioni prese dall'Assemblea: “... Si delibera, che ogni legge che impedisce alla donna di avere nella società una condizione conforme alla sua coscienza o la mette in una posizione inferiore a quella dell'uomo è contraria al grande precetto della natura e non è valida ...”.
Negli anni seguenti, Elizabeth e Lucretia, pubblicarono “La Bibbia delle Donne”, un commentario critico a quei brani biblici nei quali le donne avevano un ruolo subordinato, mantenendo sempre alta l'attenzione nella lotta suffragista per il raggiungimento del diritto di voto.

ALA MILANO ONLUS
ALA MILANO ONLUS

ALA Milano Onlus è un’associazione laica e senza scopo di lucro che si occupa dal 1996 di tutela della salute, inclusione sociale, lotta alle discriminazioni e cooperazione allo sviluppo in ambito nazionale e internazionale.
Da anni è impegnata nel contrasto alla violenza sulle donne concentrando le proprie azioni in tema di PREVENZIONE.
ALA Milano insieme a un team di professionisti e professioniste, tra cui:
psicologi e psicologhe, esperti in sociologia, psicoterapeuti, pedagogisti e pedagogiste, educatori ed educatrici, costruisce percorsi che incidono sulla cultura di genere di cui la violenza sulle donne si nutre.
Si rivolge prevalentemente ai giovani, ai bambini e alle bambine, attraverso interventi mirati, e alle loro famiglie e ai loro insegnanti in un’ottica di moltiplicazione dell’azione educativa e preventiva.
La mission di ALA è aumentare il senso critico delle nuove generazioni per permettere loro di non subire passivamente pressioni culturali e opporsi agli stereotipi di genere che soffocano la libera espressione dell’individualità.
Stimolano tra i giovani una riflessione profonda sui loro schemi di pensiero, sui propri atteggiamenti e comportamenti che potrebbero assecondare una cultura discriminatoria e violenta e supportano le figure adulte nell’essere modelli educativi volti al sostegno delle pari opportunità e del rispetto reciproco tra i generi.
Educano inoltre alla gestione sana dei conflitti e all’affettività, affinché possesso e predominio non siano confusi con l’amore.

Le figure di fine Ottocento di William e Catherine Booth fondatori dell’Esercito della Salvezza, propongono i grandi temi sociali di cui si occupa questa istituzione cristiana attiva in molte parti del mondo. In particolare qui si affronta il tema della tratta delle donne attraverso l’associazione Green Light Project, che si occupa di assistenza alle vittime della tratta. Tema drammatico anche in Italia dove sono presenti 120mila vittime dello sfruttamento sessuale a fini commerciali.
William e Catherine Booth
WILLIAM E CATHERINE BOOTH

Non tutti sanno che i coniugi Booth, William (1829-1912) e Catherine (1829-1890), che fin da tenera età crebbero circondati da criminalità, alcolismo e prostituzione, decisero di affiancare la predicazione della Bibbia alle opere sociali a favore degli emarginati e fondarono l’Esercito della Salvezza. L'idea di un esercito che combatteva per la giustizia sociale catturò l'immaginazione della gente.
Catherine, convinta che le donne avessero pari diritti degli uomini, nella società e nella chiesa, lottò sempre per l’uguaglianza e i diritti delle donne. Nel 1885, la coppia, assieme al giornalista William T. Stead, denunciò lo scandalo della «tratta delle bianche».
Grazie a questa iniziativa, il parlamento inglese modificò la legge che stabiliva l’età minima per la legittimità dei rapporti sessuali, innalzandola dai 12 ai 16 anni. William Booth creò inoltre una fabbrica che produceva fiammiferi senza l’utilizzo di fosforo, tossico per gli operai che lo respiravano al momento della combustione. Portarono i consumatori dell’epoca a scegliere i loro fiammiferi, perché prodotti in modo da tutelare la vita dei lavoratori e quindi costrinsero le altre fabbriche ad adeguarsi per sopravvivere.Insieme crearono i primi sportelli di ascolto e sostegno, sia per chi era a rischio di suicidio a causa della disperazione sia per le famiglie che si ritrovavano ad affrontare il dramma di una persona cara che si toglie la vita.
Alla loro morte, l’esercito da loro fondato operava ormai in 58 paesi del mondo.

GREEN LIGHT PROJECT
GREEN LIGHT PROJECT

Il Green Light Project dell’Esercito della Salvezza, nasce in risposta alla piaga della Prostituzione e del Traffico Umano per lo sfruttamento sessuale. Attualmente nel mondo non abbiamo una cifra esatta di quante siano le persone coinvolte in questi traffici poiché le vittime tendono a restare nascoste agli occhi delle forze dell’ordine e delle istituzioni. Vari possono essere i motivi per cui le persone cadono nelle mani dei trafficanti e degli sfruttatori, ma alle spalle c’è sempre l’inganno della promessa di una vita migliore.
Il Green Light Project sostiene le persone coinvolte nella prostituzione, al di là della loro provenienza e della loro storia personale, offrendogli qualcosa di diverso: un momento di normalità e la dimostrazione tangibile che qualcuno si interessa al loro benessere, senza voler nulla in cambio.
In Italia la prostituzione è legalizzata da oltre 50 anni (dal 1958), ma non è regolamentata; sono presenti 120.000 vittime dello sfruttamento sessuale ai fini commerciali; è il paese europeo con la percentuale più elevata di vittime, sia presunte che identificate, dello sfruttamento sessuale ed è al terzo posto al mondo per numero di uomini che acquistano prestazioni sessuali.
Ad oggi sono già tre le città italiane dove il progetto è attivo. Ogni settimana dei gruppi escono per incontrare le persone in prostituzione sul proprio posto di lavoro, mostrandogli affetto e un’attenzione diversa da quella malsana della quale sono costantemente vittima.

Proseguendo incontriamo le figure di Dietrich Bonhoeffer e Sophie Scholl testimoni di una coraggiosa lotta contro il nazifascismo che li condannerà a morte. Il tema di questo pannello riguarda in termini di attualità l’azione dei «Corridoi umanitari», singolare progetto ecumenico che sta portando in Italia, in condizioni di sicurezza, mille richiedenti asilo.
Dietrich Bonhhoeffer e Sophie Scholl
DIETRICH BONHOEFFER E SOPHIE SCHOLL

I nomi di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) e Sophie Magdalena Scholl (1921-1943) sono collegati alla resistenza al nazismo in Germania. Entrambi di fede protestante, pagarono la loro scelta con la vita. Scholl, esponente del movimento studentesco nonviolento la Rosa Bianca, fu torturata e poi ghigliottinata nel febbraio del 1943. Bonhoeffer, pastore e teologo luterano, tra i fondatori della Chiesa Confessante che si oppose a quella parte della chiesa tedesca che fiancheggiava il regime, ed egli stesso coinvolto nell’organizzazione del fallito attentato al Führer, fu invece impiccato a Flossenbürg alla vigilia della liberazione, l’8 aprile 1945.
Non tutti sanno che fra le attività di contrasto al nazismo e alle leggi razziali Bonhoeffer fu anche attivo nell’aiutare alcuni ebrei a raggiungere la Svizzera per sfuggire alla deportazione, cosa che avvenne con successo nel settembre del 1941.
Durante gli interrogatori che Bonhoeffer subì nel 1943, gli fu contestato anche questo coinvolgimento.
Anche Sophie Scholl fu interrogata dalla Gestapo e l’ultima volta le fu chiesto: “Signorina Scholl non si sente colpevole di aver aiutato la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado?” e lei rispose: “No, al contrario! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli umani. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!”.
Bonhoeffer alla vigilia della sua morte lasciò invece questo messaggio: “Questa è la fine – per me l’inizio della vita”. Esempi luminosi di coraggio e coerenza di fede.

CORRIDOI UMANITARI
CORRIDOI UMANITARI

I Corridoi Umanitari sono frutto di una collaborazione ecumenica fra cattolici e protestanti: Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), Chiese Valdesi e Metodiste, Comunità di Sant’Egidio hanno scelto di unire le loro forze per un progetto di alto profilo umanitario.
Prevede l’arrivo nel nostro Paese, nell’arco di due anni, di mille richiedenti asilo politico, la maggioranza dei quali sono già giunti.
È un progetto-pilota, il primo di questo genere in Europa, e ha come principali obiettivi quelli di evitare i viaggi dei profughi con i “barconi della morte” nel Mediterraneo, contrastare il micidiale business degli scafisti e dei trafficanti di esseri umani e concedere a persone in “condizioni di vulnerabilità” un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario, che prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane, con la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo. Da maggio 2016, sul territorio milanese sono stati accolti 8 nuclei familiari per un totale di 30 persone tra uomini, donne e bambini. Ogni giorno un’equipe di professionisti si occupa di sostenerli e accompagnarli al raggiungimento dell’autonomia. I Corridoi Umanitari permettono alle persone di portare con sé un pezzo della loro storia, della loro vita; “scappano” con una valigia in mano e con la dignità che dovrebbe essere garantita a tutti, anche a chi quella valigia non può permettersi di preparare e portare di là dal mare. Solo una cosa possono mettersi in tasca… la speranza di salvarsi.

Compaiono inoltre le figure di Martin Luther King e sua moglie Coretta, che rinnovarono la società americana sotto il profilo del rispetto dei diritti civili e molto altro ancora. L’esempio attualizzante è affidato alla Rete Evangelica Fede e Omosessualità, da anni impegnata per una reale inclusività delle persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
Martin Luther king e Coretta
MARTIN LUTHER KING E CORETTA

L’umanità intera sa che Martin Luther King (1929-1968) ha lottato per i diritti civili dei neri d’America. Il lunghissimo boicottaggio per combattere una legislazione locale che imponeva la segregazione sugli autobus, a Montgomery, in Alabama, fu soltanto la prima grande battaglia di civiltà che il leader nonviolento, pastore battista, capeggiò e vinse. Era il 1956. Tante altre campagne seguirono. Il discorso dagli accenti accorati e visionari di King a Washington, nel 1963, che culminava con la frase “I have a dream”, continua ad emozionare e a far sognare un mondo senza razzismi e senza muri. Molti ricorderanno che King, premio Nobel per la pace nel 1964, prese nettamente posizione contro la guerra del Vietnam, e che si impegnò nella battaglia contro la povertà e ogni forma di neo colonialismo.
Insieme a sua moglie Coretta e ai suoi figli, affrontò pericoli e subì attentati, finché un cecchino, appostato di fronte all’hotel dove era alloggiato, a Memphis in Tennessee, lo centrò, uccidendolo. Era il 4 aprile 1968.
Non tutti sanno che Coretta Scott King (1927-2006), dopo la morte del marito, continuò la battaglia per la giustizia e la pace e, in seguito, si fece paladina anche dei diritti di gay e lesbiche. I principi della dichiarazione d’indipendenza degli USA, tante volte richiamati da King, risuonano ancora oggi in parte inascoltati: “Noi sosteniamo che queste verità siano evidenti: che tutti gli esseri umani sono creati uguali; che sono dotati dal Creatore di certi diritti inalienabili, tra i quali sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità”.

RETE EVANGELICA FEDE E OMOSESSUALITÁ
RETE EVANGELICA FEDE E OMOSESSUALITÁ

La Rete evangelica fede e omosessualità (REFO), presente in Italia da 20 anni, è una rete di cristiani omosessuali ed eterosessuali che, uniti nella fede, operano insieme per affrontare le difficoltà e le ingiustizie che le persone omosessuali, transgender, transessuali, (LGBTQI) vivono nel nostro paese.
Credono, come dice la Scrittura, che “Non c'è né Giudeo né Greco, non c'è né schiavo né libero, non c'è né maschio né femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesú” (Galati 3:28).
Lo scopo principale della REFO è quello di promuovere la reale accoglienza ed inclusività delle persone Lesbiche, Gay, Transessuali/Transgender, Queer, Intersessuali nelle chiese protestanti italiane; ciò significa un arricchimento sia per le persone omosessuali e transessuali sia per le persone eterosessuali, che si trovano all’interno di una struttura che facilita il dialogo senza prevenzioni di sorta.

Compaiono inoltre i personaggi del pastore valdese Tullio Vinay e del primo segretario dell’Onu, il luterano Dag Hammarskjöld , testimoni della pace nella giustizia vengono attualizzati dall’associazione Libera, impegnata contro corruzione e mafie.
Tullio Vinay e Dag Hammarskjold
TULLIO VINAY E DAG HAMMARSKJOLD

Non tutti sanno che il pastore valdese Tullio Vinay (1909-1996), negli anni della seconda guerra mondiale, a Firenze, salvò decine di ebrei nascondendoli nella sua comunità. Nell’immediato dopoguerra diede vita alla realizzazione di un centro ecumenico nel cuore delle Valli valdesi denominato “Agape” (termine greco utilizzato per indicare l’amore di Dio per l’umanità). Negli anni ’60 con un gruppo di collaboratori realizzò a Riesi, nel centro della Sicilia, il Villaggio del Servizio Cristiano con scuole, consultorio, una piccola fabbrica e una vasta coltivazione di ulivi. Fu un modo concreto di promuovere un diverso stile di vita, in una delle aree più povere e controllate dalla mafia. Agape in Piemonte e il Servizio cristiano in Sicilia sono tuttora pienamente in attività e cercano di indicare la prospettiva della pace, giustizia e salvaguardia del creato.
Sul piano internazionale, proprio sui grandi temi della costruzione della pace nella giustizia, una forte testimonianza ci giunge dal primo segretario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) Dag Hammarskjöld (1905-1961).
Il protestante Hammarskjöld verrà insignito del Nobel per la pace, per la sua straordinaria capacità di creare pace e magnanimità tra le nazioni e le persone: negli anni difficili e violenti della decolonizzazione seppe mediare, costruire ponti e organizzare luoghi di dialogo e incontro tra culture e popoli diversi. Dalle intense pagine del suo diario personale, scoperto solo dopo la sua morte, affiora la sua coraggiosa ricerca di giustizia tra i popoli, accompagnata da un grande rispetto per la “verità degli altri”.

LIBERA
LIBERA

Libera è un coordinamento di 1600 associazioni diverse per storia e riferimenti culturali, ma unite dall’impegno per il bene comune, per la dignità e la libertà delle persone. È presente su tutto il territorio italiano in 20 coordinamenti regionali, 79 coordinamenti provinciali e 271 presidi locali. Sono 80 le organizzazioni internazionali aderenti al network di Libera Internazionale, in 35 Paesi d’Europa, Africa e America Latina.
In ventidue anni ha mantenuto fede ad alcuni orientamenti etici e pratici:
- la continuità: si possono avere belle idee di partenza, ma poi bisogna realizzarle con la tenacia e l’impegno quotidiano
- la proposta: il contrasto alle mafie e alla corruzione non può reggersi solo sull’indignazione: deve seguire la proposta e il progetto
- il “noi”: la condivisione e la corresponsabilità
Le mafie sono un problema non solo criminale ma sociale e culturale, da affrontare unendo le forze. Libera ha sollecitato l’approvazione della legge sull’uso sociale dei beni confiscati e promosso la nascita di cooperative e occasioni di lavoro. Libera ha puntato sulla formazione e l’informazione, convinta che nessuna svolta è possibile se non c'è una rigenerazione culturale, un “risveglio delle coscienze”.
Da sempre ha sostenuto e coinvolto i famigliari delle vittime delle mafie, facendo della memoria uno strumento d’impegno e di responsabilità.

Infine l’Africa con Nelson Mandela e Desmond Tutu, il loro impegno contro l’apartheid sino alla lotta contro l’Aids, sono diventati il simbolo del riscatto sociale e politico del continente africano. E qui compare l’associazione laica milanese NAGA, che da trent’anni promuove assistenza medica e legale gratuita per tutti e tutte.
Nelson Mandela e Desmond Tutu
NELSON MANDELA E DESMOND TUTU

Non tutti sanno che Nelson Mandela (1918-2013), oltre ad avere speso tutta la sua vita a combattere contro l’Apartheid per l’estensione dei diritti civili alla minoranza nera del Sud Africa, rimasta senza alcun aiuto o assistenza legale, ebbe un ruolo importate anche in abito sanitario. Sensibile al tema del dilagare dell’AIDS, nel 1997, promulgò il Medical Act, che permetteva di importare medicinali contro tale malattia a prezzi sostenibili, ragion per cui undici grandi multinazionali lo portarono in tribunale, ma infine desistendo, sotto la pressione delle proteste internazionali. Famose le parole di Mandela: "Possiamo importare o produrre i farmaci anti AIDS a un decimo del prezzo attuale. Facciamolo. Fermiamo l'Olocausto dell’Africa”.
Negli stessi anni, sempre in Sud-Africa, ma in ambito religioso, ebbe un ruolo importante l’arcivescovo anglicano Desmond Mpilo Tutu (1931). Sarà proprio lui a descrivere il Sudafrica come “Rainbow Nation”, nazione arcobaleno, riferendosi all’ideale di convivenza pacifica delle diverse etnie, espressione che diventerà parte integrante della cultura nazionale del paese, ripresa più volte anche da Nelson Mandela.
Tutu si è sempre schierato apertamente a favore dei diritti umani, utilizzando la propria notorietà per lottare per i più deboli e gli emarginati. Il suo impegno è andato ben oltre la lotta al razzismo, ha combattuto contro la povertà, il dilagare in Africa dell’AIDS e della tubercolosi.

NAGA
NAGA

Nel 1987 Italo Siena intuì che l'immigrazione sarebbe diventata IL tema della contemporaneità, cogliendone l'enorme significato politico e sociale. E, per Italo, l'azione politica passava sempre, in primis, attraverso i bisogni e i diritti delle persone. Per questo decise di aprire il suo ambulatorio di medico di base ai cittadini stranieri presenti a Milano. Nacque così il Naga.  
Oggi sono in 400 a portare avanti, tutti i giorni, questo sogno, con entusiasmo e determinazione.
L'impegno del Naga è articolato per aree. Ciascuna si concentra su bisogni specifici e tutte insieme garantiscono cura, ascolto e tutela a migliaia di cittadini stranieri.
Ogni anno, oltre 10.000 sono le persone curate nell'ambulatorio medico. 700 le azioni legali intraprese. 1.500 circa i richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura che si appoggiano al Centro Har. 1.400 i detenuti stranieri che incontrano i volontari del Naga. 2 le unità mobili che raggiungono i cittadini stranieri che si prostituiscono e quelli che vivono in condizioni di forte isolamento.
Il Naga è un’associazione laica, tutti i servizi offerti sono gratuiti e svolti da volontari non retribuiti.


CONTRIBUTI
A cura dei teologi e delle teologhe del Comitato Organizzatore di Riforma500 Milano
Illustrazioni: Matteo Mancini
Progetto Grafico: Laura Lorusso
Otto per mille chiesa Avventista
Otto per mille chiesa Luterana
Otto per mille chiesa Valdese